Interventi a gamba tesa

Anche tu hai le braccia al cielo per l’Islanda


Si usa dire di fronte a storie eccezionali che avremo la possibilità di raccontarle ai nostri nipoti. Si usa credere alle favole delle favorite, perché i miracoli possono succedere. Il miracolo islandese è già un successo: un popolo, una squadra sono diventati lo spirito di questi Europei. Il loro sogno ha già vinto: la realtà non sarà mai più quella di prima.


Quando una squadra come l’Islanda arriva a un quarto di finale di un Europeo, la retorica non è più solo dietro l’angolo: ha sfondato la porta di casa e sta seduta comodamente in salotto. Gradisce un bicchiere?

Eppure un po’ di retorica ce la possiamo permettere, se i ragazzi di Lars Lagerbäck sono arrivati fin qui e sono chiamati a scendere in campo con la padrona di casa, la Francia. In qualche modo anche loro hanno sfondato la porta di questo europeo, a forza di rimesse laterali in area di rigore, pressing altissimo e salvataggi difensivi.

Ormai l’Islanda è ufficialmente per tutti il Leicester degli Europei: la favola di una Davide che sfida un continente pieno di Golia, e cerca la propria strada per la vittoria. Nel nostro piccolo noi avevamo provato a dire che no, i paragoni con i campioni di Ranieri non sono cosa. Sottolinearlo ora è diventato inutile: l’Islanda è quello che vuole essere, e lo decide lei, a prescindere da quello che pensiamo e analizziamo, a prescindere dal tifo e dai buuh dei tifosi, a prescindere da tutto fuorché dall’onda blu guidata da Aron Gunnarsson.

Quell’onda è diventata uno dei simboli di questi Europei: ha mostrato come “un Paese più piccolo della città di Leicester” può trascinare milioni di persone, può entusiasmare cuori, suscitare stupore, appassionare allo sport del calcio quando il calcio spesso non è più considerato uno sport.

La Francia cavalcherà quest’onda: ha tutte le carte in mano per battere gli islandesi, e lo farà. Ha tutti gli strumenti (dal genio individuale alle giocate ad alta velocità) per mettere in difficoltà il muro azzurro, e alla fine abbatterlo. Ma non sarà una sconfitta, quella islandese: non potrà più esserlo a questo punto. Sarà il ritorno a casa di registi cinematografici e di dentisti, di persone che nella vita hanno altri progetti e altre aspirazioni. Altre vite, accantonate per un sogno durato un mese ma aspettato da anni. La federazione nazionale lavora da quasi un decennio perché ogni bambino abbia accesso a un campo indoor e a un allenatore; la nazionale combatte da tempo per raggiungere questo livello, fermata solo dalla Croazia sulla strada per il mondiale in Brasile.

No, di sconfitta non si potrà parlare: significherebbe rinnegare quello che abbiamo visto, provato, spesso amato. Il cuore grande di questa Islanda non è dettato dai risultati sul campo: noi la amiamo lo stesso, la ameremo lo stesso, purché resti così com’è. Intelligente, sfrontata e passionale.


 

Classe '90, originario di Rimini e residente a Roma. Sono un maniaco dei dati, dei grafici e delle statistiche: il giorno del sorteggio di Champions League è sempre un bel giorno. Sono quello in bici in mezzo alla strada: se do fastidio mi dispiace. Collaboratore Sportellate.it