Interventi a gamba tesa

Raggiungere il Nirvana, Pol Lirola

Lirola nell’attimo in cui segna il suo primo gol da professionista, il suo primo gol con il Sassuolo, il suo primo gol in Europa League e il primo gol in una fase finale di un torneo europeo per i neroverdi.


Nel dizionario Treccani la definizione data alla parola mania è: “tendenza esclusiva e smodata verso qualche cosa, infatuazione fanatica, come fenomeno individuale o collettivo. Il termine è usato anche con il significato di entusiasmo, invasamento religioso”. L’accezione più calzante in relazione al mio rapporto con i terzini è sicuramente infatuazione fanatica, forse però sarebbe più giusto parlare di invasamento religioso. Il motivo è che credo di poter raggiungere il mio Nirvana, che nel Buddhismo indica la fine delle sofferenze, dei dolori ma anche delle passioni. In questo momento a saturare la mia brama ci sono a sinistra Alex Sandro ed a destra Héctor Bellerìn, un giorno però, forse, Pol Mikel Lirola Kosok potrebbe riuscire a sublimarla definitivamente. Lirola potrebbe essere il mio Nirvana.


“Piuttosto smette”. Le parole di Miguel Lirola agli emissari del Barcellona che gli chiedono di portare in blaugrana il figlio Pol, sono il simbolo di cosa significhi far parte della Meravillosa Minoria, il tifo (e la militanza) dell’Espanyol.

Essere tifosi dei Periquitos significa credere, avere una fede, tramandata di padre in figlio, fondata sull’idea dell’unicità, della purezza di una squadra che ha per prima rappresentato la Catalogna, quando il Barça era ancora appannaggio esclusivo degli stranieri. La storia del difensore classe ’97 ricorda a livello di empatia quella di Fernando Torres. El Niño racconta che nella sua classe a scuola su 24 ragazzi, 23 tifavano Real, lui era per l’Atleti. Lirola vive la sua giovinezza a Mollet del Vallès, comune di Barcellona a metà strada tra il Camp Nou e lo stadio Cornella-El Prat, negli anni in cui Messi&co diventano a detta di molti la squadra più forte di tutti i tempi, che sono gli stessi in cui l’Espanyol fatica ad arrivare alle 30.000 affiliazioni e ad affermarsi nella parte sinistra della classifica della Liga.

«Lo mejor de Barcelona, es ser del Espanyol». Luis García Fernández, capitano dei Periquitos nel 2011.

«Lo mejor de Barcelona, es ser del Espanyol». Luis García Fernández, capitano dei Periquitos nel 2011

Il sogno di esordire da professionista con la maglia blanco y azul della squadra del cuore di tutta la famiglia, Lirola lo realizza nel 2014, a 17 anni e 2 mesi e diventa subito l’anticamera di un qualcosa ancora più grande. Uscito dalla doccia, Pol trova nello spogliatoio il suo procuratore con Javier Ribalta, il capo degli osservatoti della Juventus. “Mi dissero che i bianconeri mi volevano. Non ho avuto dubbi”: la Juve lo prende in prestito a 150.000 euro due mesi dopo.

Lirola ha bisogno di qualche mese per ambientarsi a Torino, dice che gli manca il mare ed inoltre non può giocare. Per problemi burocratici il suo passaggio in bianconero viene posticipato e Grosso riesce ad averlo a disposizione ad aprile. Gioca soltanto 6 partite, che però bastano a convincere tutti a riscattarlo per altri 500.000 euro.

Il 4-3-3 di Grosso è il modulo perfetto per esaltare le doti di uno dei giocatori che corrispondono più realisticamente all’ideale contemporaneo del terzino fluidificante. In fase di possesso gli esterni alti stringono molto dietro la prima punta, lasciando tutta la fascia libera ai laterali bassi. Il classe ’97 in questo modo può esaltare il suo stile di gioco, nel quale c’è ancora molto della sua esperienza da ala pura in Spagna. Pol è abilissimo nello sfruttare la sua velocità sia nello stretto che sulla lunga distanza; ha un ottimo controllo palla ed ancor di più del corpo, che gli permettono di essere molto efficace nel dribbling, e tira bene sia di destro che di sinistro. In fase offensiva la combinazione di rapidità e tecnica diventa così una delle colonne sulle quali viene costruito il gioco della Juventus primavera.

Il gol segnato contro l’Athletic Bilbao, che AS ha definito “maradoniano”, per quanto straordinario non è un caso.

Lirola dice di ispirarsi a Lahm, ma che con le dovute proporzioni si rivede di più in Dani Alves. Con il brasiliano probabilmente non giocheranno mai insieme, divisi anche dall’idea di continuare a rappresentare Barcellona in due modi opposti anche lontani dalle ramblas, ma i punti a comune tra i due sono molti. La propensione alla fase offensiva ed il sapersi muovere lungo tutta la fascia anche per favorire il fraseggio, fornendo un’alternativa di passaggio ai compagni, rappresentano il cardine del gioco di entrambi.

Il momento in cui i due più si somigliano però è quando sono messi in condizione di ricercare l’uno-due con l’attaccante al limite dell’area per arrivare al cross o alla conclusione a rete, ovvero nell’occasione migliore nella quale sfruttare il mix di tecnica e velocità esplosiva del quale dispongono.

Lirola non ha neanche incrociato Dani Alves alla Juventus, ma questo deve averlo comunque imparato da lui.

In fase di non possesso, per quanto debba ancora migliorare, come ha ammesso lui stesso nella conferenza di presentazione con il Sassuolo, difficilmente lo si trova nella posizione sbagliata rispetto al diretto avversario. Lirola, sfruttando la sua rapidità nel breve, riesce spesso ad anticipare l’avversario, in più si rivela utile anche nelle chiusure congiunte con il difensore centrale di riferimento.

Giocando molto spesso in proiezione offensiva Pol ha però bisogno di un interno di centrocampo che lo copra nelle sue numerose uscite offensive. In primavera aver trovato Macek sulla destra del centrocampo a tre di Grosso lo ha sicuramente agevolato nella sua esplosione, a Sassuolo potrà contare sulla sostanza di Biondini. L’unico aspetto sul quale il miglioramento deve essere ampio e il più immediato possibile è il colpo di testa, su cui non riesce ancora a sfruttare i suoi 183 cm.

Nella sua prima stagione completa in bianconero, Lirola vince il Viareggio, segnando anche un gol decisivo in semifinale contro lo Spezia, e arriva alla finale scudetto, nella quale si guadagna il rigore del momentaneo vantaggio bianconero firmato da Kastanos, prima del recupero della Roma. A fine stagione ha a referto 31 partite, 3 reti e 9 assist tra campionato e coppe, che gli valgono la convocazione per la tournée estiva tra Australia ed Hong Kong con la prima squadra.

Lirola nell’International Champions Cup contro il Melbourne Victory FC al Melbourne Cricket Ground

during the 2016 International Champions Cup Australia match between Melbourne Victory FC and Juventus FC at Melbourne Cricket Ground on July 23, 2016 in Melbourne, Australia.

Nella precampionato Lirola gioca praticamente sempre, agevolato dall’assenza dei due big Dani Alves e Lichtsteiner, impegnati rispettivamente in Copa America e Europeo, e risulta uno dei più positivi dell’intera tournée. Il 27 giugno i bianconeri acquistano Dani Alves e la tentazione di far intraprendere a Lirola il percorso che ha seguito Alex Sandro, apprendistato sotto il giocatore di esperienza internazionale per poi prenderne il posto in un biennio, deve aver stuzzicato la dirigenza, che ha però poi affidarsi alle doppie coppie Alex Sandro-Evra/Dani Alves-Lichtsteiner. Lirola viene così ceduto in prestito biennale al Sassuolo, alla ricerca di un sostituto di Vrsjaliko, non prima però di avergli rinnovato il contratto fino al 2020, dimostrando così quanto venga considerato il futuro della fascia destra bianconera.

Sassuolo rappresenta l’ambiente ideale per il completamento della crescita dell’ex Espanyol prima del ritorno in bianconero, fissato proprio per l’anno in cui scadrà il contratto a Dani Alves. Oltre ad una fase offensiva perfettamente codificata, che mira a dare ampiezza al gioco – Lirola avrà anche la possibilità di beneficiare degli spazi aperti dalle tracce interne di Berardi, su cui si focalizzeranno le difese – è la fase difensiva degli emiliani che si adatta perfettamente alle skills dello spagnolo.

Quando non ha il pallone, il Sassuolo difende in maniera praoattiva, mantenendo il pressing costante sui primi passaggi della difesa avversaria accompagnato da una linea difensiva abbastanza alta, il che permetterà a Lirola di sviluppare ancor di più le sue doti in fase di anticipo. Inoltre la linea difensiva nero verde è poco propensa a provare il fuorigioco, che ad oggi rappresenta il limite più importante dello spagnolo. In questo contesto, avrà anche la possibilità di incrementare le già ottime doti di palleggio, diventando sempre più propenso a supportare la costruzione della manovra.

Nell’immagine, quello che chiede Di Francesco a Lirola, ovvero di alzarsi in fase di possesso sulla linea dei centrocampisti entrando, a far parte della costruzione della manovra nel secondo terzo di campo.

palleggio

Nei pochi mesi sotto la guida di un maestro come Eusebio Di Francesco, il terzino destro ha già migliorato moltissimo la sua continuità durante i 90 minuti, evitando le pause in fase di spinta che si concedeva ai tempi della Primavera bianconera ed ha confermato quanto si era visto a livello potenziale sotto la guida di Grosso. Ha segnato il primo gol europeo della storia del Sassuolo con la classica discesa palla al piede, fornito un assist per Defrel nella vittoria contro l’Udinese ed è stato eletto due volte migliore in campo.

Lirola, completati i due anni a Sassuolo, sarà chiamato a sostituire Dani Alves sia alla Juventus che nell’immaginario collettivo, che da anni vede nel brasiliano uno dei tre terzini destri più incisivi e completi d’Europa. Le facoltà e il talento non si discutono, come non si può non individuare nel Sassuolo l’ambiente perfetto per sublimarle definitivamente. Per questo sono convinto che un giorno Pol Lirola potrà farmi finalmente raggiungere il Nirvana.

“Vi hueco y tiré para delante, buscaba llegar al fondo y dar el pase, aunque al ver que tenía oportunidad de chutar, no lo dudé” – “Ho visto lo spazio libero e mi sono allungato la palla in avanti, cercavo di arrivare sul fondo per crossare, ma quando ho avuto l’opportunità di calciare non ci ho pensato due volte”.


 

Nato il 24/08/1992, esattamente quindici anni dopo Denílson, mi vanto da sempre di avere il suo stesso talento anche se in campi diversi, sperando che almeno il mio non rimanga incompiuto a forza di pasos dobles. Iscritto all'università di Pisa in Scienze Politiche, dedico la mia vita allo sport e ai libri di Bukowski, Huxley e Palahniuk. Amo il calcio, la birra, Guccini, De André, Toni Servillo e il vero talento. Esteta del calcio, juventino di nascita e tradizione, ho donato il mio cuore a Camoranesi, che ultimamente sembra averlo girato a Dybala.