Interventi a gamba tesa

Perché il Mondiale 2026 a 48 squadre è una buona idea

mondiale 2026

Siamo tutti pronti a urlare allo scandalo per l’allargamento del mondiale 2026 a 48 squadre. Poi arrivano i semi-professionisti a umiliarci nel girone. Il calcio è cambiato e non per forza in peggio: la competitività si mette in discussione ogni giorno, ogni partita. Le piccole non esistono se il Brasile può prenderne 7 dalla Germania e l’Italia pareggiare con la Nuova Zelanda: lo spettacolo del calcio è anche un gol di rimpallo di un debuttante, che regala un giorno di gioia a un Paese intero.


mondiale 2026

Francia-Senegal 0-1, 2002

mondiali 2026

Francia-Sud Africa 1-2, 2010

mondiali 2026

Italia-Nuova Zelanda 1-1, 2010

mondiale 2026

Italia-Costa Rica 0-1, 2014


Ancora vi sento esultare per il gol del Senegal contro la Francia. Avete gioito come pazzi, assieme a me. Ce l’avete ancora in qualche cassetto, la maglietta di Diouf?

Della sfida contro il Sud Africa invece, forse non avete un ricordo nitido: negli stessi giorni si consumava il dramma di un pareggio contro i semi-dilettanti neozelandesi. Di Italia-Costa Rica potrebbe esservi rimasto negli occhi l’errore di Balotelli davanti alla porta, identificato da tutti al vostro bar di quartiere come il momento dell’inizio della fine del nostro mondiale in Brasile.

Sono tutte partite che non si sarebbero verificate in un mondiale a 16 o a 24 (magari, direbbero Lippi o Prandelli). Sono occasioni per rappresentative in teoria modeste e mediocri per dimostrare che esistono e che sanno mettere 11 persone in un campo di calcio. Ora queste nazionali hanno una possibilità ulteriore, visto l’allargamento da 32 a 48 dei team per il Mondiale 2026, ancora da assegnare. C’è un fattore politico? Infantino l’ha fatto come ricompensa per il voto alle elezioni FIFA da parte delle federazioni asiatiche e africane? Non c’è dubbio. Qui però non siamo di fronte a un tema parallelo allo scandalo del Mondiale in Qatar nel 2022 (il cui fattore più grave non è che si giochi in inverno, ma che giochi il Qatar, perdìo). Ci saranno 47 nazionali più il Paese ospitante a giocarsi il posto attraverso le qualificazioni. La domanda è: ci sono almeno una quarantina di nazionali che possono dire qualcosa a una fase finale? Per me la risposta è sì.

Accettare gli USA come nazionale di calcio decente è il primo passo per guarire dal complesso di superiorità che ti porta poi a perdere con i falegnami al Mondiale

mondiali 2026

Escludiamo gli esempi Islanda, Danimarca e Grecia, le cenerentole dei Campionati Europei che hanno vinto o entusiasmato nel vecchio continente. Allarghiamo il campo alle altre federazioni dove, con tutti i limiti, sempre più nazionali offrono un gioco non solo decente ma anche proponibile ad alti livelli. Soprattutto, sempre meno nazionali possono vantare un presunto diritto divino di fronte a tutte le altre. 20 anni fa Brasile e Argentina sarebbero state sufficienti per rappresentare tutto il Sud America, due splendide e imprescindibili eccellenze. Oggi il continente non brilla ma come escludere Cile -nettamente la migliore rappresentativa sudamericana al momento- Colombia o Ecuador? Evitiamo la pantomima della quinta del Sud America che va a giocarsi lo spareggio contro l’Australia o la Giordania e diamo spazio a chi dimostra di non essere un Liechtenstein o un Lussemburgo.

E sì, vale anche per Africa, Asia e Nord America, sennò che allargamento è? Vogliamo forse dire che Stati Uniti, Messico, Costa Rica abbiano sfigurato di recente a livello internazionale? Abbiamo paura che finalmente un’africana arrivi alle semifinali mondiali? Riteniamo uno scandalo che la Cina riesca ad accedere alla fase finale, quando nel giro di 20 anni potrebbe essere una delle nazionali di punta?

Cerchiamo di non chiuderci nel nostro rassicurante recinto mentale, fatto dei dribbling di Ronaldo di 15 anni fa e delle marcature a uomo di un Gentile 1982 che molti di noi non hanno purtroppo mai visto giocare. Perché altrimenti dovremmo chiarire con quale diritto il Brasile parteciperà alle prossime competizioni mondiali, dopo averne prese 7 dalla Germania in semifinale. Dovremmo argomentare razionalmente con quale facoltà alcune nazionali dovrebbero essere sempre rappresentate, se hanno da offrire storia grandiosa alle spalle ma gioco povero in campo. La Germania di Müller bullizza San Marino, quindi non avrà paura di affrontare in un girone a 3 un Ecuador in forma e una sorpresa asiatica. Giusto?

Ciao Thomas, possiamo offrirti un caffè?

Solo, vi prego, a questo punto le qualificazioni perdono di senso e di significato. Se mezzo mondo può dire la propria nell’estate 2026, facciamo sì che l’altra metà venga eliminata in primavera, non prima. Aboliamo le pause internazionali, fatte di amichevoli un tanto al chilo, di tifosi di club depressi nel weekend, di un ping-pong tra squadre e nazionali che lascia solo morti (i telespettatori addormentati sul divano) e feriti (i giocatori infortunati). C’è lo spazio per chiudere prima i campionati nazionali e iniziare a fine maggio le qualificazioni per Mondiali o Europei. E fare dell’estate la stagione degli inni nazionali, e dell’inverno la stagione dell’inno della Champions.

Il Mondiale 2026 a 48 squadre può essere un’occasione per cambiare il calcio, magari in meglio. L’argomento che 48 nazionali siano troppe non sta in piedi: sono troppe anche 32, tanto vale rendere il torneo più interessante con una riformulazione degli scontri.

Poi certo, alla fine vinceranno sempre Spagna, Germania e Brasile, ma vedremo i bambini con la maglia del nuovo Diouf.


 

Classe '90, originario di Rimini e residente a Roma. Sono un maniaco dei dati, dei grafici e delle statistiche: il giorno del sorteggio di Champions League è sempre un bel giorno. Sono quello in bici in mezzo alla strada: se do fastidio mi dispiace. Collaboratore Sportellate.it

3 Responses to “Perché il Mondiale 2026 a 48 squadre è una buona idea”

Comments are closed.