Interventi a gamba tesa

Pioli, Suning e un Thohir ridotto al silenzio

COMO, ITALY – NOVEMBER 09: FC Internazionale Milano new coach Stefano Pioli (C), FC Internazionale board member Steven Zhang (L) and CEO of FC Internazionale Milano Jun Liu (R) at the club’s training ground “La Pinetina” on November 9, 2016 in Como, Italy. (Photo by Marco Luzzani – Inter/Inter via Getty Images)


I tifosi nerazzurri possono anche tirare un sospiro di sollievo. Dopo la débâcle in casa contro la Lazio – costata la qualificazione alla semifinale di Coppa Italia – e, soprattutto, dopo lo shock per la sconfitta subita allo “Juventus Stadium”, l’Inter ha ritrovato il successo battendo l’Empoli con un tranquillo 2 a 0.


Una gara discreta quella vista domenica pomeriggio al “Meazza” che, di fatto, ha confermato tutte le buone impressioni avute in questi primi tre mesi della gestione Pioli.

La squadra finalmente c’è e si vede: i calciatori remano tutti nella stessa direzione, mostrando uno sviluppo di gioco corale, efficace e a tratti esaltante. Soprattutto, sono state colmate le lacune tattiche lasciate in eredità dal “tuli-Pene” De Boer, campione sì, ma di patologica presunzione. È sbalorditivo, infatti, constatare come quella stessa banda di ‘svarionati’ schierata puntualmente dal tecnico olandese, si sia trasformata con la guida-Pioli in un collettivo di professionisti cazzuti.

Cosa è cambiato? Beh, probabilmente, ad Appiano Gentile circola meno gente proveniente da Amsterdam: spacciatori s’intende. Così, abolite le canne e i funghetti allucinogeni, la squadra ha ripreso a correre forte verso l’unico obiettivo di questa stagione: il terzo posto, utile per tornare in Champions League.

Battute a parte, Pioli è riuscito a risollevare dei calciatori che fino a qualche tempo fa sembravano mortificati nel corpo e nello spirito. Oggi, invece, la squadra ha la mentalità di un pugile: tiene alta la guardia (e non la difesa), lotta a tutto campo, chiude gli spazi, gestisce sapientemente le proprie energie e al momento opportuno assesta il colpo del K.O all’avversario di turno.

Insomma, Pioli è riuscito a mettere fondamenta che sembrano molto, molto solide: difesa a quattro ben registrata, con al centro il muro Miranda-Medel (o in alternativa Murillo) e D’Ambrosio-Ansaldi terzini; centrocampo di spessore con Gagliardini-Kondogbia davanti alla difesa, sempre pronti ad arginare e a far ripartire l’azione (se dell’ex-Atalanta si è già detto e scritto molto, un elogio particolare merita il francese che ha ritrovato forma fisica, mettendosi in mostra con giocate di altissima qualità); sugli esterni Perisic e Candreva, attenti nel ripiegamento difensivo, precisi nei passaggi e sempre pericolosi con cross, sovrapposizioni ed incursioni varie; trequarti affidata a Joao Mario (talvolta un po’ lezioso, ma comunque efficace); Icardi là davanti, come capitano, uomo-gol e sempre più spesso anche assist-man.

Che dire: Pioli si era presentato alla stampa come il “Potenziatore”. Ebbene, egli ha di fatto aumentato le potenzialità e le possibilità di questa Inter, rendendola capace di creare occasioni da gol anche senza interpreti del calibro di Icardi, Brozovic e Perisic (così come si è potuto apprezzare domenica contro l’Empoli); ha migliorato la classifica della squadra, tanto che può ancora può lottare per l’agognato terzo posto; ha cambiato la mentalità dei giocatori, finalmente responsabilizzati e motivati quel tanto che basta per vincere la gara più importante, la prossima. E senza mai montarsi la testa.

Però ecco, Pinamonti 25 mln e Brozovic 50 anche no…

pioli

Un’ultima osservazione. Se quest’Inter sta facendo divertire i propri tifosi il merito è anche e soprattutto del gruppo Suning che ha finalmente preso le redini del club meneghino. Le continue intromissioni di Moratti, Thohir e Zanetti (quest’ultimo per niente capace di fare il vicepresidente) erano diventate insopportabili e insostenibili. La proprietà cinese lo ha capito e ha iniziato a dare prova delle proprie competenze manageriali.

Perciò questa buona Inter è la risultante di tre elementi: Pioli, Suning e un Thohir ridotto al silenzio.


Giuliano Pagnotta, nato a Trani il 24-05-1990: nel giorno del suo compleanno qualcuno sente ancora il mormorio del Piave, ma era una vita fa. Laureato in Filologia moderna e specializzando master in HR Management si impegna nei più diversi ambiti, tra cui giornalismo, recitazione, musica, editing, gestione delle risorse umane e sport. Un tipo audace, eclettico e irrequieto, che dopo l’esperienza del ‘Workshop live’ di Sportitalia si è catapultato nel vivace mondo di Sportellate per riversare il proprio estro in commenti calcistici sagaci e irriverenti, che divertono o fanno incazzare. Adora la comunicazione e soprattutto giocare coi doppi sensi. Tifa Inter e il suo idolo è Josè Mourinho. Collaboratore Sportellate.it