Interventi a gamba tesa

Oltre la cortina di ferro

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Per questa squadra vale l’ormai abusato detto per cui “si stava meglio quando si stava peggio”. Tra la metà degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’80, mentre Solidarnosc iniziava a pungolare l’apparato politico polacco e a contribuire ad allargare l’incrinatura nella cortina di ferro, era cresciuta in Polonia una generazione di talenti che comprendeva Zibì Boniek, Gregorz Lato (capocannoniere nella rassegna iridata tedesca), Kazimierz Deyna, Wladyslaw Zmuda e Wlodzimierz Smolarek, e che contribuì alla conquista di due prestigiosi terzi posti mondiali nell’arco di tre edizioni. Oggi la situazione è ben diversa.


L’atteso europeo casalingo del 2012 si è chiuso con un’ignominiosa eliminazione al primo turno per mano di Grecia e Repubblica Ceca, mentre la qualificazione alle fasi finali del mondiale brasiliano non è mai stata nemmeno in discussione a causa di un girone disastroso. La presenza di Robert Lewandowski, il centravanti puro più forte d’Europa, e di giocatori del calibro di Blaszczykowski e Piszczek, non è bastato a risollevare la formazione polacca dalla mediocrità che ha caratterizzato l’ultimo decennio.

I biało-czerwoni (biancorossi) arrivano alla rassegna continentale sulla scia di una buona qualificazione e hanno ottenuto dalle urne un responso dolceamaro, dove a fianco del solito juggernaut costituito dalla nazionale tedesca, hanno trovato due selezioni che offrono più punti di domanda che certezze come l’Irlanda del Nord e l’Ucraina. Lewandowski ha chiuso le qualificazioni con il titolo di capocannoniere con 13 reti, in più può vantarsi di aver inflitto l’unica sconfitta del girone ai campioni del mondo della Germania, puniti a Varsavia dalle reti di Milik e di Mila.

Ma sopravvalutare l’andamento della pool di qualificazione sarebbe un errore. I numeri del centravanti del Bayern sono amplificati dalle due partite disputate contro i semi professionisti di Gibilterra e dalla leggerezza della difesa georgiana, e i due pareggi ottenuti contro una rappresentativa mediocre come quella scozzese spingono ad abbassare la sbarra delle aspettative nei confronti di questa selezione.
In ogni caso il requisito minimo diventa quello del passaggio del turno. Un’altra eliminazione al primo turno sancirebbe il fallimento del progetto portato avanti da Adam Nawalka, nominato dal presidente federale Boniek in seguito alla disastrosa campagna che portò alla mancata qualificazione al mondiale carioca.

Modulo e stile di gioco 

La formazione tipo della Polonia prevede un 4-4-2 abbastanza standard. Come avremo modo di ripetere in seguito, la Polonia è squadra che fa dell’essere quadrato il proprio punto forte.

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Ciò che certamente manca alla selezione polacca però è la profondità della rosa. Sono ben pochi i ballottaggi che coinvolgono l’undici titolare di Nawalka. Il numero uno tra i pali verosimilmente sarà Szczesny, che dovrebbe battere la concorrenza di Fabianski, in quello che pochi potrebbero definire uno scontro tra titani. In difesa c’è ben poco da discutere, vista la presenza imprescindibile di Glik e Piszczek. Nella mediana Krychowiak è il perno centrale, mentre Grosicki, esterno che milita nel Rennes, è insostituibile sulla sinistra. Inutile dire che davanti Lewandowski e Milik, l’astro nascente del calcio, polacco abbiano il posto garantito.

Lo stesso Milik, già allenato da Nawalka quando ancora giocava in patria, ha un piede sinistro definito da Bergkamp (assistente allenatore dell’Ajax, squadra di appartenenza del giovane attaccante polacco) come una vera e propria “bacchetta magica”. A livello di sponsorizzazioni è difficile trovare di meglio. L’empolese Zielinski è uno dei giocatori che, pur partendo dalla panchina, promettono le cose più interessanti, e lo stesso Blaszczykowski, reduce da una stagione sottotono a Firenze, sta lentamente rientrando nelle grazie del ct e dovrebbe far parte della spedizione. Infine un altro ragazzo che vale la pena tenere d’occhio è Kapustka del KS Cracovia.

La Polonia è squadra che certamente non fa dell’improvvisazione la sua arma migliore. Ho avuto modo di osservare l’approccio alla gara casalinga con i campioni del mondo della Germania del 5 ottobre 2014, battuta per la prima volta nella loro storia.

Nei seguenti screenshot potete notare prima la vicinanza tra le linee di difesa e di centrocampo, che dopo soli 2 minuti di gioco si trovano a brevissima distanza l’una dall’altra. Nella seconda immagine invece il numero di giocatori in maglia biancorossa nell’area di rigore di Szczesny. Il tutto a pochissimi secondi da un’azione d’attacco di rimessa condotta da ben 5 giocatori.

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Il che dimostra come la Polonia, se in condizioni fisiche ottimali, non rinunci a svolgere le due fasi, offensiva e difensiva, con lo stesso vigore, senza curarsi troppo del rango dell’avversario. Occupare bene gli spazi tra difesa e centrocampo, e ripartire con il contributo di tutti, specie di Piszczek, senza abbandonare Lewandowski e Milik a loro stessi, anche quando di fronte si hanno i campioni del mondo imbattuti da 19 partite, è sintomo di gruppo coeso e ricco di carattere.

Senza playmaker capaci di cambiare passo contro avversari di livello superiore, la Polonia deve affidarsi sui fondamentali di base, atletismo e difesa. La posizione di Krychowiak a questo proposito è fondamentale. Il centrocampista del Siviglia non disdegna di lasciare l’impostazione dell’azione a uno dei due centrali di difesa, ma è sempre attento a navigare tra le due linee in fase difensiva, seguendo a zona chi tra Kroos, Schurrle e Gotze finisce col gravitare sulla trequarti. I due centrali, Glik e Pazdan giocano molto stretti, in modo che quando ad esempio Glik si ritrova ad uscire sull’uomo, il compagno di reparto è sufficientemente vicino per intervenire, come è avvenuto nell’occasione creata da Bellarabi al 43’.

La vicinanza dei centrali e in generale di tutta la difesa, facilita il ritorno di Rybus sulla sinistra, nell’occasione schierato sulla linea di centrocampo, che in fase difensiva trasforma l’assetto in un 5-3-2.

Il gol di Milik al 51’ è l’emblema della capacità della Polonia di interpretare bene l’azione di contropiede. Senza considerare l’uscita avventurosa di Neuer, possiamo notare che al termine di una transizione apparentemente episodica, troviamo ben 5 giocatori polacchi nei pressi della porta tedesca, di cui addirittura tre all’interno dell’area. Pochi secondi prima il pallone era al limite dell’area polacca.

Ma ora vediamo cosa accade quando le cose non funzionano. Il match di ritorno con i tedeschi perso 1-3 non ha offerto un canovaccio diverso da quello osservato all’andata. La Germania ha tenuto prevedibilmente il pallino del gioco e la Polonia ha provato a difendersi come meglio ha potuto. Cosa è cambiato? Ben poco direi. La capacità di sfruttare le ripartenze concesse dai tedeschi non è mancata alla selezione di Nawalka, che anzi si potrebbe dire che abbia creato più occasioni nitide in questa partita che in quella vinta 2-0.

Ho notato però come stavolta abbiano sofferto proprio l’eccessiva vicinanza dei difensori, rivelatasi un’arma a doppio taglio che, in occasione del secondo, gol hanno lasciato enorme spazio sulla fascia sinistra e permettendo così a Gotze di liberarsi per il tiro. E in almeno altre due circostanze, i difensori, più che fare densità sulla zona palla, sembrava si ostacolassero a vicenda. La macchina difensiva dunque è un organismo ben oliato, ma ovviamente non esente da eventuali inceppamenti. L’assenza del caldissimo pubblico di Varsavia ha certamente avuto un ruolo importante nel sancire l’esito della gara. Del resto il quotidiano polacco Gazeta Wyborcza aveva definito l’assenza di vittorie negli incontri con i vicini tedeschi “la più grande tragedia del calcio polacco”.

Qui Krychowiak e Glik sembra quasi si disinteressino dell’inserimento in profondità di Muller.

Notare il n° di difensori polacchi a stretto contatto che non si curano dell'inserimento in profondità dell'attaccante tedesco

Ora vediamo un come si comporta la Polonia quando si ritrova a fronteggiare formazioni che lasciano il pallino del gioco, e sono caratterizzate da difese quantomeno porose, come è accaduto nelle doppie sfide con Gibilterra e Georgia. La nazionale del piccolo territorio inglese situato nel sud della Spagna non costituisce un test credibile, pertanto non vale la pena considerarla. Al contrario, la selezione caucasica, per quanto non offra più al mondo calcistico talenti come quello di Shota Arveladze, risulta certamente un impegno più attendibile.

Ciò che traspare osservando partite come quella disputata dalla Polonia in Georgia, vinta 4-0, è che contrariamente a quanto ci si possa aspettare, la produzione offensiva non ruota interamente attorno a Lewandowski, ma si fonda anche sugli inserimenti di giocatori come Grosicki e Milik, sulla base degli spazi creati dal lavoro della punta del Bayern.

La mancanza di creatività a metà campo rende però difficile trovare la via del gol, che a dispetto del risultato è arrivata in maniera abbastanza casuale, con due reti su quattro arrivate sugli sviluppi di due calci piazzati e l’ultima al termine di un contropiede apparentemente fallito. Alcune solide individualità e lo spirito di gruppo riescono almeno in parte a sopperire a evidenti lacune a livello offensivo. L’unico dubbio rimane quello della risposta di queste individualità e del gruppo alle enormi pressioni di una rassegna continentale. Da questo, e dai meccanismi difensivi, dipendono le sorti di questa selezione.

Uomo chiave

Inutile girarci intorno. La chiave di volta si chiama Robert Lewandowski. Le fortune della selezione di Nawalka dipendono dallo stato di forma del centravanti del Bayern Monaco, il che è inevitabile quando il tuo miglior giocatore è anche il secondo miglior numero 9 in circolazione al momento. La stagione dell’ex bomber del Dortmund è stata semplicemente eccezionale. 50 presenze e 43 gol tra Bundesliga e Champions League sono cifre che parlano da sole. A questi vanno aggiunti i già citati 13 gol con la maglia della nazionale.

Non è mai facile gestire una superstar in mezzo ad un gruppo di giocatori che variano dalla giovane promessa all’onesto mestierante. Ma la situazione è diversa rispetto a quella in cui si ritrova la Svezia di Ibrahimovic, di cui Zlatan rappresenta l’indiscusso centro dell’universo. Al contrario, la nazionale gira attorno a Lewandowski allo stesso modo in cui Lewandowski si mette al servizio dei propri compagni. Nell’ultimo biennio la punta del Bayern si è trasformata in un giocatore totale, capace di giocare a tutto campo, di rientrare in difesa, abbassarsi a prendere palla e facilitare l’inserimento di giocatori come Milik, vero astro nascente del movimento calcistico nazionale. La stessa stampa ha notato un sensibile cambiamento nell’atteggiamento del proprio bomber, definito dalla Gazeta Wyborcza il giorno successivo il trionfo con i tedeschi, come quello di un “vero capitano”, dopo essere stato accusato in passato di indolenza.

Osservate sopra il secondo gol sempre nella partita contro la Germania per capire come il suo contributo in campo vada oltre l’arido dato realizzativo. Lewa va a caccia di una rimessa laterale che sembra destinata a non portare a nulla, usa la superiorità fisica per maltrattare Durm, attende l’arrivo a rimorchio di Mila e lo serve per la rete del raddoppio. Sono le cose semplici, la forza fisica mescolata sapientemente a un QI calcistico di altissimo livello.

A tratti Lewandowski mi ricorda un altro grande centravanti europeo. Ruud Van Nistelrooy, specie per la sua capacità di realizzare reti dall’elevatissimo coefficiente di difficoltà facendole sembrare un lavoro di routine. A questo proposito mi piace ricordare la terza rete segnata nella storica semifinale contro il Real Madrid, nel 2014, quando mise a segno uno storico poker.

Spalle alla porta, Lewandowski, nonostante si trovi in posizione più avanzata rispetto al pallone, lo raccoglie, vi danza sopra, lo sposta ancora più indietro e da fermo calcia di collo col baricentro pesantemente arretrato. Insomma, un attaccante che ha uno straordinario controllo dei propri mezzi fisici e mentali.

Concretezza e forza fisica, ecco i punti forti di Lewandowski. E per farmi un’idea di quanto imponenti siano i risultati da lui raggiunti quest’anno, ho comparato le sue statistiche con quelle degli altri top mondiali. Ho comparato la precisione di tiro su base percentuale nell’arco della stagione in campionato e la percentuale di contrasti conclusi con successo nello stesso arco di tempo.

Come potete vedere Lewandoswki si è rivelato più preciso al tiro di Luis Suarez, vincitore della scarpa d’oro e di Sergio Aguero. In più  ha vinto un maggior numero di contrasti rispetto alla punta uruguagia, arrivando dietro al centravanti argentino. Ho scelto questi giocatori per la loro prolificità e per la loro fisicità (dati Squawka.com).

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Ovviamente il contesto bavarese favorisce le chance realizzative di Lewwandoski, rispetto a quello offerto dalla Polonia. Dove le sue prestazioni nelle qualificazioni restano comunque straordinarie. E, seppure buona parte delle marcature siano arrivate contro formazioni di terz’ordine, fanno ben sperare in vista dell’europeo.

Una menzione speciale va a Krychowiak. Il centrocampista, di cui ho diffusamente parlato nella sezione relativa all’impianto di gioco, è stato fondamentale nell’ennesima cavalcata del Siviglia fino alla finale di Europa League. Anche in questo caso ho deciso di comparare le statistiche del mediano con quelle di un giocatore a lui considerato molto simile, il mastino dell’Inter Gary Medel. Potete vedere che il centrocampista polacco ha concluso una percentuale maggiore di tackle vincenti rispetto a un giocatore con la fama di duro come Medel, mentre è il cileno ad aver realizzato il maggior numero di passaggi vincenti, dimostrando ancora una volta quali siano i veri punti di forza e di debolezza di Krychowiak.

La heat map di Krychowiak nel match di Champions League contro il Manchester City di ottobre. Sotto, il confronto con l’interista.

Heat map di Krychoviak nel match di Ottobre contro il Manchester City

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Ciò di cui ha bisogno di Krychowiak per prosperare in fase offensiva, è un partner di centrocampo che riesca a controbilanciare i suoi limiti tecnici, come accade con Banega a Siviglia. In fase difensiva, ciò che perde in dinamismo lo guadagna in senso della posizione e resistenza. Ma anche queste caratteristiche diventano inutili in contesti difensivi poco affiatati, incapaci di muoversi come un’unica unità meccanizzata. Per fortuna della Polonia, il livello di intesa tra il centrocampista del club andaluso con Glik e soci è sufficientemente elevato da far ben sperare per la fase finale degli europei. E chissà che non ci scappi il bis con i tedeschi.

Pronostico

La selezione polacca dovrebbe riuscire a superare il primo turno, anche se non la vedo andare oltre gli ottavi di finale. Ci sono limiti che un unico giocatore, senza l’aiuto di un collettivo dello stesso livello, difficilmente riuscirà a superare.