Interventi a gamba tesa

Nei piedi di Bale (e Ramsey)


Chissà se Chris Coleman, quella sera dell’11 settembre 2012 in cui il Galles perse 6-1 con la Serbia in una sfida di qualificazione ai mondiali del 2014, si sarebbe immaginato 4 anni più tardi di andare in Francia a disputare gli europei. Chissà se si sarebbe immaginato i suoi giocatori spingere per la sua conferma anche dopo il torneo in terra transalpina (a proposito, ha rinnovato una decina di giorni fa fino al termine dei mondiali del 2018). Chissà se si sarebbe immaginato ancora sulla panchina di quella nazionale che guida dal 19 gennaio 2012, quando è succeduto a Gary Speed, morto suicida qualche mese prima.


In 3 anni il commissario tecnico dei “dreigiau” (i dragoni) ha alzato l’asticella fino a livelli forse impronosticabili, portando il Galles nell’agosto del 2015 fino al 9° posto del ranking Fifa – posizione record nella storia della selezione britannica – ma soprattutto qualificandosi per la prima volta nella sua storia alle fasi finali della rassegna continentale, grazie al secondo posto nel girone B alle spalle del Belgio, ma davanti alla più quotata Bosnia Erzegovina. Debutto ad un campionato europeo dicevamo, per una nazionale che in 140 anni di vita aveva preso parte soltanto ai mondiali del 1958.

Se allora la stella si chiamava John Charles, oggi il trascinatore naturalmente risponde al nome di Gareth Bale. Con 7 gol e 2 assist, il madridista non poteva che esercitare un’influenza dominante sulle sorti della sua nazionale. La quale, se è vero che è stata favorita da un raggruppamento tutt’altro che trascendentale (il girone B, oltre alle due formazioni già menzionate, comprendeva le più abbordabili Andorra, Cipro ed Israele), d’altro canto ha avuto il merito di intraprendere un percorso quasi netto in queste 6 sfide (16 conquistati su 18), per poi ripetersi pure con le big: contro i diavoli rossi ha strappato una vittoria ed un pareggio, mentre contro la selezione dei Balcani, dopo lo 0-0 casalingo dell’andata, lo scorso ottobre è maturata l’unica sconfitta. Uno 0-2 quanto mai indolore, visto che ha decretato la matematica qualificazione alle fasi finali.

Tornando a Bale, i suoi numeri fanno ancora più impressione se si considera che è stato il giocatore che ha effettuato più tiri delle qualificazioni (45, di cui 24 in porta), malgrado il Galles abbia segnato appena 11 gol in 10 partite, il secondo peggior score tra le qualificate dopo la Romania.

Dietro all’ex Tottenham, c’è però una struttura estremamente basic quanto efficace, che l’ha messo nelle condizioni di dedicarsi quasi esclusivamente alla fase offensiva. 

La formazione che dovremmo vedere in campo: si tratta in 5-2-2-1 bloccato, con l’eccezione Ramsey, libero di giocare a tutto campo. Ho inserito Chester perché, nonostante più verosimilmente Coleman schiererà Gunter terzo di destra con Richards laterale destro, apprezzo la sua attitudine propositiva, a dispetto di una cifra tecnica non propriamente elevata. In forte dubbio la presenza di Ledley: nella penultima giornata di Premier si è fratturato il perone, eppure potrebbe rientrare a tempo di record per la seconda partita del girone con l’Inghilterra.

galles 11 tipo

Ramsey addicted

L’obiettivo della fase offensiva è portare il più velocemente possibile il pallone nell’ultimo terzo di campo. E di consegnarlo quindi a Bale. Non esistono particolari sovrastrutture o giochi offensivi codificati: consapevole dell’impossibilità di guadagnare campo attraverso il palleggio per via delle carenze tecniche diffuse, di base il Galles cerca, anche a costo di forzare le giocate, di scavalcare il centrocampo con i lanci lunghi. Le forzature di solito non comportano la perdita del possesso in zone calde né squilibri tattici, anche perché sono pochi gli uomini ad uscire dalle loro posizioni.

L’uscita palla viene gestita dai terzi di difesa, il cui compito è verticalizzare per gli attaccanti o appoggiarsi sui centrocampisti di riferimento (Allen o Ledley), che sostanzialmente non partecipano alla maniera decisiva alla risalita del pallone, limitandosi a consolidare il possesso o a muovere la sfera da un lato all’altro del campo. Neppure i laterali interpretano un ruolo attivo in questo senso, in quanto, oltre a non fornire ampiezza alla manovra, si alzano solo su azione prolungata (e di norma solo l’esterno sul lato forte).

Tocca a Gunter (centrale di destra) e Taylor (centrale di sinistra) condurre il pallone nel secondo terzo di campo.

La fonte per implementare la qualità di un gioco diversamente asfittico, si chiama però Aaron Ramsey: in un sistema estremamente rigido, il centrocampista dell’Arsenal è l’unico che possiede licenza di svariare lungo tutto il rettangolo verde, sia in orizzontale, sia in verticale. Abbassandosi tra i due mediani per fornire alla difesa una linea di passaggio sicura, per poi sviluppare l’azione lanciando lungo o in alternativa conducendo la transizione in prima persona, rimanendo in zona palla per fraseggiare nel corto.

L’obiettivo di Ramsey è offrire un’opzione comoda ai compagni e favorire quindi  la risalita del pallone.

Con 60,38 passaggi tentati (e 50,75 completati) il classe ’90 comanda le classifiche tra i suoi compagni di squadra di entrambi i dati. Magari possono sembrare numeri nella media, a maggior ragione per chi col suo club ne completa 61,93. Però vanno contestualizzati: l’Arsenal in Premier è una formazione che produce un volume di gioco da oltre 450 passaggi a partita, il Galles non arriva a 300. Il che significa che il solo Ramsey effettua oltre un quinto dei passaggi totali. Anche la percentuale di quelli completati con la nazionale (84%) è considerevole, se rapportata al suo stile di gioco, fatto di dribbling, conduzione prolungata, passaggi chiave e più in generale giocate a medio-alto coefficiente di difficoltà.

Ramsey è uno dei pochi giocatori ad accompagnare Bale – è raro in effetti vedere i gallesi attaccare con più di 4-5 uomini – che non si fa problemi ad abbassare la testa e forzare la conclusione anche nelle situazioni meno consigliate. Si spiegano anche così i 45 tiri, per quella che va considerata come la principale (unica?) bocca da fuoco. Diversamente il panorama nazionale non offre partner di livello: il fatto che gli altri attaccanti giochino tutti in Championship o addirittura in League One (la terza serie inglese) la dice lunga. Ancor più emblematico lo score delle punte nei rispettivi club, che vede solo Vokes (15 reti) e Bradshaw (20, ma in League One) in doppia cifra, mentre Robson-Kanu, utilizzato per quasi tutte le qualificazioni come titolare, ha segnato appena 5 gol in 35 presenze, con una misera shot accuracy (ossia la percentuale di tiri nello specchio) del 41%. Oltretutto il centravanti del Reading ha appena recuperato da un infortunio alla coscia che l’ha tenuto fermo una quarantina di giorni, per cui neppure la condizione ad oggi gioca a suo favore.

Coleman però finora l’ha preferito ad un Vokes più fluido nelle movenze e finalizzatore soprattutto per le sue caratteristiche di “attaccante difensivo”, che utilizza per lavorare spalle alle porta sui frequenti lanci lunghi, su cui fa valere la sua esuberanza fisica per vincere i contrasti aerei e pulire i palloni per l’ex Tottenham, o comunque propiziare la conquista di una seconda palla di un compagno.

Non particolarmente efficace sotto porta, ma abbastanza generoso per essersi guadagnato un coro del tifo gallese sulle note di “Push It” delle Salt-N-Pepa.

Il tema della fisicità e delle seconde palle si ricollega a stretto giro di posta ad un’altra carta che gli uomini di Coleman possono calare, quella delle palle inattive. Una situazione su cui, pur raccogliendo poco, mi hanno dato l’idea di costituire un costante pericolo, penalizzati forse dall’assenza di un set di giocate fisse che gli permettessero di occupare gli spazi in maniera più coerente, in modo da sfruttare appieno la struttura fisica collettiva e la capacità di toccare molti palloni. La densità di maglie rosse che si genera sulla zona palla si rivela talvolta controproducente per gli stessi gallesi, nelle partite che ho visionato troppo selvaggi nell’approccio ai piazzati.

Il gol vittoria contro il Belgio: confusionario, forse episodico, senz’altro voluto.  

Il fortino

L’altro fiore all’occhiello dei galletti si chiama fase difensiva, bucata appena 4 volte nelle 11 sfide di qualificazione. Anche qui, nulla di sofisticato: fondamentalmente il Galles resta con 7 uomini di movimento ancorati alle proprie posizioni (i 5 difensori e i 2 centrali di centrocampo) e si opera una difesa passiva, che ha come obiettivo quello di portare l’avversario verso l’esterno. Rilevante in questo senso il contributo di Ledley e Allen, abili ad indirizzare il possesso sulle fasce, per poi scivolare lateralmente e chiudere le linee di passaggio, o comunque costringere l’altra squadra ad un traversone che esalta le doti aeree dei difensori. Ramsey partecipa in maniera pigra ed estemporanea alla fase di non possesso, solitamente posizionandosi sul lato debole. Lui e Bale del resto devono essere messi nelle condizioni di dedicarsi quasi esclusivamente alla fase offensiva.

Il 5-2 in fase di non possesso. Più indietro, si può notare Ramsey che ripiega blandamente verso la propria area.

5-2 Galles

Ben altro contributo fornisce invece Robson-Kanu, che si spende in uno stoico lavoro di pressione isolata, nel tentativo di sporcare l’uscita palla nemica. Un’aggressività caotica e spesso oltre i limiti, come dimostra il terzo posto nella classifica dei falli fatti durante le qualificazioni, 26.

Se i mediani si muovono in base alla posizione del pallone, le spaziature dei difensori sembrano orientate, più che sul posizionamento di palla od avversari, in rapporto al compagno, al fine di mantenere il più stretti possibile gli spazi. E far valere così il predominio fisico, specialmente sulle palle alte, al netto di una tattica individuale non propriamente eccelsa.

Quando si rompe la linea, lo si fa generalmente con i terzi di difesa (qui Chester), coadiuvati dalla densità portata dai centrocampisti sulla palla.

Attenzione: quando parliamo della difesa del Galles, parliamo piuttosto navigata come Hennessey, Davies, Williams e Taylor, con alle spalle tutti almeno un centinaio di partite in Premier League. La copertura dell’area sia su azione consolidata sia in transizione è stata fin qui esemplare, meno quella dell’ultimo terzo di campo, dove può soffrire avversari che occupano la trequarti con molti uomini e muovono palla velocemente. È successo nel doppio confronto con il Belgio, in cui Bale e compagni, pur avendo mantenuto la rete inviolata, hanno concesso, anche a causa dell’inferiorità numerica in mezzo al campo, diversi tiri “aperti” dal limite.

Uomo chiave

bale copertina euro 2016

Mi sembra quasi ridicolo specificare che l’uomo da cui dipendono le sorti di questa nazionale risponde al nome di Gareth Bale. Protagonista di un’annata in cui si è dimostrato decisivo quasi quanto Cristiano Ronaldo per il Real Madrid, nonostante abbia saltato 18 partite principalmente a causa dei ripetuti infortuni al soleo, in nazionale, a differenza di quanto avviene in Spagna – dove parte dall’out di destra – agisce sul centro-sinistra, ancora più vicino alla porta. Si dovrà fare carico della finalizzazione quasi da solo, possibilmente guadagnandosi delle ricezioni frontali. Predilige le situazioni dinamiche, ma al Madrid il prototipo dell’atleta tecnologico applicato al calcio è cresciuto molto nelle letture e nella gestione della palla anche su situazioni statiche. Così come nell’utilizzo del piede debole.

La similitudine con Oliver Hutton, che si caricava sulle spalle la New Team con azioni palla al piede chilometriche e caterve di gol non è assolutamente un azzardo, considerati la potenza di tiro, l’atletismo, l’individualismo e la leadership assoluta all’interno della squadra.

Questo per dimostrare non che Bale sia più forte di CR7, ma che abbia un’incidenza e dei numeri simili a quelli del portoghese.

bale ronaldo confronto

Pronostico

Scorrendo rapidamente l’elenco delle rose, ad occhio possiamo trovare almeno 8 squadre per valore assoluto superiori al Galles. Che però, come già scritto in altri articoli, in un torneo da 7 partite, di cui 4 ad eliminazione diretta, in cui gli episodi assumono una rilevanza ancor più elevata rispetto ad una gara di una competizione come un campionato nazionale, può vestire i panni della mina vagante e spingersi addirittura fino alle semifinali.

La premessa scontata su cui sparo questa bomba/provocazione è una condizione pressoché massimale delle stelle Bale e Ramsey, da cui non si può prescindere. Proseguendo, aggiungo che in competizioni che si giocano a fine stagione, scandite generalmente da sfide sul filo dell’equilibrio, formazioni a carattere conservativo-speculativo, in grado di minimizzare i rischi in fase di non possesso e finalizzare – in questo caso più per meriti dei singoli, che per un’efficienza nella costruzione delle transizioni positive – le poche occasioni prodotte, a livello teorico possono godere di un vantaggio rispetto a squadre più propositive, cinetiche o che tendono a portare diversi uomini sopra la linea della palla.

In particolare se riescono a sbloccare il punteggio, squadre che vivono di interscambi negli spazi intermedi come la Slovacchia, possono avere vita durissima. Oppure la stessa Inghilterra, che ben conosce gli uomini di Coleman (e viceversa): tolto Bale e il portiere di riserva Williams, tutti gli altri precoconvocati militano infatti in campionati inglesi (14 in Premier, 11 in Championship e 2 in League One).

Un eventuale passaggio del turno da prima classificata (sba-bam!) potrebbe riservare un ottavo contro una terza (Turchia-Romania-Ucraina le papabili) ed un ipotetico quarto contro una tra Portogallo ed Italia. Durissima, ma non impossibile.
Un secondo posto invece sposterebbe i britannici nella parte bassa del tabellone, che negli ottavi li vedrebbe di fronte ad un’Austria tutt’altro che abbordabile e nei quarti l’apparentemente insormontabile Francia padrona di casa. E in questo caso già mi stupirei se arrivassero tra le prime 8.

Le criticità che possono mandare a monte il pronostico-bomba sono le seguenti:
debutto contro la Slovacchia con sconfitta e senza gol, che andrebbe a precludere la condizione mentale di un gruppo che per caratteristiche potrebbe incontrare seri problemi a ribaltare situazioni sfavorevoli;
Inghilterra che sfrutta la forza di una rosa mai così forte da almeno una ventina d’anni a questa parte;
transizioni difensive macchinose.

Passando ai singoli, non mi stupirebbe vedere un Robson-Kanu in vetta alle graduatorie dei giocatori più fallosi, oppure un paio di difensori attualmente nella seconda serie inglese, come Gunter o Richards, passare dopo gli europei in un club di Premier.

Se poi, mio caro lettore, hai avuto il coraggio e la pazienza di terminare l’articolo, ti voglio omaggiare proponendoti una rarissima azione corale dei gallesi.


 

classe ‘90 formatosi a Rimini. Calciofilo per inerzia, volleyballista (inteso come raccontaballe) per passione. Collaboratore al “Corriere di Romagna” dal 2009 al 2014, la Lega Pro da ormai troppo tempo è diventata il suo pane quotidiano. Valentina Arrighetti la sua dea, tradita soltanto per qualche sveltina con Fernando Torres e Earvin Ngapeth. Caporedattore Sportellate.it

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