Interventi a gamba tesa

Luna park gialloblù


Per i più romantici, sarà l’occasione per rivedere Andriy Shevchenko di nuovo nel mondo del calcio a 4 anni dal suo ritiro dal calcio giocato (da febbraio è infatti il vice allenatore della selezione ucraina). Per un popolo intero, l’occasione per dimenticare per qualche ora gli orrori di un conflitto bellico che ormai perdura da due anni. Per gli amanti dell’estetica applicata al pallone, una potenziale attrazione da scrutare con attenzione. O più semplicemente, per l’Ucraina l’approdo a Francia 2016 rappresenta la prima qualificazione ad un campionato europeo, considerato che nel 2012 vi ha preso parte in quanto nazione ospitante assieme alla Polonia. 


Niente di trascendentale o da far gridare al miracolo il passaggio alle fasi finali, nell’edizione in cui il numero delle partecipanti è salito da 16 a 24. Terzo posto nel raggruppamento C alle spalle della Spagna (2 ko su 2) e della Slovacchia (un pareggio ed una sconfitta) e davanti alle modeste Bielorussia, Lussemburgo e Macedonia, con cui ha portato a casa 6 vittorie su 6. Il vero colpo semmai è stato il successo nel play-off ai danni della Slovenia degli “italiani” Ilicic, Birsa, Kurtic, Khrin, Cesar e Handanovic con un 3-1 nell’aggregata.

Quello che può stupire invece è ciò che si cela dietro ai freddi numeri, in particolare i 17 gol segnati e i 5 subiti nelle 12 partite di qualificazione. Un’analisi sommaria ci porterebbe a definirla una squadra speculativa, che fa della fase difensiva il suo punto di forza, se non fosse che dalle gare che ho visionato ho tratto tutt’altre indicazioni.

Attaccare forte, attaccare in massa

Si tratta di un 433 ibrido, che in fase di possesso tende a trasformarsi in un 4231. Davanti Seleznyov, prima escluso e poi convocato, si gioca il posto con Zozulya (ma non Kravets, tagliato causa problemi fisici) , mentre a centrocampo possono partire tranquillamente titolari anche Rotan e Sydorchuk. Anzi, stando a quanto visto negli ultimi 2 test, è più probabile Malenko opti definitivamente per un 4-2-3-1 con Zozulya centravanti e Sydorchuk trequarti.

Ucraina 433

Che le apparenze ingannano lo può dimostrare subito un altro dato: i 15,91 tiri ogni 90’ fatti registrare dagli uomini di Michail Ivanovic Fomenko. Più della Spagna, ma più pure della Juve in serie A (15,8). Questo per dire che parliamo di una nazionale dall’attitudine marcatamente offensiva, che se trova gli spazi attacca. Anche a costo di sbilanciarsi.

La mission primaria della fase di possesso è la ricerca ossessiva dell’ampiezza. Ossia consegnare il prima possibile la sfera ai due punti di forza della squadra, gli esterni alti Konoplyanka e Yarmolenko, a cui è affidata la risalita del campo. Le due ali, giocando invertite, amano accentrarsi e andare al tiro col piede forte, ma trattandosi di due profili comunque associativi, l’ingresso dentro al campo non è un’impellenza bensì un’opportunità da valutare a seconda della situazione: se raddoppiati sull’interno, l’ex Dnipro e la bandiera della Dinamo Kiev vanno sul fondo e crossano senza problemi.

Prima di un’eventuale rifinitura/conclusione, l’obiettivo è generare superiorità numerica: al di là della capacità da parte di entrambi di saltare l’uomo anche da fermo, risultano determinanti in questo senso il fatto che non abbiano una sola direzione per dribblare, come le costanti sovrapposizioni dei terzini ad isolare i colleghi di fascia ed aprire il campo. Su azione consolidata infatti si attacca con tutti e 4 i laterali a disposizione.

Azione insistita dell’Ucraina nell’andata dei play-off con la Slovenia: i 4 esterni rigorosamente dentro o a ridosso dell’area.

4 laterali alti

Fondamentalmente la linea guida di un’azione manovrata dell’Ucraina è la seguente: uno dei difensori si appoggia ad un centrocampista, da questi si va sull’esterno alto posizionato sul lato forte, che prova a superare l’uomo o ad appoggiarsi sulla punta. Nel secondo caso, l’attaccante serve l’esterno sul lato debole od eventualmente scarica su un centrocampista. Il quale cerca sempre il laterale alto, che a sua volta sceglie se premiare la discesa del terzino, costruirsi lo spazio per il tiro o rifinire l’azione mettendo un pallone a) a centro area, attaccata dalla punta centrale, da un intermedio e l’altro laterale d’attacco; b) tra il dischetto e il limite dell’area per l’inserimento a rimorchio di un compagno.

In pratica si tratta di una struttura offensiva piuttosto definita, che prevede un set di giocate da utilizzare a seconda del momento della partita. Le uniche deleghe sono a carico dei già citati Konoplyanka e Yarmolenko.

Il manifesto gialloblù.

Nella costruzione bassa, fatti salvi i casi in cui sono i due centrali di difesa ad aprire direttamente sulle ali (parliamo comunque di due elementi dalla spiccata personalità come Khacheridi e Rakitskiy, che non si fanno problemi a gestire la palla e a giocarla anche in situazioni calde), si passa appunto dalla linea mediana, che può sfruttare le rotazioni dei centrocampisti per far sì che una delle due mezzali si possa abbassare, ricevere ed impostare, mentre l’altra si alza alle spalle della seconda linea nemica, a formare a tutti gli effetti un 4-2-3-1.

L’idea sviluppata nelle qualificazioni è quella di sfruttare sull’uscita palla il 4-3-3 per creare una serie di triangoli, che consentono all’ex formazione sovietica di posizionarsi sfalsati, e fornire al portatore due linee di passaggio relativamente sicure tra le maglie del sistema difensivo avversario. In più ritorna uno dei dogmi zemaniani, secondo cui la trasmissione della palla deve passare in maniera alternata dal centro all’ala, ma mai da laterale a laterale o da centrale a centrale, al fine di mantenere il campo più ampio possibile. Il tutto ad un’intensità sostenuta.

Quando si esce dal canovaccio, i gialloblù si avventurano in situazioni potenzialmente sanguinose. Qui Garmash vede lo spazio tra attacco e centrocampo spagnolo e prova a servire centralmente Stepanenko, ma San Josè lo anticipa e innesca una transizione che manda al tiro Fabregas.

L’uscita della palla rappresenta a mio avviso una criticità, che può essere acuita da un centrocampo a due, com’è avvenuto ad esempio nell’amichevole disputata a Torino contro la Romania. Con il 4-2-3-1 le posizioni dei centrocampisti di Malenko risultano infatti più bloccate, tanto che ai romeni è “bastato” schermare ad inizio azione i due mediani andando a prendere alti i difensori centrali con le due punte per impedire agli ucraini di condurre il possesso nel secondo terzo di campo.

A quel punto Konoplyanka e Yarmolenko hanno provato ad arretrare il loro raggio d’azione per favorire la risalita della palla, ma con scarso successo. In entrambi i casi è sufficiente un’uscita aggressiva di un uomo in maglia gialla per impossessarsi della sfera.

uscita palla cc

chiusura su est

In quella partita è capitato che i difensori si aprissero, per poi forzare un lancio lungo sulla punta. Una soluzione però poco congeniale, in quanto l’attaccante centrale spalle alla porta di solito non viene adoperato per proteggere la sfera su situazioni statiche o raccogliere le seconde palle, bensì come una figura a cui appoggiarsi in azioni dinamiche, che scarica – possibilmente ad un tocco – sull’altro lato per poi andare nello spazio. Ma soprattutto l’attaccante centrale, a maggior ragione l’inelegante Seleznyov, riesumato a giugno del 2015 dopo un anno nel dimenticatoio, viene utilizzato come finalizzatore. In un gioco che si sviluppa sulle fasce, il suo compito è attaccare preferibilmente il secondo palo, in modo da liberare il primo o il corto ad un centrocampista.

Avendo visto solo alcune sfide di questa nazionale, i miseri 17 gol a fronte di una mole di conclusioni così elevate – percentuale realizzativa dell’8,9%, per chiudere il raffronto iniziato sopra, quella della Juve ammonta al 12,49%; in serie A peggio solo il Bologna, fermo a 8,5%, che però effettua meno di 11 tiri a gara – ipotizzo siano imputabili ad un gioco molto dispendioso, che costringe ad alzare molti uomini sopra la linea della palla per avere una presenza offensiva adeguata in area. Oltre che all’assenza di giocatori risolutivi sotto porta. Yarmolenko escluso, of course.

Fase difensiva?

Si può criticare la fase difensiva di una selezione che ha preso 5 reti in 12 uscite? Personalmente sì, se si parte dalla premessa che quello finale è un dato inquinato da una serie di contingenze favorevoli, prima fra tutte la pochezza di Bielorussia, Lussemburgo e Macedonia. In un’ipotetica stima dei gol subiti attesi, gli uomini di Malenko immagino arriverebbero almeno ad una decina. L’origine dell’inefficienza va ricercata nell’ultimo paragrafo relativo alla fase offensiva, quando ho definito quello ucraino un “gioco molto dispendioso, che costringe ad alzare molti uomini sopra la linea della palla per avere una presenza adeguata in area di rigore avversaria”. Che si può tradurre tranquillamente in transizioni negative complicate e disordinate, in cui la squadra stenta a ritrovare le distanze e pochi uomini sono costretti a coprire ampie porzioni di campo, talvolta anche in inferiorità numerica.

Ma anche osservando la difesa posizionale, persiste una tattica collettiva carente. In fase di non possesso l’Ucraina, pur schierandosi con un 4-1-4-1 che le dovrebbe favorire una miglior copertura del campo in ampiezza, fatica a mantenere le corrette spaziature. Le maglie del centrocampo nello specifico non sono mai strette e formazioni in grado di occupare gli spazi intermedi senza fornire punti di riferimento, vedi il 4-3-1-2 proposto dalla Slovenia nell’andata dei play-off, possono aprire la linea mediana gialloblù piuttosto agevolmente.

Una partita, quella contro Ilicic e compagni, in cui sono emersi pure i limiti di alcuni giocatori a livello di tattica individuale, che si fanno attrarre dalla palla trascurando la marcatura sull’avversario di riferimento. Risultato? Uscite a salve e uomini tagliati fuori con un semplice passaggio.

Garmash non va sul suo omologo Kampl per schermare, almeno nelle intenzioni, Birsa, defilatosi sul centro destra. Esce quindi sull’ex centrocampista del Dortmund il mediano Rybalka, che libera il corridoio centrale per Ilicic. Il fantasista della Fiorentina si abbassa e con un tocco di prima per Birsa taglia fuori Rakitskiy, che ha rotto la linea con colpevole ritardo, e lo stesso Garmash.

transizione neg sbagliata

Dinanzi alle negligenze della mediana, i difensori centrali sono costretti a delle scelte drastiche. Considerato poi che non sempre possono beneficiare neppure dell’apporto dei laterali bassi, che si spendono in un lavoro sfiancante in fase offensiva, Khacheridi e Rakitskiy, nonostante mostrino un certo impaccio nel difendere la profondità e nell’assorbire i tagli tra terzino e centrale, negli spazi medio-larghi non si fanno problemi ad uscire forte sull’avversario. Questo perché in possesso di letture discrete, una certa fisicità e un buon timing. E in situazioni di difesa posizionale, quando l’attaccante si abbassa rompono la linea con esiti spesso positivi.

Qui è Rakitskiy a rompere la linea per uscire su Isco.

Concludendo, il basso numero di gol subiti può essere in parte giustificato esaltando l’abilità della coppia centrale nei duelli individuali e nei contrasti.

Uomo chiave

yarmolenko euro 2016

In realtà mi aspettavo che la pietra angolare di questa nazionale fosse Konoplyanka. A livello tecnico forse lo è anche, ma l’ex Dnipro continua a pagare i suoi limiti “storici” nell’attaccare lo spazio senza palla, limitandosi a presidiare l’esterno e ad entrare nel vivo del gioco solo dopo aver ricevuto in posizione. A quel punto fa valere la sua accelerazione nello stretto per aprirsi il campo – se gli vengono concessi un paio di metri per spostarsela sul sinistro è potenzialmente mortifero – tuttavia se non è in zona palla c’è il rischio che si eclissi per lunghi tratti. Anche Yarmolenko ama la ricezione sulla figura, però sa muoversi in tutte le direzioni: alle spalle del terzino, arretrando lungo la fascia o accentrandosi qualche metro. E di conseguenza, assume una centralità superiore nella fase di possesso.

Che cos’è Yarmolenko? Uno in grado di fare cose così. 

Il paradosso più grande racchiuso in questo gigante di un metro e 89 centimetri, che dal 2008 milita nella prima squadra della Dinamo Kiev è: come può uno spilungone così sprigionare una simile miscela di velocità e tecnica in porzioni di campo ridotte?

Il classe ’89 possiede un’esplosività nel breve fuori categoria in un contesto come il campionato ucraino, che non perde d’intensità nel lungo. Un po’ come una Bugatti in grado di arrivare da 0 a 100 km/h in 2 secondi e mezzo da fermo. E che inserendo le marce, aumenta la propria velocità. Personalmente mi impressiona la capacità di conduzione anche con il piede debole, la sensibilità dell’intera superficie del piede sinistro (l’esterno lo usa talvolta per crossare, il collo interno in particolare per tirare), ma ancor di più la frequenza della sua battuta di gambe su cui fa leva per dribblare nello stretto (61% di dribbling riusciti e 2,26 occasioni create ogni 90’ nell’ultima edizione della Champions League) e dare il là alla sua progressione.

Un gioco di gambe frenetico, in cui alterna doppi passi, finte di suola e rapidissimi tocchi con cui muove la palla in entrambe le direzioni. Quando la sposta sul destro, solitamente esce dalla disponibilità del contendente e a quel punto gli basta portarla avanti per superarlo. Naturalmente non rifugge il contatto fisico, neppure quando è lanciato in velocità.

Se osservate però più attentamente i duelli ravvicinati, i suoi 189 centimetri si vedono tutti: il tronco è quasi sempre rigido, il corpo non ondeggia e gli scatti sembrano quasi dei tratti di matita profondi disegnati con squadra e righello. Che potrebbero tradire delle movenze meccaniche, quasi precostituite.

Pronostico

Non me la sento di sbilanciarmi su una selezione che ha le sembianze di un luna park di matrice zemaniana. Se questi azzeccano la partita sono capaci di tutto. Per cui non mi stupirebbe vederli vincere il girone come di tornare a casa con 3 sconfitte su 3. Se siete degli scommettitori vi consiglio di puntare su un loro gol/over 2,5, se siete in cerca di una squadra che vi faccia divertire sono sicuro che non vi deluderanno. Poi che siano loro a dare spettacolo o gli avversari è tutto da vedere.

Anche perché loro la palla difficilmente la buttano via.

Mi limito ad una previsione: un buon europeo da parte di Yarmolenko presumo possa diventare l’anticamera ad un trasferimento in club di Premier/Liga/Bundesliga, verosimilmente ad una quotazione del cartellino sovradimensionata. A proposito, a sentire il suo agente, la Dinamo Kiev avrebbe già rifiutato 4 anni fa un’offerta di 20 milioni del Milan.

classe ‘90 formatosi a Rimini. Calciofilo per inerzia, volleyballista (inteso come raccontaballe) per passione. Collaboratore al “Corriere di Romagna” dal 2009 al 2014, la Lega Pro da ormai troppo tempo è diventata il suo pane quotidiano. Valentina Arrighetti la sua dea, tradita soltanto per qualche sveltina con Fernando Torres e Earvin Ngapeth. Caporedattore Sportellate.it