Interventi a gamba tesa

Forza vecchio cuore biancorosso!


Le cronache locali e nazionali, cartacee ed on line sulle travagliate vicende della Rimini Calcio in questi ultimi anni credo abbiano sfinito tutti gli appassionati riminesi e non. Per questo ho deciso di aprire il mio cuore, raccontarvi aneddoti, particolarità e sensazioni che mi hanno attraversato a partire da una data in particolare, che ora scrivo e che metterà i brividi a chi come me, quella sera, era sugli spalti del Romeo Neri convinto di potercela fare: 13 giugno 2009.


#Mastronunzio, #Ancona, #Giugno, #2009 #playout #Retrocessione #LegaPro. Nell’era degli hashtag, si potrebbe riassumere così l’inizio della fine della serenità per la Rimini del pallone. Da quella sera, da quel 13 Giugno 2009, il Rimini è stato spedito nella categoria diciamo meno problematica da gestire per tanti personaggi. Ricordo ancora le lacrime mie e di molti amici e appassionati, che uscendo dallo stadio mormoravano “il calcio a Rimini è finito, è stato bello”.

Il calcio a Rimini ha iniziato a morire con la scomparsa inattesa e tragica del patron Bellavista nel maggio del 2007, l’unico in oltre 20 anni ad aver condotto le redini di una società in maniera dignitosa, oculata e passionale. Ma questo lo sappiamo tutti ormai. Ripercorro la stagione successiva alla retrocessione in Lega Pro (2009-’10, ndr), quando il Rimini era ancora nelle mani di una proprietà sana, la Cocif che precisamente un anno dopo quel 13 giugno 2009, per mancanza di passione e voglia, decise di non iscrivere il Rimini in Lega Pro, facendolo ripartire dalla serie D.

Avevo 20 anni e nel leggere il comunicato stampa che annunciava la rinuncia della Cocif all’iscrizione per l’imminente campionato di Lega Pro, una serie di ricordi ed emozioni mi attraversarono: i primi derby contro i cugini cesenati tanto odiati vissuti allo stadio agli inizi degli anni 2000, la doppia promozione dalla C2 alla B in 2 anni, le prime trasferte, il calcio spettacolare dell’era Acori, quel Rimini-Juventus che non scorderò mai, il gol di Barusso visto dal settore ospiti del Dall’Ara in un memorabile Bologna-Rimini 1-3, il derby al Manuzzi vinto in rimonta in soli 5 minuti con il mio corpo steso non ricordo dove e basta. Basta, perché potrei stare qui a scrivere milioni di parole.

Voglio invece farvi vedere un video, il video che ricorda quel Rimini-Chieti 2-1, la pagina più bella e importante della storia del calcio a Rimini. 15 maggio 2005, giorno della promozione in serie B.

Quello che è successo dopo lo sappiamo tutti: due promozioni dalla D alla Lega Pro, una retrocessione dalla Lega Pro alla D e ora, di nuovo, una non iscrizione al campionato di Lega Pro.

Come ho vissuto questi 6 anni catastrofici? Alla grande.

Sì perché questi colori a me danno adrenalina, entusiasmo e voglia. Voglia di credere che prima o poi si possa tornare a fare un calcio dignitoso a Rimini. La stagione della D, la prima dell’era Amati (2010-’11, quella dei due Rimini, tanto per intenderci, ndr), feci l’abbonamento, ero presente a quasi tutte le partite e, nella finale play-Off Rimini-Turris di fine giugno ero davanti al televisore, tremante.

Il trionfo nel catino del “Libero Liberati” di Terni.

I tre anni successivi di Lega Pro e gli ultimi due anni, serie D vincente a suon di record e Lega Pro straziante, mi videro presenti a una buona parte di partite, nonostante la distanza da Rimini causa studi e lavoro non fosse semplicissima da gestire.

Questi 6 anni, quelli in cui molti riminesi e appassionati hanno abbandonato la barca vuoi per delusione, vuoi per stati d’animo contrapposti a chi guidava il Rimini, vuoi per motivi personali, vuoi perché siamo bravi a salire sul carro quando le cose vanno bene (vedi i 5.000 presenti un annetto fa al Neri quando siamo tornati in Lega Pro) io li ho vissuti a pieno.

Ho terminato più volte i giga nel mio cellulare per vedere le conferenze pre-partita e post-partita.

Ho speso, che fosse D o Lega Pro, quello che c’era da spendere per seguire i ragazzi sugli spalti, quando potevo.

Ho passato spesso 2 ore della mia domenica su Sportube, che forse una parte dei miei lettori non sa neanche cosa sia.

Il 30 dicembre del 2010 ero a Fossombrone, serie D, a tifare (fatevi un google search per capire dove sia).

Il servizio di quella gara, per la cronaca rinviata due volte per maltempo.

Ad aprile 2013, ero al Neri per Rimini-Torres, 1-0 finale, perché ero sicuro che quel Rimini potesse salvarsi sul campo e mantenere la categoria, anche se poi così non fu.

A settembre ero a Santarcangelo, dove il Rimini è stato costretto a giocare alcune partite di quest’ultimo campionato, a tifare i ragazzi contro la Spal.

Ho provato, tramite semplici post su Facebook, quelli di un comune cittadino tifoso, a svegliare l’amministrazione comunale di Rimini, senza esito positivo.

Ho supportato tutte le persone che hanno voluto bene a questa società in questi 6 anni, cercando di riportare entusiasmo e voglia di vivere calcio a Rimini.

Tre cose voglio dire oggi, io che ho vissuto questi 6 anni appieno, non vivendo più a Rimini per cause di studio e di lavoro. Voglio ringraziare prima di tutto 3 persone che a questo Rimini penso abbiano dato tanto: Luca D’Angelo, Adrian Ricchuti e Leonardo Acori.

Voglio ringraziarli per l’attaccamento a questi colori, per avere vinto prima come uomini e poi come personaggi sportivi, per avere scritto pagine importanti di calcio nella storia biancorossa, per aver messo davanti a tutto la fede e l’amore verso questa città.

Rimini ripartirà? Da dove? Con chi? Con che progetto?

Oggi non lo so e non voglio saperlo, sono disgustato e schifato.

Schifato, perché in 6 anni, eccetto i signori Amati e DeMeis a cui io voglio dire grazie perché ci hanno messo la faccia e i soldi, propri, senza aiuti da parte di nessuno, la città di Rimini e l’imprenditoria di Rimini sono state a guardare, fregandosene.

6-anni-6. Non si parla di mesi. Ma di anni. In cui soltanto due persone hanno provato a ricreare qualcosa che avesse a che fare con il calcio a Rimini.

Ripeto, ci hanno messo la faccia, i soldi e ci hanno anche rimesso, per passione. E la città in tutto questo? Guardava. Presente sugli spalti, sorridente, ma guardava.

Per carità, se in un’intera città, non c’è una e dico una forza imprenditoriale che abbia la voglia e la passione di mettersi in gioco nel calcio a Rimini, non se ne può fargli una colpa. A maggior ragione di questi tempi. Ma io penso e credo che le massime forze politiche di ogni città abbiano il dovere e ripeto, il dovere, di attivarsi affinché lo sport locale possa crescere e possa diventare una vetrina importante e di orgoglio per la stessa città.

Fate una prova, tutti: cercate “Rimini Calcio” su google, in questo momento. Le parole più taggate per ogni articolo sono: cessione, fallimento, debiti, soldi, sfratto, iscrizione, fine.

Meritiamo questo? No. La dimensione attuale di questa città è la serie D, su questo non ho dubbi. Mi piacerebbe vedere però, da oggi, la voglia e l’interesse di una città per costruire qualcosa di vincente e sensato, un percorso sano, vincente.

Non per forza vincente in pochi anni, assolutamente, ma che permetta a questa città di vantarsi per lo sport cittadino e in particolare, per il calcio.

Se il Rimini, qualche giorno fa, è fallito, sicuramente la colpa è di tutti, inutile puntare il dito contro qualcuno o fare polemica.

Per una volta, vorrei che la città di Rimini e lo sport si unissero e creassero un punto di partenza per scrivere qualcosa di importante sul campo del Romeo Neri.

Io, fino a poche ore dal comunicato stampa di rinuncia alla Lega Pro -probabilmente ero l’unico – ci credevo. Credevo alla bontà dei vari imprenditori che si sono avvicinati in queste settimane, credevo che la città si svegliasse.

Ora invece, voglio riposare, e fare riposare il mio vecchio cuore biancorosso in attesa che, le persone competenti, facciano il loro dovere per ridare dignità e credibilità ai colori sportivi di questa città.

Vi lascio con questo video: 6 passaggi, 2.000 biancorossi a Bologna, una città in festa, su tutte le pagine sportive nazionali per meriti. C’ero, con amici. E, riguardandolo, ho le lacrime agli occhi, lacrime di gioia e orgoglio per esserci stato.


 

Daniele Bettini ha studiato Marketing all'Universita Iulm di Milano dopo essersi laureato in Scienze della Comunicazione a Bologna. Soprannominato il Boss, ha un sogno nel cassetto: commentare e scrivere di uno sport semplicemente fantastico come il calcio. Da anni collabora con siti e giornali sportivi e presta le sue urla come radiocronista della squadra della sua città natale, Rimini. La squadra che sin dalla nascita mette a dura prova il suo cuore, domenica dopo domenica, non poteva che essere la Juventus. Collaboratore Sportellate.it

6 Responses to “Forza vecchio cuore biancorosso!”

  1. 8togel

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  2. gazebo

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