Interventi a gamba tesa

Cristiano Ronaldo vs Lionel Messi


Circa 30 anni fa sul pianeta terra vennero al mondo due forze tanto diverse fra loro quanto uguali e contrarie. Queste due forze, di lì a breve, avrebbero cambiato il mondo, il mondo del calcio, così come era stato conosciuto fino ad allora.
Il primo si chiama  Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro e nacque l’8 febbraio del 1985 a Funchal, un’isoletta portoghese con vista sull’oceano. L’altro si chiama Lionel Andrés Messi Cuccittini è di due anni (e spicci) più giovane del portoghese e viene da Rosario, Argentina.


Ronaldo paga il fatto di chiamarsi come l’incarnazione calcistica di Gesù da Nazareth alias Luis Nazario da Lima Ronaldo, una macchina perfetta che al suo apice era capace di accelerare fino a 32-33 km/h senza problemi, mantenendo il pallone incollato ai piedi e facendo con questo delle cose che mai prima e mai dopo si sarebbero riviste. La sua bellezza ovviamente era fatalmente legata alla sua fragilità e dopo un paio di anni Ronaldo, per come lo si era conosciuto, scomparì.

Messi paga invece le contraddizioni della sua terra. Una terra meravigliosa, bellissima e ricchissima ma così dolorante e divisa da sputtanare scientificamente ogni volta tutto il proprio patrimonio. Una terra che tuttavia ha dato al mondo Di Stefano Alfredo, a mio modesto avviso il giocatore più forte di tutti i tempi nonché precursore di quel giocatore moderno e totale che vedrà poi il proprio completamento con un olandese di nome Johan Cruijff.
Una terra che, come si diceva, ha dato al mondo anche Maradona Diego Armando, l’esaltazione emotiva dello spirito dietro a un pallone e la più grande umiliazione di qualsiasi sorta di rigore etico possa esserci.

Ma questa è un’altra storia, un altro scontro, un’altra faccia della verità.

Attenzione: la redazione di Sportellate.it non si assume alcuna responsabilità circa eventuali omicidi che potrebbero generarsi da questo dualismo.

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Da una parte abbiamo un isolano cresciuto senza padre che nel corso del tempo ha cronologicamente: conquistato la propria isola, conquistato il proprio Paese, conquistato l’Inghilterra, la Spagna e incoronato per la prima volta come campione d’Europa quel suo stesso Paese conquistato anni prima.

Dall’altra parte invece abbiamo la pulce del destino, il ragazzo nel cui cognome manca solo una A affinché tutto sia al posto giusto. La reincarnazione del mito. Il talento sconfinato. Il predestinato.

E qui, a questo punto della storia, entrate in scena voi, proprio così, perché si impone una scelta dinnanzi a voi. Dovete scegliere tra un cavaliere errante, sicuramente dotato di meno talento puro, ma sicuramente dotato di più determinazione. Oppure dovete scegliere il talento più puro ma talvolta ahimè schiacciato da responsabilità eccessive o dall’eccessiva incapacità di far fronte alle responsabilità che la grandezza, una così grande grandezza, comporta.

Prendetevi il vostro tempo. Fate una scelta.

Oppure potete andare su YouTube e convincervi che in fondo scegliere non ha senso, perché Leo e CR sono best friends forever.

Proviamo ora a dare un senso a questo scelta, perché scegliere ad esempio Leo Messi?

Messi ha una classe cristallina che mostrò al mondo per la prima volta nel trofeo estivo Gamper del 2005.
Mio padre ed io, non più di un paio di tocchi e poi la appoggiai piano “Papà questo spaccherà i campi per i prossimi 20 anni”. “Vedremo”, rispose la voce di chi, essendo nato nel ’49 ne aveva già viste tante.

Messi ha un controllo di palla misto a una velocità e un senso della fantasia che da tempo non si vedevano su di un campo di calcio. Ad esempio Ronaldinho era la continuazione di Ronaldo come qualità di palleggio e piacere nella giocata, ma Messi non lo è di Ronaldinho. Messi ha rivoluzionato tutto completamente. Messi era già Messi a 18 anni, non lo è diventato. Ne sa qualcosa l’Argentina, che per non aver puntato su lui e Tevez uscii prematuramente ai mondiali del 2006.

Ecco quel Messi di 11 anni fa nel trofeo Gamper contro la Juve…

La caratteristica primaria di Messi è da ricercare nella sua capacità di astrazione dal contesto circostante. Nella sua capacità simbiotica col pallone e il gesto tecnico. Messi è un corpo unico, un fulmine irrefrenabile che si schianta come un tuono solo dopo la linea di porta. Messi è Messi, questo è il miglior complimento che gli si possa fare. Messi è colui che semina l’intera difesa del Real Madrid senza neanche degnarli di uno sguardo. Possiede una percezione della realtà circostanza e un controllo di palla nettamente oltre ogni limite umano, tanto da rendere superfluo osservare il posizionamento degli avversari.

Quello in cui Messi difetta è la componente umana. Viene condannato dal fisco e risponde “se ne occupa mio padre”. Va in nazionale e vomita. È al Barcellona ma comandano Xavi e Iniesta. Maradona dice che non ha carattere e lui non replica. Messi perde perché non affronta la paura. Forse, come mi disse un mio amico, la questione è molto semplice. Ed è che Messi non ha la voglia o la forza di continuare ad essere Messi, per questo gli manca, quella fottuta A nel cognome.


E Cristiano Ronaldo?

Cristiano Ronaldo è tutta un’altra questione. Mezzi tecnici divini, intendiamoci, ma imparagonabili a quelli di Messi. Ha avuto come l’argentino un’infanzia piuttosto difficile ma non è mai stato posto al riparo sotto l’ala di nessuno. Cristiano Ronaldo è un self made man.
La sua qualità maggiore è la costanza, la determinazione e la forza mentale. Un uomo che ha vinto quello che ha vinto lui e che riesce puntualmente a resettare e partire da zero ha qualcosa di sovrumano.
A questo Ronaldo ha unito l’eccellenza fisica. Destro, sinistro, tira di forza o precisione. Punizioni, rigori, colpo di testa. Abile sulla fascia o come falso nueve. Cristiano Ronaldo anche quando è solo uno degli undici è Cristiano Ronaldo.

Il portoghese inoltre è cresciuto gradualmente passando prima al top in Portogallo, poi in Inghilterra e poi in Spagna e risultando spesso più decisivo dell’argentino per il destino della propria nazionale.

Tuttavia anche Cristiano Ronaldo non è mai stato un leader, né al Manchester dove gente come Scholes e Giggs avevano ben altra tempra morale, né al Real dove lo scettro appartiene a Sergio Ramos. Eppure negli europei appena concluso abbiamo assistito a un’altra evoluzione di CR7, che è stato sì giocatore ma anche motivatore ed allenatore. A Ronaldo i limiti non piacciono, non se li può permettere. È semplicemente animato (od ossessionato?) dall’idea di essere il migliore 24/7. Continua a migliorare anche in una fase nella quale il suo fisico sta iniziando a calare. 

Messi ha battuto tante volte CR7 nella prima fase di scontri diretti tra Barça e Real, ma aveva dalla sua parte Iniesta e Xavi e mediamente in quegli anni il Barcellona era una squadra semplicemente invincibile.
Cristiano Ronaldo dal canto suo ha vinto una Champions da protagonista col Manchester e due col Real Madrid mancando, tuttavia, di essere il protagonista assoluto delle finali (lo fu col Manchester, nonostante il rigore sbagliato contro il Chelsea nel 2008; non con il Real, Di Maria e Sergio Ramos, anche se lo portò in finale con 17 e 16 gol. E anche se in entrambe, ironia della sorte, ha segnato proprio dagli 11 metri).

Quindi sostanzialmente la sfida si impone su due livelli e si decide su uno solamente.
Tecnicamente Messi è superiore a Ronaldo eppure Ronaldo sopperisce a tal punto con la propria determinazione da essersi spinto molto oltre a Messi.

Per quanto riguarda il vincitore di questa sfida potete deciderlo solo voi. Chi vi emoziona di più? Ci sarà sempre ancora una battaglia per decidere o per rimanere dolcemente indecisi nel piacere di vedere un simile livello di calcio. E poi chissà un giorno, scopriremo che i due, così come Goku e Vegeta che non erano così distanti. Perché si può essere nemici, ma anche tra nemici, perfino Dei Nemici, ci può essere rispetto.


Jacopo Landi, sangue misto nato nell'aprile del 1988 in quel di Milano ma in realtà appartenente (in parti uguali), per origini, a: Emilia Romagna, Toscana, Valle d'Aosta, Lazio, Abruzzo ed India. Lavora un po' in tutti i settori possibili, tranne quello del narcotraffico. Matura esperienza come giornalista, prima cinematografico e poi sportivo presso il giornale on-line Italia Post, il sito calciomercato.com e le collaborazioni coi giornalisti Fabrizio Biasin e Alfredo Pedullà. Ha inoltre collaborato con la compagnia teatrale "I Birbanti" e firmato un corto personale "Una birra al bar" tratto da una novella del buon (e sacrosanto) Bukowski. Dal 2013 collabora prima con la Nella Longari arte, poi con la M77 Gallery e infine con la Renata Fabbri Arte contemporanea; prima di tornare nel mondo della produzione in qualità di sceneggiatore. Non potrebbe vivere senza filosofia, donne, cinema, whisky e buona musica. Collabora con Sportellate perché dopo il video di Corona sul "pene" di Adriano non riteneva di poter essere da meno.