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- di Raffaele Campo

Habe(ba)mus Adem


"Mihajlovic mi ha chiamato circa un mese fa e io ho detto che mi sarebbe piaciuto venire al Toro. La frenata nella trattativa? Avevo altre, importanti, offerte ed il bisogno di riflettere con la mia famiglia... Io l'acquisto più costoso? Le responsabilità mi sono sempre piaciute. Anzi, giocare sotto pressione mi dà una carica speciale: sono qua perché ho sposato un progetto. Quando dico che il progetto del Torino mi ha convinto, lo dico perché sapevo di trovare un gruppo dove ci sono molti giovani con ottime prospettive di crescita. L'Europa? Lavoriamo pensando di poter raggiungere qualcosa di importante, ma non mi è mai piaciuto fissare dei traguardi ben precisi: in testa ho già l'esordio in campionato di Milano contro i rossoneri".
Con queste parole, riportate da "La Stampa", Adem Ljajic si è presentato ai tifosi del Toro. Per aggiudicarsi il talento serbo classe 1991, il patron Urbano Cairo ha versato alla Roma la bellezza di 8,5 milioni di euro, battendo la concorrenza di Milan e Celta Vigo. Si tratta del suo acquisto più oneroso da quando è divenuto proprietario del Toro nel 2005. Inoltre, per il club di via Arcivescovado,  gli arrivi di Ljajic e di Sinisa Mihajlovic in panchina, simultanei agli addii di Giampiero Ventura e dell'ormai ex capitano Kamil Glik, simboleggiano la fine di un ciclo e l'inizio di un nuovo corso.


Quando parliamo di questo ragazzo, ci riferiamo ad uno dei giocatori più bizzarri della serie A di questi ultimi anni. Soprannominato "il Kakà dei Balcani" ai tempi delle giovanili del Partizan Belgrado, il giocatore viene spesso associato al "fattaccio" con Delio Rossi, quando, nel maggio del 2012, in occasione della partita al "Franchi" contro il Novara, con la viola sotto 0-2 l'ex allenatore della Fiorentina perse le staffe e lo aggredì, dopo che Ljajic non gradì la sostituzione.

Ma anche con Mihajlovic, sia in Toscana e che con la Serbia, Ljajic ha avuto un rapporto di amore-odio: dalle battute del tecnico sul suo eccessivo consumo di Nutella e sulla passione per la Playstation, fino all'esclusione del giovane di Novi Pazar dalla Nazionale serba per quasi due anni. Motivo? L'ex difensore di Sampdoria e Lazio non digerì il fatto che Adem, di cultura e religione musulmana, rifiutò di cantare l'inno serbo in occasione dell'amichevole contro la Spagna del 26 maggio 2012.

Il rapporto tra i due è stato sì complicato, ma allo stesso tempo, Sinisa lo ha anche saputo spronare ed esaltare.

Quanto durerà la tregua?

ljajic miha

Tralasciando questi aneddoti nostalgici, nell'ultima stagione, Ljajic ha vestito la maglia dell'Inter, dove era approdato dalla Roma durante l'ultimo giorno di mercato della scorsa estate. La formula era quella del prestito con diritto di riscatto a 11 milioni. Tale opzione non è poi stata esercitata dai nerazzurri. Ora, il club meneghino ha davvero fatto la mossa giusta? 


L'annata dell'Inter è stata alquanto turbolenta per tutta una serie di ragioni sulle quali è già stata scritta un'enciclopedia. Eppure, una cosa è sfuggita ai più: il lavoro prezioso del fantasista serbo. Una delle maggiori (se non la maggiore) difficoltà dei nerazzurri è stata quella di trovare un'identità di gioco ed un equilibrio tra le due fasi, emersi solamente negli ultimi due mesi di campionato. Ma se l'Inter nella prima parte è riuscita a massimizzare una produzione offensiva spesso deficitaria, il merito è stato anche dei colpi del 24enne attaccante, che ha totalizzato 29 presenze, 4 gol e 3 assist tra campionato e Coppa Italia.

Il punto più alto della sua stagione interista? L'ingresso in campo nella trasferta di Napoli. In questa gif vengono proposte le sue qualità migliori: regia e dribbling.

Ljajic ha confermato ancora una volta come la sua principale peculiarità sia quella di entrare dentro al campo palla al piede partendo dalla fascia (preferibilmente sinistra), esattamente come faceva a Firenze e nella capitale. In termini figurativi, questa caratteristica lo rende simile a un pugile: prima di tirare, cerca infatti l'angolo o il varco da cui poter trafiggere il portiere avversario. Una volta trovato lo spiraglio, non esita a sferrare il colpo del ko, proprio come un lottatore di box.

Se dopo la prima giocata non riesce a costruirsi lo spazio per il tiro, eccolo servire il compagno di squadra, vedi il suo assist a Icardi in Inter-Frosinone dello scorso 22 novembre o quello, sempre per l'attaccante argentino, in Bologna-Inter, pur se agevolato da un pasticcio del difensore rossoblù Ferrari. Altrettanto notevole la sua scaltrezza negli spazi stretti come nei tiri da calcio piazzato.

A proposito, niente male nemmeno il suo biglietto da visita con la maglia granata, in occasione dell'Eusebio Cup, mini torneo tenutosi la scorsa settimana allo stadio "Da Luz" di Lisbona.

Tornando all'Adem interista, è inutile sottolineare come la sua parentesi sia stata macchiata, in linea con la sua carriera, da un difetto di continuità tramutatosi in errori grossolani, come il gol facile sbagliato solo davanti a Szczesny in Inter-Roma che avrebbe definitivamente chiuso la partita, o il mancato assist a Biabiany verso la fine di Napoli-Inter 2-1. Magari se avesse servito l'esterno francese, la storia di quel match forse sarebbe cambiata.

Ma forse vale la pena concentrarsi più sui pregi: il neo acquisto granata, schierato come esterno alto nel 4-3-3 che Mancini ha proposto saltuariamente, più che pestare la riga o attaccare lo spazio alle spalle del terzino, ha sfruttato le sue attitudini associative per fungere da playmaker aggiunto al Medel o Felipe Melo di turno, compiendo un lavoro di raccordo ma anche abbassandosi per favorire il consolidamento del possesso o la risalita della palla. Un regista avanzato che ha aperto varchi e smistato palloni su palloni. Nelle gare più importanti, come contro Juve, Roma e Napoli, ma contro le medio-piccole,  come con Carpi o ad Empoli.

La heat map di Ljajic nel match del 10 gennaio contro il Sassuolo: 73 tocchi distribuiti in ogni zona della metà campo avversaria, 57 passaggi e 8 tiri. Un autentico uomo ovunque.

ljajic vs sassuolo

Un attaccante esterno che ha saputo operare pure un prezioso lavoro sporco in fase difensiva, specie quando c'era da rientrare per difendere l'ampiezza del campo in parità numerica. Per Ljajic si tratta di un deciso passo in avanti, dal momento che con le maglie di Fiorentina e Roma si era dimostrato meno propenso al sacrificio e soprattutto contingentato ad una porzione di campo più ristretta e più vicina alla porta. E questo è anche merito di Mancini. Il tecnico marchigiano ha sì avuto responsabilità su questa stagione in chiaro scuro, ma, nello stesso tempo, sotto la sua guida sono cresciuti, oltre allo stesso Adem, Brozovic e Icardi.

In più gli stats legati ai passaggi, alle occasioni create e ai cross fatti registrare nel 2015-'16, conferiscono una dimensione più collettiva al suo gioco.

ljajic confronto

 


Come anticipato sopra, l'Inter non ha esercitato il diritto di riscatto sul serbo. Siamo ancora alla fine di luglio e i giudizi andranno emessi nei prossimi mesi ma, analizzati questi dati e alla luce del probabile arrivo per 22 milioni più 3 di bonus del 29enne Candreva, i nerazzurri hanno davvero fatto una scelta giusta nel "liberarsi" di Ljajic a cuor così leggero? 


 

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