Interventi a gamba tesa

L’Italia s’è desta?


Dopo il disastro dell’ultimo mondiale, gli azzurri si sono qualificati sudandosi il primo posto nel girone H davanti alla Croazia. Ma all’impegno principe di questo biennio ci arrivano con un carico di dubbi e con alle spalle un paese quasi rassegnato al ruolo di comparsa (sfiducia acuita dalla pesante sconfitta in amichevole a marzo con la Germania). Delle 24 squadre partecipanti l’Italia forse è quella con più incognite, sia tecniche che tattiche: sulla carta non è certo fra le favorite, per non farsi mancare niente poi è stata colpita pure dagli infortuni di Verratti e Marchisio, che hanno privato Antonio Conte dei due centrocampisti di maggior talento. Le speranze sono affidate alla solidità del gruppo, alla fase difensiva e alla volontà di dimostrare di non essere così “polli”. Del resto nelle difficoltà storicamente gli azzurri hanno tirato fuori sempre quel qualcosa in più. Tutti se lo augurano.


 

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Modulo e stile di gioco

In questi due anni di gestione Conte, l’Italia non ha mai avuto un modulo fisso. L’abbiamo vista in campo praticamente con tutti i sistemi di gioco possibili: si è partiti dal 3-5-2, passando dal 4-3-3 al 4-4-2, fino a farci credere di essersi assestata sul 3-4-3. Ma poi proprio nelle ultime due amichevoli con Scozia (1-0) e Finlandia (2-0), si è tornati al 3-5-2, che presumibilmente sarà il sistema di riferimento, con la variabile 3-4-3.

Nonostante i tantissimi cambiamenti, in tutte le partite ci state delle costanti su cui si svilupperà l’approccio alle partite e lo stile di gioco della nazionale. Il gioco infatti si basa su una riconquista della palla più offensiva possibile e verticalizzazioni improvvise su meccanismi solitamente ben definiti. Altre peculiarità che non sono mai mancate sono l’intensità e lo spirito di sacrificio, tutto si può dire degli di questa squadra in questi biennio tranne che non ha dato sempre il 100%.

L’intensità può diventare un’arma letale, ma trattandosi una competizione compressa in poco tempo è anche possibile che i giocatori fatichino a recuperare tra una partita e l’altra: la gestione delle forze e dei ricambi rivestirà un’importanza fondamentale per mantenere costantemente i ritmi alti.

La possibile formazione “tipo” dell’Italia. Anche se penso che difficilmente vedremo per 2 volte consecutive gli stessi 11

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Le esclusioni di Bonaventura e Jorginho hanno fatto molto discutere, viste le maggiori qualità tecniche rispetto ad altri convocati presenti in rosa, ma il milanista non ha caratteristiche adatte per questo 3-5-2, mentre il napoletano forse è stato reputato ancora non pronto difensivamente in un ruolo così delicato.

Gli sviluppi del 3-5-2 nelle 2 fasi.

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Fase difensiva

La fase difensiva è sicuramente un punto di forza della compagine azzurra, vedi i 7 i gol subiti nel girone di qualificazione. La fase di non possesso impostata dal tecnico salentino si potrebbe sintetizzare in due fasi ben distinte: una di pressing e una di contenimento. La prima ha inizio nell’istante in cui si perde il possesso del pallone e ha come obiettivo la riconquista della palla in posizione più avanzata possibile. Si difende correndo in avanti, togliendo più possibile spazio e tempo all’avversario: l’efficacia è garantita se c’è grande densità in zona palla e le marcature preventive sono perfette.

Italia-Scozia, gli azzurri per due volte perdono la sfera ma rapidamente la riconquistano grazie al pressing offensivo.

Quando la formazione avversaria riesce ad evitare il pressing ultra-offensivo e mantiene il possesso palla, gli azzurri arretrano in modo molto organizzato e rientrano in posizione, mantenendo le linee corte e strette per evitare le filtranti o subire inserimenti. Gli esterni scendono sulla linea di difesa (5-3-2), mentre in caso di 3-4-3, oltre ai laterali di centrocampo, anche gli attaccanti esterni arretrano di una linea fino ad posizionarsi con un 5-4-1. Il punto debole è chiaramente costituito dalla transizione fra pressing e contenimento: se gli avversari superano agilmente la prima pressione e gli azzurri non sono rapidi ad abbassare le proprie linee, i pericoli per la porta di Buffon aumentano esponenzialmente.

Fase offensiva

L’idea offensiva di Conte è molto chiara: in fase di possesso si cerca nei primi due terzi di campo una circolazione palla in ampiezza, finalizzata ad allargare le distanze degli avversari ed invitarli al pressing, sfruttando particolarmente gli esterni (in particolare Candreva ed El Shaarawy, gli addetti alla superiorità numerica). Se la trasmissione è ben eseguita, si apre qualche spiraglio tra le maglie del sistema difensivo nemico e in quel momento l’azione accelera, diventando quasi frenetica.

Parte tutto da una verticalizzazione rasoterra sugli uomini più avanzati che, attraverso movimenti predefiniti, quasi meccanici, cercano il fraseggio di prima, sfruttando soprattutto Pellè, ottimo nelle sponde o nelle giocate di prima. Queste improvvise accelerazioni, se giocate perfettamente per tempi e precisione di passaggio, sono praticamente incontrollabili, come avevamo già visto nell’amichevole con la Spagna. Quando la giocata rasoterra in verticale è schermata dai difendenti, si cerca la palla a scavalcare la difesa per l’inserimento delle mezzali, anche questa una situazione vista e rivista nel triennio juventino.

Sempre Italia-Scozia. Qui altro esempio di trasmissione palla: verticalizzazioni rasoterra chiuse e allora si ricerca immediatamente Giaccherini alle spalle della difesa.

Uomo Chiave

Sono stato indeciso fino all’ultimo, ma poi la scelta è ricaduta sul prossimo tecnico del Chelsea. È lui l’uomo chiave della squadra sulle cui spalle grava tutta la pressione di una penisola pronta a linciarlo in caso di flop. D’altro canto si sa, in Italia quando è ora di nazionale siamo tutti allenatori/tecnici/preparatori atletici pronti al primo errore o presunto tale a mettere chiunque sulla graticola.

Mediaticamente già è poco simpatico, aggiungiamoci che ha a disposizione la rosa forse meno competitiva tecnicamente della storia e si è già promesso sposo ai Blues di Londra Insomma nessuno, per quanto se ne dica, vorrebbe essere al suo posto in questo momento. Ha il compito complicatissimo di portare la squadra ad un livello di intensità e organizzazione tattica tale da sopperire a tutte le carenze qualitative. Se i giocatori credono ciecamente in lui, l’impresa può diventare possibile. Good luck Antonio.

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Pronostico

Pronostico? Tasto dolente. Nonostante tutta la sfiducia nell’ambiente, io credo negli azzurri. Il girone sarà come al solito il momento critico, si soffrirà e tanto, ma se poi con un pizzico di fortuna dovessimo passare, nello scontro diretto siamo assolutamente una mina vagante difficile da affrontare per chiunque.

Anche se alla fine, di tutto quello di cui abbiamo parlato, tattica, schemi, convocazioni e giocatori ci importa ben poco. A noi italiani importa solo una cosa. Come cantavano “Elio e le storie tese” durante Euro 2000, “la gente vuole solo il gol”.


 

nato a San Marino nell' aprile del ’91, mezzo sangue italo-sammarinese. Titolare di una gelateria di professione, ma malato di qualsiasi sport per passione, tifoso bianconero e allenatore dilettante Uefa B. La malattia per il calcio nasce da un gol pazzesco in Germania di un ragazzo 21enne nel lontano 1995. La partita era Juventus-Borussia Dortmund: se amo il bianconero è solo per Del Piero.

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