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- di Redazione Sportellate.it

Il calcio "perfetto" di Diego Pablo Simeone


Si narra di una squadra che genera passione perché è un gruppo di persone che con il lavoro e il sacrificio raggiunge l'obiettivo fissato e lo innalza strada facendo. Tutto questo, contro competitors nettamente superiori per materiale umano ed economico.

"Il cuore vale il budget" sono parole di Diego Simeone, colui che ha permesso la tantissima roba che raccontiamo. Il Cholo ha mutato le dinamiche del gruppo in campo, ha creato una caldaia intra Vicente Calderon che profonde energia non solo ai 18 convocati. Il cuore. Questa è la key word del mister, questo intende quando esige che i calciatori giochino con l'anima dei tifosi.


Davide contro (i) Golia

Non è un caso che l'Atleti abbia acquisito mentalità vincente e trofei dalla fine del 2011, quando sbarca a Madrid Diego Pablo. L'insegnamento numero uno? Competere, contro chiunque. Giocare bene? No, se inteso come avere il possesso della palla; sì, se inteso come capacità di posizionarsi, di replicare, di riparare. Se una formazione non ha i talenti di Barcellona, Real e Bayern (Simeone dice che "saperlo e riconoscerlo è una virtù") deve esaltare il collettivo e il contesto per giocare alla pari e provare a superare i colossi.

L'Atletico ha avuto la meglio nei quarti di Champions perché è stato migliore sia tatticamente sia ritmicamente. Premesso che Messi e Neymar raramente hanno disputato una gara poco significante come quella, l'approccio di Cholo & co. è stato disarmante per intensità, lavoro, sudore e... qualità. Sì, qualità. Perché fare sempre gol e quasi mai subirne lo è; significa essere cinici, fatali, ineluttabili.

Se il Leicester campione d'Inghilterra è l'Impresa nazionale, l'Atletico campione d'Europa sarebbe oltre. 2 anni fa rovesciò il duopolio Barcellona-Real vincendo la Liga, poi ha perso giocatori cruciali; li ha sostituiti riuscendo a non indebolirsi, anzi...

I precetti

Certo che la ristrutturazione non è stata lampante: Simeone ha comunque velocemente instillato nell'animo dei nuovi che una volta scesi in campo "lo sforzo non è negoziabile".

Giocatori meno propensi al sudare e al rincorrere, vedi Koke e Griezmann, hanno assimilato il seguente concetto: il sacrificio è il bene più grande per un professionista.

Simeone riesce a far convivere l'identità e lo stile con l'evoluzione dei punti di forza individuali. Bisogna stare stretti, sempre, uniti e compatti; bisogna conquistare il pallone più alti e più in fretta possibile; non bisogna sbagliare mai davanti alla porta. Semplice? Mica tanto.

"I migliori calciatori sono quelli che comprendono e svolgono al meglio le istruzioni", dice l'allenatore. Un bravo e diligente ragazzo come Saúl Ñíguez (1994) ha agito senza sosta in difesa, a centrocampo, in attacco.

Ed ha collezionato più minuti del suo mito Iniesta. Al contempo, il suo sbocciare ha liberato anche il non del tutto espresso Koke: agendo dietro le punte, è riuscito ad arrivare al secondo posto della classifica Liga-assist (dietro i pari merito e non umani Suárez e Messi). A Griezmann, ancora acerbo fino alla passata stagione perché innamorato della ricezione da fermo, è stato chiesto di attaccare gli spazi e di sfruttare la velocità palla al piede. Fatto, alla grande. Il vecchio saggio Evra ne parla come "il miglior francese" in circolazione; Evra, che gioca nello stesso club di tale Paul Pogba...

Da ormai 5 anni, la formazione di Simeone è progettata per massimizzare le probabilità di vittoria col minimo impiego di materie prime. Non c'è stata elaborazione in questa era: il principio è sempre quello di muoversi in rapporto alla palla, conciliando le distanze tra i reparti, gli spazi tra compagni e i tempi di pressione e attesa.

L'Atletico concede il possesso all'avversario e si compatta sfruttando latitudini e longitudini del territorio. Non commette pochi errori tecnici, anzi...Ma qualsiasi tocco imperfetto, rimbalzo sfavorevole, compagno «disposssessed», induce alla immediata e aggressiva transizione.

Una volta ottenuto il possesso, se il percorso lineare è bloccato, Cholo vuole che l'avversario sia disorientato così da creare spazi; è una ricerca della perfezione spaziale, un movimento orientato avanti e indietro che somiglia a una nuvola, a uno sciame, a uno stormo dalla sincronia infallibile.

Minime concessioni

Flusso di gioco ed avversario. «Parcheggiare il pullman» davanti alla propria porta, "Sostare in area"...Queste sono alcune ironie sull'atteggiamento molto prudente e coperto dell'Atletico. Sarebbe ora di definirlo calcio intelligente, perlomeno. Non barocco come il tiki-taka di Guardiola, ma brutale, crudele e comunque ineffabile.

I vari Simeone, Ranieri e (per alcuni aspetti) Schmidt non pretendono che i media scrivano "Grande calcio di...". Pretendono, però, che si parli di calcio senza "anti" davanti. L'opposizione non è l'annullamento del gioco, ma è resistenza senza caduta; è rimanere in piedi ed avere fiato e muscoli per provare ad arrivare dall'altra parte, con i propri mezzi di fortuna, forza e (certa) bravura. Indubbiamente, l'Atletico odierno è la miglior squadra "senza palla" che possiamo ricordare dagli anni '90 a oggi.

 

Uno dei leitmotiv del calcio è "Se non hai il possesso, non arrivi alla conclusione". E se ne lasci assai all'avversario, tendi a subire assai. L'Atletico è un caso affascinante: non è top in attacco (in Premier il West Ham 7° fa più gol) e non è top in possesso (team come Las Palmas e Genoa tengono più palla), ma è eccellente nei risultati nazionali ed europei. Ha un profilo unico, che parte da dietro, dalla fase "senza palla".

Sia l'anno scorso che quest'anno, la formazione di Simeone è ultima (cioè, la migliore) in Europa per tiri concessi ogni 400 passaggi completati avversari (fonte: statsbomb.com). A differenza del Bayer Leverkusen, simile all'Atletico per filosofia di fase passiva, gli spagnoli non hanno un'altezza media di pressione elevatissima: hanno l'organizzazione e la capacità di alzare e abbassare i livelli dei reparti intra-partita, transitando dalla mezza trequarti avversaria alla mezza trequarti propria in un quarto di match.

In Liga i colchoneros sono di gran lunga primi per: non consentire un passaggio avversario in danger zone; non consentire l'entrata con la palla nella danger zone; non consentire un tiro in porta all'interno dell'area.

All'angolo

Uno dei segreti dell'Atletico del Cholo è la smentita che "I corner sono perlopiù chance infruttuose". Studi inglesi sulla Premier League ci dicono che una formazione segna un gol da (o sugli sviluppi di) calcio d'angolo ogni 10 partite; la squadra di Simeone sconvolgerebbe la media, visto che ogni 2 match Godin (sopra tutti) e compagni sbloccano o pareggiano in questa maniera. E ancor più abbacinante è che i colchoneros guadagnano poco più di 5 corner a gara (non sono nei primi 5 posti della Liga).

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fonte: 13steps.co

Inizialmente l'Atletico sfruttava il miglior saltatore, Godin, per impegnare i difensori avversari sul centro area; la marcatura che subivano era ad uomo, così bastava liberare il primo palo per andare a conclusione. Dopodiché, gli altri cominciano a marcare a zona: l'attenzione era doverosa a Tiago sul primo palo, a Griezmann sul secondo, a Miranda vicino al portiere e ai giganti Godin e (l'anno scorso) Mandžukić che entravano di prepotenza in corsa.

C'è stata una fase della scorsa stagione che angolo per l'Atletico significava rigore per l'Atletico. Per esempio, in Liga il Barcellona prova a lasciare alti Iniesta, Messi e Neymar; l'Atletico manda in area avversaria meno giocatori e la minaccia è ridotta.

Indubbio che Simeone & co. abbiano studiato una "scienza" della palla inattiva quasi infallibile: ormai da un triennio, sono la formazione che più realizza e comunque crea chance da corner o calci di punizione. E l'avversario non riesce a farsene una ragione.

Circa un anno fa, uno studio OPTA analizzò i calci di punizione dei 5 maggiori campionati: l'Atletico risultò ultimo per percentuali di free kick direttamente in porta, perché, come detto, studia schemi e cerca sempre di imbeccare la testa di un saltatore (oltre non avere un Pirlo in squadra, certo).

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 Final, de nuevo

Il pragmatismo ha di nuovo sconfitto il bello. Il Bayern Monaco di Guardiola super-intenso, occupante perfettamente gli spazi ed impedente il movimento rivale è caduto. Simeone e l'Atletico non si sono vergognati di quel che i più dicevano: infine, il ridicolo detto all'altro è un boomerang se l'altro ti elimina. I vigliacchi sono quelli. Quelli che una volta sconfitti non ammettono la superiorità altrui, ma Pep è la migliore eccezione della regola. Contro Guardiola, quelli del Cholo non hanno pressato alto e si son compattati all'indietro; la performance difensiva dell'Atletico, da registrare su DVD, Blu-ray e ogni supporto in commercio, andrebbe proiettata in ogni spogliatoio d'Europa.

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Mi chiedevo se Simeone allenatore del Bayern avrebbe giocato come sta giocando a Madrid... Probabilmente no. Benché, da quando ha smesso di giocare, abbia sempre detto che la squadra rende meglio se rispecchia la personalità dell'allenatore. Il Cholismo non esiste perché Simeone non ha inventato qualcosa: l'applicazione e l'esecuzione ad alta intensità sono un calcio già visto, solo che lui e la sua formazione lo attuano alla perfezione. Ognuno fa con quel che ha, no? Non è una pozione segreta, è adeguarsi in base agli strumenti in possesso.

Questo calcio durerà. E durerà più del monopolio del pallone. Perché l'intelligenza supera sempre l'estetica, che non di rado ha i vincoli della pigrizia, dello specchiarsi, del non reagire alla situazione avversa.

Alcuni allenatori si siedono per ammirare uno spettro ideologico. La grazia è per chi ama applaudire, l'aggressività è per chi ama alzarsi in piedi. Ma la bellezza? Questa è soggettiva, è sempre negli occhi di chi guarda: sarebbe elegante non discutere il barocco perché non vince, come sarebbe intelligente non sottostimare il brutale quando trionfa; è calcio, bellezza/bruttezza. Infine ed invero, il successo è sempre sexy.


Giacomo Scutiero

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