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- di Redazione Sportellate.it

A volte ritornano: l'Ungheria, 44 anni dopo


L’Ungheria, terra natìa di Puskas e di Albert (Pallone d’oro 1967), nonché una delle nazionali di maggior spessore fino agli anni ‘60, era completamente sparita dai radar del calcio internazionale. Si riaffaccia sui grandi palcoscenici a 30 anni esatti dalla partecipazione ai mondiali messicani del 1986, ed addirittura a 44 anni dalla sua ultima partecipazione europea. Lo fa grazie alla sorprendente vittoria nei playoff contro la Norvegia, nonostante una rosa con solo due giocatori militanti nei massimi campionati Europei (Szalai e Stieber, che sulla carta non sono nemmeno titolari) ed un cambio in corsa della guida tecnica che ha rivoluzionato la squadra, con il nuovo allenatore Stock che non si è fatto problemi a lasciar fuori alcuni senatori nei match decisivi per lanciare giovani di belle speranze.


Il passaggio Gattopardiano dal 4-1-4-1 al 4-2-3-1

Il modulo adottato in quest’ultimo biennio dagli ungheresi è stato quasi sempre riconducibile ad un 4-1-4-1 tendenzialmente difensivo. Anche le ali si sacrificano molto in fase difensiva per aiutare i terzini, e quando non lo fanno sono dolori (vedi il gol dello 0-1 subito contro la Croazia). L’arrivo del tedesco Stock, che ha preso in corsa le redini della squadra nello scorso Luglio per sostituire Dardai (tornato alla sua amata Hertha Berlino), ha portato diverse novità, soprattutto dal punto di vista dei giocatori impiegati, basti pensare al giovane László Kleinheisler, talento che il Werder Brema si è assicurato a gennaio e che ha esordito con il nuovo tecnico direttamente nel playoff qualificazione contro la Norvegia. Anche dal punto dello schieramento c’è stato il tentativo di fornire un calcio più propositivo con il passaggio al 4-2-3-1, ma ben poco è cambiato sullo scacchiere tattico se non a livello nominale.

La linea a 4 della difesa (insieme al mediano Nagy) si schiaccia nella zona centrale del campo, lasciando completamente libero Perisic. Dzusdzak è in ritardo e l’esterno ha davanti a sé una prateria nella quale avanzare indisturbato
Il tentativo di disporsi difensivamente ricorda l’ultima Roma di Garcia, che nelle trasferte più complicate (Napoli, Firenze), trasformava le ali (Gervinho e Salah) in terzini, consentendo lo slittamento dei due terzini al centro per formare una catena difensiva a 6 degna della migliore tradizione catenacciara.

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Agli Europei, contro squadre sulla carta più quotate,  è facile immaginare che la fase difensiva verrà impostata in maniera simile, ma rimane da vedere con quanta costanza le due ali sapranno garantire continuità in un compito oggettivamente massacrante, consistente nel fare le giuste letture difensive e ripartire.

Contro avversari più deboli come le Faroer, abbiamo visto anche un’Ungheria più aggressiva in fase di non possesso palla. L’impressione però, è che la difesa possa tenere botta solo mantenendo un baricentro decisamente basso con i centrali a giocare quasi da liberi vecchio stampo, in pieno stile Huth-Morgan (per quei pochi che non lo sapessero, la coppia centrale del Leicester), perché nelle uscite a palla scoperta sono evidenti tutte le loro letture lacunose.

Emblematico il gol dello 0-1 subito proprio con le Faroer, nel quale Roland Juhász, che sarebbe anche il giocatore di maggiore esperienza della rosa, fa la figura del novellino. E’ probabile comunque che quest’ultimo non giocherà, per far spazio alla coppia composta da Guzmics ed il giovane Lang (per entrambi a novembre si parlò di un interessamento della Lazio) che bene ha fatto contro la Norvegia, ma che palesa un evidente deficit di esperienza in nazionale: 13 presenze il primo, appena 9 il secondo.

Un altro giovane lanciato dal tecnico tedesco è l’appena 20enne Adam Nagy del Ferencvaros, motorino di centrocampo che come mediano incontrista sembra aver rubato il posto al più esperto Adam Pinter, molto forte fisicamente ma alquanto legnoso. Quest’ultimo proverà a contendere il posto in mediana ad Elek, altro giocatore di quantità più che di qualità. Come detto Kleinheisler, 22enne di talento ma con ancora pochissima esperienza, sembra aver il posto assicurato sulla trequarti: sarà lui l’elastico per la transizione fluida dal 4-2-3-1 al più difensivo 4-1-4-1.

Sugli esterni, ed in generale per ciò che concerne la fase di costruzione offensiva, molto dipenderà dalla vena del Capitano Balasz Dzusdzak, che al momento è infortunato ma sembra in grado di recuperare per la fase a gironi. Sulla fascia opposta ci sono molti dubbi: nelle ultime 4 partite Stock ha alternato 3 interpreti, ripescando anche Ádám Gyurcsó, che ha buone possibilità di partire titolare per la sua versatilità e le capacità di copertura. Optando per questa soluzione potrebbe giocare da prima punta Krisztián Németh, attaccante di movimento dotato di un’ottima rapidità, anche se il preferito di chi vi scrive resta Tamas Priskin: l’attaccante dello Slovan Bratislava l’unico avanti in rosa in grado di combinare fisico, rapidità e senso del gol.

Nonché capace di regalarci marcature degne del miglior Vardy.

Uno tra Nemeth e Priskin potrebbe anche sacrificarsi e giocare a sinistra, lasciando il centro dell’attacco al gigante Szalai, giocatore associativo con alle spalle anche un trascorso nelle giovanili del Real, ma con scarso fiuto del gol (non proprio il massimo per un centravanti), come testimonia lo zero alla voce “reti segnate” in questa stagione di Bundesliga.

Probabile formazione

Abbiamo già analizzato tutti i reparti della squadra guidata da Stock, ma può essere utile fare qualche ulteriore considerazione.

Innanzitutto, Szalai può essere un’arma utile a gara in corso, per proteggere palla nel finale o per inserire un alfiere per l’ultimo assalto, ma dovendo gli ungheresi fare del contropiede la loro arma migliore, è più probabile che puntino sui velocisti dal primo minuto.

I due terzini titolari, Kadar e Fiola (che di nome fa Attila, ma i magiari si augurano che in campo non faccia gli stessi danni) nascono come difensori centrali, e non a caso non forniscono grande spinta e si dimostrano decisamente rivedibili sui cross. Questo spiega anche la loro tendenza a coprire la zona centrale del campo, dimenticandosi talvolta l’avversario sulle fasce.

Nagy, Elek e tutti gli altri mediani convocati sono giocatori di rottura, con più di qualche difficoltà nell’impostare l’azione.

Insomma, non c’è da meravigliarsi se il 4-2-3-1 proposto sulla carta da Stock si trasformerà spesso in un 4-1-4-1 o in un ancora più sparagnino 6-3-1.

ungh schieramento

Uomo chiave

Se l’uomo simbolo è senza dubbio Gabor Kiraly, 39 anni ed oltre 100 presenze, sull’abbigliamento del quale (leggi pantaloni lunghi anche d’estate) sono già stati sprecati fiumi di inchiostro, l’uomo chiave dei Magiari è Balasz Dzusdzak, l’unico giocatore davvero in possesso di doti tecniche fuori dall’ordinario ed in grado di risolvere partite con una giocata (o con una punizione).

Solo un paio di anni fa si vociferava che rifiutò sia l’Inter che il Liverpool per rimanere alla Dinamo Mosca, società nella quale si era confermato agli ottimi livelli di Eindhoven. Il perché quest’anno sia finito a svernare al Bursaspor, resta un mistero, così come la sua cessione per poco più di un milione (quando la Dinamo lo aveva pagato 19 milioni appena 4 anni fa). Per i tifosi del PSV e dell’Ungheria rimane comunque “Een Hongaars Fenomen”.

Alcune giocate di Dzusdzak.

Pronostico

L’Ungheria è una squadra complessivamente ordinata, che fa della grinta il suo punto forte. Questo però non sempre riesce a mascherare le principali difficoltà della selezione: la costruzione di gioco dei mediani, spesso poco fluida, la già citata difficoltà dei difensori di uscire a palla scoperta e la transizione non sempre fluida dalla fase difensiva a quella offensiva.

Il terzo posto in un girone tutt’altro che stellare è comunque un obiettivo alla portata. Molto dipenderà dalle condizioni in cui arriverà Dzuszak (sempre se riuscirà a prendere parte all’Europeo), e dalla capacità delle giovani promesse come Lang, Nagy e Kleinhesiler di calarsi subito in un palcoscenico così importante.

E dalle parate di Kiraly, ma quello era scontato.


Andrea Giachi

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