Interventi a gamba tesa

Abbiamo finito le scorte di retorica per le sfide tra Mourinho e Guardiola

 


Lo scontro tra Mourinho e Guardiola è diventato il nuovo argomento di conversazione quando non si sa di cosa parlare: ha superato nella speciale classifica le previsioni del tempo e “cosa fai nella vita”. Ora lo scontro è stato trapiantato a Manchester, con risultati fantastici.


L’impressione di fondo è che siamo sempre meno in grado di guardare una partita di calcio senza rivestirla di retorica e di significati filosofici di ogni tipo.

Metti United-City, il derby il Manchester che si gioca alle 13.30 di un sabato inglese per far sì che il match sia in prime time nelle tv del mondo asiatico. Poca poesia, in questo scenario, e allora l’unica strada è caricare la partita con il classico scontro Guardiola-Mourinho.

Il bene contro il male, “il diavolo contro l’acqua santa” si è detto. Chi sia il bene, difficile dirlo. Paolo Condò ci ha regalato i ritratti dei due Duellanti nell’omonimo libro, eppure è così facile oggi aprire Twitter e dire la propria sulla presunta incompetenza tattica di Mourinho o sulla facilità riservata a Pep di allenare solo grandi squadre.

O sennò ecco la terza via, la rivincita di De Bruyne nei confronti di Mou, reo di averlo tagliato ai tempi del Chelsea.

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Da “emarginato” a “salvatore”. Kevin De Bruyne è un personaggio di un romanzo di Victor Hugo? È nel cast del musical Les Misérables? Mourinho aveva abbandonato Kevin-Oliver Twist sotto un ponte di Londra, a riscaldarsi le mani con un fuoco di fortuna? Guardiola l’ha raccolto dalla strada e, come nelle migliori favole, Kevin ha salvato il suo salvatore? O più semplicemente De Bruyne ha giocato una buona partita sabato? I giocatori, le città, i team: diventano tutti elementi funzionali al racconto e alla sua dinamica di contrapposizione.

Quello che amiamo è fare di Pep vs Mou il duello perfetto per una sovrastruttura narrativa infinita. Pep contro Mou è il nuovo Večiti derbi, il derby eterno tra Stella Rossa e Partizan o tra Celtic e Rangers, dove il calcio si mescola all’ideologia, allo stile di vita, a caratteristiche che vanno oltre il campo di gioco. Ora il derby eterno si gioca in Inghilterra e l’impressione è che ci sia sempre più attenzione mediatica ma sempre minore capacità di interpretare le partite e i loro protagonisti.

Sparare sulla Croce Rossa è facile; farlo sui tabloid inglesi lo è forse ancor di più. Eppure i giornali di oltremanica non si tirano indietro quando c’è da strillare in prima pagina in seguito al primo derby di Manchester, vinto da Guardiola e dai suoi. Quindi Mourinho ha perso, sì, ma di chi è la colpa? E soprattutto, che ne pensa Mourinho della sconfitta?

I risultati sono tragicomici.

Per il Telegraph, Mourinho addossa la colpa ai giocatori, che “non se la sono sentita”.

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Per il Daily Star, a se stesso.

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Per il Daily Express, all’arbitro.

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Per il Sun, di nuovo ai giocatori.

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Insomma vale un po’ tutto, l’importante è parlare o meglio urlare in prima pagina. Per la tattica e le statistiche ormai ci sono Who Scored e i blog specializzati, l’unica emozione che vende è lo scontro, il duello, il racconto dell’opposizione tra due mondi incompatibili.

Arrivano a essere scritti op-ed di questo tipo, che affermano che Mourinho non ha il rispetto dei propri giocatori perché non è stato un calciatore, e quindi non riesce a motivare adeguatamente la squadra. Divertente, perché se esiste un aggettivo che è diventato sinonimo di Mourinho nella sua narrazione è proprio quello di Motivatore. La conferma che vale tutto, sempre.

Del resto ci sarà un motivo per l’esistenza della sezione Gossip all’interno delle pagine riservate al calcio sul sito della BBC. L’importante è parlare, scrivere e continuare a raccontare la propria storia.


 

Classe '90, originario di Rimini e residente a Roma. Sono un maniaco dei dati, dei grafici e delle statistiche: il giorno del sorteggio di Champions League è sempre un bel giorno. Sono quello in bici in mezzo alla strada: se do fastidio mi dispiace. Collaboratore Sportellate.it

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