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- di Redazione Sportellate.it

A favore di corrente: la grande occasione dei Bleus


Nella politica statunitense uno dei concetti più usati, e abusati, è quello di momentum. Ripreso dalla fisica, dove indica ciò che in italiano viene chiamato quantità di moto, il momentum applicato alla politica è il termine che esprime qualcosa di simile a ciò che noi intendiamo con “a favore di corrente”. La situazione in cui grazie a una serie di vittorie, di credenze diffuse sulle sue reali capacità elettorali e di condizioni ambientali contingenti un candidato gode di un vantaggio che si autoriproduce e che è essenziale per portare ad altre vittorie.

La Francia è, più di ogni altra, la squadra che all’ingresso degli Europei casalinghi si trova con il momentum a suo favore. Dopo aver dominato il calcio mondiale nel periodo compreso tra i Mondiali del 1998 e quelli del 2006, con un mondiale e un europeo vinto e una finale persa ai rigori, i galletti si sono trovati invischiati in un ciclo negativo che potrebbe stare finalmente per concludersi. Due eliminazioni ai gironi (Austria e Svizzera 2008, Sudafrica 2010) e due ai quarti di finale (Ucraina e Polonia 2012 e Brasile 2014), oltre a un numero imprecisato e incalcolabile di scandali e fratture nello spogliatoio, potevano essere più che un campanello di allarme per questi europei. Nel biennio 2014-2016, però, è cambiato tutto.


Deschamps è stato confermato dopo l’eliminazione mondiale, arrivata in una partita combattutissima contro la Germania poi laureratasi Campione del Mondo, e ha potuto continuare il suo lavoro di cementificazione su un gruppo storicamente difficile da gestire. Anche per questo motivo, per la prima volta dopo anni, è stato scongiurato, almeno apparentemente, il pericolo di un’implosione dopo l’ennesimo scandalo, che ha portato all’estromissione dalla nazionale di Benzema, uno dei cardini della Francia degli ultimi anni, recordman di reti tra i giocatori ancora in attività e centravanti titolare del Real Madrid capace di alzare al cielo due Champions League in 3 anni.

In una stagione 2015-'16 che ha riservato gioie inaspettate ai Bleus, come l’esplosione di Kantè e Payet (entrambi inseriti nel Team of the Year della Premier League da poco conclusasi), sono arrivate 7 vittorie in 8 partite ufficiali, tra le quali spicca quella contro la Germania, sconfitta a Saint-Denis nella tristemente celebre notte degli attentati parigini. Come se tutto questo non bastasse, gode dell’indiscusso vantaggio di giocare in casa, che ha già dimostrato di saper sfruttare in occasione degli europei del 1984 e dei mondiali 1998, entrambi vinti. L’unico problema è che il momentum può essere perso velocemente tanto quanto si è guadagnato, e una falsa partenza, soprattutto visto il coefficiente di difficoltà relativamente basso del girone nella quale è inserita, potrebbe compromettere l’intero torneo.

Modulo e stile di gioco 

francia 11

Deschamps schiererà ancora i suoi con il classico 4-3-3, adottato già in occasione dei mondiali brasiliani. Ancor più che nel 2014, però, questo modulo sembra essere l’ideale per le caratteristiche della rosa francese. La completezza del reparto di centrocampo, che permette diverse combinazioni possibili, e, soprattutto, la presenza in rosa di ben 4 esterni offensivi di qualità assoluta (Martial, Coman, Griezmann e Payet), rendono il 4-3-3 un abito su misura per l’undici Bleu.

Il forfait dell’ultimo minuto di Lassana Diarra, rigeneratosi a Marsiglia e scelto alla vigilia come titolare del vertice basso del terzetto in mezzo al campo, ha all’improvviso riaperto i giochi per la composizione della mediana. Sicuri del posto Pogba e Matuidi, il primo recordman di assist (12) nell’ultima stagione di Serie A, il secondo oltre il 90% di passaggi riusciti sia in Ligue 1 che in Champions League, la contesa è tra Kantè, che ha rilevato proprio Diarra nel corso dell’ultima amichevole contro il Camerun, e Cabaye.

La prima opzione inietterebbe direttamente nel cuore del gioco francese una overdose di dinamismo sotto forma del giocatore più sorprendente della squadra più sorprendente della stagione, capace di dominare le classifiche della Premier League sia sotto il profilo dei contrasti effettuati (4,7 a partita) sia sotto quello degli intercetti (4,2). La seconda è invece un’opzione più conservativa, che garantirebbe la presenza di un regista classico a metà campo. Sebbene entrambe le soluzioni abbiano una propria logica, e considerando il fatto che entrambe potrebbero essere adottate in base all’avversario e alle circostanze, sembra più probabile che la scelta ricada su Kantè. Non certo priva di giocatori capaci di giocare il pallone, la Francia potrebbe spostare l’onere della costruzione del gioco altrove, lasciando l’iperdinamico Kantè a copertura di un reparto difensivo che è sicuramente il più deficitario dei tre nella rosa francese.

Diarra si abbassa per impostare la manovra dalla difesa. Nel secondo tempo, con l’ingresso di Kantè al suo posto, saranno altre le soluzioni adottate in fase di costruzione dai Bleus, che optano per passaggi diretti dei difensori centrali o su scarichi laterali.

diarra 1

Avendo dovuto rinunciare a Varane e Mathieu per infortunio, e a Sakho per lo scandalo doping che lo ha visto recentemente coinvolto, Deschamps dovrà improvvisare la coppia di centrali difensivi, che con ogni probabilità sarà formata da Koscielny e Mangala. Il quale, nonostante una stagione non eccezionale, si troverà a beneficiare dell’indisponibilità dei due più importanti centrali di piede sinistro francesi.

In fase offensiva la Francia, che adotta un possesso palla dai ritmi blandi e caratterizzato dalla paziente ricerca di un passaggio non rischioso, punta molto alla creazione della superiorità numerica sulle fasce. Solitamente il vertice basso di centrocampo si abbassa sulla linea dei difensori, mentre i terzini salgono, attuando la celebre salida lavolpiana. La presenza dei terzini, delle ali e anche delle mezzali, che non disdegnano di allargarsi, sopratttutto Pogba, permette ai Bleus di avere a disposizione un ampio ventaglio di soluzioni.

Diarra ancora una volta si abbassa tra i difensori centrali, che si aprono, mentre i terzini scattano in avanti. È la salida lavolpiana.

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L’addensamento sulle fasce, infatti, sposta il baricentro della difesa avversaria, favorendo la creazione di spazi al centro, nei quali far valere la bravura nell’inserimento di centrocampisti come Matuidi e le movenze da target-man atipico di Giroud. Il pacchetto delle ali offensive ha la qualità necessaria per garantire la transizione, sia sul piano del dribbling, grazie a Coman (che con 3,7 dribbling a partita è primo tra i giocatori dell’ultima stagione di Bundes) e Martial (2,7 dribbling a partita), sia sul piano dei passaggi, con Payet secondo solo a Ozil per key passes a partita nell’ultima stagione di Premier League.

Grazie a un addensamento sulla sinistra la Francia crea supremazia numerica, permettendo a Payet di inserirsi nello spazio e tentare il cross nel mezzo.

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In fase difensiva i Bleus non adottano un pressing a ritmi elevati – anche se bisognerà vedere se l’eventuale presenza di Kantè porterà a modifiche in tal senso – limitandosi a schierarsi con una linea di centrocampo a 5 grazie al ripiegamento delle ali per coprire il campo in ampiezza e chiudere così le linee di passaggio agli avversari. La presenza del vertice basso del centrocampo, inoltre, come ulteriore vantaggio di schierarsi con il 4-3-3 invece che con il 4-2-3-1, permette di avere una maggior copertura e scoraggiare un attacco per vie centrali, che è in assoluto la situazione di gioco più sofferta dai "galletti".

La disposizione dei francesi in fase di non possesso. Si notano le due linee parallele, con Diarra leggermente arretrato per coprire i movimenti tra le linee.

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Strasburgo e Bayonne sono due città molto particolari. Situate ai due estremi opposti dell’Hexagon, il termine usato dai francesi per definire il proprio territorio continentale, hanno nell’essere città di frontiera la loro caratteristica principale. La prima, che insieme al territorio circostante è una delle città più contese della storia europea moderna, si trova esattamente sul confine, tante volte fragile, tra Francia e Germania; la seconda, celebre per aver dato i natali alla baionetta e per i folli festeggiamenti delle Fetes di agosto, ha come città importante più vicina la basca San Sebastiàn.

Antoine Griezmann, figlio di alsaziani, come sottolinea il cognome tedesco, è stato portato dal calcio a vivere per buona parte della sua vita a cavallo della frontiera basca: la mattina a scuola a Bayonne, per ricevere l’educazione francese ritenuta indispensabile dai genitori, il pomeriggio sui campi della Real Sociedad a San Sebastiàn. Griezmann, come Messi prima di lui (con il quale condivide anche uno sviluppo fisico tardo, che stava per compromettere la sua carriera sul nascere), non ha ricevuto la propria educazione calcistica nel suo paese, ma al di là della frontiera.

La Francia, ironia della sorte, si troverà quindi agli europei casalinghi, ad avere come uomo probabilmente più decisivo un francese col cognome tedesco, cresciuto tra i baschi e diventato grande nel campionato spagnolo. La stagione appena conclusa parla per lui: 22 gol in Liga (come la stagione precedente), 7 nella Champions appena conclusa – di cui 3 fondamentali per l’approdo in finale dell’Atletico: i 2 nella gara di ritorno dei quarti contro il Barcellona e la rete segnata nel ritorno delle semifinali all’Allianz Arena – l’inserimento nel roster della squadra della stagione della Champions League (primo francese a riuscirci dall’istituzione del premio 3 stagioni fa). Unica macchia su un'annata straordinaria, seppur avara di trofei, è il rigore calciato, fortissimo, sulla traversa che avrebbe potuto cambiare le sorti della finale di Champions League. Ma Griezmann ha già dimostrato di poter essere decisivo, e gli europei potrebbero essere il palcoscenico sul quale ripetersi per diventare davvero grande.

Pronostico

Vista l’età media complessiva, e, soprattutto, l’età dei suoi giocatori di Pogba e Griezmann, i suoi due giocatori più importanti, la Francia ha l’occasione non solo di alzare di nuovo il trofeo continentale a distanza di 16 anni, ma anche di aprire un ciclo vincente. Grazie a un sorteggio decisamente favorevole, che ha inserito nel suo girone Svizzera, Albania e Romania, avrà una buona occasione di qualificarsi come prima classificata. Questo le permetterebbe di incontrare agli ottavi una delle migliori terze, pescata dai gironi C, D o E, e in degli eventuali quarti di finale la vincente tra la seconda del gruppo B e quella del gruppo F. Con un po’ di fantasia possiamo pronosticare una tra Svezia, Ucraina e Turchia agli ottavi e una tra Austria e Russia ai quarti.

Un cammino relativamente in discesa che potrebbe portare i Bleus a disputare la prima partita veramente impegnativa solo in semifinale, contro una tra Germania e Belgio. Il calendario potrebbe quindi aggiungersi come ulteriore punto a favore, oltre a una rosa estremamente competitiva e il fattore casalingo, per determinare una vittoria finale che, alla vigilia degli europei, vede la Francia come principale candidata.


Simone Donati

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