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- di Santiago Tedeschi

La nuova vita di Cesare Prandelli


Se qualcuno di voi è mai stato al Mestalla, stadio del Valencia Club de Futbòl, sa che non è uno stadio qualsiasi. In quel luogo sacro per i tifosi "chè" può veramente succedere di tutto: se dopo 5 minuti perdi i tifosi cominciano a fischiare, ma anche se vinci giocando male i tifosi potrebbero comunque mugugnare. Sicuramente Valencia è una delle piazze più complicate in Spagna, tra quelle con maggiori aspettative e pressioni. D'altronde sono diversi anni che il Valencia non è più la prima squadra della Comunidad Valencia perché durante gli ultimi anni in Europa ci è sempre andato il Villareal grazie ad un progetto convincente, un gioco spumeggiante e protagonisti di indiscussa qualità. Ma è proprio da Valencia, che Cesare Prandelli ricomincia ad allenare.


Prandelli non è un allenatore qualsiasi. Non è una questione di stile, di filosofia tattica o di cultura sportiva. Sarebbe scadere nell'ovvio. Quello che lo rende speciale sono le esperienze, alcune fortunate, altre forzate, che ha accumulato nei suoi quasi 30 anni di panchina. Il suo addio alla Roma dopo la malattia della moglie, il suo litigio con i tifosi della Fiorentina a causa dei cori ingiusti a lui rivolti, la sua idea di chiamare Simone Farina in nazionale dopo che il giocatore rinunciò a vendersi una partita. "Bisogna promuovere l'indignazione attiva, trasformando le difficoltà in qualcosa di positivo". E se queste sono le sue idee in temi più importanti che il calcio, evidentemente le stesse idee le proporrà nel suo calcio.

Ovviamente il tecnico è ricordato soprattutto per il lavoro svolto, tra il 2010 e il 2014, con la nazionale italiana. Da giocatore vinse tutto nella Juventus di Cesare Trapattoni, era convinto che l'Italia non solamente poteva giocare in un altro modo, ma che poteva farlo meglio e con successo. Cesare Prandelli crede nel calcio dinamico, offensivo e associativo e da questo insieme di idee capisce che ogni giocatore deve tirar fuori il meglio di sé. La sconfitta in finale contro la Spagna durante l'Europeo 2012 non cancellò le prestazioni di quella squadra contro la Germania in semifinale, ma anche contro la stessa Spagna nel girone iniziale.

Un'Italia non più orientata sulla difesa, ma sul rombo di centrocampo Pirlo-Marchisio-De Rossi-Montolivo, in cui il possesso palla, il numero di passaggi e lo stile ricordavano a tratti proprio la Spagna campione del mondo.

Il 2-1 ai tedeschi griffato Balotelli.

Ora l'allenatore di Orzinuovi, dopo le esperienze deludenti agli ultimi mondiali e al Galatasaray è arrivato a Valencia, un club dove la frustrazione sta diventando quotidianità. Durante la sua presentazione ha affermato che "l'idea di gioco è quella di un calcio collettivo. Avere sempre la palla è impossibile. Dobbiamo riuscire ad essere una squadra compatta con le idee chiare. Una squadra che faccia pressing nelle prime zone di gioco, che recuperi il pallone il prima possibile, e che a parte organizzare il gioco deve pensare al recuperarlo". Arriva in Spagna con i pipistrelli fermi a 6 punti in 7 giornate, 2 vittorie e 5 sconfitte. Il suo dogma è "non c'è miglior difesa che un buon attacco".

A partire da questa frase, la sua proposta si inserisce perfettamente con il Valencia attuale. Tutto questa senza dimenticare il risultato, l'equilibrio e l'organizzazione. Rivoluzionario sotto molti aspetti, il suo buon gusto per il calcio non è sinonimo di frenesia, anzi, in qualche modo è un pensatore pratico. Non cerca preziosismi fini a sé stesso, non è un inventore, ma un educatore. Deve cominciare a capire il calcio spagnolo, che ammira, ma non conosce da dentro. Forse questo sarà il suo handicap.

I 12 comandamenti di Cesare durante il suo primo allenamento a Valencia.

I 12 comandamenti di Cesare durante il suo primo allenamento a Valencia

L'avventura dell'allenatore italiano è cominciata da un mese, la prima trasferta è stata a Gijòn e la squadra ha risposto bene andando a vincere su un campo complicato, la settimana dopo è arrivato il Barcellona al Mestalla e, anche se il Valencia è tornato a casa con una sconfitta Prandelli è rimasto orgoglioso di quello che aveva visto. Una squadra che nel primo tempo non è riuscita a coprire gli spazi intermedi e le triangolazioni tra terzino, mezzala ed esterno di riferimento, capace comunque di rimontare il gol iniziale di Messi grazie all'inserimento dell'ex Mounir e l'arretramento di Cancelo, salvo poi perdere solamente a causa di un rigore assurdo di Abdennour subito nel recupero. Una partita giocata a livelli di intensità altissimi, che i padroni di casa, almeno per un tempo, hanno gestito alla perfezione.

Lunedì contro il Deportivo la Coruña doveva essere la vera prova del 9. E invece è arrivato solamente un pareggio, in trasferta sì, però contro un avversario modesto e i tifosi, giustamente, si aspettavano il cambio di marcia. Ci sono errori che tornano ogni settimana: errori individuali in difesa e poco possesso palla, in una squadra comunque più votata alle transizioni che al controllo del pallone. Lo stesso Prandelli lo ha riconosciuto in sala stampa: "La squadra deve pensare in questo momento nel recuperare la palla, è la prima cosa da fare. Il gioco si costruisce con calma."

Il ko con i campioni di Spagna maturato nel recupero.

https://youtu.be/zdFBacgqTgc

 

"Oggi abbiamo fatto un passo indietro rispetto alle partite precedenti. Quando hai opportunità e non fai gol, è tutto più difficile. La squadra sta creando occasioni ma ne dobbiamo avere di più" l'epilogo della conferenza stampa di Prandelli a La Coruña, il quale dimostra ancora una volta la consapevolezza della situazione delicata per una squadra in questo momento al 14° posto in classifica.

Cesare ne deve fare di strada, ma se il tempo è galantuomo, ha gli strumenti per rialzare il Valencia Club.


 

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Santiago Tedeschi, nato a Roma, classe '93. Appena laureato in Mediazione Linguistica e Interculturale e pronto per una magistrale in Giornalismo e Comunicazione Digitale. Italo-spagnolo e una grande passione, il calcio e il Barcellona.

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