Interventi a gamba tesa

Barcelona, that’s all folks!


Indicazione tecnico-tattica alla lettura: arrivate fino in fondo.

Barcelona eliminato dalla Champions League, per mano di un Psg che ha sfatato il tabù catalano, dimostrando all’Europa intera di essere squadra pronta tatticamente, tecnicamente e mentalmente per fare quel salto di qualità spesso mancato negli ultimi anni. E per far imprecare Zlatan Ibrahimovic oltremanica, ovviamente, che su ‘sta benedetta Coppa dalle grandi orecchie ci avrà messo una pietra sopra, ormai.


Fine di un ciclo? La mentalità tramandata da Cruijff, ereditata da Guardiola e difesa da Vilanova e Luis Enrique è destinata all’oblio? Basta tiki taka, che ha scocciato un po’ tutti. Basta Iniesta, che rimane divino peròsenzaXavièunaltracosa. Basta Messi, perché cosa segni a fare 50 gol all’anno se poi sparisci nelle gare che contano? Agli déi non è concesso riposo. Loro non possono assentarsi, nemmeno per 180 minuti più recupero.

Saluteremo anche il buon Luis Enrique, per la gioia di chi sosteneva che “ci sarà un motivo se a Roma ha fatto male…il Barça lo alleno anch’io”. E pochi legheranno il suo nome al Triplete del 2015. E’ il destino dei vincenti, d’altronde. Le sconfitte pesano dieci volte tanto, rispetto alle vittorie, che sono dovute per contratto.
La panchina da chi sarà occupata? In Spagna spingono Sampaoli, in Italia Allegri, in Inghilterra Wenger, in casa blaugrana Valverde. Spunta persino il nome del sopracitato Xavi.
Tutti esigono un cambio di mentalità per questo Barcelona.

Ma è davvero la fine di un ciclo? Perchè io questa frase l’ho già sentita. Il 13 aprile 2016, al secondo gol di Griezmann che mandava i suoi – i Colchoneros dell’Atletico Madrid – in semifinale contro il Bayern Monaco. Dieci giorni prima i blaugrana avevano subito l’onta della sconfitta anche nel Clàsico contro il Real Madrid, in campionato.
Un mese dopo, Barcelona campione della Liga e della Copa del Rey. Fine di un ciclo? Forse.

13 aprile 2016, ciao ciao Champions.

La prematura uscita dalla Champions mi riporta alla mente anche gli ottavi di finale dell’edizione 2004/2005. Anche quella volta, 4 gol subiti in una partita. In panchina sedeva Rijkaard e opposto a lui un giovane José Mourinho alla guida del Chelsea. Il Barça spumeggiante e tritatutto che abbiamo conosciuto si stava formando e l’anno seguente avrebbe alzato la Coppa più importante sotto il cielo di Parigi, contro l’Arsenal. Un paio d’anni dopo sarebbe arrivato Pep Guardiola a rendere perfetta quella macchina.

La batosta europea contro il Chelsea, parte di un percorso che rese il Barcelona la miglior squadra del mondo.

L’intelligenza del mondo Barça ha sempre risieduto proprio qui, nell’imparare dai propri errori per rafforzarsi. Forse non questa volta, però. Forse il mito del tiki taka è davvero in parabola discendente. Forse Messi, Iniesta, Suarez, Neymar, Busquets e il resto della banda catalana si stanno avvicinando con passi felpati alla Terra. Non più marziani, imbattibili, vincitori. Non più alieni, non ancora terrestri…diciamo astronauti, per ora.

La differenza tra quelle partite col Chelsea e queste due sfide col Psg sta nell’atteggiamento. In quel sentore diffuso di inferiorità palesata dagli spagnoli. In quell’incapacità di reagire. La partita di andata al Parco dei Principi è probabilmente la peggiore dei catalani negli ultimi 10 anni. Nemmeno la semifinale del 2013 persa col Bayern 4 a 0 aveva questo retrogusto amarissimo. Un tiro in porta in 90 minuti, all’andata. Statistica che vi sfido a ritrovare in qualunque altra partita dei blaugrana nell’ultimo decennio.

Una chiusura di un ciclo di vittorie durato 10 anni, con Guardiola, Vilanova, Martino e Luis Enrique – chi più e chi meno – protagonisti.
La fine di un’epopea d’oro che non trova solamente giustificazioni tattiche. Non è colpa del tiki taka, stile di gioco ormai superato (e anche qui, ce ne sarebbe da scrivere).
E’ colpa di un calciomercato, quest’anno, non all’altezza. A certi livelli non puoi sbagliare mai. André Gomes non è stato un upgrade nella rosa catalana. Paco Alcacer ha bisogno di continuità per migliorarsi e il trio Messi-Neymar-Suarez non può garantirgliela. Lucas Digne è un ottimo ripiego per la fascia, niente di più.
E’ colpa di una cantera che recentemente ha sfornato più promesse che fatti.
E’ colpa di Mascherano, che non può rimanere così a lungo fuori senza che ci siano conseguenze per la retroguardia. Perchè Umtiti ha un futuro assicurato, ma El Jefe è un’altra cosa. Anche a 32 anni.
E’ colpa di Neymar, che quest’anno sembra non volerne sapere di buttarla dentro con regolarità.
E’ colpa del tempo, perché tutte le storie, anche le migliori, hanno una fine. Ce l’hanno avuta il calcio totale olandese e il Milan di Sacchi. Deve averla anche il tiki taka del Barça.

E poi è colpa del Psg, squadra plasmata da Emery tra mille difficoltà e batoste. Squadra vera, che ha finalmente scoperto quanto giochi bene Cavani senza Ibra e quanto siano folli quelli che ancora sostengono che Verratti sia sopravvalutato. Perchè quando il Re viene ucciso, pochi si ricordano dell’assassino. E invece è giusto – anzi, doveroso – farlo, in questo caso.

Nel match di andata, partitazo di Di Maria. Il secondo gol, però, mette in mostra anche la scarsa aggressività della difesa blaugrana.

Ovviamente mi aspetto di essere smentito dal Barça, che come lo scorso anno si ritroverà campione di Spagna e della Copa del Rey a fine stagione. Ma agli déi quelle competizioni interessano fino a un certo punto. Per essere immortale, per essere “La” squadra da battere nel Continente, devi vincere la Champions. E devi farlo giocando benissimo.
Devi farlo come il Barcelona tra il 2006 e l’8 marzo 2017.

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Non siamo qui a mentirvi. Questo era il pezzo programmato dopo la (quasi) sicura eliminazione del Barça dalla Champions League. Non credete a quanti vi diranno che avevano fiducia nella remuntada… la verità è che questo pezzo l’avevano già in bozze tutti, prima delle 22.40. Noi vogliamo solamente risultarvi onesti.

Il calcio è bello soprattutto per questo: era il Psg a dover passare alla storia per aver sportivamente ucciso la miglior squadra dell’ultimo decennio.
Era questo l’articolo che doveva finire nell’homepage di Sportellate giovedì mattina.
Mi sia dato credito sul fatto che il pezzo si sarebbe chiuso con la frase “Ovviamente mi aspetto di essere smentito dal Barça”. Ero il primo a non credere ai 6 gol profetizzati da Luis Enrique, ma anche il primo a mettere in conto una possibile smentita sul campo.

P.s.: Il ciclo non è chiuso. Almeno fino alla prossima sconfitta di un Barcelona non più stellare, ma sempre più terrestre.


Milanese innamorato del gioco del pallone: Sudamerica, Inghilterra, Juve, dilettanti e calcio giovanile über alles.