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- di Leonardo Salvato

Hamsik e i suoi fratelli


Nell'europeo che potremmo definire "delle prime volte", una delle numerose esordienti al gran ballo del calcio continentale è proprio la Slovacchia. Una squadra che però a differenza di altre può vantare una storia di tutto rispetto in campo internazionale, nonostante la partita dell'11 giugno a Bordeaux contro il Galles sarà, come detto, la prima volta assoluta per gli slovacchi alla competizione continentale. Tralasciando gli anni in cui gareggiava sotto il nome di Cecoslovacchia a mondiali (con due finali disputate nel 1934 e nel 1962) ed europei (dove ben 8 elementi dell'undici titolare che trionfò nel 1976 grazie al celeberrimo rigore di Panenka erano appunto originari del territorio oggi sotto l'egida del governo di Bratislava), nel 2010 ha partecipato per la prima volta ai mondiali, riuscendo - come tutti ben ricordiamo - a vincere il proprio raggruppamento davanti a Paraguay, Nuova Zelanda e Italia.


Modulo e Stile di gioco

Slovacchia Euro 2016

È proprio dagli eroi di 6 anni fa che è giusto ripartire per costruire la Slovacchia che andrà in Francia con l'obbiettivo realistico di raggiungere gli ottavi. Un'impresa di certo non impossibile (ricordiamo che da quest'anno potrebbe bastare il terzo posto), che il c.t. Jan Kozak presumibilmente si giocherà con il gruppo oramai consolidato che ha affrontato questa tornata di qualificazioni.
Superata tra l'altro in maniera brillante: ben infatti 22 i punti raccolti, frutto di 7 vittorie (fra cui quella insperata contro la Spagna, ad interrompere una storica imbattibilità delle "furie rosse" nelle gare di qualificazione), 1 pareggio 2 sconfitte.

La formazione che ha in mente Kozak è tutto sommato già decisa, eccetto poche pedine: se in porta Kozacik ha ormai vinto il ballottaggio con Mucha, e in difesa Pekarik sembra decisamente più avanti rispetto al romanista (così dicono, io non ricordo una sola partita in giallorosso) Gyomber per completare il quartetto difensivo insieme agli altri insostituibili, la situazione si fa più intricata a centrocampo.

Nel cuore della mediana i prediletti del mister, anche per una questione di esperienza internazionale (fattore da tenere assolutamente in considerazione, quando si vanno ad affrontare competizioni di tale spessore), sono Pecovsky Kucka, i quali però hanno vissuto un'annata non certo avara di problemi fisici (specialmente per quanto riguarda il centrocampista del Milan, accidenti che vanno a sommarsi a quelli subiti nelle precedenti due stagioni in rossoblu). Motivo per il quale Kozak è andato molte volte alla ricerca di sostituti dei due, trovando risposte tutto sommato positive da tanti giovani come Gregus, Sabo, Hrosovsky Duda, che vanno così a infoltire la concorrenza e ad aumentare le alternative a disposizione del c.t.

Dove invece permangono i maggiori dubbi è sulla fascia destra del centrocampo: qui Kozak ha alternato un gran numero di uomini, prediligendone due in particolare che ha alternato di volta in volta a seconda delle partite: a contendere il posto a Mak c'è infatti il più esperto (ex Chelsea e Fenerbahce, oltre che già presente in Sudafrica) Miroslav Stoch, autore del gol decisivo nella già citata Slovacchia-Spagna.
Tutto deciso in attacco, dove non ci sarà Robert Vittek: l'attaccante 34enne, autentico totem del calcio slovacco dall'alto del suo record di reti realizzate con la maglia della nazionale, è stato escluso dai 27 preconvocati a causa di un infortunio. Spazio dunque a Michal Duris.

Nel lontano caso in cui qualcuno abbia dimenticato chi è Robert Vittek


Argomento sul quale Kozak non ha il minimo dubbio invece è il modulo: il selezionatore ha sempre utilizzato, indipendentemente dall'avversario e dal tipo di partita che intendesse giocare, il 4-2-3-1, cambiando solo gli uomini per dare un'interpretazione più difensiva (leggasi in questo senso la scelta di Gyomber a centrocampo nella partita contro la Spagna dello scorso 5 settembre).

Un sistema di gioco che ha il pregio di poter occupare bene il campo in tutte le sue porzioni, e a seconda delle proprie esigenze congestionarne le zone centrali o sfruttare le corsie esterne per creare superiorità in fase offensiva. Giocatori chiave in questo senso sono gli esterni che, coi loro movimenti, trasformano velocemente lo schieramento da un 4-2-3-1 in fase di possesso a un copertissimo 4-4-1-1 in fase di non possesso, che esalta la vocazione della squadra a difendersi in maniera tenace, chiudendo gli spazi in mezzo al campo e sulle fasce. Laterali i quali sono anche i primi ad avviare la pressione offensiva, che va a rendere la vita difficile agli avversari sin dal primo possesso.

Ovviamente questa dote viene sfruttata soprattutto quando bisogna mettere la partita sull'atletismo, ad esempio quando si gioca contro avversari tecnicamente più forti. Contro la Spagna infatti gli slovacchi sono stati sin dai primi minuti molto compatti per non offrire appoggi ai difensori spagnoli, e anche molto aggressivi nel pressing, tanto che per poco Mak non riusciva a portare in vantaggio i suoi.

Non sempre però la fase difensiva risulta così efficiente: anzi a volte la squadra tende a seguire troppo il pallone, perdendo l'uomo di riferimento: risultato? Una pericolosa fragilità sul lato debole, quello opposto a dove si trova il pallone.

Un difetto davvero problematico, se davanti hai giocatori che riescono a muovere bene la palla (e di conseguenza la difesa) da un lato all'altro, per poi tagliare il campo con lanci al millimetro per il Jordi Alba di turno che si inserisce alle spalle della difesa...

Anche i numeri confermano che qualche meccanismo a livello difensivo è ancora da oliare8 reti subite nelle 10 partite di qualificazione sono sintomo del fatto che spesso qualcosa, lì dietro, non funziona, visto che (la matematica non è certo un'opinione) quasi sempre un gol preso è da mettere in preventivo. E contro attacchi più competitivi di quello (sempre con tutto il rispetto parlando) di Bielorussia, Lussemburgo e Macedonia, l'esigenza di ovviare a queste pecche si fa sempre più impellente.

I punti di forza della squadra, quindi, vanno ricercati nella fase offensiva: i 17 gol segnati (a fronte di 116 tiri effettuati) confermano come il quartetto avanzato riesca quasi sempre a mettere una pezza ai problemi difensivi, segnando in media un gol in più degli avversari. Giocano un ruolo determinante in fase di possesso i tre alle spalle della prima punta: nello specifico ad Hamsik spetta la costruzione per vie centrali e i movimenti atti a scuotere le difese per creare gli spazi per le ali, delle quali Weiss, quella che gioca "a piede invertito", fa dei movimenti a rientrare per andare al tiro o (più frequentemente) al passaggio chiave, il suo marchio di fabbrica, mentre all'ala destra (Mak Stoch) viene richiesto un grosso lavoro di equilibrio in fase di non possesso e di lucidità nel tagliare alle spalle della difesa per andare in rete.

Condizione sine qua non del successo degli slovacchi però è che tutti i trequartisti si scambino continuamente la posizione: in questo modo non solo gli avversari perdono punti di riferimento in marcatura, ma si aprono varchi affinché le sovrapposizioni dei terzini (chiamati a compiere una grandissima mole di lavoro a livello atletico) stabiliscano una netta superiorità numerica.

Il movimento di Weiss a prendersi il pallone da lontano fa saltare tutti i punti di riferimento del Lussemburgo: nel frattempo Mak si è accentrato per favorire la sovrapposizione di Gyomber, mentre Hamsik taglia lateralmente alle spalle del difensore. Sarà questa la destinazione dello splendido passaggio filtrante di Weiss, che porterà la Slovacchia in vantaggio.

LUX-SVK

Pochi minuti dopo nuova situazione pericolosa nata dai movimenti dei trequartisti: qui troviamo addirittura Hamsik largo a sinistra, con Weiss a tagliare nei pressi dell'area di rigore, Nemec ad affrontare centralmente il suo marcatore e Mak pronto a tagliare sul secondo palo alle spalle del difensore.

LUX-SVK 2

Requisiti fondamentali affinché la manovra risulti efficace sono il sincronismo dei movimenti dei trequartisti e la velocità con cui gli stessi vengono eseguiti. Va da sé dunque che la squadra va a nozze in situazioni di contropiede, che gli slovacchi tentano di creare come visto anche contro la Spagna pressando molto alto per capovolgere il più in fretta possibile la situazione. Ossia quando i meccanismi complessi dell'attacco slovacco hanno tutto lo spazio possibile affinché l'azione possa svilupparsi a una velocità quasi brutale e con assoluta puntualità.

Un saggio del gioco offensivo della Slovacchia: pressing aggressivo di Kucka e palla al regista avanzato Hamsik, Nemec si allarga sulla sinistra per ricevere il pallone e aprire il corridoio per l'accorrente Weiss. Dall'altro lato, Mak ha tagliato alle spalle del terzino sinistro lussemburghese ed è solo sul secondo palo per spingere il pallone in porta. Tutto con una precisione certosina e a velocità supersonica: sono passati solo 10 secondi dal contrasto vinto a centrocampo.

Neanche la fase offensiva degli uomini di Kozak tuttavia è esente da limiti: se come visto i suoi uomini si esaltano quando hanno campo, allo stesso modo sembrano soffrire oltremodo gli spazi stretti, tanto che quando affronta squadre ben messe in campo e molto organizzate tatticamente - come ad esempio la Lettonia affrontata recentemente in amichevole - che mirano a congestionare le zone centrali del campo per non offrire sbocchi, mostrano chiaramente i loro limiti nell'andare con costanza alla conclusione.

Al 56' Hamsik riceve palla sulla trequarti ma la difesa baltica si è già organizzata egregiamente facendo grande densità in zona centrale attorno a Duris e a Skrtel, in questa situazione centravanti aggiunto. Il posizionamento dell'ultimo difensore lettone, in basso a sinistra taglia fuori anche Durica che si era sovrapposto a Weiss (fuori inquadratura). Insomma non ci sono sbocchi, e ad Hamsik non resta che tentare un tiro dalla lunga distanza: un tiro forzato, e quindi carico di frustrazione, piuttosto che "costruito".

Tutte le difficoltà degli slovacchi nell'affrontare squadre che si difendono con le unghie e con i denti: al 56' di Slovacchia-Lettonia del 25 marzo, Hamsik riceve palla sulla trequarti ma la difesa baltica si è già organizzata egregiamente facendo grande intensità in zona centrale attorno a Duris e a Skrtel, in questa situazione centravanti aggiunto. Il posizionamento dell'ultimo difensore lettone, in basso a sinistra taglia fuori anche Durica che si era sovrapposto a Weiss (fuori inquadratura). Insomma non ci sono sbocchi, e ad Hamsik non resta che tentare un tiro dalla lunga difficile: un tiro costretto, e quindi carico di frustrazione, piuttosto che cercato.

Proprio in queste situazioni la Slovacchia si scopre dipendente dal talento dei suoi uomini tecnicamente più validi, Hamsik e in misura minore Weiss, coloro i quali dirigono i movimenti del resto dei compagni. I due trequartisti infatti sono gli unici in grado di pescare dal cilindro la giocata in grado di buttar giù il muro contro il quale il resto dei compagni andrebbe inesorabilmente a sbattere.

Uomo chiave

Prima di tutto una premessa che ritengo doverosa: giuro solennemente che ci ho provato. Ci ho provato a non essere banale, scontato, prevedibile. Mentre guardavo le partite e scrivevo questo pezzo, ci ho provato seriamente a convincermi che sono i gol del centravanti Duris l'elemento in più di questa squadra. O che la longevità ad alti livelli in una delle squadre più famose del mondo, agli ordini dell'allenatore più hipster degli ultimi anni, manifestata da Martin Skrtel andasse premiata. Ho cercato di convincermi pure che Vladimir Weiss fosse migliorato dai tempi della serie A col Pescara, quando il suo talento emergeva solo a sprazzi, per poi annebbiarsi nel grigiore generale della squadra dell'Adriatico. E i 6 assist coi quali si è rivelato il miglior assitman delle qualificazioni sembravano suggerirmi che tutti i torti non li avevo.

Ci ho provato con tutti, ma alla fine ho scelto, dopo tante chiacchiere, per la scontatezza e la banalità.
Ho scelto Marek Hamsik.

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Il numero 17 del Napoli, che viene da una stagione a dir poco fenomenale sotto la guida di Sarri, è naturalmente l'uomo in più anche per Kozak, che non ha mai fatto a meno di lui. Una fiducia totale e incondizionata che il "napoletano" ha ripagato alla grande, con 5 gol nel girone di qualificazione (capocannoniere della sua squadra). Ma soprattutto con una visione di gioco e un'intelligenza tattica che poche volte si sono viste in questo piccolo paese del cuore dell'Europa incuneato fra i Carpazi, e sono di certo superiori a quelle di tutti gli altri compagni.

Queste qualità sono state a lungo perfezionate dai vari allenatori che si sono accavallati durante tutta l'esperienza professionale di "Marekiaro" in Italia, i quali hanno in un certo senso "svezzato" progressivamente il calciatore. Che adesso, alla soglia dei 29 anni, non è più solo un "centravanti-ombra" che sfrutta con un tempismo perfetto gli spazi aperti delle difese per inserirsi da dietro e battere a rete, ma che di contro si eclissava completamente dal gioco in partite bloccate in cui i suoi inserimenti non andavano a buon fine.

Bensì un centrocampista completo altamente associativo e sempre nel vivo dell'azione, in grado di mettere al servizio della squadra le sue doti eccezionali non solo quando si tratta di battere a rete, ma anche se non soprattutto quando si tratta di servire l'ultimo passaggio (l'elevatissimo numero di assist e passaggi chiave in questa stagione lo dimostra ampiamente).
Insomma, stiamo parlando di una delle possibili stelle assolute dei prossimi europei: dai suoi piedi passano quasi tutte le speranze della Slovacchia di essere qualcosa in più che una semplice comparsa.

Pronostico

Ciò detto, non è affatto facile avventurarsi in pronostici, anche perché dopo quest'ultima annata calcistica sappiamo bene quanto il rischio di esporci alla figuraccia sia elevato (dico bene, mr. Lineker?).
Realisticamente parlando comunque, sulla carta soltanto l'Inghilterra (al netto di eventuali black-out che spesso colpiscono gli albionici in estate, quando si gioca sul serio) sembra essere nettamente superiore agli uomini di Kozak. Dietro di essa, si giocano un posto al sole Galles, Russia e appunto Slovacchia con possibilità di successo del tutto equivalenti, al netto di tutte le lacune comunque presenti nel gioco degli slovacchi, sulle quali mister Kozak può e deve ancora lavorare.

La differenza, come spesso accade, la faranno i campioni, e nel caso specifico della Slovacchia la farà il capitano Hamsik: se confermerà lo stato di forma e l'ispirazione con le quali ha concluso la sua stagione partenopea (risultando spesso decisivo nelle partite chiave che hanno certificato il secondo posto degli azzurri), allora le possibilità di secondo posto (o di piazzarsi fra le quattro migliori terze) potranno diventare più concrete.

Il proseguimento del cammino, qualora venisse superata la prima fase, dipenderà molto dalla posizione in classifica del girone: se risultasse fra le migliori terze, il tabellone riserverà un durissimo accoppiamento con una fra Germania e Spagna, mentre un secondo posto, oltre ad eliminare il pathos del dover lasciare il proprio destino nelle mani di altre 5 squadre, consentirebbe alla Slovacchia di giocarsela con la seconda classificata del gruppo F, presumibilmente una fra Austria e Islanda, ostacoli decisamente più morbidi per gli uomini di Kozak.

Riassumendo, sono ottimista per quanto riguarda un approdo agli ottavi, e con un pizzico di fortuna anche ai quarti.
Se ciò si realizzasse, contestualmente Hamsik risulterà uno dei migliori giocatori della manifestazione.


 

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Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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