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- di Edoardo Stilli

Où est le petit Zizou?


“Secondo me ogni uomo è un'isola e per di più questo è il momento giusto per esserlo. Questa è l'epoca delle isole. Cento anni fa era diverso, dovevi dipendere da altre persone. Nessuno aveva la TV, o i CD, o i DVD, o i video, o la macchina per farsi il caffè espresso in casa. A dire la verità non avevano niente per divertirsi. Oggi invece puoi crearti da solo una piccola isola paradiso. Con gli accessori giusti e, cosa ben più importante, con l'atteggiamento giusto, puoi essere assolato, tropicale, una calamita per le giovani turiste svedesi”.

“Hugh Grant, About a boy”


Il 22 maggio del 2006, quando Samir Nasri veniva premiato da Zidane come miglior promessa del calcio francese, nessuno si sarebbe mai potutoimmaginare la strada che avrebbe preso la carriera del fu “Le petit Zizou”.

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Nasri è un calciatore solo, senza tifosi, triste, così come mai dovrebbe essere chi ha il suo talento. Non riesco ad averne un’immagine diversa e i suoi profili social sono lì a dimostrarmeloNasri è il Will interpretato magistralmente da Hugh Grant nel film "About a boy". Al contrario della maggior parte dei calciatori, i suoi profili difficilmente contengono foto di gruppo con i compagni (e in quelle poche l'idea è che siano immagini di circostanza); spesso semmai è inquadrato da solo, magari nella sua casa, che sembra costruita su misura per colmare i vuoti della sua esistenza a forza di cuscini kitsch argentati e neon viola. Gli "accessori giusti" di Hugh Grant erano sicuramente stati scelti con più gusto, ma il concetto è lo stesso.

Non so come si scriva la parola "sobrietà" in francese. Probabilmente non lo sa nemmeno lui.

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"Open", la biografia di Andre Agassi scritta in collaborazione con J.R. Moehringer, mi ha illustrato al meglio quanto l’aspetto psicologico-ambientale e la vita privata possano rispecchiare la carriera di uno sportivo. Samir Nasri è l’esempio perfetto di come tutto ciò che circonda un calciatore venga traslato sullo stile di gioco e sulle performance. In quella che sembrava una scalata certa all’Olimpo del calcio Le "Petit Zizou" è invece rimasto schiacciato dalla sua solitudine, non riuscendo a mettere in mostra appieno il suo straordinario talento, se non in rari momenti di felicità (off topic: un altro esempio piuttosto calzante).

Fino a quando Nasri ha giocato nell’OM, ha continuato a vivere a Gavotte-Peyret, uno dei tanti quartieri disagiati di Marsiglia dal 70% di disoccupazione media; ma anche il luogo dove, giocando in mezzo alla strada si era guadagnato il titolo di nuovo Zidane. Casa sua, così come l’Olympique de Marseille dove gioca dai 9 ai 21 anni, lasciando intravedere doti tecniche di un livello troppo superiore alla media della Ligue 1 perché il club stranieri non si accorgano di lui.

Il suo passaggio all’Arsenal e quasi tutta la sua storia nei Gunners sono ancora da catalogare nel calcio quasi felice di Nasri, in quello che sembrava essere il normale svolgimento della carriera di un giovane francese destinato a diventare uno dei nuovi fenomeni del calcio mondiale. Tutto questo viene suffragato dalle statistiche. La stagione 2010-'11 - nella quale viene in inserito nel PFA team of the year - propedeutica al suo passaggio al Manchester City, resta infatti ancora oggi la migliore della sua carriera a livello realizzativo.

Le stats di Nasri in Premier League. Con gli anni il numero di gol è aumentato in maniera inversamente proporzionale al numero di assist.

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Il momento pivotale della storia di Nasri è infatti l’estate del 2011. Il Manchester City lo porta all’Etihad Stadium per 25 milioni di sterline, cifra addirittura bassa per quello che lasciava intravedere il suo futuro, ma neppure troppo se si pensa che il suo contratto con il club di Wenger sarebbe scaduto l'anno successivo. Nasri lascia male Londra ed i tifosi dell’Arsenal ai quali, dopo essere stato fischiato in occasione del primo match da rivale, rinfaccia nel 2014 di non dover loro niente non essendo né inglese né tifoso. È questo probabilmente il momento propedeutico alla solitudine di Nasri.

Il momento in cui decide di barattare per sempre l'amore dei tifosi con la solitudine. La sua decisione si sublimerà poi nel 2014 quando deciderà di lasciare anche la nazionale perché “Giocare per la Francia non lo ha mai reso felice”. Nasri non ha più tifosi. Non sarà mai protagonista a Manchester, ha perso qualsiasi forma di affetto da parte dell’Arsenal e ha deciso addirittura di inimicarsi la sua stessa nazione.

Il campo riflette idealmente la sua solitudine. Nasri è uno dei pochi giocatori rimasti ad essere inquadrabile come vero e proprio trequartista, in un calcio che sposta sempre più spesso la tecnica sull’esterno, ma non riesce ad essere associativo. La percentuale sui novanta minuti di passaggi effettuati e riusciti, key pass e assist è sempre inferiore alla media del suo ruolo, pur avendo mezzi tecnici perfetti per essere il regista offensivo di un big team, soprattutto in un calcio con grande possibilità di godere di spazi come la Premier League.

Pillole di Nasri.

"The Catcher in the Rye" (Il giovane Holden) di J.D. Salinger si apre con Holden Caulfield che guarda dalla cima di una collinetta una partita di football della squadra del suo college. Holden sa già che quella sarà l'ultima partita che vedrà, essendo stato espulso. L'immagine del ragazzo che da solo assiste ad una partita, consapevole che quella segni la fine di un periodo della sua vita, mi ha immediatamente portato alla mente proprio l'arrivo al Manchester City di Pep Guardiola per Nasri.

Probabilmente conscio del fatto che non sarebbe mai riuscito ad integrarsi con il calcio totale del suo nuovo manager, avrà assistito ai primi allenamenti dal campo, ma con la stessa distanza ideologica con la quale Holden seguiva la partita dalla sua collinetta. In potenza Nasri sarebbe stato il giocatore perfetto per Guardiola, che avrebbe potuto sublimare il suo talento all'interno di un contesto di gioco che lo esaltasse. Nell’atto Nasri saluta il City dopo aver giocato appena quindici minuti agli ordini del venerable maestro. E dopo aver dato sfoggio di una professionalità non propriamente impeccabile in ritiro.

E ora Siviglia. E ora Sampaoli.

E ora Siviglia. E ora Sampaoli, il discepolo di Bielsa.

In Andalusia questa stagione hanno deciso di avere una delle squadre più affascinanti dell’intero panorama calcistico. Con "El General" e Nasri questa estate sono arrivati Correa, Ganso e Franco Vazquez (che bello el Mudo con Sampaoli) oltre che Sarabia, Vietto e Kranevitter. Il roster di trequartisti offensivi blancorojo abbonda di tecnica, ma anche di discontinuità. Lo stile di gioco di Sampaoli ruota attorno al controllo del pallone, unito ad un pressing ultra offensivo che la squadra deve applicare per tutta la partita. A partire dagli attaccanti, la volontà della squadra è quella di attaccare con grande decisione il portatore di palla con l’uomo più vicino, mentre i compagni chiudono le linee di passaggio in appoggio. La compattezza della squadra nella metà campo avversaria crea molte occasioni, nella speranza che l'avversario non regga fisicamente il pressing per tutti i novanta minuti, in modo così da non lasciare la possibilità di contropiede a parità numerica con i difensori costretti a correre quaranta metri all'indietro.

Nasri, ad oggi, non ha dimostrato di avere la forza fisica, l'intensità e la continuità necessarie per reggere questo stile. Gli infortuni avuti in questo periodo non lo agevolano di certo, ma Siviglia per lui potrebbe anche rappresentare la svolta. E se è vero che “In Spagna i morti sono più vivi che i morti in qualsiasi altro paese del mondo", allora magari il francese potrebbe addirittura rinascere. Fattore cardine per riuscire a capirne il futuro, ancora, la sua mentalità.

Sampaoli è un generale, con regole ferree, ma anche il primo a proteggere i propri giocatori. L'ex City potrebbe, in una città di mare come la sua Marsiglia, trovare la casa che cerca da quando ha lasciato la Francia. Far innamorare ed innamorarsi del Ramón Sánchez-Pizjuán oltre che, nuovamente, del calcio. Magari proprio grazie a Sampaoli, che potrebbe anche restituirci le Petit Zizou. In caso contrario, le speranze di tornare ad ammirare cose così rimangono remote.

Passato remoto o prossimo?


 

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Nato il 24/08/1992, esattamente quindici anni dopo Denílson, mi vanto da sempre di avere il suo stesso talento anche se in campi diversi, sperando che almeno il mio non rimanga incompiuto a forza di pasos dobles. Iscritto all'università di Pisa in Scienze Politiche, dedico la mia vita allo sport e ai libri di Bukowski, Huxley e Palahniuk. Amo il calcio, la birra, Guccini, De André, Toni Servillo e il vero talento. Esteta del calcio, juventino di nascita e tradizione, ho donato il mio cuore a Camoranesi, che ultimamente sembra averlo girato a Dybala.

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