Interventi a gamba tesa

Orgoglio bergamasco


Di cosa si parlerà in questo articolo? Di Atalanta? Anche ma non solo. Come il titolo lascia intendere si parlerà di Bergamo nella sua interezza sportiva. Quindi? Quindi del miracolo Atalanta (come i giornalisti amano definirlo), dei suoi tifosi, ma anche dei suoi giocatori. Non tutti i suoi giocatori: non si parlerà del Papu Gomez, come non si parlerà di Petagna o Kessiè, ma si parlerà solamente di quei giocatori nati e cresciuti a Bergamo – Conti, Caldara, Melangoni e altri- che quest’anno sono esplosi o si sono affacciati al grande palcoscenico della serie A. Tutto qui? No si parlerà anche di altri giocatori come Gagliardini e Belotti, anche loro figli della terra bergamasca che sono definitivamente esplosi. Ci sarà poi spazio anche per un altro giocatore: Manolo Gabbiadini, anche lui bergamasco che è dovuto però emigrare per tornare a splendere. Infine si accennerà al futuro dello scii italiano – Sofia Goggia – anche lei bergamasca. Perché l’anno d’oro di Bergamo riguarda tutto lo sport.


Partiamo con ordine e iniziamo a raccontare la squadra cha a Bergamo e nella sua provincia rappresenta una fede: l’Atalanta.

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Iniziando a raccontare l’anno atalantino mi voglio subito dissociare da quelli che lo chiamano miracolo sportivo e lo paragonano al Leicester dello scorso anno, la più grande differenza con la squadra della terra di Albione è che la Dea è un miracolo amministrativo e progettuale. Infatti l’anno in corso è solamente un exploit di quello che la famiglia Percassi sta programmando fin dal suo insediamento a Zingonia. La programmazione si vede sia sul piano finanziario e degli investimenti, con bilanci sostenibili, centri sportivi che eccellono in Europa e ora lo stadio di proprietà – Percassi molto probabilmente si aggiudicherà il bando di vendita dello stadio “Atleti azzurri d’Italia” diventandone proprietario al posto del Comune e andando a realizzare la casa della Dea – ma anche sul campo, perché la crescita continua della squadra è sempre affidata a giovani provenienti dal vivaio pronti ad esplodere o come Petagna o Zappacosta lo scorso anno, prelevati con anticipo e lanciati nel grande calcio. Il progetto Atalanta è l’unico progetto che in Italia non è mai cambiato e continua a garantire successi, sia sportivi –ormai è da 6 anni che la società è stabilmente in serie A – che finanziari, nonostante qualche giro a vuoto fisiologico.

L’uomo alla guida del gioiellino bergamasco.

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Inoltre la chiarezza che la società ha nell’esporre le sue idee è un ulteriore punto di forza della dirigenza Percassi. Questa chiarezza si riflette anche nel sostegno che i tifosi danno alla squadra. Storicamente la tifoseria bergamasca è stata tra le più calde e appassionate d’Italia, infatti la maglia numero 12 è ritirata, ma quest’anno si sta superando come mai era successo, anche grazie ai risultati raccolti sul campo dalla banda Gasperini. Basta guardare l’accoglienza riservata ai giocatori dopo la vittoria a Napoli o quella dopo la sconfitta per 7-1 contro l’Inter. Niente contestazioni o polemiche, ma un caloroso abbraccio che mai si era visto dopo un risultato del genere.

L’accoglienza riservata alla squadra da parte dei propri tifosi dopo la vittoria a Napoli.

Il miracolo amministrativo si potrebbe compiere quest’anno con l’ingresso in Europa dopo 24 anni (Coppa Uefa ’90-’91) e siamo sicuri che Percassi, con la lungimiranza che lo contraddistingue (ricordiamoci che è l’uomo che ha portato in Italia Zara, Victoria Secret e tra poco Starbucks), non saprà ancora  rinnovare e migliorare una squadra che vanta talenti a non finire? Ecco poi un ulteriore differenza rispetto a quel Leicester che lo scorso anno ha stupito l’Europa come sottolineata da Condò in un tweet.

 

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Conti e Caldara sono due dei pilastri che stanno permettendo alla Dea di raggiungere l’Europa e come Gagliardini, ora all’Inter, fanno parte di un gruppo cresciuto insieme e arrivato a coronare il proprio sogno di ragazzini – giocare con la maglia della propria città – in questa stagione. Con loro c’è un altro giocatore cresciuto calcisticamente qualche kilometro più a Ovest che quest’anno sta impressionando l’Italia per fame e determinazione ed è Belotti. Tutti giovani bergamaschi che si stanno affermando a livello Italiano. Quello che fa impressione, a mio giudizio, è la loro vicinanza di età (tutti ’94) A mia memoria è difficile ritrovare un gruppo di calciatori con un potenziale del genere nati e cresciuti in una stessa provincia ed esplosi tutti nello stesso anno. Certamente l’ottimo lavoro del vivaio atalantino che negli anni ha lanciato anche Bonaventura, Baselli, Pazzini e Montolivo (per restare ad anni recenti) è sotto gli occhi di tutti così come quello del settore giovanile dell’AlbinoLeffe; ma forse va sottolineato come in quell’anno (considerando che Belotti è nato a dicembre) nell’aria bergamasca ci fosse qualcosa di magico.

Dagli Esordienti all’Under 21 sempre insieme. E ora la nazionale maggiore: Conti-Caldara-Gagliardini.

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Per completare la digressione sui talenti bergamaschi che quest’anno si sono messi in mostra devo per forza menzionare Melangoni e Bastoni che quest’anno hanno esordito in serie A.

Certamente Gasperini ha dei meriti nell’aver lanciato e valorizzato tutti questi ragazzi ma le caratteristiche come lo spirito di sacrificio, il non mollare mai, la tenacia e la caparbietà sono intrinseche nell’animo dei giocatori e sono le stesse caratteristiche che accompagnano da sempre il popolo bergamasco.

A fianco di questi giovani talenti vorrei ricordare un giocatore che personalmente mi fa impazzire: Manolo Gabbiadini. Anche lui come tutti gli altri giocatori a cui l’articolo di riferisce è nato e cresciuto a Bergamo, ma che negli ultimi anni non è riuscito a brillare a causa di scelte non propriamente azzeccate e anche del carattere del giocatore che forse si è lasciato andare al peso delle responsabilità in quel di Napoli, ma che ora grazie al trasferimento in UK è rinato fino a riconquistarsi la maglia azzurra (che non vestirà per infortunio) ma che rende l’anno d’oro di Bergamo ancor più brillante.

Questi talenti rappresentano anche la chiave per il ritorno al successo della nazionale italiana e nel futuro potremmo davvero avere una nazionale mede in Bergamo fondata su Caldara-Conti-Gagliardini-Gabbiadini-Belotti che guardando al 2018 potrebbe darci qualche soddisfazione.

Infine un off-topic per rendere l’idea di come lo sport bergamasco quest’anno sia al centro di quello italiano. Anche nello sci alpino la rivelazione è un’atleta bergamasca: Sofia Goggia, che quest’anno ha deciso di esplodere e dare del filo da torcere alle campionesse mondiali della sua categoria imponendosi come terza nella classifica finale della coppa del mondo.


 

Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.