Interventi a gamba tesa

I Blågult di Zlatan

COPENHAGEN, DENMARK – NOVEMBER 17: Zlatan Ibrahimovic of Sweden is congratulated by team mates after scoring the second goal during the UEFA EURO 2016 Qualifier Play-Off Second Leg match between Denmark and Sweden at Parken Stadium on November 17, 2015 in Copenhagen, Denmark. (Photo by Alex Livesey/Getty Images)


Biennio in chiaro scuro, quello della Svezia. Un girone di qualificazione deludente concluso alle spalle di Austria e Russia, ma nel momento decisivo la nazionale scandinava riesce a qualificarsi per la quinta volta consecutiva al campionato europeo per nazioni, grazie allo spareggio al cardiopalma vinto contro i “cugini” danesi, favoriti sulla carta visto il valore assoluto delle due selezioni. Salvata neanche a dirlo da capitan Ibrahimovic e da un ricambio generazionale di grande qualità, avendo aggregato a fine biennio qualche ottimo giovane reduce dalla vittoria all’Europeo Under 21. Costituiscono una possibile mina vagante, non hanno nulla da perdere: la loro vittoria del resto è già arrivata il 17 novembre a Copenaghen. 


I giocatori interrompono l’intervista travolgendo euforicamente il proprio capitano, nel post spareggio contro la Danimarca. Una sorta di incoronazione di re Zlatan, che non le ha mandate a dire ai cugini biancorossi.

Modulo e Stile di gioco

I blågult (gialloblù) si schierano sempre col classico 4-4-2, con nove undicesimi praticamente sempre titolari. Di seguito la formazione più utilizzata nell’ultimo biennio, un mix di esperienza e brillantezza giovanile. Calcisticamente parlando, possiamo definirla una nazionale “multietnica”, considerato che nell’11 titolare troviamo ben 9 campionati europei rappresentati (Francia, Grecia, Germania, Svizzera, Scozia, Russia e Turchia, con Premier League e campionato svedese che contano 2 rappresentanti a testa).

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Questo l’undici più utilizzato da Hamrén, con Durmaz e Antonsson a insidiare la titolarità di Larsson e Johansson, e con un Guidetti pronto forse alla definitiva promozione a primo subentrante. La vecchia guardia la fa ancora da padrona, ma il ricambio generazionale pian piano si sta completando e i giovani Forsberg, Lewicki e Hijimark, oltre al già citato Guidetti, sono giocatori di ottima prospettiva. Se solo Ibra avesse ancora 10 anni di carriera… il futuro della Svezia sarebbe in buone mani.

 John Guidetti mentre festeggia l’europeo Under 21 conquistato un anno fa. Come si fa a non amarlo? Lo voglio sempre in campo!

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Fase Difensiva, bene ma non benissimo

La Svezia, come annunciato nell’introduzione è un chiaro/scuro capace di essere ora bella e solida, ora disordinata e confusionaria. La fase difensiva della selezione di Harmén conferma questa tesi: a volte infatti la vediamo ordinata e stretta, con movimenti sincronizzati e distanze praticamente perfette. Se le due linee da 4 restano unite e con le giuste distanze, diventano veramente difficili da perforare, vista anche l’ottima fisicità e il buon atletismo.

Svezia-Danimarca, spareggio di andata: da notare il posizionamento impeccabile degli svedesi. Distanze e sincronia che sfiorano la perfezione.

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Se gli viene concesso il tempo di sistemarsi, sono un avversario spigoloso. Anche perché Berg aiuta molto il centrocampo, al contrario di Zlatan, quasi completamente avulso dalla fase difensiva. Peccato che non siano sempre così efficaci: i 4 dietro spesso perdono completamente la linea e la distanza dai centrocampisti, rendendo quasi impossibile la trappola del fuorigioco e soffrendo particolarmente gli avversari fra le linee e le palle in profondità.

Stessa partita dell’immagine precedente, successivamente ad un rinvio di Isaksson, la Danimarca riconquista palla, riuscendo a servire il terzino destro. Posizionamento difensivo svedese direi molto rivedibile.

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È il rovescio della medaglia: a volte i gialloblù, vuoi per distrazione o per difetto di organizzazione, perdono completamente le linee e le distanze in fase di non possesso. Questo capita soprattutto in fase di transizione, dove risultano un po’ pigri a ritrovare subito la giusta spaziatura una volta perso il possesso palla. Diversamente, riescono a proteggere discretamente la porta di Isaksson.

Fase Offensiva, la volontà di non giocare

Durante le partite osservate, avrei voluto sfatare il luogo comune “palla Ibra e si prega”. Purtroppo però i gialloblù non hanno smentito più di tanto questa tesi; infatti in possesso palla il primo ed unico pensiero è la verticalizzazione sugli attaccanti con palla alta o se è possibile rasoterra. Si può notare fin da subito in qualsiasi gara la volontà di evitare di giocare la sfera, l’obiettivo è difendersi con ordine e indirizzarla più velocemente possibile a Zlatan o a Berg. Tutto questo comunque in maniera ragionata, non scagliando il pallone a caso.

Sempre Svezia-Danimarca, andata dei play-off. Per due volte gli svedesi sono in possesso palla senza pressione e invece di giocarla in avanti, la scaricano al proprio portiere per il rinvio lungo.

La particolarità offensiva sta nel fatto che la squadra si trasformi dal 4-4-2 ad un 4-3-1-2 con Ibra a giocare fra le linee in posizione di trequartista o regista offensivo. Il capitano arretra mentre Forsberg si accentra e avanza accompagnando Berg. Sui rinvii sfruttano le spizzate del numero 10 per attaccare.

Danimarca-Svezia, match di ritorno degli spareggi. Dall’immagine si nota bene come Ibra sui rinvii si abbassi sulla trequarti e Forsberg si avvicini a Berg per ricevere la spizzata.

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La stessa situazione si verifica anche quando la Svezia tenta di giocare palla a terra: l’attaccante del Psg è bravissimo a farsi trovare libero e rifinire l’azione.

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Addirittura a volte retrocede fino a centrocampo per aiutare i compagni a fare possesso palla e sviluppare gioco.

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Sfruttare il gigante di Malmoe è giusto e porta risultati, ma nonostante le sue enormi capacità può risultare troppo prevedibile e controllabile da squadre ben organizzate come le partecipanti ad una fase finale di un europeo. In alcune fasi della partita utilizzerei quindi Zlatan come specchietto per le allodole, facendo leva sulla preoccupazione che crea nella squadra avversaria per sviluppare azioni rapide sugli esterni. Un po’ com’è successo nel bellissimo gol di Forsberg che ha sbloccato il risultato del doppio scontro contro i danesi.

Uomo Chiave

Mi sembra quasi banale scrivere chi è. Vi dico solo che è alto 1 metro e 95, pesa 95 chili, è capitano col 10 sulle spalle e in Ligue 1 ha fatto registrare una doppia/doppia (gergo cestitico) da 38 gol e 13 assist in 31 presenze. La Svezia dipende molto da lui: accentratore per eccellenza sia per gioco ma anche e soprattutto per leadership e personalità. Ha sulle spalle la responsabilità di trascinare i compagni all’impresa di raggiungere i quarti. Di sicuro saranno fastidiosi per chiunque.

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Pronostico

Dopo Euro 2016 si sentirà parlare di Lewicki e Guidetti con insistenza.


 

nato a San Marino nell' aprile del ’91, mezzo sangue italo-sammarinese. Titolare di una gelateria di professione, ma malato di qualsiasi sport per passione, tifoso bianconero e allenatore dilettante Uefa B. La malattia per il calcio nasce da un gol pazzesco in Germania di un ragazzo 21enne nel lontano 1995. La partita era Juventus-Borussia Dortmund: se amo il bianconero è solo per Del Piero.