Interventi a gamba tesa

Dialogo sopra i massimi sistemi juventini, speciale Pogba


Con la cessione – a sentire i media imminente – di Paul Pogba al Manchester United, abbiamo deciso di interrogare 4 juventini in palese stato di agonia su passato, presente e futuro del centrocampista francese.


1) Quanto perderebbe la Juve senza Pogba? Chi ti immagineresti al suo posto nel centrocampo bianconero?
(di Lorenzo Lari @lorenzolari90)

Inutile nascondersi: perderebbe tantissimo sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista dell’immagine e, la cosa che mi disturba maggiormente, è il fatto che in pochi sembrano rendersene conto. Premesso che fosse per me, da tifoso, a fine luglio “rifiuto l’offerta e vado avanti” in quanto non avrei la certezza che quei 100/110/120 milioni fossero reinvestiti su un centrocampista o su un giocatori di pari livello (tale risposta è stata data prima dell’ormai imminente arrivo di Higuain in bianconero, ndr), una cosa che viene troppo spesso fatta passare in secondo piano di Paul è la personalità.

Non ricordo una partita in bianconero dove si sia mai tirato indietro davanti alle proprie responsabilità, dove l’abbia visto mai tremare nel chiedere (pretendere) il pallone e nel provare a giocarlo anche nelle situazioni più pericolose. Ecco, per una squadra che vuole tentare l’assalto in Europa, questo fa tutta la differenza del mondo. Poi che ancora non sia leader, che ancora sbagli troppe scelte e che ancora debba crescere nella gestione dei 90′ siamo tutti d’accordo, ma la base fisica-tecnica-morale di cui dispone questo ragazzo del ’93 (ogni tanto è bene ricordarlo) è ahimè irreperibile nel panorama calcistico mondiale.

In caso di dubbi, cliccare su play.

Riguardo all’eventuale sostituto, posto che trovare un nuovo Pogba è pressoché impossibile, bisognerebbe andare alla ricerca di un qualcuno in grado di svolgere le mansioni a cui era addetto il francese nel 352 allegriano ( + cursore/finalizzatore, – accentratore/distributore) e dei nomi che escono ultimamente dalle bocche dei vari Di Marzio e compagnia cantante (Matic, M. Sissoko, Witsel ecc.) nessuno mi sembra faccia al caso di una Juve che ha forse perso un pelo di gamba e contropiede a lei tanto care nelle ultime Champions League, ma ha comunque inserito e sta continuando ad inserire tanta qualità e palleggio in tutte le zone del campo.

Mi son convinto quindi, che se di cessione dovessimo veramente parlare, al posto di Paul in questo momento non vedrei nessun’altro meglio di chi già c’è: Miralem Pjanic. Ok, l’apporto in fase di non possesso del bosniaco non potrà mai essere paragonato a quello del francese, ma immaginandomi una Juventus che provi a fare il definitivo salto di qualità in Europa il pianista potrebbe in fin dei conti rivelarsi la soluzione migliore.


2) Come valuti il suo europeo con la Francia?
(di Davide Rovati @friedgorgo)

Prima dell’Europeo, Pogba si era preso le copertine di alcune fra le riviste più autorevoli (vedi Four Four Two) per l’hype generato dalle sue prestazioni, così come le copertine di tutti i quotidiani di “gossip” mercataro per le vicende sul suo – imminente, pare – trasferimento. Eravamo quindi tutti convinti che sarebbe stato “l’Europeo di Pogba”, al punto che qualunque esito che non fosse stato la vittoria della Francia con Paul trascinatore avrebbe aperto l’ennesimo dibattito sul suo valore. L’esito è stato di molto inferiore a questo scenario e quindi, più che un vero e proprio dibattito, si è creata una biforcazione dell’opinione pubblica: una parte mainstream che ha visto in questo torneo poco scintillante la conferma definitiva della sopravvalutazione del centrocampista bianconero; una parte hipster che invece ha apprezzato l’umiltà con cui Pogba si è messo a disposizione della squadra, giocando un calcio molto più semplice del suo solito.

Dal punto di vista iconico, quello di Pogba è stato un Europeo davvero grigio, inutile girarci attorno. Su questo giudizio pesa, forse anche troppo, la scarsa incidenza realizzativa: un gol e zero assist nella squadra che ha segnato di più di tutta la competizione sono un bottino modesto, in base al quale sarebbe facile concludere che Pogba non si è mai caricato la squadra sulle spalle.

Forse, però, è più interessante contestualizzare questo grigiore all’interno di un torneo (mediocre) che è sembrato appiattire e annullare ogni possibile esaltazione individuale: l’uomo-copertina della squadra vincitrice gioca un torneo di basso livello e si fa male in finale; la squadra di casa trova strada facendo due “eroi” imprevisti che falliscono l’atto della consacrazione; l’allenatore più celebrato esce mestamente ai rigori; il marcatore decisivo è talmente poco mediatico che durante i festeggiamenti viene inquadrato a stento…

In un torneo senza eroi, Pogba non è comunque sembrato nemmeno un alieno: non ha dato quella sensazione di strapotere che solitamente esprime in ogni dribbling da giocoliere, in ogni cavalcata; è sembrato a tratti anche in lieve difficoltà atletica rispetto ai suoi elevatissimi standard.

Il mio Pogba-moment preferito dell’Europeo è questo lancio di 70 metri effettuato scivolando: questa scelta è poi anche uno specchio dell’altruismo dimostrato dal centrocampista nei confronti dei compagni di squadra, ai quali ha concesso spesso e volentieri le luci della ribalta.

Certo, non sbaglia chi ritiene che Deschamps abbia fatto ben poco per mettere il suo campione in condizione di spiccare. La Francia scesa in campo all’esordio era una squadra tatticamente impresentabile. A centrocampo, in particolare, schierava un terzetto di “cavalli pazzi” (Kantè, Matuidi, Pogba) abituati a correre tantissimo sia quando la propria squadra ha il pallone, sia nella fase di recupero. Ciò, unitamente alla tendenza ad accentrarsi dei due finti esterni offensivi Payet e Griezmann, ha portato a spaziature disfunzionali nella fase di costruzione, con tanti giocatori che si pestavano i piedi e i terzini inadatti a dare costante ampiezza sui due fronti.

Dopo la – discutibile – panchina “punitiva” per Pogba e Griezmann contro l’Albania, Deschamps ha capito che aveva due soluzioni per migliorare l’efficacia del suo centrocampo: inserire il più ordinato Cabaye e assegnargli compiti di regia oppure cambiare modulo e sacrificare il raggio d’azione dei mediani per lasciare più spazi a Payet e Griezmann. Come spesso capita, nei tornei brevi si tende a preferire lo stato di forma degli attaccanti più in palla alla coerenza tattica. Di conseguenza, a Pogba è stato richiesto un lavoro da vero e proprio metodista: primo riferimento centrale per l’uscita del pallone, ha effettuato una grande quantità di passaggi (chiuderà il torneo con una media di 64 passaggi a partita e una precisione dell’88%), non ha realizzato nemmeno un assist e ha completato in media un dribbling a partita in meno di quanti non ne completi in Serie A.

Il quadro è chiaramente quello di un giocatore più ordinato e attento, ma meno libero di cercare la giocata decisiva.

pogba confronto

Alla fine la scelta di Deschamps è stata castrante sia per il giocatore, che non ha brillato come ci si aspettava, che per la squadra, che ha migliorato la propria struttura al caro prezzo di limitare l’influsso offensivo del suo uomo più talentuoso.

Se non altro, l’Europeo ci ha fatto vedere un Pogba diverso, un Pogba diligente (lo è anche alla Juve, nonostante le critiche per qualche “gigioneria” in fase creativa), buon interprete del ruolo di regista difensivo e normalizzatore di una squadra dai contenuti tattici davvero poveri. E i detrattori devono fare i conti col fatto che, anche partendo da una posizione più arretrata del solito, Pogba rimane il giocatore più influente della squadra che lo schiera, tende a catalizzare moltissimi palloni e a facilitare il gioco ai propri compagni. Se ci sono alcuni aspetti del gioco associativo in cui deve migliorare (ad esempio la capacità di smistare il pallone di prima), Euro 2016 ha messo in mostra altre caratteristiche interessanti della sua regia come il gioco lungo.

Anche Massimiliano Allegri ha detto che l’evoluzione di Pogba potrebbe portarlo davanti alla difesa in futuro. Che questo sia il ruolo migliore per esaltare le caratteristiche di Paul credo sia un tema controverso: solo il tempo ci potrà dare una risposta.


3) Quali sono gli aspetti del suo gioco su cui può/deve migliorare?
(di Mattia Demitri @ilmattia)

Paul Labile Pogba nonostante l’impressionante price tag e lo smisurato hype che lo accompagnano è ancora lontano dalla maturazione calcistica. Alla Juventus in questi anni è sempre stato usato da mezzala, con sguardo sulla fascia, non ha mai avuto una centralità critica nella spina dorsale della squadra a livello tattico. Le sue mansioni sono identiche a quelle richieste agli altri interpreti da Allegri, non ha un ruolo ritagliato ad hoc da cui discendono le mansioni di chi gli sta attorno.

Nella seconda parte di stagione 2014-’15, il prolungato infortunio muscolare sofferto in coppa contro il Borussia Dortmund ha evidenziato questa dinamica: tenuto il francese lontano dai campi per un mese e mezzo, non ha modificato l’aspetto strutturale della squadra, sebbene ovviamente ne abbia condizionato le prestazioni. Questo fatto ha inciso in modi diversi sulla sua crescita personale, da un lato l’accessorietà tattica gli ha permesso di esplorare sé stesso, la propria creatività, provando dribbling e giocate ad alto rischio e profitto senza la paura di poter causare un pericolo per la propria squadra. Dall’altro la de-responsabilizzazione ha fatto sì che Paul non abbia imparato a discernere il peso del rischio associato alle scelte di gioco, e cioè a calcolare i contro dell’effettuare una giocata difficile quando non è necessaria. In effetti per Pogba sembra che le giocate normali siano un peccato.

Dai dati di whoscored.com risulta essere il centrocampista che perde più palloni e a cui viene sottratta più spesso la palla, dell’intera serie A.

Screenshot (85)

Un altro aspetto in cui senz’altro Pogba parte da una base migliorabile è la leadership, all’inizio della scorsa stagione, con la squadra in balia di errori tattici ed assenze ha cercato di caricarsi i compagni sulle spalle nel modo sbagliato, ha mostrato carattere e voglia, ma ha peccato di lucidità: cercare di strafare con tiri e dribbling forzati è il contrario di quello che dovrebbe fare. Bisognerebbe però sottolineare anche come fosse obbiettivamente impossibile per Pogba ribaltare da solo le sorti della squadra in quel ruolo marginale.

Nel recente europeo giocato in casa abbiamo avuto un assaggio di quali siano le potenzialità de la pioche, usato in una maniera differente dal solito, ossia da perno della manovra, nella fascia centrale del campo. Finalmente si sono viste le enormi qualità in distribuzione che nella Juve non ha potuto mostrare, la sua capacità di giocare a 360°, di saper usare lo spazio per muoversi e per far muovere gli altri senza il pallone, il preciso lancio.

È qui che Pogba può lavorare per completarsi come giocatore totale, oltre alla già citata capacità di pesare le giocate, agendo anche come regista, in mezzo al campo, nello stretto, può esercitare il suo tocco. Già perché i piedi di Paul, capaci di confezionare dei soufflé del genere, sono solo apparentemente vellutati, frequenti sono le imprecisioni che condizionano il flusso delle sue giocate, trasportandolo letteralmente fuori dalla strada che si era mentalmente prefissato, sia a livello geografico sul campo, che come tipo di giocata. Sono gli imprevisti che spesso lo portano a quei dribbling e a quelle giocate difficili alle quali è costretto a ricorrere.

Infatti vince Allegri.

Il centrocampista francese ora cerca di compensare queste deviazioni forzate grazie alla gran tecnica e fantasia, e anche grazie alla struttura fisica, recuperando palloni che si allungano o sfuggono attraverso i lunghi tentacoli; un sostanziale miglioramento lo avrà quando acquisirà quella precisione e compostezza nel tocco che gli eviterà di infilarsi in questi imbuti, semplificandogli le giocate. Quella linearità propria di campioni come Iniesta e Busquets, una dote che Pogba ha la capacità di far sua, esercitandola, proprio come ha fatto Yaya Touré nel corso della sua carriera.

4) Come vedresti un eventuale arrivo del francese al Manchester United?
(di Lucio Pelliccioni @lu91p)

Partiamo dal presupposto che per Paul è una grandissima rivincita: tornare da stella da cento e rotti milioni dopo che la Juventus aveva acquisito le sue prestazioni proprio dai red devils per un indennizzo da qualche milione, un pacco di cinesini e una sacca di palloni praticamente, per un ragazzo che si era sentito scaricato è un po’ come tornare in “patria” da profeti di successo.

Tralasciando la parte economica dell’operazione, Mou già dallo scorso anno ai blues aveva mostrato interesse per Pogba. Non è un mistero che consideri il francese perfetto per il suo gioco fatto di attesa e ripartenze fulminee. La progressione palla al piede e la capacità del dribbling in velocità è una caratteristica che al tecnico portoghese piace tantissimo nelle mezzali box-to-box e Pogba attualmente è il miglior rappresentante di questo target di giocatori.

Pogba sulla lavagna del Mou: la foto che ha fatto esplodere l’internet.

pogba mou

La Premier League poi come tipologia di campionato è sicuramente il più adatto per sfruttare al meglio le sue capacità, vista anche la potenza fisica e atletica. Oltretutto sotto la guida dello “Special One”, da sempre considerato il motivatore per eccellenza, potrebbe compiere quel salto di qualità a livello mentale, che lo porterebbe ad essere più concreto e continuo di quanto offerto finora.

Come mi immagino Pogba nel nuovo Manchester United.

man utd line up

L’unico mio dubbio nasce dalla presenza di Ibra, un accentratore di gioco, che potrebbe togliere molti palloni al resto dei giocatori, e Paul è uno che se non è coinvolto come vorrebbe tende a spegnersi. D’altro canto sia Zlatan che il francesce con i piedi parlano esattamente la stessa lingua e, se trovano il giusto feeling, possono diventare praticamente incontrollabili (ricordate le combinazioni dello svedese con Nocerino)? Se mister 120 milioni trova la stessa sintonia che lo svedese aveva instaurato col buon Antonio (anche se Pogba non è propriamente un cursore), potrebbero farci vedere cose che noi umani non possiamo neanche immaginare (semicit).


 

La redazione di Sportellate.it nasce in un attico riminese nell'estate del 2012. Oggi è la voce di una trentina di ragazzacci da tutta Italia. Non ama prendersi troppo sul serio.

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