Interventi a gamba tesa

Nainggolan, prigioniero delle proprie sconfitte

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Nainggolan è prigioniero di se stesso, di alcuni punti nodali della sua storia sportiva che l’hanno portato in alto ma non ancora alla vetta. Si ritrova a commentare con alcuni “tifosi” i successi di altri, ma la sua carriera avrebbe dovuto essere molto più di questo.


Lunedì il mio agente mi ha mostrato un contratto che poi ho firmato con la Juve. È tutto fatto, ma ci sono due cose che possono impedire il trasferimento: l’interesse di altri club e il prezzo richiesto dal Cagliari”. Era il 2012-2013 e Radja Nainggolan era in costante contatto con la Juventus per il passaggio bianconero.

Cinque scudetti persi e sette punti di svantaggio in classifica dopo:

Radja purtroppo alla Juventus non ci è mai arrivato. Da tifoso bianconero, per me è un rammarico sportivo, dato che il belga è uno dei migliori nel suo ruolo a livello mondiale. Per lui è un rammarico personale, che evidentemente non ha ancora elaborato.

Dispiace vederlo nel format-a-bordo-auto, il formato televisivo inventato dai “tifosi” per raccontare al mondo quanto sono fighi loro, che parlano a tu per tu col campione di turno. Tifosi che invece sanno solo raccontare al mondo che ahò, nun sanno parlà l’italiano, che sono disposti a registrare di nascosto un calciatore pur di fare colpo sui social, che sono convinti di contare qualcosa, nel mondo della propria società sportiva.

Dispiace vedere un calciatore tradito dai propri “supporter” mentre si sfoga di frustrazione, mentre accende una sigaretta, mentre è sospeso tra il rispondere ai “tifosi” per poter poi andarsene il prima possibile e tra l’alimentare la loro paranoia, perché anche lui ne è diventato vittima.

La juve rubba, i rigori, le punizioni. Rubba Pjanic, rubba Higuain, rubba e noi perdiamo perché siamo vittime der sistema. Ed è giusto così, non possiamo vincere, che se vinciamo vuol dire che er sistema non c’è. Al massimo “vinciamo la Coppa Italia“, quella ogni tanto ci capita, sì.

Uno degli omissis principali nel discorso di Radja

La parte più drammatica è quella in cui Nainggolan parla della sua storia sportiva. “Io sono venuto a Roma perché volevo vincere…”.

Si blocca.

“Perché volevo provare a vincere…”

Poteva andare alla Juventus. Poteva andare al Chelsea. Poteva essere protagonista e puntare al massimo. Non è successo, probabilmente non per causa sua ma per mancati accordi tra le società. Voleva andare e si ritrova a dover interpretare il ruolo di Re del Raccordo Anulare, vestito prezioso tra la Nomentana e l’EUR, abito sconosciuto al resto del mondo.

Nainggolan è quel ragazzo sveglio che doveva andare a lavorare in America in una multinazionale, ma è rimasto al bar di paese a parlare male dei politici con i suoi amici. Amici che pensa di conoscere ma che purtroppo non conosce abbastanza, e che lo filmano a sua insaputa e pubblicano tutto, “Raja romanista vero!!!!1!1!11”

Mi è capitato di leggere che Nainggolan è un giocatore forte, fortissimo e se fosse stato pure intelligente ora giocherebbe per la Juve. Ecco, per me Radja è pure intelligente: ha capito che alla Juve non ci andrà, non ci può andare più. E vincere (almeno qui in Italia) resterà una parola da pronunciare a bordo strada con due sconosciuti, affiancata al verbo rubare. Come solo chi non sa vincere sa fare.


 

Classe '90, originario di Rimini e residente a Roma. Sono un maniaco dei dati, dei grafici e delle statistiche: il giorno del sorteggio di Champions League è sempre un bel giorno. Sono quello in bici in mezzo alla strada: se do fastidio mi dispiace. Collaboratore Sportellate.it