Interventi a gamba tesa

La cultura del soldato


Doveva essere una tranquilla giornata di lavoro e preparativi per tre settimane di vacanza tra Finlandia e paesi baltici invece quel giovedì 15 dicembre sarò costretto a ricordarlo per il rinnovo del contratto di Stefano Sturaro fino al 2021. E soprattutto, per le 200 e passa notifiche che mi hanno intasato Twitter a seguito di due tweet che ho fatto.


Il più grande limite della Juventus è la cultura del soldatino.

Cultura del soldatino

Premessa: Stefano Sturaro è un giocatore che nella rosa della Juventus ci può stare come ultimo centrocampista, quello per intenderci che gioca la Coppa Italia e fa rifiatare ogni tanto le prime riserve dei titolari. E’ un giocatore di sostanza, capace di fare il lavoro sporco ma che con il pallone tra i piedi dimostra di non essere all’altezza della maglia che porta. Non penso di fare un torto a nessuno definendolo tecnicamente imbarazzante. Da persona intelligente qual è, anche lui credo sia consapevole dei propri limiti, infatti cerca di compensare con la “garra” e, bisogna essere onesti, certe volte ci riesce benissimo. Come anche sabato sera contro la Roma, la migliore partita del suo periodo alla Juve insieme alla semifinale di Champions contro il Real Madrid. Ve la ricordate vero?

Sto ancora godendo.

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Torniamo alla questione del rinnovo e al succo del mio discorso.
La Juventus in questo momento ha a centrocampo, oltre al già citato Sturaro, Marchisio, Khedira, Pjanic, Lemina, Asamoah ed Hernanes. Secondo quanto riportano le voci di mercato è alla ricerca di un giocatore di sostanza per gennaio. Quindi, in poche parole, ad un reparto che prevede già diversi giocatori limitati tecnicamente vuole aggiungerne un altro, in modo da poter permettersi tranquillamente di giocare con il trequartista o con il tridente.

Questa filosofia l’ho definita “la cultura del soldatino”. Il termine soldatino è stato interpretato male da molti che mi hanno scritto in quanto non gli ho dato lo stesso significato attribuito da Cassano anni fa nella famosa polemica, ma bensì più un significato di guerriero, lottatore, combattente.

La Juventus storicamente è una squadra battagliera, che lotta su ogni pallone fino all’ultimo minuto. E’ una caratteristica da sempre nel dna della “vecchia signora” e spesso e volentieri molti successi sono arrivati proprio per questo motivo. Nel calcio non c’è una sola modalità per arrivare alla vittoria, per fortuna. Chi vi scrive non è un fissato con i moduli quanto con le attitudini di una squadra, infatti ritengo molto più importanti l’organizzazione, le caratteristiche dei singoli e la mentalità che non il giocare con un particolare sistema di gioco. Per questo mi fanno ridere tutti quei miei compagni di tifo convinti che sia sufficiente scendere in campo con il 4-3-3 per fare spettacolo e vittorie in Europa.

La Juventus, come detto a più riprese dai dirigenti, allenatore e giocatori, punta a vincere il sesto scudetto di fila e la Champions che a Torino manca da più di vent’anni. Andrea Agnelli ha come visione a breve termine una Juve che primeggia in Europa. L’obiettivo del Presidente non è quello di vincere una Champions e scomparire dalla scena, come successo a un’altra squadra italiana, ma bensì quello di creare una realtà che arriva stabilmente fino in fondo e che riesce a dominare e a imporsi, come negli anni di Lippi.

Non ricordo, da quando ho memoria calcistica, una squadra che domina nel panorama internazionale con giocatori da battaglia. La garra è importante, ma la qualità è fondamentale. Ecco perché i giocatori come Sturaro alla Juventus devono diminuire e non aumentare. Fino a quando i senatori criticheranno la miglior prestazione vista in stagione, quella contro il Sassuolo, per i troppi rischi presi, fino a quando una certa parte del tifo sbaverà per le sgroppate di Lichtsteiner e criticherà il “gigioneggiare” di Dani Alves, fino a quando l’allenatore preferirà coprirsi in Europa con Evra invece di attaccare con Alex Sandro e fino a quando la filosofia operaia detterà legge, questa squadra non riuscirà a liberarsi dalla mentalità che ha e non riuscirà a imporsi in Europa, se non per grazia divina che in genere non ci assiste mai in campo internazionale.
I portatori d’acqua servono in ogni grande squadra, ma quando questi sono visti come normalità e la qualità come qualcosa di straordinario come possiamo pensare di competere con Bayern, Barcellona e Real Madrid che ragionano in modo completamente opposto?

Da qui nasce il paragone che ho fatto con il Milan di Berlusconi dei tempi d’oro, una squadra votata all’attacco con giocatori di qualità in ogni reparto che in Europa ha vinto quando doveva vincere. Motivo per cui mi sono beccato del milanista, del finto juventino che vuole trasformare Vinovo in Milanello (WTF!), di quello che non conosce la storia bianconera, del tifoso generazione Play Station, del tifoso generazione Football Manager e quant’altro. In realtà sono solo un tifoso che vuole vedere la propria squadra vincere in Europa, dominare l’avversario e scendere in campo per giocarsela alla pari con le big.

“… il bel gioco deve diventare il nostro principale traguardo. E ricordatevi che chi ci crede, vince!” cit. Silvio Berlusconi

Lazar Perovic


 

La redazione di Sportellate.it nasce in un attico riminese nell'estate del 2012. Oggi è la voce di una trentina di ragazzacci da tutta Italia. Non ama prendersi troppo sul serio.