Interventi a gamba tesa

Grazie Presidente


Non c’è niente che non sia stato detto, scritto, raccontato sulla vita pubblica e privata di Silvio Berlusconi. Non ci sono segreti. Non ce ne sono mai stati, anche per suo volere. Libri, film, dossier, documentari di ogni tipo sono stati editi nel corso degli anni, per raccontare l’uomo, il politico, l’imprenditore e il Presidente dell’Associazione Calcio Milan. Controversi sono i pareri, le opinioni ed il percepito di questo personaggio dalle molteplici sfumature. Tuttavia, nel tempo, i più si sono trovati d’accordo nel riconoscere fermamente la brillantezza con cui Silvio Berlusconi ha svolto la sua carriera da Imprenditore e da Presidente del Milan.


Il Milan, appunto, un pezzo di cuore, una parte della sua anima più intima e profonda. L’acquisizione del Milan è senza dubbio l’unico investimento che il Cavaliere ha intrapreso senza alcun obiettivo di lucro e guadagno. Si è trattato di una missione, un mandato che anno dopo anno cresceva dentro di lui, di una vocazione che ha coltivato e sposato appena gli è stato possibile. Mai il piccolo Silvio, durante le nebbiose domeniche meneghine, trascorse nel settore popolare del Meazza di fianco al padre, si sarebbe immaginato, un giorno, di acquisire il “suo” Milan.

Tuttavia, quando comprò la squadra del suo cuore, “in un aula di tribunale” come ama ricordare lui, aveva perfettamente chiaro tutto ciò che sarebbe successo dopo quel messiaco 1986. Luca Serafini, eminente firma del giornalismo sportivo italiano, milanista e milanologo della prima ora, ci ha raccontato il suo ricordo di quel giorno dell’estate dell’86:

Il giorno della presentazione, dopo il celebre appuntamento pubblico all’Arena, ci fu un pranzo con squadra e giornalisti, ad Arcore. Erano tempi diversi, non c’era lo spiegamento mediatico che vediamo oggi, quindi tra giornalisti dei più importanti quotidiani e giornalisti di Rai e altre emittenti televisive eravamo in dodici, quindici al massimo. Io avevo ventiquattro anni, ero insieme a Maurizio Mosca. Dopo il pranzo, la squadra, guidata dal Barone, partì per il ritiro a Vipiteno e Berlusconi invitò i giornalisti a sedersi con lui in giardino per chiacchierare un po’. Messosi comodo, iniziò a parlare a ruota libera, raccontando dettagliatamente tutto quello che avrebbe voluto fare da Presidente del Milan. Tutto quello di cui ci parlò nel corso di quella chiacchierata si avverò. Esattamente come lui l’aveva profetizzato. Mantenne tutti i suoi propositi e le sue promesse. Dal non quotare mai, per nessun motivo, il Milan in Borsa, alla realizzazione di posti numerati negli stadi, dalla promessa di vittorie di tutti i trofei nel giro di pochi anni alla nuova organizzazione aziendale che diede al Milan.  Mi colpì molto la sua sicurezza, e fui ancor più colpito negli anni seguenti vedendo che riuscì davvero a realizzare tutto quello di cui ci parlò quel giorno“.

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Sono passati trentuno anni e l’unica colpa che gli si può imputare (da Presidente del Milan, sia chiaro) è quella inerente al mancato rinnovamento dei propositi di cui ci parlò nell’86. Probabilmente, nel 2012, avrebbe dovuto riconvocare tutti i media e spiegare apertamente tutto. I tifosi, per amore del Milan e del suo Presidente, l’avrebbero capito, seguito e continuato ad amare. Un’azione di questo tipo avrebbe accompagnato l’ambiente alla cessione con più chiarezza, serenità e meno tumulti societari e mediatici.

La forza del Milan in questi trent’anni è stata avere una struttura societaria fissa (Galliani, Braida, Ramaccioni) coadiuvata da validi collaboratori che si sono succeduti e alternati come Taveggia, Gandini, Galli, Baresi, Leonardo, Masi, Tavola, solo per citarne alcuni. Il problema è che nella bellezza di trent’anni si è creduto che questa struttura potesse essere eterna, sbagliandosi ovviamente. Durante la presidenza Berlusconi non sono stati fatti crescere gli eredi da affiancare (per poi sostituire) questi grandissimi dirigenti. Il vero peccato è che, nel tempo, di personalità potenzialmente adatte a coprire questi ruoli ne sono passate davvero tante (Boban , Maldini, Costacurta, Seedorf, Albertini, Van Basten,Shevchenko,Kaladze ad esempio).  Questa, strana, poca lungimiranza ha creato il pericoloso vuoto in cui si trova il Milan ora, vicini al capolinea“.

La rivoluzione che Berlusconi ha portato nel calcio è stata senza dubbio epocale, sia dal punto di vista sportivo e dirigenziale che dal punto di vista culturale. Dal punto di vista sportivo il discorso credo sia veramente molto molto semplice: Berlusconi ha scelto e creduto in Arrigo Sacchi, lo ha confermato e difeso contro tutti quando ce n’è stato bisogno, con la consapevolezza di avere in panchina un visionario come lui. Grazie a questo forte sostegno Sacchi ha letteralmente cambiato il calcio, proprio come l’Arancia Meccanica a cui lui si è ispirato.

Scatto da pelle d’oca. E non solo per il tifoso Milan.

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Dal punto di vista culturale, ha stravolto il modo di gestire la società, scegliendo manager qualificati che gli hanno garantito trentuno anni di successo. Tengo a citare un aspetto su tutti che ha sempre inficiato positivamente sui risultati sportivi. Il Milan, dopo l’arrivo del Presidente Berlusconi, iniziò ad occuparsi a 360 gradi della vita dei suoi tesserati. Gli atleti ed i collaboratori venivano messi in condizione di dare il massimo, sempre; la società si occupava di tutti gli aspetti della vita dei giocatori all’esterno di Milanello, proteggendoli e scaricandoli di pensieri. La società si occupava di tutto, si prendeva cura dei suoi ragazzi. Si pose l’obiettivo di modificare in meglio queste persone, di elevarle, di farle studiare e conoscere. I vari Tassotti, Costacurta, Ancelotti, Maldini, Albertini, Donadoni venivano aiutati, seguiti e ben consigliati. Avevano vent’anni e il Milan si preoccupava già anche della loro vita da post agonistica. Credo che questo aspetto, questa concezione di società sportiva ad alto livello sia stata la più decisiva innovazione portata dal Milan di Berlusconi nel mondo calcistico. Oggi si parla di tante altre società modello in Europa. Sono tutte figlie o nipoti dell’A.C. Milan di Silvio Berlusconi, sotto ogni punto di vista.

Un personaggio dunque controverso e discusso ma che, sulla sua attività di Presidente di una squadra di calcio, ha sempre messo tutti d’accordo, diventando nel tempo il più vincente di tutti. Tanto che col suo istrionismo e la sua ironia non smette mai di ricordarcelo.

A proposito di ironia ed istrionismo, un’altra importante firma e voce del giornalismo sportivo italiano, Maurizio Pistocchi, ci ha raccontato due aneddoti del Berlusconi presidente, nel primo periodo. I due episodi che seguono riguardano due pre e post partita davvero particolari :

Prima di uno Juventus-Milan Berlusconi andò da Sacchi negli spogliatoi e gli disse : “Arrigo, l’Avvocato Agnelli vorrebbe salutare la squadra prima della partita: se lei è d’accordo, gli direi di venire dopo, se vinciamo”. Il Milan vinse 0-1 a Torino e l’Avvocato scese negli spogliatoi un po’ deluso. Salutò cordialmente tutti poi, rivolgendosi a Sacchi e Berlusconi disse “Siete più furbi di quello che pensavo”.

Mistico è invece l’episodio pre Milan-Steaua Bucarest prima finale di Coppa Campioni del Presidente e della squadra che vinse tutto. Berlusconi si assentò dagli spogliatoi per andare a pregare nella cappelletta del Camp Nou.  Dopo qualche minuto tornò negli spogliatoi mentre i giocatori erano in procinto di scendere in campo per la finale. Nel silenzio della tensione sportiva il Presidente disse : “Tranquilli, abbiamo l’appoggio del cielo: ho detto a Dio che quelli della Steaua sono comunisti“.

Credo che in questi giorni, non ci sia neanche un milanista (vero) sinceramente triste e dispiaciuto per la cessione del Milan al gruppo di investitori cinesi. Certo, razionalmente, si tratta della migliore operazione possibile per la società, per la squadra e per i tifosi. A livello sentimentale il cuore sanguina per questo passaggio. Non avere più un presidente italiano, milanese e milanista chiude un’epoca sportiva e calcistica che non tornerà mai più. E già ci manca. Come il Presidente.

Da Milanista e da amante di calcio devo qualcosa a Silvio Berlusconi.

Grazie per sempre.


 

 

 

 

Andrea Ugolini studente di Giurisprudenza, piedi buoni, ispirato da Fernando Redondo. Esteta del calcio, domiciliato presso lo stadio Giuseppe Meazza in San Siro. Giornalista cinematografico e sportivo per hobby. Cresciuto a pane, Massimo Ambrosini e 007. Sogna di sostituire Daniel Craig nel ruolo di James Bond e una cena con Federico Buffa. Collaboratore Sportellate.it

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