Interventi a gamba tesa

Derby a mezzogiorno: così nero come lo dipingono?


Sono stati ufficializzate ieri le partite oggetto di anticipi e posticipi dalla 30ª alla 33ª giornata di Serie A. Numerose polemiche ha generato – e continuerà a generare – la decisione di giocare il derby di Milano, valido appunto per il 32° turno di campionato, sabato 15 aprile alle 12:30. Un orario assolutamente inedito per la stracittadina più rappresentativa del campionato italiano, che addirittura non veniva giocata a riflettori spenti dal lontano 4 maggio 2008, e che ha fatto storcere più di un naso: ma è davvero così deleterio giocare il derby a quell’ora?


Alla fine è successo, “l’incubo” che molti temevano si è materializzato: il vituperatissimo lunch-match, osteggiato da più parti (persino da alcuni degli addetti ai lavori), ha afferrato fra le sue grinfie Inter-Milan. Ovvero quella che per storia, tradizione, posta in gioco (spesso questa partita è risultata decisiva per le sorti dello scudetto, per non parlare della semifinale di Champions League del 2003), trofei in bacheca degli sfidanti, campioni che ne hanno scritto le gesta e numero di tifosi interessati in tutta Italia è il derby per eccellenza.
Verrà disputato a un orario diverso da quello a cui il tifoso era tradizionalmente abituato, ovvero quello serale che tutt’altra atmosfera conferiva al match, le cui giocate acquistavano un aura quasi mistica una volta illuminate dai riflettori del “Meazza”. O anche dall’orario ancora più storico del pomeriggio alle 15:00, unico orario una volta concepibile per le partite di calcio, e ancora oggi rimpianto da una grossa fetta di pubblico, quella che non perde occasione per urlare il suo “NO AL CALCIO MODERNO”, schiavo delle TV e disinteressato delle sorti dei tifosi che affollano i gradoni delle tribune.

Ovvero la gran parte del mondo ultras, che come a Napoli canta di quanto sia bello supportare la propria squadra “la domenica alle tre”

Eppure l’idea di disputare una partita alle 12:30 non è affatto nuova, anzi è già da un paio d’anni che il lunch-match è una componente fissa delle domeniche calcistiche. Ciò che però stupisce è che la partita di cartello per eccellenza si giochi a questo orario, designato dal pensiero comune come un palinsesto riservato alle partite di secondo piano. Un po’ come l’orario pomeridiano al cinema, tagliato su misura per pellicole di scarso interesse o che stanno pian piano uscendo di programmazione. Ragion per cui come non ci aspetteremmo mai di vedere una pellicola con Leonardo Di Caprio alle 16:30, così è “illegale” piazzare Inter-Milan alle 12:30, secondo un sillogismo azzardato che francamente non ha alcun motivo di restare in piedi.


Ok, ho messo giù la maschera prima di quanto avessi inizialmente intenzione di fare, quindi è inutile girarci intorno: il derby alle 12:30 non è una cosa malvagia in assoluto come da più parti descritto, bensì un evento assolutamente normale, e in un certo senso prevedibile.
È infatti dal lontano 2013, quando la squadra nerazzurra passò dalle mani di Massimo Moratti a quelle del magnate indonesiano Erick Thohir, che si parlava di un eventuale derby a mezzogiorno, un’idea che in molti consideravano assurda se non addirittura folle. Idea che però ha preso pian piano corpo, fino a quando non è diventata realtà dopo soli quattro anni, complici anche diverse condizioni favorevoli che hanno fatto sì che gli eventi prendessero questa decisione: primo fra tutti la progressiva orientalizzazione dei club milanesi, ancora leader in Italia per quanto riguarda l’aspetto commerciale. Se l’Inter infatti ha messo gli occhi a mandorla già dal 2013, con Thohir prima e con i cinesi del gruppo Suning poi, anche il Milan si appresta a diventare proprietà di una cordata proveniente dall’ex celeste impero, pur se con qualche difficoltà (come avevamo accennato già anche qui).
Insomma, le due squadre sono entrambe in mano a delle proprietà che hanno tutto l’interesse affinché il derby si giochi alle 12:30: un orario apparentemente scomodo per noi italiani (e di certo lo è per i calciatori), ma comodissimo per i tanti tifosi dell’Estremo Oriente, che guarderanno la partita in onda alle 19:30 di Pechino, un orario semplicemente perfetto per mettersi comodi in poltrona ed assistere al match.

Forse non siamo ancora pronti ma questa è la realtà: tantissimi tifosi dall’Estremo Oriente attendono di vedere il derby. E per farlo sono disposti a pagare profumatamente.

cinesi

È dunque esclusivamente per motivi commerciali che il derby si giocherà alle 12:30? Sì, inutile girarci intorno. È dunque una cosa da ripudiare, in nome di un calcio più romantico e antico a cui siamo abituati? No. Semplicemente perché il calcio ha preso questa direzione. Ed è in un punto di non ritorno. Come ogni cosa esistente infatti anche il calcio si evolve, e lo fa in una maniera sempre più veloce, in ogni suo aspetto: sia tecnico-tattico (sfido chiunque a dire che il calcio che si gioca adesso a livello professionistico sia lo stesso che si praticava dieci, venti, trenta anni fa), sia sotto l’aspetto commerciale e mediatico. Sembra assurdo pensare oggi che fino al 29/08/1994, data di un Lazio-Foggia che fu il primo posticipo serale della storia della Serie A, le partite si giocassero tutte in contemporanea la domenica alle 15:00 senza alcuna copertura televisiva, con il solo Tutto il calcio minuto per minuto a informare in via radiofonica chi non era presente allo stadio (e quindi la stragrande maggioranza di chi settimanalmente segue il calcio) dell’andamento delle partite. Sembra assurdo proprio alla luce del fatto che sono cambiati i fruitori del prodotto: non più solo quei pochi tifosi che riuscivano a riempire i gradoni dello stadio, ma anche tutti quelli che, per un motivo o per un altro, allo stadio non possono andarci. E verso i quali si è pensato di portare il calcio in una maniera sempre più abbondante (i calendari calcistici si sono decisamente ipertrofizzati dagli anni ’90 ad oggi), qualitativamente più elevata (volete mettere la radio con una diretta TV in HD?) e sempre più semplice da ottenere, tanto che oggi non c’è più nemmeno bisogno di una TV per vedere le partite, ma possono bastare PC, tablet, smartphone e una buona connessione a internet.
Insomma, sono le grandi leggi del mercato che spingono il calcio in questa direzione, e soprattutto in direzione di bacini di utenza potenzialmente infiniti e ancora parzialmente inesplorati come gli Stati Uniti e soprattutto l’Estremo Oriente. Mercati che la “concorrenza” ha già invaso e colonizzato da tempo: la Premier League, il campionato di calcio più ricco e seguito del mondo, deve gran parte della sua ricchezza proprio all’enorme fetta di aficionados orientali, che hanno saputo conquistare già da tempo, adattandosi alle loro esigenze.

Così, mentre noi ci scandalizziamo per la partita alle 12:30, in Inghilterra allo stesso orario si gioca il derby di Manchester: Mourinho vs Guardiola; Ibrahimovic vs Aguero, Pogba vs De Bruyne. Cast d’eccezione, eppure nessuno ci vede nulla di strano, visto che dalla Cina pagano. E pagano bene.

In conclusione: non solo è assolutamente normale che Inter-Milan si possa giocare alle 12:30, ma è anzi auspicabile che anche altri big-match della Serie A in grado di catturare l’interesse del grande pubblico (e soprattutto QUEL grande e ricco pubblico che finora abbiamo colpevolmente lasciato alla mercé della numerosa e agguerritissima concorrenza straniera) si giochino in questa fascia oraria. E comunque saremmo in netto ritardo rispetto alla concorrenza, visto che come detto altrove già lo si fa da tempo, e i benefici risultanti sono stati evidenti. Un ritardo che però, se vogliamo davvero che la Serie A torni ad essere un campionato di spicco a livello europeo come lo sono adesso la Premier League o la Liga, non possiamo permetterci di aumentare.
È una questione di darwinismo calcistico: chi sa meglio adattarsi al cambiamento prospera, chi non è in grado di farlo soccombe.


E il nostro calcio, agonizzante come non mai negli ultimi anni, non può sprecare un’occasione ghiotta come l’imminente asta per i diritti TV per il triennio 2018-2021 per accaparrarsi l’interesse di ricchi investitori (come ad esempio PPTV, piattaforma di proprietà del gruppo Suning che a partire dalla stagione 2019-2020 trasmetterà in streaming i match della Premier League sborsando la modica somma di 660 milioni di euro) che possano iniettare nelle casse della Lega calcio tanti soldi che farebbero molto comodo per arricchire e di conseguenza rendere competitivo tutto il sistema-calcio. E pazienza per i romantici a ogni costo, quelli che non capiscono che Tutto il calcio minuto per minuto è morto, come lo sono i vari Ameri e Ciotti e tutti gli altri protagonisti, e che si ostinano così facendo a comportarsi come gli uomini del mito di Platone: quelli che si sentono al sicuro nel buio della caverna e non osano uscirne, negando a sé stessi il sole.


 

Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.