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2 min

- di Jacopo Landi

Top of the flop, 20a giornata


Top:

1) Borriello: Marcone è il sogno di una notte di mezza estate. Al Pineta. Sbronzo. Con Belen. Un vento fresco che odora di mojito che spazza le coste sarde e si porta a 9 goal in questo campionato. A quota 15 scattano le vacanze pagate di Re Bobo. Quanto amore, quanta nostalgia, quanta vita da bomber.

2) Chiesa Jr: ruba da infame il secondo goal della Viola sulla Juve e già per questo merita di entrare a vita in qualsiasi albo d’oro possa esistere. Con una scenata da Toni Servillo simula due spalle uscite e fa perdere dai 20 ai 25 minuti. Signori se non è un grande campione è di sicuro l’erede di Vittorio Gassman. Chiesa che punisce la Juve. Una punizione divina.

Statene pure sicuri: questo ragazzo continuerà a far parlar di sé.

3) Mertens: lo scugnizzo di Waffle Land continua imperterrito a impallinare la fagiana senza guardare in faccia a nessuno. A questo punto che li faccia volendo o meno importa solo a Maradona e Pavoletti può tornare a fare i boffolotti sul set di Gomorra 3. Ci pensa Mertens a ripulire gli ignari ospiti.

 

Flop

1) Buffon: nessuno più di chi scrive ama e adora il capitano della nazionale ma questa sera è incappato in una delle sue sere più sfortunate come quando Galeazzi finisce in un ristorante vegano o Maurizio Costanzo si ricorda di non avere il collo. Sul primo goal va giù più lento di un bradipo ubriaco. Sul secondo semplicemente sembra che stia facendo il limbo. No te preoccupare Gigi, dopo tutto, domenica è un’altra domenica.

2) Juric: passare dal vincere in trasferta al perdere 4-1 non è banale, ma Juric lo fa con una naturalezza che scansate proprio. In conferenza poi scarica il barile ai suoi che neanche Jack Sparrow e promette allenamenti più duri. Ho come l’impressione che domani verrà bastonato come un rom in veneto.

3) Sorrentino: pagato per giocare il suo personale campionato che dura le due partite contro l’Inter. Prende l’impossibile, para anche i proiettili poi capitombola su una scoreggia di Perisic e finisce con l’uscire dal campo sotto cori irripetibili anche dai vichinghi. La dura vita di chi si fa odiare per campare.

"Questa la paravo anch'io" pluricit.

#iamJackMoody


 

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Nato il 6 aprile del 1988 a Milano figlio orgoglioso di una città che ama con odio. Nelle vene sangue misto che ne fanno un figlio del mondo senza fissa dimora. Tra un gin tonic e un whiskey ben concepito ha consacrato la propria esistenza all’arte della buona musica con De Andrè, Shane McGowan e Chat Baker a strapparsi pezzetti di anima. Il cinema come confessione condivisa. L’amore per la beat generation e per quel mostro di James Dean. Interista con aplomb anglosassone per il gioco più bello del mondo. Crede che verranno tanti giocatori meravigliosi ma più nessuno con la corsa di Nicolino Berti.

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