Interventi a gamba tesa

10 giocatori da non acquistare mai e poi mai all’asta del fantacalcio


In un periodo in cui anche Topolino propone la sua guida all’asta del fantacalcio perfetta, e persino la massaia sa che Nagy può diventare il crack della Serie A 2016-’17, noi di Sportellate.it facciamo saltare il banco proponendo 10 giocatori da non comprare mai nella vita al fantacalcio. O eventualmente non strapagare. Attenzione: la maggior parte deve ancora fare la propria asta, qualcuno probabilmente sta bluffando. 


1) Gonzalo Higuain (di Gian Marco Porcellini)

Ma come Higuain? Il capocannoniere della passata stagione che va nella squadra più forte del campionato? Doverosa premessa: trattasi di una provocazione. Chi compra l’argentino, si accaparra un giocatore da almeno 18-20 gol. E allora perché sconsigliarne l’acquisto?

Nella costruzione della mia rosa, il primo criterio nella selezione dei giocatori è sempre stata la titolarità (quanto odio i ballottaggi che si protraggono 9 mesi!): nessun dubbio che nel breve-medio termine Higuain scalzerà Mandzukic, però non mi stupirebbe vedere un Allegri che una volta al mese lo preserva, preferendogli in campionato il croato. Il mercato sfarzoso di Marotta del resto ha come obiettivo principale quello di arrivare alla Champions League. E immaginando quindi una Juve che andrà a disputare almeno una decina di partite in Europa (gironi+ottavi+quarti), il “Pipita” potrebbe riposare nelle partite immediatamente precedenti o successive a quelle di coppa. Senza dimenticare poi i 4 turni infrasettimanali, dove abbiamo assistito di frequente a rotazioni massicce, e la Coppa Italia.

In definitiva, in una stagione da oltre 50 gare, un Higuain che nelle mie congetture ne salta 7-8 in campionato, lo considero un danno non propriamente trascurabile per la mia fantasquadra. Che investirebbe più di un terzo del budget su un top che salterebbe però oltre 1/5 delle sfide del torneo. La perdita si acuisce nel caso in cui voglia assicurarmi la riserva naturale Mandzukic, che rischierei di strapagare, sia per l’hype di cui gode il croato, sia per eventuali azioni di disturbo di altri allenatori, consci della mia necessità di completare la coppia.

A livello tecnico inoltre, i 36 gol di Higuain nell’ultimo torneo sono figli della struttura di gioco impressa da Sarri, che l’ha portato ad effettuare 5,53 tiri ogni 90 minuti, di cui 4,04 da dentro l’area. Ritengo difficile, in un sistema che prevede due accentratori di gioco come Pjanic e Dybala, che il “Pipita” possa ripetere quel numero di tiri, considerato poi che la sua media tiri nell’arco della carriera è ferma a 2,8 conclusioni a partita.

In realtà, più leggo queste righe e più mi convinco dell’imprescindibilità di Higuain nella mia fantasquadra. Per cui fate come me: insinuate dubbi nelle menti degli altri allenatori snocciolando durante l’asta gli argomenti proposti sopra, e al momento giusto rilanciate.

Se poi diventa telepatico come Re Kaio di Dragon Ball, è da prendere ad ogni costo.

higuain re kaio


2) Ever Banega (di Lucio Pelliccioni)

Un giocatore che non prenderò mai al fantacalcio, a malincuore è Ever Banega. Eppure adoro Banega. Quel  tipo di giocatore tecnico sempre a testa alta come piacciono a me. Lo vorrei sempre nella mia squadra, ma non nella mia fantasquadra. Si sa, il fantacalcio è un gioco dove il bonus e malus sono fattori fondamentali, in cui però Ever non eccelle. Chiaramente quando c’è un giocatore nuovo si è sempre affascinati e tentati da un acquisto avventato. Il che fa lievitare il prezzo all’asta a priori, e lo porta fuori dai miei obbiettivi di fantamercato.

Nel fantacalcio mi affido quasi sempre alle statistiche e all’istinto, mai solo ad una delle due componenti. Basandomi sui dati di Liga dell’anno scorso, oltretutto la sua migliore stagione per quanto riguarda le realizzazioni, ho cercato di farmi un’idea sull’apporto di bonus che porterebbe Banega alla mia squadra. Nel 2015-’16 avrebbe generato un bonus di +13 punti (5 gol, 2 assist e 6 ammonizioni). Sicuramente non male, ma giocava in Spagna, dove il Pichichi segna 40 gol di media e da un trequartista ci si aspetta di più. Un Franco Brienza qualsiasi ai tempi d’oro era uomo da +30 di media.

Ne sconsiglio quindi l’acquisto perché rischiereste di pagarlo più del valore reale visto il ruolo (trequartista che potrebbe essere arretrato in mezzo al campo nell’ipotetico 4-3-3 di De Boer) e la novità che attira sempre investitori. Un’offertina magari potrei anche farla, ma non mi spingerei oltre i 10 milioni.

Peccato non ci siano bonus per i tunnel.


3) Emerson Palmieri (di Andrea Giachi)

Sembra fin troppo facile sconsigliare l’acquisto del brasiliano al fantacalcio. Eppure, prima che si è abbattesse come un uragano sulle speranze della Roma di superare il preliminare di Champions, con 2 falli di mano da rigore all’andata ed un rosso diretto 10 minuti dopo il suo ingresso in campo al ritorno, sono sicuro che più di qualcuno avesse pensato al brasiliano come l’occasione low cost nel pacchetto difensivo.  La sua conferma nella rosa giallorossa di quest’anno è stata fortemente voluta da Luciano Spalletti, che sul ragazzo ci punta (o ci puntava). Forse, consapevole del fatto che Sabatini non compra un terzino buono dalla caduta del Muro di Berlino, ha preferito tenersi un giocatore che almeno aveva già avuto modo di “addestrare” per 6 mesi.

Lo  stesso tecnico toscano ha volte detto più di vedere il ragazzo in una posizione più avanzata, ed un difensore schierato da esterno offensivo può rappresentare una manna per tutti i fantallenatori. Insomma, un giocatore in grado di ricoprire più ruoli, uno dei quali praticamente scoperto (quello del terzino sinistro) dopo l’infortunio di Mario Rui.

Ma prima di cadere nella trappola e rilanciare all’asta per il simpatico ragazzo brasiliano, vi invito a considerare una serie di fattori:

  • Emerson Palmieri non sa difendere. Pur essendo una caratteristica che lo accomuna agli altri terzini nella rosa della Roma, Florenzi e Bruno Peres riescono a sopperire grazie al loro bagaglio di esperienza, atletismo ed intelligenza tattica,  mentre il “nostro” non ha in dotazione né l’una ne l’altra.
  • Il terzino sinistro della Roma dovrebbe saper difendere, perché solitamente nella difesa a “tre e mezzo” che aveva in mente Spalletti la scorsa stagione, era Digne a stringersi come centrale all’occorrenza, o comunque a garantire l’equilibrio tra le fasi, lasciando a Florenzi più libertà di spinta. Risultato di questi primi due punti: si rischia una media voto degna del miglior Ranocchia.
  • A Palermo gli preferirono persino Rispoli. E già questo potrebbe bastare. Ma solo per contestualizzare, stiamo parlando di due stagioni fa, al suo esordio nella serie A: collezionò la bellezza di 183 minuti e zero presenze da titolare in tutto il campionato, e Zamparini si guardò bene dal riscattarlo per meno di mezzo milione di euro. E stiamo parlando del Palermo, dove anche Chochev, Alesaami e Nestorovski possono ambire ad una maglia da titolare.
  • È considerato il fratello di Gyomber, visto che lo scorso anno i loro nomi sembravano inscindibili: le poche volte che venivano citati questo accadeva insieme, in qualche articolo sugli “oggetti misteriosi della serie A” o addirittura dallo stesso Spalletti, in qualche momento di grande comicità involontaria come questo.

  • Anche il video con le sue skills, che dovrebbe rappresentare il suo “best of” ed il suo biglietto da visita, mette una gran tristezza. Ci sono un paio di buone chiusure difensive, qualche intervento miracolosamente pulito ed un po’ di cross senza un vero destinatario.

Ai più nostalgici potrebbe ricordare la videocassetta che il Corriere dello Sport realizzò per presentare Fabio Junior.

  • Giocherà al massimo altre 9 partite, perché alla dodicesima presenza scatta l’obbligo di riscatto a 2 milioni di euro, e va bene la beneficenza, va bene comprare solo in Sud America. Ma a tutto c’è un limite.

4) Alberto Gilardino (di Giacomo)

Alberto Gilardino a 34 anni rappresenta una concezione ormai superata di attaccante. È uno degli esempi migliori per definire l’esatto contrario della mia idea di punta nel calcio contemporaneo. Non nascondo che ogni volta che vedo la partita di “un Gilardino”, anche se la mia squadra del cuore – ammesso che ne abbia una – non è in campo, o comunque non ho nessun interesse in gioco – vedi scommesse, fantacalcio ed affini… – mi auguro che fallisca miseramente, e con esso, l’idea di calcio che si porta appresso. Anzi di più! A volte spero pure che giochi male anche se questo potrebbe essere addirittura contrario ai miei interessi! I “Gilardino” sono uno dei motivi per cui molti giovani talenti sono diventati meteore. Mine inesplose. Artisti morti all’età di 17 anni.

Negli anni d’oro faceva del “senso del gol” la sua arma principale. Però, a proposito di attaccanti che hanno uno spiccato “senso del gol” e poco altro, tutti coloro i quali – salvo pochissime eccezioni – non si chiamano Filippo Inzaghi o David Trezeguet sono destinati ad essere dimenticati nel giro di un decennio.

Gilardino, pur avendo dalla sua l’esperienza, ha mezzi atletici precari, mezzi tecnici praticamente inesistenti e sviluppa un aiuto i compagni in fase di non possesso nullo. Nelle ultime tre stagioni ha cambiato tre club, giocato 62 gare e segnato 19 gol ricoprendo il ruolo di giocatore immobile dentro l’area di rigore. Gioca ad Empoli, piazza in cui risiede l’esempio vivente di 38 enne ancora utile alla causa…

Mi auguro che giochi poco, e segni ancora meno.

Per il fantacalcio forse avrete capito che vi sconsiglio di acquistarlo, tuttavia sarei veramente contento se nessuno ne chiamasse il nome all’asta, ma questo sarebbe chiedere troppo…  

Fantacalcio a parte, tranquilli, anche se non lo sceglierete lui non perderà mai le sue certezze.


5) Nikola Kalinic (di Andrea Ravasi) 

Mi è stato chiesto di pensare ad un giocatore che quest’anno non vorrei nella mia rosa del fantacalcio, la mia scelta è ricaduta su Nikola Kalinic. Perché? Principalmente per due ragioni: la prima riguarda la condizione fisica, la seconda la fine dell’effetto sorpresa. Il centravanti della Fiorentina lo scorso anno ha segnato la maggior parte delle sue reti nella prima parte di stagione poiché arrivava da un campionato già iniziato, come quello ucraino. E nelle prime settimane si trovava molto avanti con la preparazione – come del resto tutta la Fiorentina – cosicché i suoi movimenti verticali ad attaccare la profondità risultavano particolarmente efficaci. Quest’anno temo non sarà più così, anzi il croato potrebbe accusare un ritardo di condizione a causa delle fatiche dell’europeo.

Ho detto che uno dei motivi per cui non lo vorrei è l’effetto novità, sì perché la viola oramai non è più la sorpresa dell’annata precedente e, a patto che non si rinnovi nello stile di gioco, le avversarie faranno meno fatica a leggerla. E quindi risulterà – forse – più prevedibile controllare di riflesso lo stesso attaccante, il quale tra l’altro non possiede un set di giocate molto ampio, se si esclude l’attacco dello spazio oltre la linea difensiva.

Inoltre la media voto dell’ex Dnipro lo scorso anno è stata di 6,17 punti, non entusiasmante per un attaccante, con una fantamedia di 7,23 per la Gazzetta, anche questa relativamente bassa per una punta che supera la doppia cifra (17° nel suo ruolo, una fantamedia da ottimo centrocampista). Per tutti questi motivi, uniti al fatto che nel 2015-’16 si è fermato a 13 gol – ma a fine 2015 erano già 11 – a mio avviso in questo campionato potrebbe chiudere attorno a quota 10, magari distribuiti più equamente. Per cui non vale la pena di essere acquistato in fase d’asta, soprattutto perché verrà valutato come top player (23 è la valutazione iniziale della Gazzetta, in un’asta il prezzo potrebbe salire pure di qualche decina di crediti). E lui a livello fantacalcistico non lo è.

E nonostante un ottimo score dagli 11 metri (19 rigori realizzati su 21), l’anno scorso nell’unica occasione in cui si è presentato sul dischetto ha steccato.


6) Lorenzo Insigne (di Lorenzo Lari)

Lo scorso anno avevo Insigne al fantacalcio e posso dire con certezza che lo scorso anno non ho amato nessun altro giocatore come Insigne al fantacalcio. Buoni voti, doppia cifra di gol e doppia cifra di assist: se non ricordo male ad un certo punto della stagione solo lui e Mahrez vantavano certi numeri in tutta Europa. Sono inoltre un fan di “Lorenzo Il Magnifico”: non che veda in lui le doti di potenziale fenomeno, in quanto restano evidenti alcune mancanze fisiche fondamentali per il ruolo, ma da un punto di vista squisitamente tecnico lo reputo di gran lunga il miglior prodotto nostrano (non me ne vogliano Totti e Cassano che per un motivo o per l’altro sono ormai fuori dal calcio che conta).

Mi diverte assai guardare Insigne. O almeno mi divertiva.

Mi divertiva, perché se sommiamo le ultime partite della scorsa stagione alle prime di questa, inizio a notare una serie di atteggiamenti e ragioni che mi fanno dire con cognizione di causa che sarà un’annata difficilissima per lo ‘scugnizzu napoletano’. Cercherò di riassumerle per punti in maniera il più sintetica possibile:

  •  Il rinnovo contrattuale che non arriva: Insigne è il classico ragazzo che va lasciato tranquillo in campo e quando non lo è lo si nota subito. Troppa confusione, scelte sempre sbagliate, poco sacrificio e giocate che non arrivano. Prima verrà firmato il rinnovo con il club, meglio sarà. Sia per Lorenzo, che per il Napoli.
  •  Dries Mertens: MA CHE RAZZA DI PARTITA HA GIOCATO MERTENS CON IL MILAN? CHE RAZZA DI PARTITA È QUELLA?
  •  La mancanza di Higuain: i meccanismi che si erano venuti a creare col Pipita erano eccezionali. Entrambi andavano ad esaltarsi a vicenda: Higuain attaccando la profondità con tempi sempre celestiali, Insigne servendolo sempre con la palla giusta al momento giusto. Non che Milik e Gabbiadini siano due brutte alternative, ma oltre a non avere lo stesso spessore dell’argentino, hanno caratteristiche totalmente diverse.
  • “Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista” cit.: ok, quella che parte non sarà certo la seconda stagione di Insigne a Napoli, ma il rischio che il carico di aspettative dovuto alla stagione appena giocata (la prima a certi livelli) possa diventare troppo pesante per le spalle di Lorenzo, potrebbe concretizzarsi.
  • Dries Mertens: vedi sopra.

Quindi lunga vita a Insigne, ma per quest’anno fate come me e non acquistatelo. Il prossimo ne riparliamo.

Che poi a rivedere cosa ha prodotto nella scorsa stagione, mi verrebbe voglia di non aver scritto veramente quello che ho scritto.


7) Franck Kessié (di Davide Rovati)

Non prenderò Franck Kessié. O meglio, non potrò prenderlo perché me lo rilanceranno tutti, e già mi girano preventivamente. Kessié è uno di quei 2-3 profili che ciascun fantallenatore punta ogni anno, convinto di portarli a casa senza concorrenza e di trovarsi in mano un potenziale gioiello. Nel 90% dei casi questi acquisti si rivelano una sola clamorosa, anche se talvolta il tempo è galantuomo (lo dice uno che prese Dybala nel 2012).

Le prime 2 giornate però sono state letali per qualsiasi velleità affaristica che riguardasse Kessié: 3 gol in 2 partite per questo giovanotto di 19 anni, già nazionale della Costa d’Avorio, che l’anno scorso in prestito a Cesena ha stupito tutti per il fisico esplosivo e la continuità di rendimento. Francamente, 3 reti me le sarei aspettate da lui in tutta la stagione, ad essere ottimisti. Difficile quindi che i miei fantarivali, persino quelli meno informati, non si siano accorti di Kessié: ve lo lascio volentieri, cari amici, anzi spero che vi scanniate e vi auguro che magari vada a finire come con Baselli l’anno scorso… Come dite? Me lo lasciate a uno? Preso!

L’uomo giusto al momento giusto. Ma non per i fantacalciofili.


8) Daniel Alves (di Marco Toselli)

Premessa: queste righe sono state scritte prima di novità definitive sulla sorte di Stephan Lichtsteiner. Parlare male di Dani Alves è per me impossibile: forse è il vero salto di qualità nell’undici titolare bianconero di quest’anno. Probabilmente il suo impatto supera quello di Higuain per apporto tecnico e per gap positivo rispetto alla stagione precedente. Sicuramente il brasiliano non sarà tra le mie scelte durante l’asta del fantacalcio. Al cospetto di Dani non si resta indifferenti e il suo surplus qualitativo è indiscutibile, almeno per me. Chi è scettico ha tirato in ballo la sua età, o la competizione con Lichtsteiner per un posto da titolare nel campionato italiano: il fatto che il mondo intero sia d’accordo che la Juve in Champions giocherà con Alves più altri 10, la dice lunga sul suo curriculum e sulle sue qualità.

Per me Alves da Silva resta però un gigantesco punto interrogativo, che trova risoluzione solo nelle mani di fantallenatori più bravi o più pazzi di me. Saranno loro a portarselo a casa durante l’asta, ovviamente a un prezzo molto caro. Il gioco del rialzo è sempre rischioso, eppure il rischio potrebbe essere proprio quello di trovarsi seduti al tavolo a puntare cifre da attaccante per un esterno al debutto in Serie A. Sarà certamente uno dei due-tre difensori più ambiti del 2016-‘17: eppure il brasiliano è atteso alla prova di un campionato che lo attende con il suo livello tattico raffinatissimo, anche nella provincia più profonda.

Nelle prime due uscite in campionato il brasiliano ha brillato per idee e iniziative, eppure si è concesso qualche giochetto di troppo, oltre ad aver mostrato una versatilità tattica che lo ha fatto apparire molto tuttocampista e poco ala. Preziosissimo in campo, meno sul tavolo dell’asta. Sarà sicuramente una pedina fondamentale della stagione della Juventus e questo alzerà il suo prezzo: ottimo, ci sarà qualcuno disposto a offrire follie per portarselo a casa. Fate il loro (e il vostro) gioco: nessuno può garantirvi 30 presenze da titolare in campionato, né un’autonomia fisica di 90 minuti. Dani Alves è il più bel giocatore della serie A che non comprerò all’asta.

L’entropia di Dani. Buon divertimento.


9) Felipe Anderson (di Raffaele Campo)

Uno dei più grandi punti interrogativi in vista dell’asta è sicuramente Felipe Anderson. Sì, l’ala brasiliana arrivata nella capitale a luglio 2013 e per il quale, due estati fa, il Manchester United formulò un’offerta vicina ai 60 milioni di euro. Ebbene, al momento, il vero affare lo hanno fatto gli stessi “Red Devils”: da qual giorno infatti, Felipe Anderson non si è quasi più visto. Il bilancio della sua carriera in Italia è più negativo che positivo.

Fenomenale sì da dicembre 2014 a maggio 2015 quando, a suon di gol e di giocate straripanti, è diventato il detonatore che ha trascinato la Lazio alla qualificazione ai preliminari di Champions League. È anche vero, però, che tolto questo periodo di grazia, l’esterno classe ’93 non solo non si è più riconfermato, ma, salvo che in qualche sporadica occasione, ha offerto prestazioni piuttosto opache. Per carità, in linea con tutta la Lazio della scorsa stagione, ma il Felipe Anderson di quei sei mesi d’oro è sparito. Probabilmente non ha ancora la maturità del leader.
Nessuno mette in dubbio il talento e il potenziale, tuttavia per un fantacalcio non è un giocatore affidabile. E in un contesto poco delineato, un individualista come lui (appena 1,55 occasioni create nel 2014-’15, la sua annata migliore) tende ad abbassare ulteriormente la testa e a forzare le giocate. In questi casi, se non tira fuori dal cilindro gol o assist, è quasi sempre da 5 in pagella (20 insufficienze nell’ultimo torneo). Anche perché la stampa, nel giudicare un giocatore in grado di spostare gli equilibri, si basa più sugli episodi che sul volume di gioco prodotto. Molto meglio quindi un giocatore magari meno fantasioso ma più costante nel rendimento.

OT: chi sarà il nuovo Balotelli?

flop 15 16


10) Wallace Fortuna Dos Santos (di Gianguido Maggioli)

Quella di indovinare la scommessa vincente tra i nuovi calciatori arrivati in serie A, è la maggiore ambizione di ogni fantallentatore in sede d’asta (posto comunque che la rivelazione non sarà mai tra i giocatori su cui avete puntato).

Dopo aver letto il curriculum di Wallace, neoacquisto della Lazio, è probabile che in molti si siano appuntati questo esotico nome sulla lista degli obiettivi: 23 anni da compiere, 191 cm di statura e 8 milioni pagati dal presidente più avaro della serie A per averlo dal Monaco, terza forza del campionato francese, nel quale il difensore centrale brasiliano ha già giocato molte partite.
Con queste premesse i fantallenatori già pregustano l’insperata gioia di avere in squadra un difensore goleador alla Terlizzi, in grado di segnare e far sognare ogni volta che si apposta in area di rigore durante i calci piazzati. Peccato che i tifosi della Lazio, e coloro che sono inconsciamente affascinati dall’orrido, difficilmente dimenticheranno i predecessori di Wallace, dai quali deriva una pesante eredità.
Gentiletti, Bisevac, Mauricio, Ciani, Novaretti e Andrè Dias sono alcuni nomi di belle speranze che durante gli scorsi anni hanno costituito l’imbarazzante pacchetto difensivo biancoceleste.
Arrivati per tenere lontano, con la loro mole, gli avversari dalla porta, non solo hanno spesso fallito in questo elementare compito, ma neppure sono riusciti a mettersi in evidenza nella classifica marcatori. Sempre presenti però nel referto dell’arbitro sotto la voce “giocatori ammoniti”.
È vero che c’è poi l’eccezione (che conferma la regola?), la mosca bianca De Vrij che prima di sistemarsi tra i lungodegenti dell’infermeria aveva fatto vedere buonissime cose. Se si aggiunge poi un allenatore inesperto come Simone Inzaghi, una situazione societaria in bilico, una tifoseria frustrata ed Igli Tare, il DS che presumibilmente lo ha scelto, che più di una volta è stato beccato a dormire durate le partite, ecco che le speranze riposte su Wallace si trasformano in dubbi. Ed un’analisi non molto dissimile potrebbe valere anche per il nuovo collega angolano Bastos, anche lui massiccio centrale difensivo, anche lui acquistato di fresco per una cifra troppo alta per gli standard di Lotito. Ma che tra i due sembra, a pelle, il più affidabile.

Che poi sia un bell’uomo, pochi dubbi al riguardo.

Che poi sia un bell'uomo, pochi dubbi al riguardo.


 

La redazione di Sportellate.it nasce in un attico riminese nell'estate del 2012. Oggi è la voce di una trentina di ragazzacci da tutta Italia. Non ama prendersi troppo sul serio.