Interventi a gamba tesa

Le Aquile alla conquista della Gallia


È la prima volta che l’Albania si qualifica alla fase finale di una competizione internazionale. In realtà già nel 1964 le Aquile si ritrovarono catapultate agli ottavi dell’europeo grazie alla rinuncia della Grecia, ma all’epoca la fase finale iniziava dalle semifinali. Il risultato raggiunto quindi a questo giro dall’armata kuq e zi (rossonera) è assolutamente inedito.


La qualificazione a Euro 2016 parte da lontano, esattamente dal mancato accesso al mondiale 2014. Al giro di boa del gruppo E dell’epoca, infatti, la selezione dell’italiano Gianni De Biasi era seconda a pari merito con l’Islanda. Dopo la prima di ritorno si trovava addirittura seconda da sola, a 2 punti dalla Svizzera che attualmente annovera molti giocatori di origine albanese tra le proprie fila (i kosovari Behrami, Shaqiri e Granit Xhaka, quest’ultimo fratello del kuq e zi Taulant, gli albanesi di Macedonia Dzemaili, Mehmedi e Kasami).

Poi qualcosa si ruppe e le Aquile non riuscirono più a vedere il clamoroso obiettivo, vinte dalla pressione per il risultato che stavano conseguendo. Nelle ultime 4 partite l’Albania raccolse soltanto un punto nella gara finale contro Cipro. Una squadra “normale” si sarebbe disunita dopo questa batosta, ma per loro fortuna i rossoneri avevano (e hanno ancora) un signor tecnico. De Biasi ha raccolto i cocci della delusione mondiale, plasmando una squadra nuova, molto più consapevole della propria forza.

L’Albania ha capito di potercela fare fin da subito. Il 9 settembre 2014 un gran gol di Balaj contro il Portogallo, giusta al termine di una gara condotta in sofferenza, mandò un chiaro segnale a tutti: dovete fare i conti con noi e stavolta non molleremo un centimetro.

I risultati sono continuati ad arrivare e, in più, l’Albania si è tolta le soddisfazioni (entrambe in amichevole) di pareggiare 1-1 a Rennes contro la Francia, che incontrerà nelle fasi finali il 15 giugno a Marsiglia, e di batterla per 1-0 a Elbasan.

La qualificazione è passata anche per Belgrado, sede della partita tra Serbia e Albania sospesa al minuto 42. Nonostante molti giornali italiani abbiano riportato una versione a dir poco “fantasiosa” di quanto accaduto la sera del 14 ottobre 2014, rispiattellando in italiano quanto proposto dalla stampa locale, per fortuna in sede dibattimentale è uscita fuori la verità.
Una verità che, chi scrive questo articolo, poté seguire in diretta e da vicino. Una verità per la quale il drone risultò soltanto una questione marginale in una serata in cui lo sport perse una battaglia a causa della furia cieca di alcune migliaia di ultranazionalisti che costrinsero l’arbitro Atkinson a sospendere la partita ben prima dell’arrivo del suddetto drone con la bandiera degli autoctoni, ossia i popoli albanesi sparsi in Macedonia e Kosovo (qui trovate l’approfondimento a cura dello stesso Marco Gargini su quella gara, ndr).

Gli scontri tra albanesi e serbi subito dopo la sospensione della partita.

Quella partita, però, servì ad unire sempre di più la squadra e i suoi tifosi. Da allora, con molti giocatori che hanno rischiato il linciaggio per difendere una bandiera, si è plasmato quello che ogni allenatore vorrebbe: lo spirito di sacrificio per la squadra, la lotta senza paura per un obiettivo comune.

L’huddle albanese capeggiato da De Biasi.

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L’obiettivo della qualificazione assunse un altro significato: non era più un qualcosa di meramente sportivo, ma divenne la strenua difesa di una bandiera. Diventò un regalo per un popolo che per decenni ha sofferto le pene dell’inferno e che adesso si sta prendendo le proprie rivincite.

L’orgoglio albanese per le strade di Tirana.

Ogni volta che l’Albania scende in campo, i suoi giocatori sono consapevoli che non lo fanno per loro stessi, ma per i milioni di albanesi sparsi per il mondo. Sono undici sul terreno di gioco, spinti da 2,9 milioni residenti nel paese delle Aquile e di tutti gli altri dislocati nel globo terrestre.

Il risultato che arriverà dal campo in Francia non è importante. L’importante è lottare per onorare una bandiera. Poi, le favole possono sempre capitare. Nel 1992 la Danimarca vinse l’Europeo, nel 2004, a distanza di 12 anni, lo vinse addirittura la Grecia. Nel 2016, sempre 12 anni dopo, il Leicester ha vinto la Premier. Chissà che il team di De Biasi non faccia il miracolo…

Modulo e stile di gioco

Il modulo preferito dal commissario tecnico Gianni De Biasi è un 4-3-3 non puro, una sorta di 4-1-4-1.

Il 4-3-3 ibrido dell’Albania.

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La duttilità di alcuni giocatori e il loro senso tattico permette spesso al tecnico veneto di apportare variazioni in corso d’opera. Il punto fermo rimane la difesa a 4, comandata da capitan Cana, ex giocatore della Lazio. Da buon italiano, De Biasi pretende molta attenzione in fase difensiva. Preferisce di gran lunga che la sua squadra non subisca gol e, quindi, se va in vantaggio si chiude quasi a catenaccio ed è difficile riuscire a pareggiare.

L’Albania potrebbe diventare la sorpresa proprio per questo sua attitudine estremamente difensiva, la stessa strategia che 12 anni fa permise alla Grecia di vincere il suo unico europeo. Il gioco offensivo si sviluppa molto sugli esterni per cercare poi il traversone nel mezzo. In caso di assenza di spazi, si punta anche al lancio lungo verso il centravanti, pronto a difendere la palla per far salire la squadra o a fare la sponda per l’inserimento dei centrocampisti. I due esterni di centrocampo nel 4-1-4-1 possono diventare due attaccanti, così che il modulo si trasforma in un 4-3-3 con il mediano che gioca lievemente arretrato e le due punte esterne dietro al centravanti, mentre le due mezzali tendono a allargarsi o a stringersi a seconda di come si sviluppa la manovra.

Albania-Francia: sull’uscita palla dei francesi, ecco che i due esterni si alzano quasi sulla stessa linea della punta centrale.

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La formazione tipo vede il laziale Berisha in porta, il napoletano Hysaj a destra, Agolli terzino sinistro e centrali difensivi Cana e uno tra l’atalantino Djimsiti e Mavraj del Colonia. Taulant Xhaka, centrocampista del Basilea, è il playmaker dietro la linea di centrocampo (ma attualmente è infortunato e il suo Europeo è a rischio) coi centrali Abrashi e il pescarese Memushaj. In alternativa, Xhaka (infortunio permettendo) potrebbe giocare più alto, con il comasco ex Toro Basha in cabina di regia. Gli esterni alti sono l’ex Parma Lila a destra e Lenjani a sinistra. L’ariete di sfondamento, invece, è sempre un discorso a due tra Balaj e Cikalleshi, quest’ultimo in passato obiettivo della Sampdoria.

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Qui si può notare la salida lavolpiana del mediano.

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L’uomo chiave

de biasi

Il commissario tecnico è colui che ha rivoluzionato la nazionale albanese. Appena arrivato, Gianni De Biasi cominciò a sondare tutti i campionati e si segnò tutti i nomi simil-albanesi. Poi fece una scrematura e iniziò a contattare i giocatori. Beccò molti figli della diaspora per chiedergli di giocare con l’Albania. Alcuni accettarono, altri no, soprattutto chi era già nel giro di altre nazionali (soprattutto gli svizzeri, che l’Albania incontrerà al debutto di Euro 2016 l’11 giugno).

De Biasi ha portato nuovi metodi di lavoro facendo capire in primis ai giocatori di essere dei professionisti. La grossa differenza sta proprio qui: prima la nazionale non era vissuta con professionalità e particolare organizzazione. Ma soprattutto, ha lavorato sulla testa dei giocatori, portando la giusta convinzione nei propri mezzi. Molti hanno calcato campionati importanti come la Bundesliga e la Serie A, tra cui Lorik Cana che è il capitano e segue alla lettera le disposizioni di De Biasi, spiegando la tattica ai compagni quando c’è bisogno della traduzione.

Pronostico

Difficile fare pronostici. I bookmakers danno la vittoria finale dell’Albania mediamente a 350. Se i rossoneri passassero il girone sarebbe già un risultato eccellente. La sfortuna delle Aquile è stata quella di incontrare la bestia nera Svizzera e la Francia padrona di casa. Più alla portata il match contro la Romania. Quindi, terzo posto nel raggruppamento possibile, ma la palla è tonda e il calcio non è così scontato.


Marco Gargini

La redazione di Sportellate.it nasce in un attico riminese nell'estate del 2012. Oggi è la voce di una trentina di ragazzacci da tutta Italia. Non ama prendersi troppo sul serio.