Interventi a gamba tesa

I 15 folli pronostici del 2017


Nel libro Fatherland, Robert Harris, viaggiando con la fantasia, ha immaginato un Hitler uscente vincitore dalla Seconda Guerra Mondiale e un John Fitzgerald Kennedy mai assassinato. Noi di Sportellate non siamo stati in grado di spingerci cosi oltre, ma ci siamo assunti (umilmente) l’incarico di predire il 2017 calcistico. State pronti: partendo dai pronostici più ordinari, sarete sempre più travolti dalla nostra sensazionale follia.


1) Conte e il suo Chelsea vincitori della Premier League
di Lorenzo Lari (@lorenzolari90)

Undici vittorie filate, record di successi consecutivi nello stesso campionato, mini-fuga sulle inseguitrici e ghiotta possibilità di ulteriore allungo nelle prossime due giornate dove i Blues affronteranno in casa prima il Bournemouth e poi lo Stoke. In questo momento pensare che Conte e il suo maniacale perfezionismo possano buttare all’aria questa Premier, mi risulta quasi impossibile. L’unica rivale che alla lunga potrebbe creare qualche grattacapo? Il City di Guardiola. Ma tra l’impegno Champions, i costanti infortuni e le transizioni difensive messe finora in mostra dai “Citziens”, un altro trionfo italiano è pronto per essere celebrato. Ovvio, non paragonabile a quello di “Claudio il Condottiero” ma comunque degno di nota.

Good job Antonio, good job.


2) Gli ultimi sei mesi di Griezmann all’Atletico Madrid
di Lucio Pelliccioni (@Lu91P)

Mai vorrei che questa previsione si avveri, anzi forse è la classica previsione scaramantica. Adoro l’Atletico e adoro vedere Griezmann giocare nel sistema del Cholo, ma la storia insegna che a Madrid sponda biancorossa nessuno è incedibile: negli ultimi 20 anni l’Atletico è stata in effetti una delle migliori venditrici d’Europa. In ordine cronologico sono stati ceduti a prezzi esorbitanti Vieri, Hasselbaink, Torres, Aguero, De Gea, Falcao, Diego Costa, Jackson Martinez e Arda Turan.

Non vedo come il 7 biancorosso possa rappresentare l’eccezione. Antoine dopo una stagione pazzesca, a mio parere il migliore per rendimento del 2016 insieme a Bale, potrebbe aggiungersi alla lista delle cessioni illustri. I colchoneros con un’offerta adeguata pronuncerebbe il fatidico “sì”. Il Bayern Monaco o il City di Guardiola sono le mie probabili destinazioni, anche se spero tanto non siano gli ultimi 6 mesi di Griezmann in Spagna.

 


3) L’addio al calcio di Gianluigi Buffon
di Giacomo (@Sportellate_it)

L’anno di Buffon. Il congedo del soldato. Dopo anni di fatiche nell’arena, il vecchio leone intravede il crepuscolo. Il 2017 sarà l’anno in cui Gianluigi Buffon, miglior portiere della storia del calcio per rendimento e continuità, dovrà dire addio alla porta. La costante pratica sessuale, il calo della vista, il ritmo estenuante degli allenamenti di Max e soprattutto lo stress per la “bolla” della domenica, convinceranno il portierone a ritirarsi con onore a vita privata.


4) Inter, hasta la corsa siempre
di Jacopo Landi (@JacopoLandi)

Riuscirà l’Inter a raddrizzare la propria stagione? Intanto partiamo col chiederci quale traguardo renderebbe dignitosa la stagione dell’Inter. Sebbene io ritenga la rosa dei nerazzurri seconda solo a quella della Juventus, diciamo che nell’arco di un cammino pluriennale un rientro in Champions League magari senza preliminari sarebbe davvero grasso che cola. Cosa serve nel calciomercato di gennaio per arrivare a questo risultato? Corsa, no non avete letto male. All’Inter serve condizione atletica, corsa, gamba, chiamatela come vi pare.

L’Inter non ha corsa: ha passato le prime dodici partite a correre per un’ora e morire per l’ultima mezzora. A dei primi tempi spaventosi ne seguivano dei secondi addirittura ridicoli. L’Inter ha bisogno che Pioli si metta la maschera di Conte e faccia trottare i suoi giocatori (come finora ha fatto solo il tanto vituperato Icardi) al massimo dei giri che il loro motore permetta. Tante ripetute, tanto fondo e tanti scatti. La tecnica ai nerazzurri non manca, i giocatori neanche, la gamba invece sì.

Per fortuna invece manca all’appello capitan Juan Jesus, passato alla Roma.

jesus-capitano

Date ai nerazzurri 20 giorni di lavoro serio e duro e arriverà nei primi tre posti. Se continueranno invece a fare tour promozionali l’Europa League sarà, ahimè, ancora una volta il triste epilogo finale. Se poi si volesse aggiungere la ciliegina sulla torta non sarebbe male l’acquisizione di un regista. Non Verratti come ho letto sui quotidiani di fantascienza né Biglia che ha 30 anni e passa, ma giocatori funzionali come il promettente Sensi. Pensate un centrocampo con Sensi, Brozovic e Joao Mario che riescono a correre per 90 minuti. Niente, non ce la faccio, ripenso a Nicolino Berti e non ce la faccio. Devo chiudere. Perdonatemi.


5) Il closing del Milan non ci sarà
di Andrea Ravasi (@AndreaRavasi)

Cosa succederà nel 2017 al Milan? Semplice: ci sarà il tanto acclamato “closing”, condito da un mercato faraonico in estate e riavremo il grande Milan… o forse no?! Volete la verità? Eccola: a gennaio verrà rimandato ancora il closing, incassando altri 100 milioni (ah, in questi due anni Berlusconi ne ha già incassati 300 da non si sa chi per una ipotetica cessione del Milan, mica male). Questi andranno a risistemare i conti di Finivest e come al solito non saranno reinvestiti per migliorare/costruire la squadra. Galliani farà un Milan “giovane e italiano” comprando Ranocchia, Cataldi e Inglese confondendoli per Caldara-Gagliardini-Belotti, perché sull’occhio del Condor inizia a scendere la cataratta.

Un closing a portata di televendita…


Il Milan non sarà venduto, ovviamente, le elezioni sono imminenti, ma a marzo-aprile come ormai da tradizione spunterà un nuovo cinese, o una cordata, che manifesterà l’interesse di acquistare il Diavolo. Il nome, come da tradizione, resterà segreto. Come da tradizione si passerà a una trattativa in esclusiva. Verrà inviata una caparra da 100 milioni, come da tradizione. Il closing si protrarrà a data da destinarsi, come da tradizione, e per sapere cosa accadrà dovremo aspettare il 2018 e il nuovo pezzo di Sportellate.

Intanto alcune domande sono lecite: di chi sono tutti quei 100 milioni che rimpolpano Finivest? Che fine ha fatto il povero Fassone? Mirabelli, forse non era meglio rimanere a fare il capo scouting dell’inter? E Barbara, Barbara che fine ha fatto? Va bene la gravidanza, ma è da molto che non la sento più nominare. E lo stadio? E Ibra? Intanto il Milan non viene ceduto e continua a vivacchiare in sogno cinese che forse non arriverà mai. Nel mentre godiamoci i suoi giovani che presto ci saluteranno, o no? Naturalmente la risposta a tutte queste considerazioni è una sola: aspettare. Sì, aspettare i cinesi.


6) Il Gattopardo, o il 2017 della Juve
di Davide Rovati (@friedgorgo)

Domenica 7 maggio 2017. Con il successo nel derby, la Juventus si assicura con tre giornate di anticipo il sesto scudetto consecutivo. Nel dopopartita Massimiliano Allegri e Beppe Marotta convocano una conferenza stampa congiunta per celebrare il rinnovo contrattuale fino al 2021 per l’allenatore livornese: “Abbiamo voluto dare un segnale forte di supporto a un tecnico che si è dimostrato, numeri alla mano, uno dei più vincenti della nostra storia”, spiega Marotta. “Allegri è stato ingiustamente criticato per l’eliminazione dalla Champions League, ma i quarti di finale sono un traguardo in linea con gli obiettivi societari e contro il Barcellona sarebbe stato difficile per chiunque. Noi crediamo fermamente che la squadra possa continuare a crescere sotto la guida di Max e tutti in società stiamo già lavorando per vincere il settimo scudetto consecutivo, che sarebbe un’impresa senza precedenti”.

La notizia più attesa dal popolo bianconero arriva però due settimane dopo, prima dell’ultima partita casalinga della stagione: è il rinnovo in blocco di Barzagli e Chiellini, con Andrea Agnelli in persona che ne annuncia anche l’ingresso fra le Stelle dello Juventus Stadium. Chiellini, in qualità di vicecapitano, si fa portavoce e dichiara che “per noi è un orgoglio essere nuovamente la difesa meno battuta fra i top-5 campionati europei” e che “in questi anni io, Andrea e Leo abbiamo dimostrato che quando giochiamo insieme abbiamo una sinergia speciale. Ringraziamo la società e il mister per averci messo in condizione di proseguire questo straordinario percorso per altri anni ancora”. Rinnovano anche Lichtsteiner ed Evra, per tamponare le partenze di Dani Alves (coperto d’oro in Cina) e Alex Sandro, venduto a Guardiola per finanziare il grande colpo dell’estate juventina.

Finalmente la maglia numero 10 torna ad avere un proprietario: per 40 milioni arriva Casemiro dal Real Madrid. In agosto scoppia infine il caso Pjaca. Il croato è reduce da una stagione disastrosa, con sole tre presenze dal primo minuto, tutte in Coppa Italia. Allegri continua a considerarlo parte dei suoi piani: “Marko è il futuro della Juventus. Ha caratteristiche da esterno d’attacco, ma sta lavorando per diventare una seconda punta”. Nonostante le dichiarazioni di facciata, Pjaca viene ceduto a fine agosto al Borussia Dortmund per 30 milioni, generando una plusvalenza di circa 13 milioni. Per riempire la casella vuota in attacco viene acquistato il figliol prodigo Ciro Immobile che, reduce da una buona stagione con la Lazio, appare entusiasta di potersi finalmente giocare le sue chances in bianconero.

 


7) Belotti trasferimento più costoso della storia del calcio
di Giuseppe Orio

È notizia recente che Andrea Belotti ha prolungato col Toro fino al 2021. Nel contratto è stata inserita una clausola di 100 milioni, valida solo per l’estero (il caso Higuain ha fatto scuola).
Parliamo di un giocatore che ha trovato in questo Torino il contesto ideale per affermarsi come campione assoluto. È attualmente protagonista di una crescita progressiva, che non accenna a fermarsi: segna, fa segnare, ed è sempre protagonista di ottime prestazioni. È appena diventato il centravanti titolare della Nazionale italiana (3 reti in 292 minuti), e tutto lascia supporre che lo rimarrà ancora a lungo. Non ultimo, è rimasto ancora umile e affamato: è la nemesi perfetta di quel disgraziato di Balotelli e del pluri-detestato Pellè.

Belotti è, in ultima analisi, troppo perfetto per essere vero: è l’eroe che l’Italia non merita, ma di cui ha fottutamente bisogno. Nulla avrebbe potuto intaccare le mie certezze sul suo sicuro avvenire. Ma ultimamente hanno iniziato a girare strane voci. C’è uno spettro che si aggira per l’Europa. È lo spettro rosso del Manchester United.  Josè Mourinho, ormai ombra di se stesso, gira per il Continente con un portafoglio carico come non mai, e una lista di giovani calciatori da rovinare. Pare che il primo nome sia il Gallo.  Ho abbastanza fiducia in Belotti per credere che, fosse per lui, preferirebbe trascorrere un’ ultima stagione a Torino in preparazione dei Mondiali, per poi spiccare il volo. Ma penso proprio che Cairo, di fronte a 120-130 milioni, lo condurrebbe Oltremanica a piedi. Portandolo in braccio, se necessario. Nel giugno 2017 lo United verserà l’assegno, mettendo a segno il trasferimento più costoso della storia del calcio. Almeno fino all’estate successiva.

Pensate a Pogba e Di Maria surclassati da Belotti. Tutto troppo bello.

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8) La fiaba di Cristano e il pettine d’oro
di Jacopo Landi

Quest’anno Cristiano Ronaldo riuscirà a vincere il pettine d’oro. Scherzi a parte, un uomo che non si chiede più se abbia vinto o meno un premio, ma quante volte lo abbia fatto. Un uomo che è passato alla storia e anche su molte delle nostre sorelle. Un uomo che chiude i suoi anni finanziari con più utili dello Stato italiano. Quest’uomo a parte battezzare i bambini portoghesi, cosa deve chiedere ancora alla propria carriera? Un’altra Champions? Sì carina… ma ne ha già tre. Un mondiale col Portogallo? Guardiamoci nelle palle… degli occhi, suvvia, irrealizzabile, al di là dell’amore sconfinato per Cristiano, se la Francia avesse giocato a calcio quella partita avrebbe vinto e rivinto per sempre. Allora cosa resta a Cristiano Ronaldo? Sembrerà strano affermarlo nei giorni seguenti ai tre goal nella finale del mondiale per club e suonerà ancora più strano sentire affermarlo da suo fratello, ma a Cristiano Ronaldo non resta altro che guadagnarsi una parabola discendente sontuosa.

Fatta di qualche gol in meno ma sempre pesante. Fatta di qualche scatto in meno, qualche punizione in meno e qualche mani in meno. Perché qualcosa in meno è meglio che perdere tutta la posta subito. Lo strapotere di Bale ormai è abbondantemente superiore. Griezmann sta crescendo. Coutinho è un crack. A Cristiano, che ormai ha 31 anni, i contendenti non mancano e se come ha sempre fatto nell’arco della propria carriera riuscirà a gestirsi, il passare degli anni si sentirà sempre meno che a questo punto della sua vita sportiva è la sua vittoria più difficile e che dal cuore gli auguro. Un pettine d’oro per una carriera stellare.


9) Il Leicester in semifinale di Champions, e poi…
di Marco Toselli (@marcotose)

Claudio sta pensando quanti chilometri ci sono tra Leicester e Cardiff. Meglio il bus o l’aereo? Claudio sta pensando alla finale di Champions, che il Leicester giocherà in Galles contro i campioni uscenti del Real Madrid. Una sfida dal sapore dei sogni: impalpabile e leggero. Claudio sta pensando al modulo da schierare contro i fenomeni di Zidane. Come arginare Ronaldo e Bale con una manovra corale difensiva. Come permettere il contropiede di Mahrez e Jamie. Come fare sì che di CR7 a Cardiff ci si ricordi solo della sua pettinatura, ritratto nelle fotografie piangente e con una medaglia di argento al collo.

Claudio sta pensando che sarà ancora più bello tornare a Roma in estate. Idolo di una città e di una nazione, sia in Inghilterra sia in Italia. Destino di un condottiero profeta in patria e all’estero. Protagonista di speciali su Sky Sport con Condò e Federico Buffa, mentre al telefono chiama Carlo Conti che vuole invitare il mister a Sanremo 2018. Spiacente Carlo, ho altri impegni. Claudio sta pensando che in fondo questa avventura britannica sta volgendo al termine: ha dato tutto, ha ottenuto quasi tutto. Potrebbe essere il momento giusto per staccare, per andare finalmente a vedere la Micronesia, per stare più di trenta minuti sul divano di casa, per guardare il calcio in televisione o allo stadio, e tifare, e dire che quel ragazzo promette bene, e non preoccuparsi di moduli e conferenze stampa e riunioni tecniche.

Claudio pensa tutto questo, a occhi chiusi. Poi Claudio si sveglia, e ricorda. Ricorda che i blancos di Cristiano Ronaldo, proprio loro, hanno vinto ai rigori la semifinale di Champions contro i suoi ragazzi, e che il destino ineluttabile della favola di Leicester ha trovato la sua fine sul terreno del Bernabeu. A undici metri di distanza da una porta troppo piccola per il sinistro di Mahrez.

Dormi Claudio. Là nei sogni c’è ancora Zinedine ad aspettarti nel tunnel degli spogliatoi di Cardiff, ad augurarti buona fortuna, pronto a uscire con te sul terreno di gioco. Lui ancora non sa le tue mosse per arginare il giropalla dei galacticos: lo saprà presto, lo sapranno tutti.


10) Il ritorno del Berardi 2.0
di Giuseppe Orio

Quando, a fine gennaio, Giorgio Squinzi convocherà una conferenza stampa per presentare “Il più grande acquisto della storia del Sassuolo”, ci sarà grande curiosità fra gli addetti ai lavori. Curiosità che si trasformerà in sbigottimento quando davanti ai microfoni si presenterà Domenico Berardi. O meglio, “Berardi-bot 2.0”: una versione restaurata e innovativa del giovane talento calabrese.

Berardi-bot 2.0

Berardi-Bot 2.0

Patron Squinzi si dichiarerà estremamente soddisfatto del lavoro svolto dai laboratori di eugenetica applicata, in cui il suo campione prediletto è stato tenuto recluso in gran segreto negli ultimi mesi: i cinque sensi sono stati potenziati, la resistenza e la velocità raddoppiate, e poi sono state applicate due nuove cosce in titanio, pratiche per giocare, e resistenti a qualunque tipo di infortunio.

Alle incalzanti domande dei giornalisti, Berardi-bot 2.0 risponderà monotono, con un sinistro tono meccanico, che grazie alle nuove skills acquisite in laboratorio riuscirà sicuramente a portare il Sassuolo in Champions, centrando l’obiettivo stagionale . I fatti gli daranno ragione: Berardi-bot 2.0 trascinerà il Sassuolo al terzo posto mettendo a segno il record di 18 triplette consecutive in campionato e passando alla storia come il primo “ecce-player”. Il suo caso non passerà inosservato: l’estate prossima tutti i grandi campioni, da CR7 in giù, seguiranno il suo esempio. Sarà l’alba dell’era del calcio post-moderno.


11) Messi prenderà la cittadinanza Catalana e giocherà solo partite di nazionali non riconosciute dalla Fifa
di Edoardo Stilli (@StilliEdoardo)

Millennium Stadium, 3 giugno 2017. Il Barcellona surclassa il Bayern di Ancelotti, finisce 4-0 per la squadra di Luis Enrique. Non si è mai visto un Messi così. Hat-trick e assist vincente per Neymar. Uno dei gol lo segna partendo dalla propria metà campo e scartando 6 avversari. È la sublimazione di una seconda metà di stagione devastante anche per il livello a cui aveva abituato il calcio, un periodo da gennaio a giugno da 37 reti e 18 assist. A fine partita, salendo sul palco per la premiazione uno sguardo tra Pique e Messi non viene colto dalle telecamere, Gerard sa cosa sta per succedere e ancora non riesce a crederci. Durante i giri di campo Messi si presenta con una maglia diversa dai compagni, ma l’illusione che sia una trovata pubblicitaria si esaurisce dopo pochi minuti.

La stampa spagnola dopo poco è in subbuglio, in Italia ne inizia ad arrivare notizia poco prima della conferenza stampa. Messi si presenta ai microfoni delle TV spagnole da solo e molto lucido. Ha uno sguardo diverso, più determinato e indosso la maglia della nazionale catalana, non riconosciuta dalla FIFA. Dice poche parole, e le dice in una delle lingue più complicate da imparare “que són el català”. Io sono catalano. Dopo pochi minuti con un tweet che diventa il più retwettato di sempre, annuncia ufficialmente di voler prendere la cittadinanza catalana e che abbandonerà per sempre l’Argentina.

La nuova maglia di Messi.

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Barcellona per gli indipendentisti è il simbolo della libertà, la sede storica della sovranità e del futuro della città capitale della Repubblica catalana. Lui è il simbolo di Barcellona, ed ora anche della Catalunya; più del Porron, il contenitore con il quale le famiglie contadine servivano il vino, più dell’asino catalano, più della bandiera dalle quattro fasce rosse su campo dorato e più del regno di Aragona. Messi dà un risalto mediatico all’indipendentismo catalano che riuscirà a coinvolgere il governo e addirittura le nazione unite. Nessuno si sogna più di paragonarlo a Maradona, che qualche giorno dirà ai giornali come questa sia la prova della sua superiorità sulla Pulce.

È il 29 giugno del 2017. Si gioca Groenlandia-Catalogna allo stadio di Qaqortoq. Lo stadio non avrebbe tribune, ma sono stati montati dei gradoni in stile sagra paesana per l’occasione. Giornalisti, fotografi e centinai di temerari tifosi sono lì per Messi. Per il giocatore con più peso politico nel mondo, per il giocatore ripudiato dai suoi stessi connazionali ma che, finalmente, adesso rappresenta una nazione. Senza l’ombra di Diego sempre sulle spalle. Leo sta ridando a Barcellona quello che Barcellona ha dato a lui, la vita, il calcio, l’elevazione di se stesso al ruolo di più grande. Quando a centrocampo si guarda intorno e vede la ressa di giornalisti e fotografi per una partita in un campo senza neanche le tribune, contro perfetti sconosciuti, si sente un rivoluzionario. Tocca il pallone e sente dentro un urlo “Catalunya, nou estat d’Europa”.


12) Il Nagelsgate
di Gian Marco Porcellini (@piskeporc)

La Germania ai suoi piedi. Il Meisterschale nelle sue mani. Quello che per un ragazzo di 29 anni può essere al massimo un sogno da realizzare a Football Manager, per Julian Nagelsmann è assurdamente vero. Campione di Germania con il suo Hoffenheim, preso nel febbraio del 2016 con un piede in Zweite Liga, la serie B tedesca. Primo classificato senza neanche una sconfitta e grazie ad un cambio di marcia nel girone di ritorno spaventoso: 13 vittorie (di cui 10 consecutive) e 4 pareggi. Campione davanti ad un Bayern Monaco che nell’ultimo terzo della stagione ha dilapidato una dote di 9 punti per concentrarsi sulla Champions League ed un RB Lipsia sgonfiatosi irreversibilmente a marzo, neanche avesse terminato le scorte di Red Bull. Campione grazie all’innesto di Sofiane Boufal in prestito dal Southampton nel mercato di gennaio, una scarica di adrenalina nella conformazione meccanica dell’Hoffenheim.

Mi serviva un giocatore negli ultimi 30 metri che ci potesse aiutare a risalire il campo senza dover ricorrere sistematicamente alla pressione alta – spiega Nagelsmann nel corso di una lunga intervista concessa alla Bild ad aprile – abbiamo pensato a Boufal perché al Southampton aveva poco spazio e perché con lui ci saremmo assicurati un accentratore di gioco in grado di muoversi alle spalle della seconda linea di pressione avversaria e di generare costantemente superiorità numerica. Così è stato: Sofiane ha incrementato il numero di giocate nell’ultimo terzo di campo, la nostra vivacità offensiva e i nostri xG (gol attesi, ndr), senza intaccare la qualità delle transizioni difensive”.

Una di quelle giocate che Boufal ripeterà in Germania.


L’euforia dei Nagelsmann maniaci saliti sul carro nelle ultime settimane viene ridimensionata alle 11.15 di martedì 23 maggio – a poche ore dalla festa ufficiale dell’Hoffenheim – da un comunicato del Bayern Monaco: “Il Bayern Monaco stamane ha presentato un reclamo alla federazione con cui richiede di invalidare il primo posto del TSG 1899 Hoffenheim. Alla base di tale ricorso, la posizione non regolamentare dell’allenatore della prima squadra del TSG 1899 Hoffenheim Julian Nagelsmann”.

Un comunicato scarno e apparentemente ambiguo, inizialmente liquidato con superficialità dalla stampa e dal web con l’hashtag #Bayernrosik. Ma che invece verrà preso terribilmente sul serio nel giro di due giorni.
Se tre quarti della Germania si era appassionata al miracolo Hoffenheim, in Baviera hanno sempre storto il naso davanti alla favola del baby prodigio. Com’era possibile che un ragazzino di 29 anni potesse fare le scarpe ad uno dei club più titolati al mondo? Un affronto intollerabile, al punto che negli ultimi 15 giorni, quando ormai anche la matematica condannava la formazione di Ancelotti, gli ormai ex detentori del Meisterschale avevano sguinzagliato la loro squadra di giuristi ed avvocati nella disperata ricerca di un cavillo burocratico che potesse fermare la corsa dei futuri campioni.

Seppur a campionato concluso, viene ripescato dal dimenticatoio un vecchio paragrafo relativo alla documentazione d’iscrizione alla Gauliga, il torneo che si è disputato dal 1933 e il 1944 dalle squadre appartenenti alla Germania nazista, secondo cui “Per allenare una squadra è obbligatorio aver compiuto il 35° anno di età”. Tale regola, rimasta in vigore anche nelle varie leghe interregionali che si sono disputate negli anni successivi, non è stata cancellata neppure all’atto della nascita della Bundesliga del 1962. Il problema, spiegheranno gli organi DFB in evidente imbarazzo “è che negli ultimi 20 anni questo passaggio è stato omesso dal regolamento ufficiale per consegnare alle squadre partecipanti un documento più agevole e sintetico, contenente soltanto i passaggi principali relativi all’iscrizione e alla composizione delle rose. Ma la norma, pur <<silente>>, è ancora presente all’interno dello statuto”.

Ne era al corrente però il Borussia Monchengladbach, che per tesserare l’allora 34enne Jupp Heynckes chiese ed ottenne nel 1979 una deroga dalla federazione. Non l’Hoffenheim, spogliato del titolo il 2 giugno, che reagisce ricorrendo all’Uefa e chiedendo alla federazione tedesca un maxi risarcimento da 240 milioni di euro per danni morali. In questo terremoto Nagelsmann si isolerà dal mondo fuggendo negli USA per tutto il mese di giugno. Le uniche dichiarazioni che rilascerà sono quelle al sito della società: “Non è certo un documento d’identità a togliermi quello che ho conquistato sul campo”.

Bayern Monaco campione


13) Il Napoli vincerà la Champions League
di Leonardo Salvato (@Leonard89094227) feat. Lucio Dalla

Cari amici vi scrivo, così mi distraggo un po’… e motivi per distrarcene ce ne sono: qui a Napoli fa freddo come ovunque, nessun “‘o sol ‘o mar” ad attutire i colpi; solo l’estro di Dris Mertens ci scalda come cioccolata calda. O come il cordiale dato ai militari per affrontare le lunghe notti gelide di veglia.
Ma la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando: d’altronde come si fa a non essere in trepidante attesa per questi 365 giorni ancora tutti da scoprire? Specie per il grande antipasto che ci sta offendo il 2016 col suo colpo di coda: un Napoli che segna 15 gol in 15 giorni fra campionato e Champions League a Inter, Benfica, Cagliari e Torino – permettendosi anche il lusso di surclassare nel gioco i suddetti avversari – mentre il grande nemico bianco che si staglia già all’orizzonte nonostante febbraio sia ancora lontano fatica fino ai supplementari persino contro i figli di Holly e Benji…

Insomma, non ci è affatto difficile immaginare che, nell’anno che verrà, ogni Cristo scenderà dalla croce, anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno… Oltre ovviamente a sperare che lo “storpio” per eccellenza della Napoli calcistica torni a camminare meglio di prima e più in fretta di quanto ci aspettassimo. E magari a svettare in alto, più di Sergio Ramos, per colpire di testa il pallone decisivo in un San Paolo che rigurgita gente in ogni suo centimetro quadrato a disposizione. Insomma lo squillo di tromba per tutti gli altri, lo stimolo che permette a Sarri e ai suoi di alzare la testa lungo il cammino tortuoso verso Cardiff, terra di condottieri e di eroi mitologici che aspetta novelli Beowulf contro i dragoni.

Anche qui il nostro eroe è in divisa per abbattere il nemico: non armatura ma tuta, non spade ma sigarette, non draghi ma la Juventus e quel mostro argentino che, come l’eroe nordico, lo stesso allenatore toscano ha concepito in tutta la sua potenza. Ma in questo nuovo anno non esiste drago che tenga, anzi è Hamsik ad alzare la cresta e la coppa, col dragone a bruciarsi dall’interno per il suo stesso fuoco, e per aver vissuto, ancora una volta, il suo peggiore incubo…
Vedete cari amici cosa si deve inventare per poterci ridere sopra, per continuare a sperare…


14) I “The Dembèlè 5” saranno la novità musicale dell’anno
di Lorenzo Lari

2 Agosto 2017, Celtic Park.  Amichevole estiva tra il Celtic padrone di casa e il Tottenham. La partita, nei giorni a seguire, passerà alla storia per l’esordio in prima squadra di Karamoko Dembèlè, che alla tenera età di 14 anni siglerà l’assist del momentaneo vantaggio biancoverde per Moussà Dembèlè. Nei minuti di recupero un altro Dèmbelè (Mousa) fisserà il risultato sull’1-1, insaccando di testa su un perfetto cross di Manà Dembèlè, attaccante maliano appena acquistato dalla squadra londinese. Il caso vuole che proprio Manà, il meno dotato dei 4 Dembèlè, e Karamoko (il ragazzino) verranno premiati come migliori in campo dell’incontro. I due, dirigendosi verso la zona delle interviste post partita, si incroceranno: sarà l’incontro che cambierà per sempre le loro vite. Il caso vuole infatti, che entrambi fischiettassero la stessa canzone scelta con cura nel loro iPod: Smooth Criminal, di Michael Jackson.

Il resto è storia. Finite le interviste, Karamoko dimostrerà a Manà del suo talento naturale nel canto e nel ballo; Manà racconterà al ragazzo del suo passato da chitarrista. Nel mentre Mousa, appena finito di fare la doccia, si fermerà a parlare coi due raccontando di come: 1) da ragazzo si cimentava con la batteria; 2) in Italia stesse da un po’ spopolando una strepitosa band formata dai calciatori del Chievo Verona.

Folgorazione totale.

Il dado era stato tratto. In meno di una settimana Moussà si aggregherà al gruppo come bassista. E in meno di due Ousmane, talento cristallino del Borussia Dortmund, chiamerà di sua spontanea volontà Mousa spiegandogli di come in Germania stesse prendendo ripetizioni serali di pianoforte da una ventina di giorni. In meno di un mese i “The Dembèlè 5” erano nati e si apprestavano a diventare la band più rivoluzionaria della storia.


15) Il Crotone approderà in Europa League grazie all’algoritmo di Caressa
di Lucio Pelliccioni

Secondo il famoso algoritmo di Fabio Caressa, il Crotone è la squadra con la maggior differenza negativa fra punteggio reale e quello algoritmico; quindi avrà sicuramente un plus valore nella seconda parte di campionato e questo potrebbe portarla molto in alto in classifica, vediamo perché. Innanzitutto vorrei fare un ripasso generale delle regole su cui si basa il calcolo algoritmico del direttore di Sky Sport: porta inviolata +2.5 pt., gol subito -1.50 pt., gol fatto 1.30 pt., 4 gol +3 pt., partita brutta +3 pt., posticipo/anticipo serale -2.5 pt., monday night +5 pt., rete segnata da giocatori prestito Sassuolo +5 pt., giocare bene e perdere +3 pt., giocare male e vincere -1.5 pt., giocatore con almeno 6 reti -6 pt., allenatore di cui non si capisce quale sia il nome o il cognome +5 pt.

Effettuando attentamente questo calcolo statistico, scientificamente provato, ci rendiamo conto che il punteggio algoritmico è molto superiore al punteggio reale attuale dei ragazzi di Davide Nicola. Facendo la proiezione di questi e seguendo la condizione principale dell’algoritmo cioè, se il Crotone non subisce gol e ne segna almeno uno vince, a fine stagione dovrebbe avere dai 63 ai 67 punti,quindi in piena lotta per un posto in Europa League. Ah, c’è un range di 4 punti perché l’algoritmo è un calcolo scientifico ma non ha precisione assoluta. Non dimentichiamocelo.

Chiaro no?



“Bonus track”: l
e 5 speranze calcistiche del 2017
 di Massimo Tecca

Una premessa: la mia percentuale di previsioni e pronostici azzeccati è vicinissima allo zero. Quindi proviamo con predizioni tendenti alla speranza e soprattutto… non prendiamoci troppo sul serio.

1) Barriere abolite allo stadio Olimpico: i tifosi di Roma e Lazio tornano a riempire lo stadio come ai vecchi tempi e si affrontano con la sola arma dello sfottò, proprio come succedeva qualche (non troppi) anno fa;
2) Tutte insieme le squadre di serie A decidono di auto-limitarsi il numero degli stranieri (quindi anche di sceglierli meglio) e si obbligano a mandare in campo almeno 4 elementi cresciuti nel vivaio;
3) Brindisi tra De Laurentiis e il Sindaco di Napoli: finalmente l’accordo per lo stadio che – d’amore e d’accordo fra le due parti – verrà ristrutturato e diventerà un impianto gioiello, finalmente degno di ospitare le partite di un Napoli a dimensione Europa;
4) Claudio Lotito e Massimo Ferrero tornano a rilasciare interviste al ritmo di una alla settimana, come facevano prima: la loro “scomparsa” mediatica toglie lavoro a Crozza e ci priva di spunti ineguagliabili;
5) Tutti insieme i telecronisti decidono di parlare un po’ di meno durante le partite…


 

La redazione di Sportellate.it nasce in un attico riminese nell'estate del 2012. Oggi è la voce di una trentina di ragazzacci da tutta Italia. Non ama prendersi troppo sul serio.