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14 min

- di Redazione Sportellate.it

Intervista a Fulvio Santucci, penna di passioneinter.com


Se un po' vi piace cazzeggiare su Twitter, vi sarete resi conto che è una sorta di vetrina in cui molti vogliono farsi belli e attirare consensi spacciandosi per tifosi super partes nonostante la fede più o meno palese, salvo poi tornare in trincea alla prima occasione utile in cui scoppia una guerriglia e bisogna difendere i propri colori sociali. In questo magma di voci più o meno competenti ed obiettive, Fulvio Santucci rappresenta invece una piacevole eccezione che abbiamo imparato ad apprezzare nel tempo. Perché nonostante il suo cuore batta spudoratamente per l'Inter, la penna di passioneinter.com spesso ci fornisce dei punti di vista interessanti, equilibrati e tutt'altro che banali. Ed è per questo che per Sportellate.it è stato un vero piacere avere avuto la possibilità di parlare con lui di Inter, mercato e tanto altro ancora. 


Ciao Fulvio, innanzitutto grazie per la tua disponibilità. Come prima domanda ti chiediamo una panoramica sull’Inter, ambiente da cui, alla luce dei casi Icardi, Mancini e non solo, sembra trasparire una certa insofferenza.

“Icardi ha chiesto la cessione in caso in cui non otterrà un rinnovo di contratto alle cifre che gli sta proponendo il Napoli. In questo momento l’argentino guadagna 3,5 milioni netti più il 50% derivante dallo sfruttamento dei diritti di immagine, al Napoli, stando a quanto riportano gli organi di informazione, ne prenderebbe 7. Queste sono le indicazioni di partenza, ma non necessariamente le cose andranno in un modo o in un altro.

È evidente che Icardi, o meglio chi c’è dietro di lui, dall’inizio del mercato sta cercando di sparare alto per intavolare una trattativa col club di appartenenza. Ma il punto è che l’Inter non vuole rinnovare, quanto meno non subito. Anche perché allungare il suo contratto adesso diventerebbe un problema in chiave fair play finanziario: al di là dei saldi di bilancio, c’è infatti un accordo con l’Uefa secondo cui nella scorsa e nella corrente stagione la società si impegna a non aumentare il monte ingaggi.

E se vai quindi a duplicare lo stipendio dell’ex attaccante della Samp, non lo rispetti. Senza poi tenere conto delle possibili frizioni interne che andrebbe a creare questo caso, dato che in questo modo daresti la possibilità a tutti di sentirsi giustificati nel battere cassa.

Intermezzo: cose che non vi diranno di Icardi.

Secondo me, ma questa è solo una mia sensazione, se il Napoli arriva ad offrire 60 milioni, non dico che i nerazzurri cederebbero, ma quanto meno inizierebbero a pensare all’ipotesi di trasferimento. L’Inter al momento si trova tra due fuochi: da una parte ha i tifosi, che farebbero volentieri la pelle ad Icardi, dall’altra il ricatto del giocatore, che però in più di una circostanza la società ha dichiarato incedibile. Si sta giocando dunque anche una parte di credibilità. È una situazione molto spinosa, per cui non so a che soluzione si arriverà.

Ausilio è contrariato di fronte ad Icardi che detta le condizioni - e questo me l’hanno riferito fonti a lui vicine – considerando che ha un contratto fino al 2019 che ha rinnovato meno di un anno fa. Il giocatore non dovrebbe essere in posizione di forza, eppure lo è, mentre il direttore non ci pensa assolutamente a ritoccare l’ingaggio. Bisogna capire la posizione di Suning, che attualmente parla per bocca di Thohir, il quale però non ha più poteri decisionali. La situazione è questa, ma può cambiare giorno dopo giorno. Se gli si promette un rinnovo che può partire da gennaio 2017, allora la questione sarebbe diversa perché il club potrebbe spendere di più, in teoria.

Per quanto riguarda invece Mancini, ho informazioni in controtendenza con quelle che sto leggendo. Il tecnico ed Ausilio, essendo entrambi in scadenza a giugno del 2017, hanno lavorato in sinergia sull’ultimo mercato e stanno lavorando insieme su questa, nonostante i blocchi imposti da Suning – tra l’altro l’arrivo di Candreva dovrebbe essere una cosa fatta a giorni – per questo si sono ripromessi di attendere gennaio per valutare gli sviluppi e capire se c’è ancora posto per loro a che condizioni – cosa che ignoro totalmente perché non sono a conoscenza della posizione della nuova proprietà in merito - quanto si potrà spendere e che tipo di campionato si sta facendo. Dopo di che fa le valutazioni del caso.

Piero Ausilio e Roberto Mancini: che per loro stia per ricominciare a piovere? (Ogni riferimento di mazzariana memoria è puramente voluto).

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In generale si tratta di due situazioni delicate che non ci volevano, almeno uno dei due poteva evitare queste scenate. La più spinosa comunque è quella di Icardi, perché è il capitano della squadra e non si sta comportando come tale. Alla luce del precedente rinnovo, in cui Wanda Nara ha spinto affinché il suo assistito trattenesse il 50% dei diritti d’immagine, l’architettura vera di questo caso è opera sua.

Il problema è che Icardi non sta riuscendo a capire in che condizione si trova, anche con i tifosi. Una posizione molto scomoda, quasi indifendibile per tutti. L’entourage del giocatore sta cercando di ricattare la società, ma non ci sta riuscendo in maniera incisiva come riuscirebbe a fare un Raiola, per dire”.

Quali sono gli obiettivi Suning nel breve-medio termine a livello sportivo e come si muoverà in sede di mercato nelle prossime due sessioni?

“Ancora all’inizio dell’anno, quando Suning era ancora lontano, avevo parlato con due esperti del settore, Gineprini e Forchielli per capire quale poteva essere il futuro dell’Inter. I cinesi hanno un modo di fare business praticamente opposto al nostro, nel senso che loro tarano tutto sul medio-lungo termine e non hanno paura di aspettare i risultati. Anzi, se tracci una rotta vanno avanti per la loro strada, anche perché lì il sistema è abbastanza padronale con un uomo solo al comando. E in questo caso parliamo del signor Zhang.

Quindi nel breve termine non c’è da aspettarsi molto, anche perché si arriva da una situazione, questa dell’Inter in particolare, che prevede ancora i paletti imposti dal fair play finanziario. Se parliamo di mercato si può fare poco, perché ribadisco che gli obiettivi di Suning sono soprattutto sul lungo termine. D’altro canto è evidente che loro si aspettano risultati quanto i tifosi, così come è evidente che quest’avventura può rappresentare il volano per espandere il loro marchio in Europa, dove hanno delle ambizioni forti a livello industriale e non solo. Vogliono diversificare il prodotto della loro azienda, sono molto lanciati.

Breve storia di Suning.

Quali possono essere le difficoltà? Intanto, come dicevo prima, tendono a non fidarsi di ciò che non conoscono e di fatto potrebbero decidere di compiere quest’esperienza chiudendo gli occhi nei confronti dei giudizi di chi è già dentro a questo mondo. Ed è quello che secondo me sta succedendo all’Inter in questo momento, anche se di questo non posso avere la certezza ma un’opinione. Secondo me c’è poco coinvolgimento su una parte dei quadri dirigenziali, Mancini l’ha detto fin troppo chiaramente e a mio avviso pure lo stesso Ausilio è piuttosto limitato nel suo margine di manovra rispetto a prima.

È palese che nella fase di transizione si possa sbagliare qualcosa ed è la norma. Quello che conta è non essere recidivi negli errori. Loro però hanno quel tipo di cultura per cui, una volta imboccata una strada, vanno dritti e tagliano tutta la comunicazione che c’è in mezzo. Questo potrebbe costituire un altro problema nel mondo che viviamo, dove la comunicazione coi tifosi, quelli che alla fine sono i tuoi committenti, è tutto”.

A livello comunicativo sembrerebbe in parte una strategia antitetica rispetto a quella di Thohir, che magnate dell’editoria è sembrato sempre molto disponibile nei confronti dei media.  

“La grossa differenza è che Thohir si è formato negli Stati Uniti e ha un modo di fare business, alla luce dei suoi trascorsi in NBA, molto americano. Quello cinese è esattamente l’opposto. Questo è il motivo per cui le vedute possono divergere, fermo restando che entrambi sono asiatici e mi aspetto che su qualcosa si trovino, altrimenti sarei preoccupato”.

Domanda da calciofilo medio: ma quand’è quindi che ti aspetti che Suning inizi ad investire sul mercato in maniera consistente?

“Direi non prima dell’estate prossima per diversi motivi. Innanzitutto per i paletti imposti dal FPF: l’accordo con l’Uefa ce l’ho ben presente e so che a prescindere dal cambio di proprietà sarebbe comunque diventato più morbido a partire dalla prossima stagione, sempre che ci si presenti con un pareggio di bilancio o con un lieve deficit. Scatterà ad ottobre la ricapitalizzazione da 142 milioni di ingresso e quindi questo significa che si potrà iniziare a pensare quanto meno un po’ più in grande, se l’obiettivo sarà spendere di più sul mercato.

Poi dipende sempre da tante cose: se licenzierai o meno Mancini e quindi avrai due allenatori a libro paga, se andrai in Champions League, se farai una cessione pesante o addirittura pesante, come quella di Icardi. Per cui già dalla prossima sessione di mercato ci si potrà muovere con le mani meno legate ed una conoscenza più approfondita di quello che è l’ambiente in cui ci si sta inserendo. La domanda vera è: chi farà mercato l’anno prossimo? Ausilio è in scadenza il 30 giugno del 2017, non si parla del suo rinnovo e non si sa se è un argomento che verrà affrontato. Potrebbe cambiare dunque pure il direttore sportivo e potrebbe cambiare di conseguenza il modo di intendere il mercato”.

In questo mercato invece, se fossi nei panni di Ausilio, come ti muoveresti e dove andresti ad implementare la rosa?

“Ausilio è in una situazione difficile. Ha già lavorato in primavera su diversi profili: alcuni è riuscito a portarli a Milano, ed è il caso di Banega, un affare chiuso già a gennaio, altri invece sono stati bloccati dalla cessione societaria. Ausilio si trova tra l’incudine e il martello: l’incudine è una società che non gli parla di fatto, il martello invece è un Mancini che vorrebbe il mercato cucito a sua misura.

Che fare nei suoi panni? È vero che bisogna mettere d’accordo le due componenti, però io, fermo restando che non sono perfettamente d’accordo con i profili individuati, accontenterei Mancini. Candreva ad esempio è un target su misura di Mancini. Una volta preso l’esterno, bisognerebbe andare a prendere un centrocampista completa. Gira il nome di Witsel, io credo si possa fare di meglio e, se necessario, lavorare ancora con i prestiti con obbligo di riscatto”.

Ti volevo chiedere un commento circa questo tuo tweet del 19 luglio che, ad una decina di giorni di distanza, è diventato ancora più veritiero.

Screenshot (78)

“La serie A, qualora non lo fosse già ora, diventerà qualcosa di molto simile alla Bundesliga. Sono anni che il Bayern Monaco si rinforza “rubando” giocatori alle proprie rivali. Questo perché, come in Germania, pure in Italia si è sviluppata negli ultimi 3-4 campionati una forbice di potenza economica enorme. Premesso che nel calcio di oggi il punto non è avere i soldi ma farli, devo riscontrare che la Juve fattura il doppio delle sue rivali - sulla carta - come Napoli, Roma, Inter e Milan. Per intenderci, l’Inter è arrivata a fatturare 190 milioni, la Juve a 340. Stanno diventando cifre bulgare, che spiegano come puoi fare un mercato da top europea.

Bilancio dettagliato dell'Inter tra il 2009 e il 2015. Grafico tratto dal sito sportbusinessmanagement.it.

bilancio inter conto economico

Questo per l’interista al momento è un vantaggio, considerato che le velleità di scudetto non sono mai state presenti, al di là della breve parentesi autunnale scorsa, che successivamente ha richiamato un duro ritorno alla realtà. Anche il tifoso più accanito ha capito ormai che non c’è niente da fare per i sogni di assoluta gloria, bisogna per forza procedere in maniera graduale. Se la si guarda da questo punto di vista, il mercato della Juventus “gioca” a suo favore: prendendo Pjanic, un uomo chiave della Roma, prendendo Higuain, che è quasi mezzo Napoli della scorsa stagione, l’Inter indirettamente ha ridotto il gap.

L’immobilismo nerazzurro potrebbe rivelarsi morbido, dato che nessuno sta facendo niente per aumentare un divario preesistente se parliamo di Roma e Napoli, oppure il suo svantaggio, classifica dell’ultima serie A alla mano, e parlo di Fiorentina e Milan, che non hanno fatto colpi tali da salire di livello”.

Un po’ di tempo fa hai scritto sempre su twitter “se non fosse stato per alcuni siti/blog di vera qualità mi sarei allontanato da tempo dall’informazione calcistica. Non mi ci identifico”.

“Ormai l’informazione è intrattenimento e mi rendo conto che in un settore così in crisi bisogna diversificarsi per venire incontro alle esigenze del pubblico, però se lo fai a scapito dell’informazione, che può orientare l’informazione pubblica – parlo a livello sportivo e non solo naturalmente – diventa un problema. Perché alla fine ti ritroverai un giorno davanti ad un popolo che obbedisce a certe dinamiche senza farne sue altre.

Cito un esempio calzante: scrivo da 3 anni su passioneinter.com, un sito che non ha pretese di portali più grandi come fcinter1908.it, il leader del settore, e ti posso dire che per 2 anni l’articolo più letto della storia del sito non è stato l’esonero di Mazzarri o la chiamata di Mancini, ma il primo articolo di gossip riguardante Wanda Nara e Icardi. E con distacchi notevoli. Questo te la dice lunga su quello che è il livello dell’informazione e non lo scopro certo io.

Gazzetta sempre più tabloid.

gazza tabloid

In questa sessione di mercato poi i tifosi si stanno allontanando dall’informazione, preferendo persone di fiducia che grazie al web sono venute fuori, ognuno con le sue informazioni e pensieri. In più ci sono blog sparsi per il web di vera qualità che badano solo a quella, probabilmente perché non gli interessa monetizzare o fare numeri, a cui vale la pena dare un’occhiata. Parlo di mondofutbol.com, piuttosto che ultimouomo.com, o ancora sciabolatamordiba.wordpress.com. Io mi identifico in loro perché dietro queste realtà c’è un lavoro di passione e precisione.

Pure uno come me venuto fuori dal nulla – fermo restando che tuttora non sono nessuno – può riempire dei buchi che grandi testate non coprono, come le pieghe dei regolamenti, i regolamenti Uefa in materia finanziaria e di competizioni. Argomenti trattati in materia approssimativa dalle testate perché effettivamente si fa una tara sull’interesse reale del tema in questione. Però io mi aspetto sempre di trovare il giornale che leggevo da piccolo, esaustivo in tutto e per tutto”.

O comunque nella versione on line, considerato che è un contenitore smisurato, che può dedicare uno spazio a questi articoli di nicchia. I quali dovrebbero contribuire a dare un quadro più completo della situazione.

“Le testate web secondo me sono migliori di quelle cartacee. Perché sul cartaceo giochi tutto sui titoli e continuo a vedere non solo nelle prime pagine, ma persino in quelle interne, titoli che richiamano articoli che si sviluppano in maniera opposta. Però è lo stesso discorso dei titoli che girano sui social, in maiuscolo e con i caratteri accattivanti: si è capito che la gente legge solo quello. In questo modo puoi orientarla con il minimo sforzo, ossia con un titolo ad effetto seguito da un articolo scollegato, che solo la metà delle persone raggiunte leggerà”.

Che poi a me questi giochi di parole sui titoli mi sembra un qualcosa molto anni ’80. Evidentemente è una strategia che attira pubblico.

“In un tweet ho paragonato i mezzi di informazione ed in particolare i giornali alle compagnie telefoniche: offerte personalizzate per determinati segmenti. Ormai il giornale non racconta più quello che succede, ma quello che la gente vuole che succeda”.

Sullo sfondo la mannaia di un’editoria sempre più in crisi. I giornali (soprav)vivono grazie ai contributi devoluti alle cooperative, solo che quando il governo si è accorto che si sono moltiplicate cooperative fittizie, ha iniziato a tagliare e dilazionare i pagamenti a tutti quanti. In questo modo ne ha risentito pure la qualità, che ha comportato strategie più “commerciali”.

“L’editoria è stata duramente colpita sia dalla crisi sia dal web. Ma anche sul web ci sono molte persone che non colgono le occasioni che il mercato offre in quanto molti si inseriscono in un ramo completamente saturo, senza badare a diversificare i contenuti. C’è un’urgenza pazzesca di contenuti di qualità e sono sicuro che c’è molta gente che ne avrebbe le capacità ma decide di intraprendere strade diverse che io non giudico, ma toglie qualcosa a tutti. Se tu mi parli di calciomercato come lo fanno in duecento e inizi a fare gara litigando con la concorrenza su chi ha scritto prima cosa, a me come lettore cosa me ne frega?

Un’altra logica inquietante nata 10-15 anni fa è quella dei quotidiani fatti a settimanale. Si pubblica una notizia e la si romanza tramite degli espedienti narrativi come se fosse una serie tv. Ti lascia in sospeso come in una puntata per far sì che acquisti il giornale tutta la settimana invece che una volta sola. Queste sono strategie aziendale a scapito, ripeto, dell’orientamento critico dell’opinione pubblica. A me non sembra poco: rischi di ritrovarti un popolo disinformato bombardato di scemenze”.

Un contesto in cui hanno trovato terreno fertile pagine social ironiche come “Calciatori brutti” o “Chiamarsi bomber” e annessi derivati.

“Quello non lo giudico, perché queste pagine hanno fatto i loro interessi senza sfruttare un nome di testava che prima offriva un altro tipo di prodotto. Che è ciò che a me dà fastidio. Il “Corriere della sera” di oggi non è lo stesso che usciva negli anni ’80, idem “La Gazzetta dello sport”, o ancora “Il Corriere dello sport” o “Tuttosport”, che mi chiedo come sia possibile abbiano lo stesso editore. Due giornali che dovrebbero essere in accesa competizione e invece cambiano editore di continuo, che oltretutto scrive ciò che passa per il convento. È inaccettabile a livello etico e forse pure deontologico, nonostante non conosca il codice. Ma è chiaro poi che pecunia non olet.

Bomberate like no tomorrow.

Invece le pagine Facebook che nascono con determinati intenti, spargere cioè un verbo che loro definiscono “ignorante”, mettono le cose in chiaro fin da subito. Giocano puliti da questo punto di vista, sono invece sporchi quando copiano i contenuti dalla rete, cosa che accade spesso. Quando invece sfrutti il nome di una testata che prima faceva informazione per fare intrattenimento a me risulta difficile da condividere nonostante conosca le dinamiche”.

Da dove nasce la tua passione per il mercato ed in particolare l’interesse circa le sfumature più ambigue come i fondi d’investimento?

“Quella del giornalismo è una passione che mi accompagna fin dalla nascita, però sono arrivato tardi ad esprimerla, perché ho 33 anni e sono “nel giro” da 3, non di più. Per quanto riguarda gli altri aspetti come i fondi d’investimento, si tratta di un filone che ho sviluppato ma ho ritenuto opportuno non approfondire una volta che è diventato di dominio pubblico perché ridotto a macchietta. E non mi piace inserirmi in un fenomeno ridicolizzato, che tuttavia non andrebbe trattato in questo modo.

L’interesse è nato in un momento preciso: estate del 2014, mentre ero a Pinzolo nel ritiro dell’Inter apro il pc e leggo che Mangala è stato venduto al Manchester City per 34 milioni. Dico: “c’è qualcosa che non torna, non è possibile. Non accetto questa valutazione, non è veritiera. Deve esserci per forza qualcosa che qualcuno non sta raccontando”. Da lì ho cominciato a fare ricerche su siti stranieri, in particolare portoghesi, per arrivare poi ad agganciare colui che mi ha realmente schiarito le idee, Pippo Russo, che ho avuto l’opportunità di conoscere tra l’altro. E mi ha rimandato al suo libro “Gol di rapina”, dove mi sono fatto un’idea precisa sulla questione.

La copertina di "Gol di rapina".

pippo russo

Già prima avevo scritto un pezzo su Dybala e sulla sua genesi come calciatore, perché avevo assorbito alcune informazioni all’epoca in cui si concretizzò il suo passaggio al Palermo (nel 2012) e lì mi sono informato da solo. Il resto invece l’ho approfondito attraverso Russo, fino ad arrivare a Doyen prima ancora che il suo nome venisse accostato al Milan. A quel punto tutto si è fatto molto più complicato perché non è facile per uno dalla fede dichiarata come la mia affermare che i rossoneri stavano facendo una fesseria, poiché rischi di non essere ritenuto credibile. Anche se poi l’hanno capito da soli, perché volente o nolente li hanno allontanati. Non c’è bisogno che dica la fine che ha fatto Doyen: ha preso l’Olympique Marsiglia e a momenti retrocede, per non parlare di quello che è successo a Valencia con Mendes e con le dimissioni di Rufete.

Tra l’altro mi hanno chiesto se era possibile uno scenario del genere pure all’Inter, ma penso sia dura. Temo in realtà gli agganci di Suning, Zahavi e Joraabchian. In particolare, Zahavi, in testa alla classifica dei “super agenti” – prima dei tempi di Mendes e dei fondi d’investimento - è un personaggio discutibile. Un israeliano che ha chiuso un sacco di affari negli anni ’90, contribuendo a rendere la Premier League il campionato globale che è adesso, però con mezzi non del tutto leciti. Sono sempre un po’ restio ad affidarmi a questa gente che ha dimostrato di lavorare per i propri interessi”.

Conosci Sportellate.it?

“Lo trovo interessante. Mi è capitato di leggere qualche pezzo sul sito e l’ho sempre gradito, tant’è che a volte ho retweetato pure l’articolo. Mi è sempre sembrato valido, ma come la maggior parte dei prodotti che non hanno dietro soldi circolanti. Penso siate bravi a sviluppare i temi del momento senza scadere nelle banalità. E soprattutto non fate refusi, cosa tutt’altro che scontata. Del resto la presentazione visiva e grammaticale è fondamentale. Mi volete anche bene, visto che mi coinvolgete e mi retweettate”.

Fulvio è stato un piacere. Ancora grazie, alla prossima.

"Grazie a voi, a presto".


 

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