Interventi a gamba tesa

Intervista a Daniele Manusia, direttore de “L’Ultimo Uomo”


Se leggete la bio sulla pagina Facebook de “L’Ultimo Uomo”, la frase “Probabilmente la migliore rivista online di sport in Italia” potrebbe sembrare pretenziosa ed eccessivamente autoreferenziale. Nulla di più sbagliato: ultimouomo.com in questi 2 anni e mezzo di vita è diventato il punto di riferimento per gli amanti dell’approfondimento tecnico e più in generale la casa di chi ama un’analisi dello sport lontana dall’enfasi retorica e fumosa che impera sui media tradizionali, optando per un approccio scientifico ma non per questo distaccato. Anzi, talvolta anche l’ironia o la capacità di non prendersi troppo sul serio costituisce la chiave del loro successo. Dietro a cui si cela Daniele Manusia, cofondatore e direttore di questo sito, che sfiora i 100.000 utenti tra Facebook e Twitter. Per noi di Sportellate.it, UU rappresenta un modello a cui ispirarsi ed è con immenso orgoglio che pubblichiamo l’intervista fatta a Daniele Manusia alla vigilia di Euro 2016.


Ciao Daniele, innanzitutto ti ringraziamo per aver accettato di sottoporti a quest’intervista. Senza voler fare bar sport, ti chiedo come prima cosa qual è un giocatore tra quelli esclusi che ti sarebbe piaciuto vedere nei 23 di Conte. 

“Calcisticamente, se escludiamo i problemi giuridici che vanno tuttora chiariti, sono un fan di Izzo. Secondo me in difesa è un giocatore molto interessante, che sarebbe stato anche molto utile. Poi per carità, per le scelte di Conte è chiaro che il trio della Juve (Barzagli, Bonucci e Chiellini, ndr) più Ogbonna è più che sufficiente. Izzo può giocare anche sulla fascia, pur non essendo esattamente il suo ruolo. È cresciuto moltissimo in questa stagione, anche perché due anni fa non si avvicinava ai livelli attuali. Mi piacerebbe vederlo a livelli più alti. Non sono un grandissimo fan di Pavoletti, anche se capisco chi lo voleva, capisco chi era per Belotti, però non sono un grandissimo fan di quel tipo di giocatore. Un altro che mi dispiace non ci sia è Saponara, uno dei talenti italiani più interessanti. Non è stato scelto per questioni di ruolo ma è un giocatore straordinario, un talento non frequentissimo in Italia, il problema è che non adattabilissimo. Uno degli elementi a cui va comunque costruito un minimo di contesto attorno, piuttosto che sia lui ad adattarsi un contesto molto connotato come quello di Conte”.

Tralasciando i precedenti, quali possono essere le criticità a livello tecnico che possono compromettere l’europeo dell’Inghilterra? La si può includere nel novero delle favorite? 

“Non mi sento preparatissimo sull’Inghilterra, dovrei guardare le amichevoli fatte in questi giorni, sempre molto significative per capire lo stato di una Nazionale prima di una competizione. Però le comparazioni storiche secondo me non hanno molto senso: quando si dice “quella nazionale tende a…” dietro ci sono ragioni tecnico-tattiche, di formazione, o volendo culturali. Ad esempio, la carenza di talenti in Italia non è una questione generazionale, non è che la cicogna ci ha portato i bambini sbagliati. È una questione culturale, di quali 12enni si fanno andare avanti nelle giovanili e perché, del contesto in cui si gioca in una determinata Nazione: insomma, una questione molto più complessa.

Perché l’Inghilterra non vince da decenni? Boh. Ci vorrebbe uno studio pluridisciplinare. L’Inghilterra che vedremo sarà molto diversa da quella arrivata ultima nel girone del mondiale del 2014 e le nazionali (salvo quelle dai lunghi cicli tipo Spagna e Germania oggi) rappresentano un mistero fino a quando non inizia il torneo, molto breve e dove il gioco si trova dopo le prime partite. L’Inghilterra può essere una delle outsider, specialmente se trova il proprio gioco e la propria strada, basandosi sulla struttura rodata del Tottenham.

Un’analisi circa il gioco degli Spurs.

Però penso anche che in un torneo in cui la maggior parte delle squadre saranno difensive, pronte a ripartire, soprattutto contro avversari più blasonati, come la stessa Inghilterra, sarà difficile cavarsela senza un gioco offensivo efficace. Per ora mi pare che l’Inghilterra possa contare su un gioco sulla soglia dell’intensità e su una struttura di una squadra che un gioco offensivo ce l’ha come il Tottenham (non tra i primi 5 più brillanti d’Europa, però ce l’ha), ma che poi si trova a svoltare le partite su singole giocate: ci sono anche giocatori diversi tra loro, tipo Vardy e Rooney (che si sta trasformando, sì insomma più o meno, in un accentratore di gioco-moltiplicatore di linee di passaggio). In generale mi sembra una squadra più a suo agio nelle ripartenze che altro e questo potrebbe crearle problemi”.

La Francia può farsi condizionare dalle assenze di Benzema, Varane, Sakho e Diarra?

“Deschamps ha convocato all’ultimo momento quasi come se fosse l’ultimo scarto a disposizione un difensore che a me piace “abbastanza”, come Umtiti. Nel senso che ha comunque grande scelta. Poi se mi chiedi se ci sono giocatori in grado da soli di farle vincere un europeo ti dico che non lo so. Non lo so di Kante, se giocherà al posto di Diarra, ma non lo so neanche di Pogba, per dire. Perché comunque è un giocatore eccezionale che in un sistema come quello della Juve, con molti altri campioni, in cui tutto quello che fa è un qualcosa in più, pesa tantissimo. Lo scorso mondiale gli erano state date forse troppe responsabilità dalla trequarti in su e lì si erano visti i suoi limiti in termini di continuità. Pogba non è ancora, anche se è migliorato molto sulla frequenza del proprio gioco, uno di quelli che fa giocare la squadra in un modo invece di un altro. Le sue squadre non giocano in maniera particolare, mentre ad esempio le squadre di Zidane giocavano in base alla sua volontà.

Idem Griezmann: può avere un’influenza enorme sulla partita, ma lo passi al filtro delle grandi occasioni e delle grandi partite io non lo so se può influenzare da solo il resto della squadra. In questo senso la Francia deve crescere di livello, deve inventarsi come squadra.

L’assenza di Varane è la più grave per la Francia, perché con il Camerun ha dimostrato un problema in fase di impostazione.

Credits by @flyingwingback

Se la unisci a quella di Diarra si inizia a delineare una possibile crisi. La fortuna è che poche squadre presseranno alto (e in ogni caso anche la Francia secondo me funziona meglio in transizioni dirette). Ma la Francia deve fare un salto di livello come gruppo. Se noi prima di ogni torneo abbiamo uno scandalo giuridico, loro hanno uno scandalo sociale, che riguarda più o meno sempre il problema del razzismo e dell’integrazione. Secondo me è un errore aver tenuto a casa Benzema, però non significa che non si possa vincere Benzema, come se, nel caso in cui vincesse, non significherebbe che non avrebbe potuto farlo anche con lui in campo. Magari vincerebbe meglio. Sul piano individuale l’assenza peggiore è la sua, anche se poi Giroud, partendo dal presupposto che la squadra giri, fa bene quello che gli viene richiesto”.

Anche perché Giroud viene utilizzato principalmente come finalizzatore, ai fini della costruzione del gioco non ha compiti specifici.

“Sì, e per fortuna la Francia ha parecchi altri costruttori di gioco. Perché Griezmann è molto più associativo di quanto avviene all’Atletico Madrid, Pogba ha un’influenza maggiore sulla Francia rispetto al passato, anche Payet potrebbe diventare importantissimo, e con Martial Giroud a maggior ragione finisce per occupare l’area di rigore. Certo, a me dispiace non vedere una possibile maturazione del meglio di Benzema con il meglio di Griezmann perché secondo me si adattano molto bene: Benzema che svuota l’area e Griezmann che l’attacca”.

In una competizione così breve, segnata da partite ad eliminazione diretta dove contingenze ed episodi hanno una valenza superiore rispetto ad un campionato all’italiana, a parità di valore assoluto squadre ad attitudine conservativa, che portano pochi uomini sopra la linea della palla anche in fase di possesso privilegiando la difesa posizionale, possono in via teorica partire con un piccolo vantaggio rispetto ad una più propositiva, che tende ad assumere un baricentro più alto ed una supremazia territoriale sull’avversaria?

“Siamo in una fase storica in cui il calcio è in una specie di controriforma rispetto al tiki-taka e al gioco di possesso. Il calcio ha trovato un antidoto a squadre con una superiorità tecnica troppo elevata: adesso tutti sanno che si può arrivare in finale di Champions League con giocatori tecnicamente molto inferiori al Bayern Monaco. Ma questo aspetto qui, al di là della specificità di questo torneo, va inserito, lo ripeto, in un momento storico con l’intensità e l’atletismo imperanti.

Guarda l’Italia che se la va a giocare con una squadra super intensa: attenzione, non è una formazione più facile da allenare, perché quella di Conte è una sfida incredibile, però è adattabile ad un numero di giocatori maggiori: la mentalità di una squadra aggressiva e reattiva nel senso del termine più specifico, ossia che reagisce a degli stimoli avversari (meno rara, che ne so, della qualità di Iniesta).

Non so però se conviene in un torneo corto: conviene se sei la Grecia, tutti ti attaccano provando a segnare e tu hai la fortuna di fare un gol a partita, però non conviene se incontri un’altra squadra che gioca così. Né a livello di risultati né per il pubblico francamente.

Per chi si fosse dimenticato di Euro 2004…

E poi avere l’organizzazione di squadra, giusto per fare un esempio terra terra, di un Bayer Leverkusen non è semplice: ci vuole un certo atteggiamento psicologico e molto allenamento. Diciamo che la maggior parte delle nazionali, quando dico che giocheranno in maniera difensiva, secondo me si metteranno dietro e proveranno ad essere il più aggressive possibile sui duelli individuali, ma non è neanche detto che ci sia un’idea su come ripartire o su come andare a sfruttare un punto debole nell’impostazione avversaria.

Se affronti una Spagna o anche una Francia provando ad essere aggressivo o mettendoti a ridosso della tua area di rigore, non è detto che sia una buona soluzione. Perché squadre più forti, lo sono anche tecnicamente e fisicamente: vincere un duello in area con Giroud non è facile, non so se mi metterei in area ad aspettare che Payet gli metta la palla sulla testa. Se contro la Germania ti chiudi non dico che le fai un piacere ma quasi. Perché parliamo di nazionali che si allenano molto di più nell’attaccare piuttosto che nel subire un’azione.

Poi tutto può succedere, però penso (ma non me lo aspetto) che potrebbe non essere male puntare ad arrivare il più lontano possibile con un atteggiamento spregiudicato, proprio perché ci sono squadre che non hanno molto da perdere. Anni fa c’era più spazio per una Grecia, però io non credo che oggi come oggi la Grecia riuscirebbe a vincere un torneo di questo tipo. Secondo me le squadre attuali che attaccano, lo fanno molto meglio”.

In realtà avevo pensato a questa domanda anche in rapporto al Galles, il prototipo della squadra conservativa. Una squadra che si difende con quasi tutti gli uomini dietro la linea della palla a parte Bale e Ramsey. Difesa passiva, in cui si cerca di occupare il proprio terzo di campo nella maniera il più ordinata possibile e poi la fase offensiva viene delegata nella maniera più assoluta a quei due giocatori. Allora ho pensato che se questa nazionale nelle qualificazioni è riuscita a mettersi dietro la Bosnia e ad ottenere contro il Belgio una vittoria ed un pareggio, ammesso che Bale e Ramsey arrivino in una condizione clamorosa, potrebbero diventare una mina vagante.

“Hai preso una squadra un po’ particolare. Non tutti hanno Bale e Ramsey. Con loro due conviene, puoi arrivare lontano in un torneo. Hanno perso male domenica con la Svezia in amichevole (0-3, ndr). Con due così il ragionamento non è tra squadra attiva o passiva, il ragionamento è un undici con 7-8 giocatori molto sotto la media e due, di cui uno in maniera stratosferica, sopra la media. Bisogna pensare più a selezioni come, che ne so, la Slovacchia, l’Irlanda o la Svezia. Ci sono alcune squadre che hanno un minimo di scelta e potrebbero proporre un gioco un po’ più attivo”.

Se incroci un tifoso che ti chiede una squadra potenzialmente spettacolare, cosa gli consigli?

“Spettacolare penso che sia una parola che useremo molto poco in questo europeo. Se invece pensiamo ad una formazione più divertente io personalmente seguirò Croazia e Turchia con un po’ più di attenzione, sperando che possano dare vita a partite più interessanti. Partiamo da questo presupposto: sono poche le squadre capaci di provare a giocare, mentre sono tutte capaci di mettersi dietro e ripartire. Io penso che Croazia e Turchia potrebbero riservare delle belle sorprese. Però vallo a sapere”.

C’è uno o più giocatori che seguirai con maggior curiosità o interesse?

“Ce ne sono parecchi. Io perché ne ho scritto in più occasioni e perché si tratta di un giocatore estremamente affascinante anche da un punto di vista narrativo, Bale. Chi non lo segue si ricorda dei 100 milioni spesi e guarda i gol fatti. Ci si aspetta che la cifra spesa lo trasformi in Cristiano Ronaldo e Messi, quando loro due sono due giocatori rarissimi e basta. Poi Bale a suo modo è un giocatore di una consistenza e una costanza strabiliante. Nella Francia seguirò Payet, ovviamente Pogba perché sono un grande estimatore (credo di avergli dedicato alcune delle metafore più ardite che ho scritto). Questo però è il trofeo in cui deve fare più di quanto ha fatto finora con la nazionale, fermo restando che fa tante cose che non si notano. E penso che lo farà, perché in fondo basta che tenga il livello di influenza sul gioco che ha nella Juve.

Nella Turchia ovviamente Calhanoglu e Arda Turan, anche se sono abbastanza conosciuti e non so quanto Arda sarà in condizione. Hamsik nella Slovacchia, sempre sottovalutato, poi Fellaini di cui sono un grande fan anche non gioca in una maniera funzionale alle sue caratteristiche da anni. Un gioco che non sfrutta al massimo i suoi aspetti migliori, che sono il suo controllo con il petto, la sua capacità associativa e la capacità di fare male in area arrivandoci.

The best of Fellaini.

A parte che con il Belgio, se Wilmots manterrà quanto mostrato nelle amichevoli, giocherà davanti alla difesa, che secondo me non è assolutamente il suo ruolo. Troppo poco tecnico, troppo poco mobile, non è neanche molto forte nella fase puramente difensiva, nella difesa posizionale non ne parliamo, nella presa dello spazio rischia l’umiliazione con avversari più veloci. Però se messo mezzala, in una squadra che pressa alto con la possibilità di allungarsi fino alla trequarti per andare a ricevere qualche pallone dalla difesa anche alto, metterlo giù, girarlo e poi finire in area come faceva nell’Everton l’ultimo anno, per me quel giocatore lì è eccezionale e divertente. Non dico debba piacere a tutti, ma a me piaceva. Resta assurdamente limitato per quanto assurdamente dotato di alcune cose, peraltro spesso inutili.

Poi credo che tiferò per Perisic, perché mi piace molto, così come Kalinic, anche se non è detto giochi. Forsberg della Svezia, Levitski…. Poi spero giochi qualche minuto Sanmartean, il mio sogno sarebbe vederlo eludere all’esordio con la Francia il pressing di Kanté, tipo torero”.

Daniele ti ringraziamo per la tua disponibilità, è stato un piacere.

“Grazie a voi, un abbraccio”.


 

classe ‘90 formatosi a Rimini. Calciofilo per inerzia, volleyballista (inteso come raccontaballe) per passione. Collaboratore al “Corriere di Romagna” dal 2009 al 2014, la Lega Pro da ormai troppo tempo è diventata il suo pane quotidiano. Valentina Arrighetti la sua dea, tradita soltanto per qualche sveltina con Fernando Torres e Earvin Ngapeth. Caporedattore Sportellate.it

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