Interventi a gamba tesa

Abbozzo di un Inter che verrà


Le ultime partite dell’Inter, al netto di qualche passaggio a vuoto, hanno mostrato un’evidente crescita a livello di gioco e mentalità rispetto alla scorsa stagione, dove i risultati, soprattutto in fase iniziale, erano dovuti più a contingenze favorevoli che ad un sistema efficiente nelle due fasi. Il salto di qualità si è visto dalla terza gara di campionato, con l’ingresso di Joao Mario nell’undici titolare. Il portoghese è stato determinante nell’evoluzione del gioco, perché unendo quantità a qualità è riuscito a rivoluzionare il centrocampo e la gestione del possesso.


Inter-Palermo, pressione in avanti dei nerazzurri in zona offensiva. Uno dei dettami di Frank de Boer.

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Andando ad analizzare il percorso dei nerazzurri, possiamo notare che i passi in avanti rispetto alla formazione di Mancini sono dovuti principalmente a due motivi: il sistema di gioco e il cambio di mentalità. L’Inter è passata da un inspiegabile 3-1-4-2 contro il Chievo, a detta di De Boer utilizzato per una scarsa condizione fisica e a mio avviso unico eclatante errore della sua ancora breve gestione, al 4-3-3 contro il Palermo – che già aveva fatto intravedere qualche miglioria a livello di gioco e occasioni create – fino ad arrivare al 4-2-3-1 o 4-1-4-1 utilizzato a Pescara e in casa contro lo Juve.

Questo sistema di gioco ha permesso ai giocatori di potersi esprimere al meglio delle potenzialità. Infatti ha tolto a Medel compiti di impostazione, come si diceva nell’introduzione, relegandolo al suo ruolo naturale di interditore-passatore, ha permesso a Banega di avanzare la propria posizione media di 15-20 metri, alzando di conseguenza anche le due ali, che non devono più indietreggiare per ottenere palla ma possono concentrarsi sull’ultimo quarto di campo per ricevere e puntare, in più ha permesso l’inserimento in campo di Joao Mario al posto di Kondogbia.

Il campione d’Europa è andato ad occupare il ruolo di centrocampista a tutto campo, per influenza sulla fase di possesso una sorta di Yaya Toure nel primo City di Mancini. Lo stesso Mario, grazie al suo movimento permette un rapido cambio di modulo e pressione durante la partita. Se il portoghese non è al top, come nel match di Roma, la fluidità del possesso in zona centrale ne risente, con la squadra costretta ad attaccare esclusivamente in ampiezza o ad affidarsi ad iniziative dei singoli. Un po’ come nella gestione Mancini.

Heat Map di Joao Mario vs Empoli, Juve e Pescara. Il centrocampista portoghese tocca palla in tutte le zone del campo.

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L’evoluzione del gioco che FdB ha apportato è stata graduale, ma già significativa, fino all’esplosione contro la Juve, dove la beneamata ha sfornato una performance che a San Siro non si vedeva dai tempi di Mourinho, almeno sotto il profilo dell’intensità e della pressione. I dettami che il tecnico olandese sta cercando di inculcare nei giocatori sono principalmente due: pressione ad inizio azione e possesso palla.

La pressione che ha fruttato i 3 punti contro i campioni d’Italia.

La pressione alta parte da Icardi, che costringe il portiere al rinvio, successivamente i due esterni Candreva e Perisic (o Eder) si alzano sui terzini, sulle mezzali escono JM e Banega, mentre Medel o lavora in marcatura preventiva – un altro concetto tanto caro all’ex allenatore dell’Ajax – sul rifinitore avversario, talvolta invece chiama in prima persona il pressing sul regista e conseguentemente JM e Banega si abbassano. Vedi ad esempio quanto accaduto contro il Bologna – dove non c’era Mario ma Gnoukouri.

La pressione è orientata uomo su uomo, ma può essere portata anche in maniera strategica su un determinato giocatore in certi momenti della partita, come contro la Juve, dove si è cercato di escludere Pjanic dal gioco pressandolo con le due mezzali e l’esterno di riferimento. A proposito di fase difensiva, quando la squadra avversaria inizia l’azione con un giro palla dal portiere, Icardi & co. si schierano con un 4-1-4-1, diversamente JM si allinea con Medel, formando così un 4-2-3-1.

Ingrandendo la tabella relativa al possesso palla del 2016, è interessante notare come l’Inter sia terza a meno 0,4% dal Napoli e meno 1,2% dalla Roma. Il dato più basso registrato è il 50% nella trasferta di Empoli. A riprova di come De Boer voglia impostare la partita tramite un possesso continuo.

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L’altro dettame di de Boer è la costruzione del gioco che avviene con un possesso palla finalizzato a mandare sul fondo l’esterno o a trovare una verticalizzazione per Icardi.

Immagini prese dal profilo Twitter @11tegen11.

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Come si può ben notare dalle immagini, la rete di passaggi dell’Inter è cambiata radicalmente: se nelle prime due partite era il giocatore posizionato davanti alla difesa ad avere il compito di impostare il gioco, ora la gestione dell’uscita del pallone dalla difesa è affidata agli interni. Il tecnico olandese ha sostituito il regista con un doppio volante –con regista intendo colui che ha il compito di condurre la palla in zona avanzata, non necessariamente il giocatore davanti alla difesa – il doppio regista, come detto, sgrava Medel dai compiti d’impostazione e permette alle due ali di partire in posizione molto esterna, andando ad allargare la difesa avversaria e creando così corridoi tra terzino e centrale per un possibile filtrante.

Lo switch tra Banega e JM avviene più volte durante la partita, ecco che si abbassa Banega e si alza JM. Questa intercambiabilità garantisce una manovra sempre abbastanza fluida poiché c’è sempre un regista a far iniziare l’azione.

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Quindi durante i 90 minuti si può vedere Banega che si abbassa a ricevere palla e Joao Mario che si alza nel ruolo di rifinitore, oppure JM che riceve palla e inizia l’azione. Importanti nello sviluppo del gioco anche i terzini, che una volta ricevuta palla hanno principalmente due compiti: lanciare l’esterno di riferimento nello spazio, o passare a Banega o JM e quindi sovrapporsi andando a creare possibili soluzioni di 2 vs 1 sull’esterno, motivo ricorrente nell’ultima sfida con la Roma.

Se oggi l’inter cerca di gestire la partita giocando e pressando – si vedano gli ultimi minuti contro l’Empoli, dove sia Icardi che Eder al 90’ pressano gli avversari nonostante il vantaggio di due reti – è frutto del cambio di mentalità che il tecnico olandese sta provando ad imporre alla rosa.

Minuti giocati dagli under ’96 dell’Inter in questa stagione. Come si può notare, Gnoukouri ha già giocato più di tutta la passata stagione, Miangue ha un minutaggio pari ad un titolare. Inoltre ho inserito Gabiriel Barbosa non tanto per il minutaggio ma per sottolineare come in una partita da vincere sia stato preferito a Palacio e Jovetic. Dati che a mio avviso mostrano la fiducia che FdB nutre nei giovani della rosa (immagine realizzata con squawka comparison matrix).

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Altra nota positiva è la fiducia nei ragazzi provenienti dal settore giovanile che il tecnico olandese sta mostrando. Anche se Gnoukouri è stato lanciato da Mancini, è con il tecnico olandese che l’ivoriano sta trovando spazio, in particolare contro il Bologna il giovane centrocampista si è messo in mostra con una grande prestazione dimostrando di essere pronto per giocare e dare geometrie e velocità al centrocampo in assenza di JM o Banega, cosa che ad esempio Kondogbia non ha ancora dimostrato di saper fare. Anche Miangue sembra poter stare tranquillamente tra i titolari, andando a contendere il posto agli altri terzini sinistri, che rappresentano ancora un problema nella rosa, probabilmente il più grande.

Errore da principiante per D’Ambrosio contro il Pescara, che si perde Bahebeck troppo facilmente.

Ad ogni modo, problemi nell’Inter ci sono e sono ben visibili: il primo è proprio l’inadeguatezza dei terzini (aspettando il miglior Ansaldi, che dovrebbe garantire un upgrade rispetto alla qualità media attuale), anche se Santon sembra ritrovato in parte, infatti non si è ancora visto un cross che metta in crisi le difese avversarie da questi. Il secondo problema è sempre relativo alla difesa e verte su un’alternativa di livello alla coppia Murillo-Miranda.

Inoltre a livello di gioco FdB deve trovare una soluzione per mandare a segnare più giocatori (per ora solo Icardi e Perisic hanno segnato) e deve trovare un sistema per non soffrire le assenze di Banega e JM a in sede di costruzione, perché se da un lato le cosiddette riserve devono crescere con i titolari, dall’altro si deve trovare un diversivo affinché la squadra sappia risalire il campo anche in assenza dei due fantasisti sulla trequarti.

Epic Brozo? Esclusione inappuntabile e finalmente spiegata dalla società e dall’allenatore, che non hanno voluto nascondersi. Sembra che Brozo l’abbia presa bene (?), il reintegro ormai è vicino e a quanto si vocifera dovrà offrire una cena alla squadra per il suo comportamento.

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Una nota conclusiva la merita il tecnico olandese, che sembra già in possesso del gruppo. L’esclusione di Brozovic dai convocati dopo la prima partita di EL per comportamento inaccettabile è stata la prima mossa di FdB per far capire al gruppo che chi vuole giocare deve mantenere un comportamento professionale. Una mossa che credo abbia cementato il gruppo attorno all’allenatore, anche grazie alla sua trasparenza. Pure la scelta di sostituire Kondogbia dopo mezz’ora contro il Bologna ha dimostrato come il tecnico voglia principalmente una cosa: che si ascolti e si migliori al di là del risultato. Le spiegazioni alla stampa – in un italiano ancora stentato ma comprensibile – sono state ineccepibili e hanno dimostrato un’inversione di rotta nella squadra e forse anche nell’opinione pubblica: se uno gioca male e danneggia i compagni, va sostituito indipendentemente dal minuto di gioco.

Probabilmente, anzi sicuramente, l’Inter non è ancora una squadra perfetta ma i miglioramenti di queste prime giornate di campionato sono sotto gli occhi di tutti: la voglia di voler dominare attraverso il gioco è innegabile, come del resto il cambio di atteggiamento dei giocatori, sempre pronti a pressare in avanti. Quando i nerazzurri approcciano bene il match sembra, finalmente, una squadra che sa quello che vuole fare e come farlo. Non sempre ci riesce, ma la strada intrapresa è quella giusta per iniziare ad arrivare dove le compete.


 

 

Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.