Interventi a gamba tesa

I migliori 10 gol di Marek Hamsik


Sabato sera il Napoli ha battuto per 2-0 il Chievo, tenendo il passo della Juventus capolista: il gol che mette in ghiaccio il risultato è anche il numero 100 di Marek Hamsik, che iscrive di diritto (casomai ce ne fosse ancora bisogno) il campione slovacco nella storia partenopea, unico centrocampista ad aver raggiunto la tripla cifra nella classifica cannonieri all-time degli azzurri, che vede in cima a quota 115 il totem azzurro per eccellenza: Diego Armando Maradona.


Un traguardo sul quale nessuno avrebbe mai scommesso, specialmente se pensiamo a quel giorno di luglio 2007, quando venne presentato alla stampa insieme a un altro carneade argentino di nome Ezequiel Lavezzicoi tifosi a contestare la società per quella campagna acquisti priva di veri e propri fuochi d’artificio.
Eppure è proprio da lì, da quei fischi ingenerosi e quantomai frettolosi, che inizia la storia di Marek Hamsik col Napoli.

Una storia che potremmo definire un bildungsroman, sia per quello che sarà poi per tutti Marekiaro che per il Napoli stesso. Quel Napoli 2007-’08 targato Reja infatti non era poi così diverso da quel ragazzino ventenne proveniente dal Brescia scoperto da Marino per la cresta, suo marchio di fabbrica: entrambi venivano dalla polvere, dalla quale sono usciti con non poche difficoltà, che siano due campionati di C1 e uno di B oppure i sacrifici di papà Hamsik, che ha pagato di tasca propria il passaggio del talentuoso figlio dallo Jupie Podlavice allo Slovan Bratislava, la squadra più titolata di Slovacchia. Che avrebbe permesso al giovane di mettersi in luce e magari tentare di sfondare nel calcio che conta, ricca di blasone ma coi conti in rosso, al punto da rendere impossibile una spesa di 4000 euro per un cartellino.

Ed entrambi, una volta giunti al grande banco di prova che è la Serie A, dimostratisi dotati di spalle più larghe di quanto si pensasse, e maturi abbastanza da reggere alla grande all’impatto coi grandi, pur se con qualche inevitabile passaggio a vuoto.

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Una storia che adesso, alla decima stagione della saga, vede entrambi i protagonisti cresciuti insieme e diventati entrambi eminenti di spicco dei loro rispettivi campi: Hamsik, a 29 anni, è capitano di una squadra costantemente ai vertici italiani e fra le più interessanti a livello europeo, ma soprattutto uno dei centrocampisti più forti e completi d’Europa, temuto e rispettato dagli avversari e desiderato da diversi top-club europei. 

Non è un mistero infatti che anche il modo di giocare della mezzala abbia subito una lenta ma progressiva evoluzione: da “semplice” interno offensivo, che faceva degli inserimenti alle spalle della difesa per tentare la conclusione il suo punto forte, è pian piano divenuto un centrocampista completo capace di vedere a 360° il gioco che si sviluppa attorno a sé, e anzi ad esserne spesso e volentieri la chiave di volta fondamentale della catena di sinistra Ghoulam-Hamsik-Insigne, fulcro creativo che dà vita alle trame offensive della squadra di Sarri.
Un calciatore sempre presente nell’arco dei 90 minuti, che si fa vedere in ogni fase di gioco, migliorato tantissimo in un fondamentale sul quale difettava un po’ nei primi anni, il passaggio chiave. Al punto da essere diventato uno dei migliori calciatori del campionato nell’esecuzione di questo gesto tecnico.

Se proprio non credete a me, chiedete ad Arkadiusz Milik.

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Tuttavia, ciò che rende Hamsik così speciale per tutti, che siano essi tifosi, fantallenatori, addetti ai lavori o semplici appassionati di calcio è la facilità disarmante con cui va a rete, cosa rara da trovare persino negli attaccanti. Ed è stato proprio il raggiungimento della cifra tonda per eccellenza il pretesto per buttar giù questo pezzo, e per me di andare a riguardare tutti i 100 gol di Marek Hamsik e scegliere fra questi i migliori dieci. Dieci gol per omaggiare il grande traguardo raggiunto e, in un certo senso, rappresentare ancora meglio che gran giocatore che è Marekiaro, e anche cosa abbia rappresentato per il Napoli.


10) Napoli-Villarreal (27 settembre 2011)

Questo gol forse è davvero “da ultimo posto” in una top ten. Anzi, probabilmente fra gli esclusi di questa lista ci sono altri gol più belli. Eppure questo gol è qui perché presenta molte delle qualità che hanno reso Hamsik il giocatore che è: 1) posizionamento e intelligenza, quelle che gli permettono prima di starsene lì al suo posto, quasi per i fatti suoi, disinteressato a ciò che gli accade attorno, e a sfuggire completamente alla difesa del Villarreal, impegnata su ciò che potrebbe fare il Napoli sulla fascia destra, da cui rimetterà il pallone in gioco. E poi di scattare con tempismo perfetto per approfittare di uno scivolone di uno difensore amarillo e controllare in posizione regolare il cross di Lavezzi;

2) freddezza, quella che gli permette di mantenere la lucidità, dote non facile da preservare quando sei davanti al portiere con la possibilità di segnare il primo gol assoluto della tua squadra in Champions League davanti al proprio pubblico, più che mai incandescente;

3) leadershipquella che gli permette di andare a esultare sotto la curva che sta venendo letteralmente giù dall’entusiasmo toccandoti le orecchie e urlando “Non sento un c…”, aizzando ancor di più la platea. C’è ancora Cannavaro con la fascia al braccio, ma è forse in quel momento che Hamsik diventa il capitano del Napoli.

9) Palermo-Napoli (08 febbraio 2009)

Dici Palermo e dici la vittima preferita in assoluto del calciatore slovacco, che ai rosanero ha realizzato ben gol, nessuno dei quali è propriamente banale. Fra i tanti scelgo questo, una vera perla finita ingiustamente nel dimenticatoio del tifoso medio. I motivi vanno ricercati in ciò che fa da contorno a questo match: il Napoli è alla seconda stagione di Serie A post-fallimento, annata che si caratterizza per essere stata a due facce.

Brillante e vincente nel girone di andata, disputato su ritmi elevatissimi – dovuti alla preparazione anticipata a causa della partecipazione estiva alla Coppa Intertoto – che hanno consentito agli azzurri di chiudere al 4° posto, in piena lotta Champions; decisamente deludente la seconda parte, quando la stessa preparazione anticipata provoca una flessione fisica che, unita a problemi di spogliatoio e a comportamenti poco professionali di alcuni membri della rosa, fa incappare la squadra in una lunghissima crisi che si traduce nella 12a posizione finale.

La partita del Barbera è una delle tante di quel maledetto girone di ritorno, in cui la squadra sembra non scendere nemmeno in campo, inanellando sconfitte e brutte prestazioni a ripetizione. Tuttavia, dato che tutto questo non inficia in alcun modo la qualità del gol segnato, ecco che questo tiro a giro a dir poco perfetto dal limite dell’area, leggermente defilato sulla sinistra, finisce di diritto in questa classifica.

8) Steaua Bucarest-Napoli (30 settembre 2010)

Due stagioni sono passate da quel Palermo-Napoli: gli azzurri adesso sono una realtà stabile della Serie A, tanto da ritornare a tutti gli effetti nel calcio continentale prendendo parte ai gironi di Europa League. La partenza europea è però a rilento: dopo uno 0-0 casalingo con l’Utrecht, in Romania la situazione non potrebbe mettersi peggio: una serie di interventi poco convincenti della difesa spianano la strada ai padroni di casa, che conducono per 3-0 fino al 44′, quando è una meteora azzurra del tempo, tal Vitale (ora alla Salernitana, celebre nel mondo del calcio per essere l’erede di Soviero) segna il gol della bandiera. È una partita difficile, c’è bisogno di qualcosa in più per sperare in un’impossibile rimonta: quel qualcosa in più sono i suoi campioni, Cavani a lavorare di sponda, e appunto Hamsik a ricevere il suggerimento e a far esplodere un gran sinistro dai 25 metri che non lascia scampo al portiere dei rumeni Tatarusanu.

È lo squillo di tromba che serviva, a darlo uno dei “tre tenori”, come chiamavano allora il tridente Hamsik-Lavezzi-Cavani, con un tiro potente e preciso da fuori area. Un gesto tecnico da sempre nelle corde dello slovacco, che però viene raramente sfruttato, specialmente negli ultimi anni vista l’impronta data da Sarri alla squadra, che fa del fraseggio e delle azioni manovrate fin dentro l’area il suo punto di forza.

7) Napoli-Villarreal (25 febbraio 2016)

Se esistesse un corrispettivo europeo del Palermo, quello sarebbe di certo il Villarreal: sono ben 4 le reti segnate al submarino amarillo, squadra che spesso e volentieri ha incrociato il proprio cammino europeo con quello dei partenopei. L’ultima volta accadde lo scorso anno, ai sedicesimi di Europa League: dopo la sconfitta dell’andata al Madrigal, il Napoli aveva l’obbligo di vincere con due gol di scarto per accedere al turno successivo.

La squadra di Sarri, forse infarcita di troppe riserve (specialmente all’andata), non riuscì nell’impresa, visto che al San Paolo finì 1-1. Della serata però ci resta un sublime gol del solito Hamsik, che mostra ancora una volta come non sia un caso il suo essere miglior marcatore azzurro nelle coppe europee: su un pallone rinviato via male di testa da Ruiz (altra meteora transitata dal San Paolo), lo slovacco ci si avventa da far suo e riesce, in una frazione di tempo quantomai limitata, ad inclinare il corpo per calciare col destro con una coordinazione perfetta, riuscendo a far partire un tiro secco, preciso ma soprattutto rasoterra per rendere le cose il più difficile possibile al portiere. Il resto lo fa il rimbalzo a terra, che accelera ancor di più la traiettoria e chiama definitivamente fuori Areola.

6) Juventus-Napoli (20 maggio 2012)

Questo gol potrebbe essere tranquillamente esposto come manifesto dell’anima contropiedista del Napoli targato Mazzarri, del quale Hamsik è stato uno degli interpreti più sublimi insieme ovviamente a Lavezzi e Cavani. È forse l’ultimo Napoli veramente contropiedista, visto che la partenza di Lavezzi l’estate successiva, sostituita numericamente dal ritorno alla base di Insigne e in campo principalmente da Pandev, costringerà giocoforza il Napoli a cambiare lentamente la sua natura, divenendo forse ancor più cavanicentrica di quanto non sia stata precedentemente.

Stadio Olimpico di Roma, finale di Coppa Italia contro la Juventus di Antonio Conte, la squadra che vinse lo scudetto senza conoscere l’onta della sconfitta.  Eppure è il Napoli a fare complessivamente meglio, e a passare in vantaggio con Cavani su calcio di rigore. A quel punto la Juventus, costretta a inseguire, si riversa tutta in avanti, lasciando qualche spazio scoperto dietro. È la situazione ideale per la squadra di Mazzarri, che infatti riparte con Pandev per vie centrali, il quale attrae due difensori che si stringono su di lui e lasciano uno spazio invitante sulla destra dove si infila il numero 17 che, puntualmente servito, non deve far altro che battere Storari in uscita. Il gol mette in ghiaccio la partita, e Marekiaro appone la sua personalissima firma su un trofeo, il primo del Napoli nell’epoca post-maradoniana.

5) Napoli-Pescara (02 dicembre 2012)

Se è vero (ed è vero) che le migliori qualità di Hamsik per giungere alla conclusione sono perlopiù di natura squisitamente tattica, non va assolutamente dimenticato che lo slovacco è un giocatore dalla tecnica raffinata, in grado di muoversi molto bene anche in situazioni dinamiche, anche quando non ha a disposizione quelle sterminate praterie nelle quali un contropiedista va a nozze.

La dimostrazione pratica nel centro del 2-0 al Pescara: la conclusione in area di Insigne viene ribattuta da un difensore, e il pallone si alza a campanile. All’altezza del dischetto del rigore Hamsik finta il tiro al volo con il destro, ma opta per un sombrero che manda all’aria l’intervento del difensore e si porta il pallone sul sinistro, e in un fazzoletto di terra dapprima difende con il corpo il pallone e poi lascia partire un sinistro non propriamente pulito, ma precisissimo, che va a infilarsi nell’angolino basso della porta di Perin.

4) Napoli-Chievo (24 settembre 2016)

Appena fuori dal podio finisce proprio il gol numero 100: una rete bella e pesante (il Chievo si stava facendo pian piano più pericoloso, andando anche vicino al pareggio), arrivato al termine di un’azione classica del Napoli targato Sarri. Un gol che in un certo senso rispecchia meglio degli altri ciò che adesso è Marek Hamsik, non solo per il Napoli ma anche come calciatore di livello internazionale. Un calciatore che sa tagliare fra le maglie della difesa avversaria come forse pochi altri sanno, e in questo modo suggerire interessantissime linee di passaggio per i rifinitori.
Se poi la rifinitura è fornita dal destro educato di Lorenzo Insigne, e a questa segue immediatamente un sinistro a incrociare di grande potenza e precisione, allora siamo di fronte a un grandissimo gol.

3) Napoli-Milan (11 maggio 2008)

37ª giornata di Serie A, al San Paolo un Napoli senza particolari ambizioni ospita il Milan che, al contrario, necessita dei tre punti per centrare il 4° posto, obbiettivo minimo per anni del Milan targato Berlusconi. È infatti durante una situazione offensiva malsfruttata dai rossoneri, proiettati in avanti alla ricerca del gol, che Gattuso incespica sul pallone e inciampa. A raccogliere la sfera Marek Hamsik nella versione più selvaggia e instintiva mai fatta vedere in Serie A, quella poco riflessiva e razionale, ma al contrario dotato di un pizzico di follia e incoscienza.

Quell’incoscienza che ti fa fare figuracce, se fallisci nell’azione personale mentre ai tuoi lati ci sono due attaccati ben piazzati per ricevere il pallone, ma che ti permette di correre per 50 metri coast-to-coast lasciandoti alle spalle la squadra campione d’Europa in carica, di fintare il tiro col sinistro e mettere a sedere, tu che sei un ragazzino di 20 anni alla prima stagione in A, un difensore con esperienza quasi decennale ad alti livelli come Kaladze, e poi depositare in rete con un destro sul primo palo di precisione chirurgica. È un gol da campione, che cambia il modo di guardare sia il calciatore che la squadra. Un centro che fa capire, per chi avesse ancora dei dubbi, che sta per nascere qualcosa di grande.

2) Lecce-Napoli (25 aprile 2012)

Sarà per la partita tutto sommato anonima e senza particolari brividi, sarà perché al Lecce sono legati maggiormente i ricordi di questo gol di Cavani, sarà perché quei tre punti non furono comunque sufficienti per centrare il 3° posto valido per la qualificazione ai preliminari di Champions League, ma questa rete non è mai stata davvero elogiata come avrebbe meritato tale gesto tecnico. Un equilibrio perfetto fra coordinazione e potenza, fra precisione e tecnica di tiro, tra istinto primordiale nel calciare al volo, senza pensarci su due volte, quella palla spiovente, e consapevolezza dei propri mezzi. Insomma, in questo gol c’è tutto quello che un calciatore dovrebbe avere per potersi definire un giocatore totale, e tutto ciò che un tifoso o un appassionato vogliono vedere per esaltarsi.

1) Napoli-Sampdoria (16 settembre 2007)

Il gol realizzato al Lecce è stato a lungo in lizza per il primo posto: alla fine però scelgo questo. I motivi sono molteplici: innanzitutto, come si suol dire, il primo amore non si scorda mai; il secondo è perché spesso, nel calcio, la prima impressione risulta decisiva. E Marek Hamsik non avrebbe potuto scegliere un’epifania migliore: innanzitutto per l’avversario, la Sampdoria guidata da quel Walter Mazzarri che tanta importanza avrà per la sua crescita futura. Poi per la maniera così travolgente in cui è avvenuta.

Sembra tutto troppo perfetto, come in un copione già recitato a memoria, che va soltanto messo in scena: Lavezzi gira un lancio dalle retrovie con la spalla verso Hamsik, che al limite dell’area scambia con Zalayeta, per poi dar sfoggio di tutta la sua classe con due tocchi col destro in rapida sequenza, il primo con l’esterno, il secondo con l’interno, coi quali semina il diretto marcatore, anticipando l’uscita del portiere con la punta del piede sinistro e depositando il pallone in rete. Con lo stadio che esplode per la prima volta per le prodezze del suo numero 17 proveniente dall’est.

Magari qualcuno, preso dall’euforia del momento, avrà augurato, come si fa ai compleanni o in occasioni di festa, “Cento di questi gol!”.
Ma Marek Hamsik, il ragazzino che a detta di tutti i suoi allenatori era più maturo della sua età anagrafica, l’ha presa troppo sul serio. Non l’ha inteso come un augurio, ma come una promessa.
E, si sa,
 la parola data va sempre rispettata.


 

Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

3 Responses to “I migliori 10 gol di Marek Hamsik”

  1. pirate show lego

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