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- di Andrea Ravasi

Mancini-Inter: Game Over


Il tecnico jesino e l’Inter si separano consensualmente dopo un’estate di tensioni e giochi di potere. Il malcontento del tecnico è iniziato con il cambio di proprietà di cui non è stato informato ed è proseguito con la campagna acquisti. D’altro canto la società è rimasta infastidita da alcune uscite del tecnico e dalle critiche ricevute dallo stesso coach per la campagna acquisti, secondo gli organi dirigenziali all’altezza delle aspettative per aspirare ad un posto in Champions. Tra le altre cose è pesato anche il contratto in scadenza di Mancini e le tempistiche del rinnovo: l'allenatore lo voleva subito, la società si riservava il diritto di valutare il lavoro del tecnico. E pure giustamente, aggiungerei.


La scelta di andare incontro alla risoluzione contrattuale, date le diaspore interne tra Thohir e Mancini, è giustissima, ma con queste tempistiche diventa sbagliata. Perché siamo al 7 agosto, il campionato inizia il 20 e soprattutto perché le lotte vanno avanti dall’inizio del ritiro. Quindi Mancini e la società potevano arrivare a questa decisione molto prima. Già al rientro della tournée americana si poteva giungere a questa soluzione, se non alla fine del ritiro di Riscone.

Entrambe le parti però hanno preferito continuare nella loro guerra di posizione, per giocare a chi fosse più forte, con un giorno sul piede di guerra l’una e un giorno l’altra, andando a scornarsi e danneggiando entrambi l’immagine del club, oltre che compromettere la stagione. In questa parte forse la nuova proprietà è risultata un poco acerba, avendo voluto mantenere il gelo fino ad ottobre, mese in cui prenderà definitivamente il potere, per poi decidere sull’eventuale rinnovo del tecnico e la conferma dei dirigenti con cui lo stesso Mancini era ormai ai ferri corti.

Ecco i due protagonisti di questa guerra interna. Entrambi hanno perso e entrambi usciranno dall'Inter, chi subito con 2 milioni, chi più avanti con 50. Economicamente nessuno dei due ci ha rimesso.

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Se a livello di tempistiche la società si è dimostrata degna dei dilettanti, a livello di ragioni la situazione si capovolge. Perché qui le ragioni, almeno quelle che ci vengono dette dalla stampa, mostrano come il tecnico sia ancora una prima donna che crede di essere un fuoriclasse (che forse non è).

Oggi la Gazzetta dello Sport riporta che Mancini aveva chiesto Touré, Aubameyang e Reus!!!!! Per riportare l’Inter a vincere, ricevendo tre no dalla società, che preferiva e preferisce puntare su giocatori più giovani. Ciononostante Mancini ha ricevuto Candreva-Banega-Ansaldi-Erkin dal mercato, che non sono di certo degli esordienti. L’unico acquisto “giovane” è stato Caprari, lasciato in prestito al Pescara. Mancini si è pure lamentato del fatto di non essere considerato nelle scelte di mercato, ma sembra invece tutto il contrario, soprattutto per Candreva, giocatore da lui espressamente richiesto, per di più strapagato.

Forse il mancato acquisto di Yaya Tourè ha compromesso irreversibilmente l'annata secondo Mancini?! Speriamo che non sia questa la motivazione della rottura insanabile, altrimenti il Mancio farebbe bene a ritirarsi. Sulle scelte di mercato mi sento di convenire con la società, in quanto, a sentire i bene informati, sarebbero arrivati altri 3 giocatori, uno per reparto. Completando così ad una nuova rivoluzione della rosa nerazzurra, l'ennesima, dopo quella della scorsa estate e dell'inverno 2015 (do you remember Shaqiri e Podolski?).

Eccolo mentre pensa a Yaya Toure

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Anche sul rinnovo sto dalla parte della società, che ha pienamente ragione nel valutare un rinnovo dopo aver visto il lavoro del tecnico, come funziona per tutti i comuni mortali. A maggiore se parliamo di un allenatore che in questo anno e mezzo non ha brillato per risultati sul campo e a livello di gioco in generale. Inoltre per il Mancio poteva essere anche una questione d’orgoglio dimostrare che, anche in scadenza, era in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati dal club; invece si è impuntato su prolungamento che in questo momento non meritava né rappresentava una priorità per i piani alti.

In questo caso avrebbe dovuto prendere esempio da Ausilio, pure lui in scadenza, ma che lavora e mette a segno colpi di un certo rilievo come Banega a parametro 0 - un altro DS sarebbe stato beatificato - Ansaldi a prezzo stracciato, per non parlare dei 20 milioni di plusvalenze incassati da cessioni di giocatori marginali. Forse il Mancio si è sentito un traghettatore della nave verso il porto Simeone, ma qui nulla è certo.

Il Cholo ha forse influito sulla vicenda? un po' di vento lo ha portato di certo

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L’unica ragione che Mancini ha dalla sua parte, tra quelle che vengono riportate dalla stampa, è la distanza dalla proprietà e non avere un punto d'incontro con la stessa. Ogni società di calcio deve avere un punto di contatto tra la proprietà e lo staff tecnico. E l’Inter questo non ce l’ha. Qui ha sbagliato Suning, che ha voluto mantenere tutto in ghiaccio, ma che avrebbe dovuto porre un suo uomo di fiducia a fungere da ponte con lo staff tecnico-dirigenziale attuale per appianare eventuali problematiche e non lasciare strascichi che poi possono tramutarsi in divergenze irrisolvibili. Cosa che invece è accaduta. Da questo punto di vista ha sbagliato Thohir, perché non è stato in grado di svolgere questo compito da tramite tra le parti nella stagione che deve portare al ritorno in Champions League.

In tutta questa vicenda deve avere avuto un peso anche la vicenda Icardi. Perché se Mancini voleva la conferma di tutti i top, forse l'argentino non ne faceva parte, e il tecnico avrebbe preferito - sembra - ricevere in dote 45 milioni e Gabbiadini. 

In attesa di capire che ne sarà del capitano, ecco che in panchina arriva Frank De Boer. Nella speranza che olandese sia l'uomo giusto per centrare il ritorno nell’Europa che conta. Malgrado i presupposti non sembrano propriamente i più adatti.

Thohir che legge sulla Champions League, forse ha trovato qualche consiglio per condurci l'Inter?

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Alla fine solo l’Inter poteva essere così folle da trascinarsi tutto per mesi, lasciando tutto allo scoperto, così che tutti potessero sbirciare e sapere. Forse è stato un bene, forse l’Inter vincerà lo scudetto e l’Europa League, forse non porterà a casa nulla e arriverà dietro ai cugini rossoneri. Di certo la società ne esce male, malgrado una vittoria ai punti (ma non siamo sul ring dei giochi olimpici) e solo il tempo le potrà dare ragione. Di certo in questo momento nell’ambiente si respira aria di un’ennesima stagione al ribasso.


 

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Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.

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