Interventi a gamba tesa

RB Lipsia: oltre la lattina, c’è di più


Dopo 12 giornate di campionato, la Bundesliga vede al comando non il solito Bayern Monaco, ma il RB Lipsia, squadra esordiente nel massimo campionato tedesco. Una storia che sembra voglia chiudere l’annata delle grandi favole, dopo il Leicester campione d’Inghilterra a maggio e il Portogallo campione d’Europa a luglio. Eppure non è semplicemente questa la situazione che si vive in quella che una volta era la DDR.

A differenza degli uomini di Ranieri, da considerarsi un vero e proprio bug imprevisto di un sistema che tende sempre a premiare il più grandi, potenti e ricchi, e perciò applauditi e omaggiati a dismisura (fin quasi alla nausea a voler dirla tutta), il Lipsia non gode affatto né dell’approvazione né tantomeno della simpatia del grande pubblico o dei mass-media che parlano di sport, in Germania come al di fuori dei confini tedeschi. Anzi, il club neopromosso è stato a più riprese etichettato come quello più detestato di Germania, un’antipatia fortissima che ha dato vita a episodi che hanno dell’incredibile come la scelta, da parte della tifoseria organizzata del Borussia Dortmund (sì, proprio i componenti di quel bellissimo muro giallo che incute timore solo a guardarlo) di non seguire la squadra in trasferta a Lipsia.


Il perché di questo violentissimo astio è facilmente intuibile: il Lipsia è infatti una squadra senza tradizione, che si trova in Bundesliga per la prima volta a sette anni dalla sua creazione, quando Red Bull, noto marchio di energy drink che da anni è entrato di prepotenza nel mondo dello sport con due scuderie in Formula uno, cinque club calcistici (oltre al Lipsia ci sono Salisburgo e Liefering, più la squadra riserve del Salisburgo, in Austria; New York in MLS e il Red Bull Brasil con sede a Campinas nello Stato di San Paolo) e le ricche sponsorizzazioni individuali a personaggi di fama internazionale come i motociclisti Tony Cairoli, Marc Marquez e l’asso brasiliano del Barcellona Neymar; acquista il titolo sportivo di un piccolo club, il SSV Markrandstädt. 

E dalla NOFV-Oberliga sud, l’equivalente tedesco della nostra Eccellenza per intenderci, è riuscita a raggiungere la Bundesliga (e un nutrito seguito di tifosi, visto che la media spettatori registrata lo scorso anno in Zweite Liga era vicina alle 30mila unità e con la promozione è in costante aumento) in brevissimo tempo investendo cifre fuori mercato per la concorrenza (18 milioni stanziati lo scorso anno, addirittura 50 milioni nell’ultima sessione di mercato, una somma decisamente astronomica per una neopromossa!). Il tutto facendosi quasi beffa di alcune regole secolari del tradizionalista calcio tedesco, come il divieto di inserire nel nome di un club un marchio commerciale (eccezion fatta per lo storico club di Leverkusen che anche dopo l’inserimento di questa regola continua a chiamarsi come l’azienda che gli ha dato i natali, l’industria farmaceutica Bayer): Red Bull ha ovviato a questo cavillo chiamando il club RB Leizpieg, dove RB sta ovviamente per Red Bull, ma che ufficialmente è l’acronimo di RasenBallsport (“sport della palla su prato”, una forzatura che non verrebbe in mente nemmeno a Guardiola).

Insomma, questa idea che la Red Bull venga a dettare la propria legge infischiandosene dell’ordine precostituito non va proprio giù ai tifosi tedeschi. Qui quelli della Dynamo Dresda dicono a chiare lettere “la tradizione non può essere comprata. No a RB”

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Di questo e di tutte le altre polemiche create da Red Bull nel calcio tedesco e dal successo che sta avendo la sua creatura al primo vero banco di prova però ne è pieno sia il web sia la stampa “classica”. Molto meno (in un certo senso comprensibilmente, vista la portata in un certo senso epocale che potrebbe avere sul pianeta calcio l’imporsi ad alti livelli di questa squadra così lontana dalla concezione di club calcistico che abbiamo qui in Europa, e che anzi strizza l’occhio al mondo delle franchigie made in U.S.A.) si è parlato di ciò che ha fatto sul campo la squadra oggi prima in classifica in Bundesliga, con 30 punti in 12 partite, frutto di 9 vittorie e 3 pareggi, ottenuti mettendo a segno 27 reti e subendone 10.

Una squadra checome già ribadito, non è la classica Cenerentola, ma che, bisogna sottolinearlo, non è la versione tedesca di PSG e Manchester City, squadre anch’esse più o meno fuori dalla grande aristocrazia del calcio che a suon di milioni spesi dallo sceicco di turno per assicurarsi i migliori calciatori disponibili sul mercato sono diventate i colossi calcistici che adesso conosciamo. Il RB Lipsia infatti è sì una squadra con un’enorme disponibilità economica alle sue spalle, ma che spende i propri soldi in maniera oculata e soprattutto seguendo una precisa progettualità. Un marchio di fabbrica per Red Bull che, come in Formula uno non è andata a prendersi Schumacher ma si è andata a costruire in casa propria Vettel e Verstappen, anche negli anni in cui il centro del progetto era Salisburgo e non Lipsia ha scovato e lanciato giocatori del calibro di Kevin Kampl, ora al Bayer Leverkusen, e Sadio Mané, elemento indispensabile del sorprendente Liverpool di questo inizio stagione. Un vero e proprio progetto giovani, che vede le sue eccellenze nei 25 milioni spesi per assicurarsi lo scozzese Oliver Burke (19 anni) e il tedesco Timo Werner (20), e più in generale in una squadra dall’età media di 23,9 anni, col solo portiere di riserva Coltorti a figurare come ultratrentenne.

Una squadra, contrariamente a quanto ci aspetteremmo da un club controllato da una multinazionale ricchissima, formata da perfetti sconosciuti scelti seguendo una precisa filosofia di lavoro.

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La squadra, pressappoco quella in figura (possono cambiare, a seconda delle esigenze, il terzino destro con Schmidt a insidiare Bernardo; i mediani che vedono in Demme e Kaiser delle ottime risorse spesso utilizzate dal tecnico Hasenhüttl; Burke in luogo di Sabintzer sulla destra trequarti destra; e il partner di Poulsen, con il centravanti Selke ad alternarsi con Werner, al contrario una seconda punta maggiormente votata al dribbling), segue a memoria i dogmi tecnici dettati dai guru del calcio sassone: il tecnico artefice della promozione in Bundesliga Ralf Ragnik, ora tornato al precedente ruolo di direttore sportivo, e Roger Schmidt, che in Sassonia non ha mai allenato ma che ha lasciato un’impronta indelebile nel calcio dei “Rotten Bullen” durante la sua esperienza a Salisburgo.

Parliamo infatti di un 4-2-2-2 che basa gran parte della sua forza su un’efficientissima fase difensiva, fondata sull’assunto di proteggere a ogni costo la zona centrale con un fortino numerosissimo di uomini, garantito dal compattarsi di ben quattro linee formate nell’ordine da attaccanti, trequartisti, mediani e difensori.

La perfetta fase difensiva messa su dal Lipsia nella partita contro il Dortmund: Sokratis porta palla ma davanti a sé non ha alcuno scarico, dato che le quattro linee del Red Bull si sono strette in maniera molto compatta in mezzo a schermare tutti gli spazi centrali, in quanto gli attaccanti schermano Weigl e la coppa Demme-Ilsanker tiene sotto controllo sia Gotze sia Castro; inoltre sia Sabintzer a sinistra chee Kaiser a destra occupano in maniera ottimale gli halfspaces, riuscendo in tal modo a controllare sia un’eventuale imbucata centrale che uno sviluppo in fascia dell’azione. Sokratis è così costretto o al lancio lungo o, se vuole mantenere il possesso, a giocare il pallone in orizzontale. Ma deve agire in fretta, visto che Werner è già pronto per andare in pressing.

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Insomma, il Lipsia sembra voler avere a tutti i costi pieno controllo su ciò che può avvenire in mezzo al campo, “sacrificando” in un certo senso le fasce, là da dove ha subito la maggior parte dei 10 gol incassati in questa stagione. Di grosso interesse, sotto questo aspetto, sarà la sfida al vertice del 21 dicembre contro il Bayern Monaco, una squadra che fa da anni degli esterni il suo punto di forza, anche grazie a grandi nomi come Robben, Ribery e Douglas Costa, che hanno convinto persino lo stesso Guardiola, nel suo ultimo anno bavarese, a ricercare l’ampiezza come forse mai aveva fatto negli anni di Barcellona.

Fino ad allora, godiamoci il primo gol del Bayer Leverkusen, col quale “le aspirine” hanno messo palesemente a nudo questo difetto strutturale dei “tori rossi”, sul quale Hasenhüttl dovrà lavorare sodo per confermarsi al vertice.

Le chiavi per questa dispendiosissimo modo di fare la fase difensiva sono intensità velocità. Ovvero le stesse armi richieste da Hasenhüttl anche quando si tratta di offendere: una volta riconquistato il pallone infatti il Lipsia ricerca in maniera quasi ossessiva la verticalizzazione in direzione di Poulsen, vero uomo chiave per la fase offensiva dei sassoni nonostante abbia realizzato soltanto un gol finora. Poulsen infatti è un calciatore che abbina caratteristiche fisiche e atletiche importanti con una buona tecnica e la rapidità di pensiero e movimenti necessaria per far salire la squadra e dare il là alle combinazioni offensive ad alta velocità tipiche della squadra, che predilige di gran lunga questo approccio ad altri per giungere alla conclusione.

Prendiamo ad esempio la vittoria per 3-1 contro il Mainz dello scorso 6 novembre: tutti i gol del RB Lipsia nascono da combinazioni veloci nate da una verticalizzazione improvvisa e per certi aspetti brutale, ma è il secondo gol a rendere idea del fondamentalismo di questa idea: l’azione nasce da un rilancio istintivo in verticale del portiere Gulacsi.

Verticalizzazione a ogni costo che spesso potrebbe diventare un rischio, se eseguita a ritmi così elevati da divenire frenetici. Un rischio però calcolato, visto che si ottengono diversi effetti desiderati: innanzitutto si guadagna terreno, avvicinandosi all’area avversaria e allontanandosi dalla propria; in secondo luogo la squadra è nelle condizioni di applicare un immediato gegenpressing per la riconquista di preziosissime seconde palle, che possono creare nuove occasioni favorevoli per capovolgere in maniera repentina il fronte e trovare la rete.

Al 90′ cross fallito dalla destra e Amburgo che riconquista il pallone, ma è solo per un attimo, prima che Forsberg lo strappi con forza all’avversario e serva Selke per il comodo gol dello 0-4

Cosa ne sarà dunque del RB Lipsia da qui alla fine della Bundesliga? Spingersi in questi pronostici è sempre molto arduo, specie se si è appena superato il primo terzo di campionato e quindi ne deve passare ancora di acqua sotto i ponti. Tuttavia è sotto gli occhi di tutti che – con buona pace dei tifosi tedeschi ancora ancorati alla tradizione, ai quali proprio non va giù l’idea che un colosso austriaco venga a comandare a casa loro – il Lipsia è una realtà, non una favola, che ha tutte le carte in regola per diventare grande fin da subito.


Vincendo da neopromossa il campionato? Magari no, visto che a certi livelli l’esperienza e i grandi campioni a disposizione della grande per eccellenza, il Bayern Monaco di Ancelotti, possono ancora fare la differenza. Ma un posto per la prossima Champions League, magari approfittando delle difficoltà che stanno incontrando i principali competitors, ovvero il Borussia Dortmund e il Bayer Leverkusen, sembra essere alla portata.
Insomma, Red Bull ha messo le ali, deve solo spiccare il volo!


 

Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.