Interventi a gamba tesa

L’Islanda non è il Leicester City


L’Islanda non è la mia favorita per Euro 2016, non è la mia nazionale, non è e non sarà il Leicester City degli Europei: è soltanto un sogno a occhi aperti che vorrei vedere il più possibile.


È il 10 ottobre 2013 e Sigþórsson entra prepotentemente nel mio cuore.

Siamo all’Ullevaal Stadion di Oslo: ci siamo perché stiamo in città per l’Erasmus e abbiamo comprato un biglietto ridotto per bambini. In un paese, la Norvegia, che ha prezzi proibitivi e al tempo stesso estrema fiducia nei suoi concittadini. È l’ultimo match di qualificazione per il mondiale in Brasile e l’Islanda sa il fatto suo. Al 12° minuto, Paolo Tagliavento da Terni fischia e indica il cerchio di centrocampo: è vantaggio Islanda. Circondati da piccoli simpatici biondi norvegesi, assistiamo ad un match molto ragionato ma poco tattico, combattuto ma confuso. Finirà 1-1, un pareggio che basta all’Islanda per accedere ai play-off mondiali: la prima volta di sempre.

C’era qualcosa di magico e vulcanico, in quel team di semi-professionisti: le conferme sono arrivate dopo aver dato spettacolo in giro per l’Europa negli ultimi due anni, andando a scrivere la storia anche all’Amsterdam Arena. Sigurðsson su rigore: realizzerà tre gol all’Olanda in due partite, lui centrocampista dello Swansea di Guidolin. Gli orange a casa, i ragazzi islandesi in Francia.

Modulo e Stile di gioco

Il 4-4-2 islandese, che predilige le sovrapposizioni sulle fasce e la compattezza difensiva.

Il 4-4-2 islandese, che predilige le sovrapposizioni sulle fasce e la compattezza difensiva

L’Islanda ha vinto 3-0 sulla Turchia e 2-0 sull’Olanda, con rispettivamente il 45% e il 31% di possesso palla. Le statistiche raccontano di un dato confermato dalle partite: l’organizzazione di gioco è tutto. L’Islanda non dispone di astri o meteore: il cielo non è stellato sopra Reykjavík ma forse è azzurro, e certamente la terra è rocciosa. Non c’è un Kanté, un Mahrez, un Vardy: c’è un amalgama blu che ondeggia compatta nel campo di gioco, organizzata dal commissario tecnico Lars Lagerbäck. Il Mister chiede un pressing intelligente che parte dalle punte, le quali offrono una superiorità numerica in fase di non possesso mentre la squadra opponente cerca di costruire. Spesso, costruisce male: l’Islanda si è qualificata a Euro 2016 quasi senza mai prendere reti, per effetto di una forzatura delle giocate avversarie. Impostare contro l’Islanda è frustrante: se ne è accorta l’Olanda che non è riuscita a mettere la palla dentro in 180 minuti.

Sigurðsson parte in contropiede da metà campo: l’attacco si allarga alla perfezione, la difesa della Lettonia si sfalda, il centrocampista dello Swansea segna da fuori area.

Sigurðsson parte in contropiede da metà campo: l'attacco si allarga alla perfezione, la difesa della Lettonia si sfalda, il centrocampista dello Swansea segna da fuori area

In fase di possesso, si sfruttano le fasce: il trequartismo non è di casa al Circolo Polare e l’Islanda predilige calcio alto, lungo e largo. Aiuta alla causa l’altezza media dei giocatori (si viaggia stabilmente sopra il metro e 80), fattore che porta spesso alla ricerca del cross. Su rimessa laterale non si disdegna la palla in mezzo, non alla disperata ma con schemi spesso utilizzati in generale per i calci piazzati.

“Non abbiamo i giocatori individuali dell’Olanda o della Turchia. Vinciamo con l’unità, il duro lavoro e l’organizzazione, quindi dobbiamo dare il meglio rispetto a chiunque altro in questi campi” spiega il co-allenatore Hallgrímsson.

Il tema diventa allora duplice:

  • Come segna l’Islanda

Senza nessuna vergogna. Su rigore o su rimessa laterale, su contropiede o su cross dal fondo. Sia su calcio piazzato, sia su azione, tende ad arrivare con 3-4 giocatori davanti alla porta. Trovano la difesa avversaria impreparata su schema e portano mezza squadra nell’area piccola. È il massimo del calcio spettacolo che possono proporre, ma la loro gemma più preziosa è un’altra: il clean sheet. Pure uscendo dagli Europei nel girone, potrebbero farlo con una delle migliori difese tra le 24.

E soprattutto:

  • Come segnare all’Islanda

È complicato, molto complicato. Inventati la punizione pazzesca di Selçuk İnan all’89’ e ce la puoi fare. Il video mostra l’unica sconfitta della nazionale nordica a qualificazione ancora in corso (quella con la Turchia arriva a cose fatte). Le reti della Repubblica Ceca sono un calcio piazzato (un altro) e un gollonzo di deviazione. Portogallo, Ungheria e Austria non troveranno i ragazzi di Lagerbäck scoperti: se il piede di Cristiano è caldo, le punizioni possono fare la differenza. Dal punto di vista tattico gli undici in campo sono sorprendentemente organizzati, sempre. Un motivo c’è: la federazione islandese ha investito da anni in un folle piano di professionalizzazione dell’allenamento calcistico. Ogni quartiere, ogni villaggio con un campo da calcio ha un allenatore con un patentino UEFA di classe A o B. C’è un allenatore ogni 500 abitanti: esistono Paesi dove operano meno dottori. Là dove non arriva la tecnica individuale interviene quindi l’organizzazione di gioco.

Uomo chiave

Eiður Guðjohnsen (ph. Marcador Int)

Eiður Guðjohnsen (ph. Marcador Int)

Sigþórsson, si dirà. Dovremmo chiamarlo per nome, Kolbeinn: il cognome in Islanda è un semplice patronimico. E invece no, l’uomo chiave non è lui, perché non si può non considerare il valore romantico di una delle convocazioni. Eiður Guðjohnsen, 38 anni, classe 1978, una vita a insegnare come vincere Champions League, Premier League, Eredivisie e Liga agli islandesi, ci sarà.

Piangeva a Zagabria, nel 2013, eliminato ai play-off con la Croazia. Piangeva perché pensava che quella sarebbe stata la sua ultima partita con la nazionale. Piangeva per un’occasione storica mancata: avrà probabilmente pianto perché mister Lagerbäck gliene ha regalata un’altra. Non sarà titolare in Francia, ma sarà l’uomo talismano. Ho vinto cose che voi umani non potete immaginare, e sono qui con voi per sognare, sembra promettere Eiður. 20 anni fa lo stesso ragazzo fece il suo debutto con la nazionale sostituendo in campo il padre Arnór: oggi il figlio vola in Francia per il primo torneo internazionale del suo Paese.

Pronostico

Uno scenario paesaggistico possibile in Islanda: allenamenti a pane, pallone, vulcani e aurore boreali

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Dominano il girone umiliando il Portogallo di Ronaldo, incrociano la seconda del gruppo E (l’Italia) ed escono contro di noi agli ottavi di finale. Escono giocando un calcio al tempo stesso naïf e ragionato, spavaldo e meticoloso: un calcio che verrà mangiato dal cinismo di Antonio Conte. Un calcio che ci metterà in difficoltà nel primo tempo e farà esplodere i bar di mezza penisola, memori della sconfitta a Reykjavík nella prima panchina di mister Lippi sulla Nazionale. Non si può perdere due volte con l’Islanda: non succederà. L’Islanda non è il Leicester City, ha un livello di romanticismo maggiore, troppo pesante. Un vulcano può fare fuoco, lava, fumo e fiamme, ma un vulcano non può volare. Le sue polveri però, quelle sì voleranno, e resteranno nell’atmosfera per mesi. Gireranno il mondo e verranno ricordate, una parentesi assurda e felice nella storia. L’Islanda è il vulcano Eyjafjallajökull: paralizzerà l’Europa per un mese.


Classe '90, originario di Rimini e residente a Roma. Sono un maniaco dei dati, dei grafici e delle statistiche: il giorno del sorteggio di Champions League è sempre un bel giorno. Sono quello in bici in mezzo alla strada: se do fastidio mi dispiace. Collaboratore Sportellate.it

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