Interventi a gamba tesa

Se io fossi Pioli


Dopo il fallimento del progetto De Boer e la conseguente figura rivedibile da parte di società e staff dirigenziale, è stato deciso di affidare la panchina a un tecnico italiano, accontentando le richieste dei giocatori che ora, si spera, non avranno più alibi. La figura scelta dopo accurati casting, che potrebbero simboleggiare una società allo sbando, ma ritengo che siano più che legittimi – d’altronde noi tutti quando ci affacciamo ad un impiego lavorativo prima di essere scelti dobbiamo effettuare un colloquio di lavoro che va a sondare la nostra motivazione e le nostre abilità -, è stata l’allenatore ex Lazio e Bologna Stefano Pioli.


Sinceramente il nome di Stefano Pioli non era quello che preferivo nella lista dei papabili che via via è andata assottigliandosi fino ai casting/colloqui preliminari. Inizialmente il nome che avrei visto meglio sulla panchina meneghina, sponda neroazzurra, era quello di un altro tecnico olandese Guus Hiddink, poiché mi è sempre sembrato un tecnico capace di risolvere le situazioni difficili e portare la barca sull’altra sponda del fiume -dato che pur sempre stiamo parlando di un traghettatore in attesa del nuovo vate –Simeone- o del ritorno del vate di Setúbal. Un altro nome suggestivo era quello di don Fabio Capello ma sembra che lo stesso abbia rifiutato e come biasimarlo: mettere le mani in quest’Inter è un atto di coraggio e amore.

Dunque scartati questi due nomi, che a mio giudizio erano i profili migliori per la panchina neroazzurra (sin da Agosto), giungiamo ai tre nomi dei casting: Zola, Marcelino e Pioli.

Sul primo non mi voglio esprimere poiché è l’eccezione alla regola “grandi campioni ottimi o buoni allenatori”; il secondo, Marcelino – come giustamente fatto notare dal nostro, sempre puntuale Porce nella chat di sportellate- era forse il tecnico migliore a livello tattico: il suo Villareal era un’ottima squadra, ma a mio giudizio è più un tecnico da progetto che, come De Boer, ha bisogno di allenare la squadra sin dal ritiro per poter inculcare i suoi dettami tecnico tattici. Necessita inoltre di una preparazione fisica ad hoc per il suo stile di gioco, che francamente l’Inter in questo momento non ha.

Allora? Allora ben venga Pioli il “normalizzatore”, come definito sommariamente dalla stampa.

Accordo fino al 30 Giugno 2018 per il tecnico emiliano.

piolee

Il lavoro di Pioli come tecnico risalta soprattutto a Bologna e nella capitale sponda biancoceleste, dove le squadre allenate dal neo tecnico interista raggiungono ottimi risultati, sia a livello di gioco che di classifica.

Personalmente la prima Lazio di Pioli mi ha impressionato per stile di gioco, continuità, compattezza ed esaltazione del singolo; in quell’anno –da Gennaio in poi- abbiamo visto il migliore Felipe Anderson da quando il funambolo brasiliano è in Italia.

La stagione 2014/2015 di Felipe. Non una stagione come le altre.

La sua Lazio giocava con un 4-3-3 compatto e veloce nelle ripartenze dove sfruttava la velocità e l’abilità dell’esterno offensivo nel superare l’uomo. All’Inter si troverà due esterni di primissimo livello Perisic e Candreva che andranno ad occupare quel ruolo. La punta sarà Icardi che come Klose avrà il compito di finalizzare l’azione e aprire gli spazi per gli inserimenti delle due mezz’ali che probabilmente saranno Joao Mario e Brozovic, poiché entrambi hanno il dinamismo necessario per il ruolo. In questo momento vedo accantonato Banega per due motivi: il primo è che non credo in un 4-2-3-1: come dimostrato in alcune uscite, la squadra è troppo fragile per poter reggere il peso offensivo di questo modulo. Il secondo motivo è che l’argentino sta deludendo rispetto alle aspettative e non ha nel dinamismo la sua dote migliore. Davanti alla difesa giocherà –come sempre- Medel per dare equilibrio, ma in questo ruolo mi piacerebbe vedere Kondogbia, se si riprenderà a livello di testa. In alcune partite poi, probabile giocherà lo stesso Banega. La difesa sarà la solita sperando di rivedere l’Ansaldi di Genoa e che il mercato di Gennaio porti in dote un terzino e un difensore centrale da affiancare a Miranda in alternativa a Murillo.

Posto che i giocatori sono di primo livello –in termini di livello assoluto- a Pioli spetterà il difficile compito di amalgamarli e farli giocare da squadra una volta per tutte.

Se io fossi Pioli darei a ogni giocatore un compito ben preciso a cui adempiere.

Per prima cosa riporterei le marcature a uomo in difesa, secondariamente direi ai giocatori di giocare semplice senza troppi fronzoli seguendo uno schema ben preciso: palla all’esterno per creare la superiorità, anche grazie alle sovrapposizioni dei terzini, e conseguente cross dal fondo per la punta e le due mezz’ali che si inseriscono, più l’esterno opposto che stringe. La squadra dovrebbe occupare meglio l’area di rigore avversaria, portando almeno 4 giocatori che potenzialmente potrebbero castigare l’avversario. Oltre a questo chiederei di abbassare il baricentro medio sulla trequarti difensiva, nelle transizioni offensive degli avversari, per aiutare la difesa a proteggersi, soprattutto sugli esterni dove soffre in maniera imbarazzante. Infine chiederei ripartenze veloci e “cattive” per punire l’avversario.

Probabilmente non sarebbe il gioco più bello visto in Italia, ma potrebbe aiutare la squadra a trovare solidità mentale attraverso i risultati, d’altronde lo scoglio più duro sono le prime tre partite: Milan-Fiorentina-Napoli. Una fiducia ritrovata permetterebbe alla squadra di giocare più sciolta e senza paura: la partita contro il Crotone è stato l’emblema di questa tensione e ansia da risultato. Per questo motivo credo che almeno inizialmente Pioli abbandonerà il 4-3-3 per giocare con un 4-4-2 compatto e di ripartenza. Con Perisic e Candreva più bassi, Joao Mario o Kondogbia e Medel davanti alla difesa e Gabigol o Eder a fianco di Icardi.

Gabi, sappi che qua c’è gente che stravede per te. Non deluderla.

La parte più difficile del lavoro di Pioli sarà ridare fiducia ai singoli giocatori, amalgamarli e renderli squadra cosa che De Boer non è riuscito a fare.

Concludendo il progetto di De Boer è fallito sia per la testardaggine del tecnico olandese che per la confusione societaria. Il più grande dispiacere che il fallimento dell’olandese ha lasciato sono state le aspettative che il tecnico aveva portato nel gioco della squadra nelle prime uscite tanto che mi avevano fatto pensare a un futuro luminoso fatto di pressione alta, gestione della palla e cattiveria sotto porta che avevo manifestato qui. Questo purtroppo non è stato, però vedere un’Inter kloppiana contro la Juve è stato il più grande livello raggiunto dalla squadra dal post-Mourinho ai giorni nostri.

Ora tocca a Pioli e anche se non è mai stato il mio primo nome rappresenta una scelta sensata nel marasma che la società Inter dimostra di essere attualmente.

Se io fossi Pioli farei ciò che ho scritto sperando che il tecnico non mi ascolti e usi le sue idee perché un tecnico che non segue le sue idee si autoesonera d’altronde è pagato per prendere decisioni secondo la sua idea di calcio. Quindi in bocca al lupo a Pioli che ha il compito di guidare una società folle e incantevole, che è capace di farti innamorare e arrabbiare nell’arco di un minuto, una società dalla quale non puoi stancarti che ti da sempre un motivo per cui parlarne e che è romantica come solo lei sa fare. Da tifoso sosterrò sempre Pioli come fatto con ogni allenatore interista- tranne Mazzarri- anche se non è mai stata la mia prima scelta. Da osservatore di calcio guarderò la sua creatura evolversi e cercherò di analizzarla al meglio delle mie possibilità sottolineando principalmente gli aspetti positivi e le negatività che mai la stampa si riserva di sottolineare quando riguardano l’Inter.


 

 

Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.