Interventi a gamba tesa

Da La Paz a Mosca, il prossimo viaggio dell’Albiceleste


Quando l’arbitro brasiliano Sandro Ricci fischiò la fine della partita Argentina-Cile i tifosi lasciarono lo stadio tranquilli, l’Albiceleste aveva vinto 1-0 grazie al gol di Leo Messi ed è vero che non aveva fatto la miglior partita e che forse il Cile avrebbe meritato almeno un pareggio, ma almeno i tre punti erano stati portati a casa. L’Argentina finiva terza e i rumori intorno ad un possibile ripescaggio si allontanavano. Ora però bisognava completare l’opera andando a vincere in uno dei campi più difficili delle qualificazioni sudamericane, a La Paz, capitale della Bolivia.


Questa foto rappresenterà un incubo per i tifosi dell’Albiceleste…

La mattina stessa della partita, con l’Argentina che volava verso La Paz arriva la notizia che fa tremare tutto il paese: Messi squalificato per 4 partite a causa di frasi ingiuriose dirette al guardalinee di Argentina-Cile. La nazionale di Bauza perde il suo giocatore migliore. Senza di lui l’Albiceleste ha vinto una volta, pareggiato quattro e perso tre. Ha preso 7 punti sui 21 disponibili. Al contrario, con lui in campo l’Argentina registra 5 vittorie e 1 pareggio.

La “Pulga” si perde la partita contro la Bolivia per cominciare e poi si perderà quelle contro Uruguay, Venezuela e Perù. Tornerà per l’ultima, a questo punto decisiva, partita contro l’Ecuador.

Decisiva perché l’Argentina, come sappiamo, in Bolivia ha perso 2-0. Una sconfitta secca, con tutti i giocatori finiti nel massacro giornalistico. La sconfitta visto l’11 schierato da Bauza era pronosticabile, la squalifica di Leo possiamo considerarla come la “bonus track” ad un cd già scritto. L’Argentina sta vivendo una specie di Via Crucis in queste qualificazioni e Russia 2018 in questo momento è lontanissima.

Non mi vorrei però soffermare sulla squalifica di Messi né sulla sua importanza in questa Nazionale. Credo che l’Argentina abbia bisogno in questo momento di un cambio generazionale pesante. Rischiano di passare alla storia come “il club degli amici di Messi”. Sono giocatori che in Europa hanno vinto tantissimo, consacrati a livello internazionale, eppure con la loro Nazionale non hanno mai brillato. Non importa chi alleni l’Albiceleste i nomi sono sempre quelli: Romero, Di María, Agüero, Higuaín, Lavezzi, Mascherano. Se presi separatamente potrebbero giocare in qualsiasi club del mondo, presi insieme portano con loro la nomea di “ciclo finito”. Quando nel secondo tempo contro la Bolivia è entrato Agüero i tifosi dell’Albiceleste sapevano che nulla sarebbe cambiato. Così è stato. E mancava ancora mezz’ora.

Nell’ultima giocata Bauza ha schierato un 4-4-2 con una difesa composta da Roncaglia (sì, proprio lui), Musacchio, Funes Mori, Rojo, un centrocampo a 4 con Pizarro, Enzo Pérez, Banega e Di Maria e le due punti davanti erano Pratto e Correa. Rileggendo attentamente i nomi, anche dei neofiti del calcio potrebbero affermare che questa Nazionale difficilmente potrà vincere un Mondiale. Mettere in panchina Dybala e Aguero e non convocare Icardi lascia più di un dubbio.

Non possiamo sapere cosa sarebbe successo con Messi in campo a La Paz – era in campo nella storica sconfitta in Argentina persa 6-1 – ma la Bolivia nel suo campo ha perso contro Uruguay e Colombia quindi non è neanche vicinamente la Nazionale più forte di queste qualificazioni.

Gli undici di La Paz.

Ora gli argentini rimangono con il “Club di amici di Messi” ma senza Messi. Forse lo scenario peggiore. Come andare a vedere i Coldplay senza Chris Martin. In questo momento deve uscire fuori la squadra. Non l’eroe della patria che potra portarli in Russia per provare ad alzare quella Coppa del Mondo, ma tutti insieme, tutti coinvolti in questa impresa (che poi impresa non sarebbe se non fosse per lo stato d’animo degli argentini che vedono tutto, completamente, nero). Non c’è tempo il ricambio generazionale, quella verrà in futuro. Ora è arrivato il momento di un Dybala, di un Alario o di un Icardi che forse, finalmente, avrà la convocazione che si merita.

Per ora rimane l’immagine del capitano Banega che a fine primo tempo calcia una punizione alle stelle e guarda il cielo pregando che Messi torni giusto in tempo per calciarla lui la punizione.

Per ora, preghiamo con lui.


 

 

Santiago Tedeschi, nato a Roma, classe '93. Appena laureato in Mediazione Linguistica e Interculturale e pronto per una magistrale in Giornalismo e Comunicazione Digitale. Italo-spagnolo e una grande passione, il calcio e il Barcellona.