Interventi a gamba tesa

Chi è Marko Pjaca? Da dove viene? Dove andrà?


Tutti noi abbiamo scoperto Marko Pjaca ammirando la Croazia agli Europei francesi. Personalmente me ne sono innamorato nella partita contra la Spagna, quando Ante Cacic un po’ a sorpresa lo ha preferito a Brozovic.

Prima della rassegna continentale lo avevo visto giocare qualche volta con la nazionale, in più avevo già sentito il nome accostato a qualche grande del calcio europeo, Inter (che in materia di talenti croati è sempre in pole position negli ultimi anni), Barcellona e Manchester United, che nonostante la gestione non esaltante di Van Gaal cercava di infarcire la propria rosa dei migliori talenti europei in circolazione, mossa alquanto lungimirante dopo la Brexit e ciò che ne conseguirà per l’ottenimento dei visti di lavoro per i giocatori europei.


Marko Pjaca (il cui cognome si pronuncia “Piaza”, almeno stando a transfermark.it) è nato il 6 maggio 1995 ed è alto 186 cm. Nell’ultima stagione ha totalizzato complessivamente – tra Dinamo Zagabria, nazionali U21 e maggiore – 53 presenze, 14 gol, 9 assist e una media di 0,8 tiri a partita. Nonostante non creda che i numeri siano sufficienti ad analizzare un giocatore, soprattutto un esterno d’attacco in quanto non comprendono il lavoro in fase difensiva, nella gestione della palla e nella creazione di spazi, credo che in questo caso ci dicano già qualcosa.

Per prima cosa ci dicono che Pjaca è uno con il piede caldo: 23 gol generati per un esterno offensivo che non sempre parte titolare, soprattutto in nazionale maggiore, sono tanti. Ci raccontano inoltre che ha una media tiri bassa: a mio giudizio un’ottima ala offensiva, andando ad analizzare semplicemente il dato decontestualizzato dovrebbe ottenere un rapporto almeno superiore a 2.

Il momento in cui ho iniziato ad amare Pjaca.

Andando più a fondo e analizzando anche alcune sue partite, ho ipotizzato che il talento croato sia principalmente un esterno offensivo sinistro che può essere adattato sulla fascia a destra, come accade in nazionale quando giocano sia lui che Ivan Perisic. Personalmente per ora non lo vedo in altri ruoli, in quanto non ha ancora la visione di gioco del trequartista e soprattutto le tempistiche di passaggio, mentre per essere una seconda punta è ancora troppo acerbo e difetta nei movimenti senza palla.

Sono giunto a questa conclusione sul suo ruolo perché ritengo che ad oggi sia un driblomane innamorato della palla – a causa anche della sua giovane età e del campionato in cui milita – con una tecnica e un tocco di palla che raramente ho visto in un ‘95. Non può ancora essere un giocatore offensivo assoluto, nel senso che può giocare in ogni posizione della metà campo in su – eccetto il ruolo di prima punta- in quanto a volte sbaglia ancora l’ultima scelta, ad esempio talvolta predilige il tiro anziché effettuare un assist o viceversa, portando la sua squadra a non concretizzare la fase offensiva.

In molti lo hanno paragonato a Perisic, ma è totalmente diverso per attitudini, anche se la dedizione con cui entrambi applicano in fase difensiva li rende perfetti per essere considerati due prototipi di ali moderne a tutto campo. Il primo lo è già, il secondo lo diventerà in un paio d’anni, a patto che non scialacqui il talento come Kovacic.

Personalità ne abbiamo?

Ritornando al paragone tra l’interista e il 21enne, i due risultano completamente diversi poiché il primo ama puntare il fondo o il centro dell’area forgiando le sue azioni sullo strapotere fisico-atletico, mentre il secondo –Marko – preferisce superare l’uomo grazie alla sua tecnica (superiore a quella di Perisic), anche se la forza fisica non gli manca, come ha dimostrato contro il Portogallo. In comune invece hanno la velocità palla al piede, al punto che per loro correre con o senza palla sembra quasi indifferente.

La sua prestazione negli ottavi contro i lusitani.

Concludendo il discorso tecnico prima di aprire quello relativo al mercato, voglio paragonarlo ad altre ali che hanno disputato (o stanno disputando) l’europeo. Oltre a Perisic, ho scelto Nani, Draxler e Muller che a malincuore ho già visto troppe volte con i piedi sulla linea laterale.

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Come si evince dall’immagine, realizzata con Squawka Comparison Matrix sui 90 minuti, il croato si ferma al secondo posto come punteggio offensivo, preceduto solo da Draxler. Un altro dato che balza subito all’occhio è la percentuale di duelli vinti: l’ala della Dinamo Zagabria fa registrare un 81% ben superiore alla media, che si attesta sul 50%. Una percentuale che sottolinea come il ragazzo si dia da fare in fase difensiva e come difficilmente perda palla quando viene attaccato. Gli stats riguardanti tiri, chance create e passaggi chiave si fermano tutti sotto l’uno a partita. Come dicevo poco fa, oltre ad un maggior minutaggio che potrebbe favorire la crescita di questi valori, manca ancora quella maturità che gli permette di operare la scelta giusta in termini di rifinitura e finalizzazione. Che lo renderebbe ancora più pericoloso, una volta che creata superiorità numerica.

Personalmente come stile di gioco Pjaca un po’ mi ricorda Berardi: ottimi esterni in un 4-3-3, prossimamente pronti per un 4-2-3-1, ma non ancora per fare la seconda punta o il rifinitore nonostante la tecnica di cui sono dotati glielo consentirebbe. Ma questa non vuole essere una critica: i due ragazzi sono giovanissimi e la crescita che li attende li può portare a completarsi e diventare così attaccanti di primissimo livello.

Scusate se non ho fatto una Tweet line del solo Bargiggia, ma mi sembrava troppo. Mai visto un uomo smentirsi così tante volte in così poco tempo.

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Arrivando ora ai rumors di mercato, possiamo notare come Marko sia finito nel mirino di Inter, Milan, Juve e Napoli in Italia, a cui si aggiungono Liverpool e Borussia Dortmund all’estero. Riferendomi solo ad una sua possibile destinazione italiana, in base alle considerazioni fatte poco fa credo che il talento croato sia più adatto a giocare titolare nell’Inter e Napoli. Perché dico ciò? Perché la Juve non sembra prevedere l’uso di esterni offensivi – Allegri è orientato sul passaggio al 4-3-1-2 o su una conferma del 3-5-2 – non vedo pronto il ragazzo a fare la seconda punta, tanto meno il quinto di centrocampo in quanto si andrebbe a perdere la sua qualità principale, ossia creare superiorità numerica. Inoltre rischierebbe di fare molta panchina, chiuso da Dybala e Mandzukic in attacco e da Alex Sandro, Evra, Litchesteiner e Alves sugli esterni

Non lo vedo neppure al Milan, in quanto il calcio di Montella, esclusa la parentesi doriana, prevedeva un calcio associativo fatto di ragnatele di passaggi e verticalizzazioni o combinazioni nello stretto per andare verso l’area avversaria, mentre Marko è un giocatore non associativo che ama gli spazi, “mettere giù il testone” e puntare con velocità e tecnica gli avversari. Anche se d’altro canto in certe movenze mi ricorda Ljajic, che con Montella nella seconda metà del 2012-’13 ha disputato la sua stagione migliore nel tridente leggero con Jovetic e Cuadrado. In più con ogni probabilità avrebbe una maglia nell’undici titolare, vista pure la mancanza di qualità nella rosa milanista.

Piuttosto sarebbe perfetto per Inter o Napoli: più per i nerazzurri dove incontrerebbe meno concorrenza che per i partenopei dove sarebbe la riserva dei vari Insigne, Callejon e Mertens. Sarebbe perfetto perché i due allenatori – Sarri e Mancini – giocano con le ali e andrebbe ad occupare il suo ruolo naturale, seppur adattato sulla fascia destra, in quanto il connazionale Perisic è inamovibile nell’Inter come nel Napoli lo è Insigne.

L’immagine più strana che ha postato su Facebook.

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Concludendo, la corsa a Pjaca dei grandi club nostrani – a proposito, mi sorprende l’assenza della Roma, considerato che nel gioco di Spalletti potrebbe davvero esplodere – è più che legittimo, in quanto parliamo di un mix di tecnica, velocità e caparbietà difficile da riscontrare in un ’95. Inoltre ha margini di crescita non indifferenti che lo porterebbero, se espresse, a diventare una delle ali più complete del panorama mondiale.

P.S. ho vivisezionato i suoi social network – Facebook e Instagram – in cerca di qualche curiosità o stravaganza, ma sono postate solo immagini e video riguardanti il calcio. Un ragazzo attento a non mettere in mostra la vita privata, cosa rara tra i suoi coetanei.


 

Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.