Interventi a gamba tesa

Mamma li turchi? Analisi Turchia Euro 2016


(Analisi formazione Turchia Euro 2016) Il 2 dicembre 1461 l’artista Matteo de’ Pasti, liberato dalla guardia veneziana dopo essere stato catturato a Creta, aveva con sé un trattato intitolato “De re militari” e una mappa accurata del territorio italiano che Sigismondo Malatesta, signore di Rimini, inviava a Costantinopoli, al grande sultano turco Mehmet II. Era il colpo di coda di un condottiero che nello scontro con il Papa Pio II stava per perdere tutti i suoi possedimenti. Tutta Europa era terrorizzata, in pratica il Malatesta invitava i turchi a invadere il territorio italiano.


Un po’ lo stesso terrore che proviamo noi davanti all’Isis che si insedia in Libia, o quello che provavano da sempre i nostri progenitori che assistevano a continue razzie sulle coste mediterranee da parte dei pirati turchi. E non è sorprendente vedere ora il nostro eterno nemico partecipare a una competizione europea, così come se nulla fosse? Come se la Turchia fosse una nazione europea.

È una contraddizione a cui i progressisti dirigenti dell’ Uefa non hanno nemmeno pensato. Eppure anche il calcio è politica e se la Turchia può partecipare agli europei, significa che idealmente essa deve fare parte di quell’accozzaglia occidentale.

Il ritratto del sultano Mehmet II.

Dopo aver richiesto Matteo de’ Pasti a Sigismondo Malatesta, ormai fermato dai veneziani, il sultano molti anni più tardi chiederà proprio al doge di Venezia un artista occidentale che potesse ritrarlo. Purtroppo per lui gli mandarono Gentile Bellini, fratello sfigato del più celebre Giovanni Bellini.

aa709014a4c44d8b99e0d04e0c59094f

Un’ambiguità a cui non si sottrae il governo turco, diviso tra un’aspirazione occidentale e rigurgiti di una tradizione fortemente asiatica. Se da una parte il dittatore turco Erdogan fino a non pochi anni fa aspirava a una Turchia occidentalizzata, seguendo l’esempio del laicismo turco di Ataturk, ora segue una linea neoislamista, finanzia e arma i peggiori terroristi antioccidentali e allo stesso tempo ricatta la pavida Europa, gestendo furbescamente il flusso di immigrati diretti verso la Grecia.
Come dite? Ve ne infischiate altamente? D’accordo in effetti dovremmo parlare, con il paraocchi, solo e soltanto di calcio.

Cosa volete che vi dica, sapete tutti che la Turchia si è qualificata all’ultimo momento riuscendo ad avere la meglio in un girone difficilissimo, giusto? Bene, ma per quanto possa sempre esserci qualche folle da internare, non credo che abbiate visto le ultime partite della Turchia. L’europeo si avvicina e ci vorrà quindi un qualche saggio -e sarei io?- che vi dica quelle due o tre sciocchezze per far colpo sul vostro vicino di poltrona.

Modulo e stile di gioco.

La prima cosa da sapere è la formazione. L’allenatore Fatih Terim durante le qualificazioni non si è mai allontanato da un 4-2-3-1 dapprima, disastroso poi sempre più vicino al modello del Leverkusen.

Il 4-2-3-1 della Turchia.

In attacco, il posto da prima punta era conteso da Yilmaz e Tosun, tuttavia l’infortunio del primo toglie ogni dubbio sulla scelta. Per il resto gli interpreti del modulo scelti da Terim sono sempre stati quelli proposti nell’ infografica, andando a pescare i migliori giocatori dei tre club più vincenti di Turchia: Besiktas, Galatasaray e Fenerbahce, con l’aggiunta di Arda Turan, del Barcellona e Calhanoglu del Leverkusen.

Non è però sufficiente elencare l’11 di partenza per cogliere l’essenza di gioco di una squadra. Sappiamo infatti come si posizioneranno in campo, ma non come vorranno muoversi e disporsi per raggiungere i due obiettivi del “giuoco” del calcio, far gol e non far segnare l’avversario.

Cominciamo parlando della fase difensiva. Quando la palla è tra i piedi degli avversari la Turchia non lascia respiro, cominciano a pressare con l’aggressività di Turan, Calhanoglu e Tosun, riuscendo a chiudere tutti gli spazi, anche le linee di passaggio al portiere.

Nel primo gol contro l’Austria vediamo facilmente l’efficacia del pressing turco. Le caratteristiche dei 4 davanti permettono infatti alla squadra di recuperare facilmente palla non solo nella metà campo avversaria, ma addirittura nella loro area. Come in questa azione, finalizzata immediatamente. Guardate la grinta di Arda Turan!

L’efficacia di questo presssing è data dalla compattezza della squadra, che nelle ultime partite è riuscita, per buona parte del tempo, ad accompagnare rapidamente la pressione e l’azione di ripartenza. Quando invece si trovano a difendere pericolosamente vicino alla propria area, non appena recuperano palla non disdegnano lanci immediati dalla difesa in direzione della punta centrale.

La fase offensiva invece è caratterizzata dal contropiede. La situazione descritta poco sopra non può che concludersi con l’immediato appoggio della punta centrale verso gli attaccanti esterni che, assieme al trequartista Ozyakup che si inserisce, concludono a rete dopo pochissimi scambi fino al taglio di uno dei tre davanti.

Anche nel caso, frequente, in cui la Turchia riesca a riconquistare palla nella metà campo avversaria, spesso all’inizio della manovra, ecco che la qualità di Calhanoglu e la potenza di Arda Turan diventano fondamentali per concludere immediatamente a rete. Tutto questo, ai più accorti, non può che ricordare il gioco del Bayer Leverkusen, dove la fase di costruzione di gioco dura un istante.

Nel primo gol della Turchia contro l’Olanda troviamo la soluzione del lancio lungo sulla prima punta, che innesca i movimenti letali delle ali.

 

Eppure nella Turchia di Terim c’è anche una fase ragionativa, di gestione del pallone. A partire dalla difesa, quando il portiere Babacan si ricorda di non calciare via il pallone, uno dei due mediani, Tufan e Inan, scende per ricevere palla leggermente verso la linea difensiva, che rimane sempre molto alta, ,venendosi a creare a centrocampo una breve colonna centrale.

Tuttavia questo passaggio non è un primo passo in direzione degli attaccanti, è solo un appoggio temporaneo per continuare la circolazione lungo tutta la linea difensiva. Infatti non appena l’avversario attacca la difesa, i turchi lanciano immediatamente gli attaccanti, facendo partire un contropiede che andrà a colpire una squadra ormai sbilanciata in avanti, con gli inserimenti in profondità di Turan e Calhanoglu.

Pronostico.

Il sistema di gioco turco presenta comunque delle grosse insidie. Sono i soliti pericoli che accompagnano un gioco basato sul gegenpressing. O sei impeccabile nel pressing oppure una difesa tecnicamente affidabile, disinnescando la pressione può far partire incursioni molto dolorose. Così, per esempio, spesso la Turchia ha subito sovrapposizioni sulle fasce non riuscendo a gestirne le conseguenze per i grandi spazi che venivano lasciati in quella zona dai centrocampisti. In poche parole, secondo me contro la Spagna e la Croazia correrà dei grossi rischi, rischiando realisticamente di non superare i gironi.

Uomo Chiave

uefa-euro-2016-qualifying-match-turkey-vs-kazakhstan

Vorrei dire Calhanoglu, un calciatore che apprezzo molto, soprattutto pensando a come la precisione dei suoi calci piazzati abbia risolto molte partite. Però come non fare il nome di Arda Turan? Capitano e leader della Turchia, il centrocampista 29enne è un giocatore energico e creativo, che con la sua visione di gioco e la capacità di anticipare l’avversario ha per questa squadra lo stesso peso della grande bombarda con cui i turchi sbriciolarono nel 1454 le mura di Costantinopoli.

Quello fu il primo territorio europeo conquistato da Mehmet II, definito dai contemporanei Fātiḥ, “Il Conquistatore”. Mentre la coppa europea potrebbe essere l’occasione per i turchi di rimettere piede in europa, quell’occidente che Mehmet II ammirava al punto da considerarsi nuovo “Cesare” e che invece lo considerava come un demonio.

La storia turca ha nella sua tradizione proprio questa ambivalenza, questo amore e odio per l’Europa, tanto che la stessa Istanbul, dove giocano i principali club del paese, rappresenta una frattura. Metà città è in Europa e l’altra metà è nella penisola anatolica, in Asia.

Solo un ponte li unisce un ponte che… Come? Non vi interessa? Non è forse molto più interessante dibattere della nostra identit… Ah, vi siete stancati? Hey, cosa sono quei coltelli? Va bene, va bene non c’è bisogno di arrivare alle mani, ora concludo l’articolo. Sediamoci tutti quanti su questa poltrona e viviamo tutti insieme la magia del calcio, che unisce i popoli nella gioia e nel dolore… Ahi! Ho finito, ho finito!!


 

Alberto Paternò, Rimini. Nato nel vecchio millennio, in un'afosa giornata di luglio. Partorito tra ombrelloni e lettini della riviera romagnola, sfoga subito la rabbia per la venuta al mondo calciando ossessivamente Super Tele e Super Santos. Da quel giorno sopporta stoicamente l'esistenza, sguazzando nei campi melmosi della periferia riminese e sognando di diventare un giorno il nuovo Pessotto. Co-fondatore di Sportellate.it