Interventi a gamba tesa

Conte vs Guardiola, vince la praticità italiana


“Conte è il miglior tecnico al mondo, ha trasformato il Chelsea”, firmato Pep Guardiola. Era il 2 dicembre 2016, vigilia di Manchester City-Chelsea, quando l’allenatore catalano incoronò l’ex c.t. della Nazionale. Il giorno seguente quelle parole furono suffragate dai fatti: i Blues chiusero il primo tempo sotto di un gol (autorete di Cahill), poi nella ripresa, anche con un pizzico di fortuna, ribaltarono il risultato grazie a Diego Costa, Willian e Hazard: tre contropiedi micidiali che lasciarono di stucco Guardiola. Fu il trionfo del vecchio calcio all’italiana, fatto di rapidità, ripartenze e cinismo. Mercoledì sera secondo round a Stamford Bridge ed è ancora Antonio Conte a gioire.


Mai nessuno prima d’ora era riuscito nell’impresa (perché di impresa trattasi) di battere due volte nella stessa stagione una squadra di Guardiola. Il Chelsea di Antonio, tutto ritmo e praticità, ha superato ancora una volta il City di Pep, tutto esteriorità e possesso palla. E’ stata la doppietta di uno scatenato Eden Hazard a decidere una gara equilibrata, nonostante i numeri sembrino suggerire il contrario. I Citizens, infatti, hanno prevalso nei tiri totali (17 a 10, di cui 7 a 4 in porta), nelle opportunità create (3 a 0), nei calci d’angolo (9 a 2), nei passaggi (616 a 307) e, ovviamente, nel possesso palla (61% contro 39%), ma sono risultati inferiori per numero di contrasti vinti (53 a 45 in favore dei Blues) e, come detto, nel punteggio (2-1). Ancora una volta il tecnico dei Blues ha incartato Guardiola: squadra corta, linee strettissime per soffocare i trequartisti di Pep e ripartenze fulminee innescate e, come in occasione del vantaggio, concluse dal genio di Hazard (rivitalizzato dalla cura Conte). A Pep non è rimasto altro che un innocuo possesso palla, che spesso ha trovato sfogo sulle sugli esterni senza però far male al Chelsea. L’1-1 firmato da Aguero è scaturito da un errato rinvio di Courtois, mentre la palla del possibile 2-2, capitata in pieno recupero sui piedi di Stones, è nata da corner.

Al di là dei due confronti diretti, quello che più colpisce è che a distanza di nove mesi dal loro approdo in Premier League, Conte è riuscito a trasformare il Chelsea in una squadra vera, con una precisa identità di gioco e uno spirito guerriero, in grado con tutta probabilità di conquistare un titolo tanto meritato quanto insperato a inizio stagione, mentre Guardiola è ancora alla ricerca di un’alchimia vincente per il suo City, quarto in classifica e distante dai Blues ben 14 lunghezze.

La situazione in Premier spiegata bene (via @Freebetscouk)

premier Conte

Conte è forse l’unico allenatore capace di incidere così profondamente e in così poco tempo su squadre in crisi: vedi Juventus, Nazionale e, appunto, Chelsea. Basta solo un dato per comprendere la grandezza del lavoro di Antonio: prima della gara col City, il Chelsea aveva ben 33 punti in più rispetto alla passata stagione, un’enormità. Nonostante un mercato estivo tutt’altro che faraonico (Kanté, Marcos Alonso e David Luiz le uniche novità tra i titolari), il tecnico salentino, dopo la mini crisi aperta a fine settembre dalle sconfitte contro Arsenal e Liverpool, ha virato sulla difesa a tre, restituito certezze e motivazioni a un gruppo disorientato e avvilito dall’esonero di Mourinho e da un’annata senza Europa, inculcato un metodo di lavoro duro ma che ha portato vittorie a raffica, rivitalizzato giocatori depressi e in rotta con l’ambiente (Hazard, Costa, Fabregas su tutti), riacceso l’entusiasmo dei tifosi.

Non si può dire altrettanto di Guardiola. Tutte le sue richieste (o quasi) in sede di mercato sono state esaudite dallo sceicco (Bravo, Stones, Gundogan, Nolito, Sané e Gabriel Jesus sono costati la bellezza di 200 milioni) eppure, dopo un avvio di stagione promettente, qualcosa si è rotto. Il City di Pep si è sgretolato tra esperimenti falliti ed equivoci tattici.  La squadra, spesso, è parsa senza equilibrio, con giocatori fuori ruolo (Fernandinho e Jesus Navas terzini, Otamendi mediano, David Silva e De Bruyne mezzali) e in balia di un atteggiamento troppo spegiudicato (con il solo Fernandinho a protezione di una difesa composta non certo di fenomeni e orfana di capitan Kompany troppo a lungo). Senza dimenticare l’incomprensibile avvicendamento tra i pali voluto proprio da Guardiola: via Hart per fare spazio a un disastroso Claudio Bravo, portiere mostratosi inadatto alla Premier e finito in panchina, sostituito dal dodicesimo Caballero. A discolpa di Pep, il grave infortunio occorso a Gundogan, l’uomo su cui il catalano stava plasmando la sua creatura. Insomma, dopo 9 mesi, a Manchester sponda City, campeggia ancora la scritta “lavori in corso”.

E Gundogan al suo meglio sposta, eccome se sposta…

Fuori con anticipo dalla lotta per il titolo ed eliminato dai giovanotti terribili del Monaco agli ottavi di Champions: i risultati parlano da soli e inquadrano alla perfezione tutte le difficoltà di Guardiola, che rischia di concludere la stagione senza trofei (sarebbe la prima volta in carriera) nel caso non vincesse la FA Cup. Anche in quel caso potrebbe trovarsi di fronte lui, Antonio “il terribile”, l’uomo con la più alta percentuale di vittorie in Premier dell’ultimo decennio (quasi il 79%), l’uomo che lo ha già battuto due volte in stagione. E siccome non c’è due senza tre…

Lamberto Abbati


 

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