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- di Redazione Sportellate.it

Da quell'orgia in Thailandia al Papa Bono e i maiali volanti: storia di un (ex) sfigato di nome Claudio Ranieri


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PROLOGO (ovvero: come un figlio imbecille può rovinare tutto)

Giugno 2015: Nigel Pearson è un buon allenatore di calcio inglese. È il coach del Leicester da 7 anni e ha molti motivi per esultare. La sua squadra, promossa in Premier League giusto l’anno prima, può festeggiare un’incredibile salvezza: grazie a 7 vittorie nelle ultime 9 partite, i “Foxes” sono risaliti dal 20° al 14° posto, guadagnandosi la permanenza nel massimo campionato inglese anche per l’anno successivo. È una squadra giovane e ben costruita e Pearson è uno dei maggiori artefici del successo: per il momento, si gode la prima convocazione in Nazionale della punta di diamante del team, Jamie Vardy.


E poi chissà se questo grande risultato sportivo non possa essere una buona base per togliersi delle soddisfazioni ancora maggiori l’anno venturo.

Per festeggiare la salvezza appena ottenuta e aumentare il bacino di tifosi della squadra in terra asiatica, il proprietario del club, un milionario thailandese di nome Srivaddhanaprabha (!), organizza una tournèe nel proprio Paese d’origine. E guaio è. Una sera tre giovani ragazzi appena aggregati alla squadra decidono di affittare una prostituta per una piccola orgia… così, senza impegno. Uno dei tre ragazzi è James Pearson, figlio dell’allenatore. Durante l’atto, inoltre, si sente un bel “Occhi a mandorla!”, rivolto alla giovane donna in favore di telecamera. Un epiteto che in italiano non desta alcuno sdegno, ma che è considerato un grave insulto razzista in Terra d’Albione. Tempo qualche giorno e il video finisce sul “Sunday Mirror” e viene rilanciato da tutti i media inglesi.

I tre eroi.

giocatori leicester

Segue l’allontanamento dalla squadra dei tre giocatori.
Segue l’imbarazzo dell’allenatore per il comportamento riprovevole del figlio.
Seguono le inevitabili dimissioni. Non sarà mister Pearson il protagonista di questa storia.
Bad luck, Nigel: sarà per un’altra volta.

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Luglio 2015: prima mattina, sono sul water, assonnato. Scorro le news sul telefono. “Ma che cazz?!”: aggrotto le sopracciglia, sorpreso di fronte a quello che leggo: “Il Leicester ha assunto Claudio Ranieri come nuovo allenatore”. Mi chiedo come abbia fatto ‘sto vecchio bollito a trovare lavoro nella serie A inglese dopo il suo ultimo, ennesimo, fallimento. “Il Leicester è già in serie B” penso tra me e me. Vado avanti con le news.

[“Non ho mai detto di essere un fenomeno, però non è certo colpa mia se, nel 2004, dopo essere arrivato al Chelsea e aver chiesto perché stavano cambiando Ranieri, mi hanno risposto che volevano vincere e con lui non sarebbe mai capitato” Josè Mourinho]


Febbraio 2007: è pomeriggio. Sono sul divano, assonnato. Scorro le news sul televideo. “Ma che cazz?!”: aggrotto le sopracciglia, sorpreso di fronte a quello che leggo: “Il Parma ha assunto Claudio Ranieri come nuovo allenatore”. È la prima volta che sento nominare Ranieri: sono un appassionato già da tempo, ma ho appena 14 anni e il mondo del calcio è un mosaico troppo ampio per avere in mano tutte le tessere. Leggo che è il suo ritorno in Italia dopo molti anni trascorsi a lavorare all’estero e che è rientrato nel Bel Paese in cerca di rilancio.

Claudione ai tempi del Parma.

ranieri parma

Nelle settimane successive, mi colpiscono il suo aspetto fisico e il suo carattere. Il viso è particolare: ha dei grandi occhi scuri, con un’aria vagamente triste, forse a causa delle palpebre tirate verso il basso lateralmente. Le sopracciglia sempre inarcate verso l’alto e la bocca sottilissima, con le lebbra perennemente tese a dismisura, mi danno l’idea di un uomo sempre nervoso, inquieto. I tic che noto durante le interviste post-partita mi confermano quest’impressione. Inoltre, mi sembra un corpo estraneo rispetto agli altri allenatori di serie A: appare molto controllato nelle espressioni e nei movimenti, in più ostenta un aplomb, un modo di porsi, che raramente avevo visto nei suoi colleghi. Sono curioso di vedere se riuscirà a tirare fuori il Parma dalle sabbie mobili del fondo della classifica.

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Agosto 2007: sono in campagna. C’è un sole che spacca le pietre, ma io sto benissimo. Disteso su un dondolo all’ombra, sfoglio una rivista sportiva. In sottofondo i grilli cantano e mi fanno compagnia.

Nelle prime pagine un lungo approfondimento è dedicato a Claudio Ranieri, il nuovo allenatore della Juventus tornata in A. Ha lavorato talmente bene a Parma che la dirigenza bianconera ha deciso di affidare a lui le sorti della squadra appena risalita dalla serie B. Leggo di lui. Le origini romane. La discreta carriera da giocatore. La ventennale carriera da allenatore. I primi incarichi a Lamezia e Pozzuoli.

Il punto di svolta della sua carriera, quando un pomeriggio, alla guida del Campania Puteolana, sconfigge 1-0 il Cagliari. La chiamata del presidente del Cagliari l’anno successivo. La doppia promozione coi sardi dalla C alla A in due anni e il grande salto verso squadre più blasonate: Napoli, Fiorentina. E poi l’estero: Valencia, Madrid (sponda Atletico) e Chelsea. Tutte piazze affascinanti, sospese perennemente tra una condizione di mediocrità e una grandezza a volte toccata con mano, ma mai destinata a durare.

"Quest'anno ci sarà da soffrire ancora di più". Mister realismo.

Leggo che il suo è un calcio "pane e salame", molto semplice: 4-4-2 e pedalare. Si dice che è molto bravo nella semina: dove passa lui, gli anni dopo si vince. Lui però non ha mai alzato nessun trofeo veramente importante, solo “due coppette”: non arriva mai al posto giusto e al momento giusto. Pare che la Juve sia la sua grande occasione per centrare il bersaglio grosso.

[“Io sono molto esigente con me stesso: per questo ho vinto tanti trofei nella mia carriera. Lui, invece, ha la mentalità di uno che non ha bisogno di vincere e a quasi 70 anni ha vinto una Supercoppa e un’altra piccola Coppa. È troppo vecchio per cambiare mentalità” Josè Mourinho]


Maggio 2009: a due giornate dalla fine del campionato, Ranieri viene esonerato. Non è un esonero come tutti gli altri, rappresenta una grande onta per il mister testaccino: 10 anni dopo l’esonero di Lippi, la Juventus caccia un allenatore a stagione in corso. Con i bianconeri non ha vinto niente: un secondo e un terzo posto per lui dietro la corazzata Inter. Parte della stampa lo dipinge come il principale responsabile del presunto “fallimento”. Dopo di lui, la Juve finirà 7a per due anni di fila. Tornerà a trionfare solo dopo radicali cambi a livello di giocatori e staff tecnico-dirigenziale. Mai una parola fuori posto di sor Claudio contro i suoi ex datori di lavoro.

Aprile 2010: eppure l’occasione per togliersi qualche macigno dalle scarpe capita neanche un anno dopo: mentre una delle peggiori Juve mai viste arranca, Ranieri guida la Roma, sua squadra del cuore, in un appassionante testa a testa contro l’Inter di Mourinho. I giallorossi, dopo una formidabile rincorsa, coronano il sorpasso a un mese dalla fine del campionato. Sembra che la ruota stia finalmente girando dalla parte giusta per il mister.

25 aprile 2010: la Roma perde incredibilmente in casa una partita decisiva contro la Samp. L’Inter opera il controsorpasso e siamo ormai in dirittura d’arrivo. Le speranze di vittoria giallorosse rimangono appese a un filo.

Le lacrime di Mexes dopo il 2-1 della Sampdoria.

Maggio 2010: l’Inter festeggia lo Scudetto. Il tricolore fa il paio con la Coppa Italia, vinta all’Olimpico sempre contro i ragazzi di Ranieri, e sarà seguito una settimana dopo dalla vittoria della Champions. La delusione a Roma è cocente.

Febbraio 2011: Ranieri si dimette dall’incarico di allenatore della Roma. Ha perso le redini della squadra.
È un Ranieri diverso da quello tornato in Italia quattro anni prima. L’aplomb non c’è più: sembra nervoso, stanco, sempre più insicuro. Roma è una piazza che ti dà tanto ma ti divora. Lui, romano e romanista, ha accarezzato con mano quello che sarebbe stato l’epilogo perfetto della sua carriera, ma il sogno si è spezzato sul più bello. Mi dico che, perso il treno anche stavolta, Ranieri non ce la farà mai: è un eterno secondo, un perdente.


[Agosto 2015: i bookmakers inglesi quotano 5000:1 l’evento “Bono Vox sarà il nuovo Papa”]

Febbraio 2012: stavolta Ranieri è sulla panchina dell’Inter. I nerazzurri non sono più lo squadrone che si issava sul tetto del mondo due anni prima, anzi è appena iniziato lo smantellamento di quella rosa. Ricordo una clamorosa eliminazione negli ottavi di Champions League per mano del Marsiglia, una di quelle eliminazioni di cui solo i nerazzurri sono capaci. Nel post-partita ai microfoni Ranieri ha gli occhi bagnati di lacrime, e non si sottrae alle critiche. Verrà esonerato il mese successivo. Sarà la sua ultima panchina in Italia.

Il tecnico commosso dopo il 2-0 di Milito. Una scena che si ripeterà pure qualche anno più tardi.

Novembre 2014: i giornali greci titolano “Ranieri morte del calcio”. Il motivo per cui i quotidiani ellenici ce l’hanno tanto col nostro è presto detto: dopo una breve esperienza nel Principato di Monaco (una promozione in Ligue 1 e, manco a dirlo, un secondo posto), Claudio ha deciso che forse è arrivato il momento di fare il grande passo e diventare, da allenatore di club, selezionatore di una nazionale. La Grecia sembra una buona scelta: viene da un buon europeo e nell’ultimo mondiale si è classificata tra le prime sedici del Globo.

In realtà si tratta di una squadra a fine corsa: i vecchi campioni si sono ritirati e le nuove leve non sono all’altezza. Ranieri accetta l’incarico e tocca il punto più basso della sua carriera: ad Atene arriva una clamorosa sconfitta contro le Far Oer (squadra in cui militano un elettricista e un falegname, per intenderci). È il punto di non ritorno: licenziamento in tronco.
Mentre leggo la notizia, una certezza si fa strada dentro di me. “Dopo questa figuraccia, Ranieri col calcio ha chiuso!”. Ci azzecco sempre, oh.


 

[Agosto 2015: I bookmakers inglesi quotano 2000:1 l’evento “Elvis Presley è ancora vivo e presto darà notizia di sè”]

Luglio 2015: è mattina. Mi sono appena alzato dal water, sono ancora assonnato. Devo dire, però, che la notizia che ho or ora letto, Ranieri nuovo allenatore del Leicester, è stata come una sveglia. È passato un minuto, ma sono ancora stupito: “Ancora non riesco a credere che quelli del Leicester hanno dato la panchina a Ranieri. Stanno proprio fuori.”

Luglio 2015: Ranieri è alla conferenza di presentazione come nuovo allenatore del Leicester. Gli viene chiesto se proverà a trattenere il centrocampista Cambiasso, grande campione che è in scadenza di contratto ed è stato fondamentale nella miracolosa salvezza centrata pochi mesi prima dai ragazzi di Pearson. “Ho parlato con Esteban. Lo conosco dai tempi dell’ Inter e gli ho detto: “Ho bisogno di te!” Ora ho bisogno di un sì.”

Lord Claudio di nuovo in Inghilterra.

ranieri leicester present

Luglio 2015: Cambiasso firma con i greci dell’Olimpiakos.

[Agosto 2015: I bookmakers inglesi quotano 5000:1 l’evento “Il Leicester vincerà la Premier League”]

Settembre 2015: il Leicester si trova nelle prime posizioni della Premier dopo un sorprendente avvio di stagione. A stento ci faccio caso: succede in tutti i campionati che squadre piccole sono in testa a settembre. Tra l’altro, le Foxes avevano iniziato nello stesso modo l’anno precedente, per poi sprofondare nelle zone basse della graduatoria.

Novembre 2015: il Leicester continua a dare spettacolo e il suo cannoniere, Jamie Vardy, infrange un record clamoroso: riesce ad andare a segno per 11 partite di fila: mai nessuno come lui nella storia del campionato inglese. Good job, Ranieri: goditi il momento, perché non durerà.

Dicembre 2015: Mourinho sta affrontando la più grave crisi di risultati della sua carriera: il Chelsea, campione in carica, è irriconoscibile e le prende da tutti. Si profila un incrocio interessante: nel posticipo della 16a giornata, i Blues sono ospiti del Leicester. Sarà di nuovo Ranieri contro Mou.

[“Merita di essere dov’è. Un paio di settimane fa dissi che non credevo che potesse vincere il titolo, ma forse avrei dovuto riflettere meglio prima di parlare. Una cosa è essere in testa a settembre dopo una bella partenza, un’altra è esserlo a dicembre. Ranieri ha appena vinto il premio di allenatore del mese e credo dovrebbe vincere anche quello di metà stagione” Josè Mourinho]

Il Leicester vince 2-1. Mourinho viene licenziato.

Perché la vendetta è un piatto che va servito freddo.

https://youtu.be/_fT-2DlEUd4

Febbraio 2016: guardo e riguardo in loop lo strepitoso gol di Vardy con cui il Leicester ha espugnato Liverpool e per la prima volta si fa largo una crepa nelle mie certezze: “E se le Foxes davvero…? Naaa, ma dai!”

Febbraio 2016: ecco la controprova: il Leicester ha appena perso all’ultimo minuto con l’Arsenal una partita che meritava di vincere. Questo è l’inizio della fine, me lo sento: adesso crollano.

Marzo 2016: le Foxes continuano ad accumulare punti di vantaggio su delle avversarie che definire masochiste è dir poco. Adesso è palese che i giocatori ci credono, e sarebbe l’impresa del secolo. “Peccato – dico tra me e me - dovessero cadere adesso sarebbe bruttissimo”. Ma so che sarà così, so che cadranno: “Sono troppo giovani, non hanno mai vinto, e soprattutto non hanno una guida affidabile che li possa aiutare a gestire la pressione: Ranieri avrà un crollo nervoso a dieci metri dal traguardo e questi poveri ragazzi saranno i protagonisti di uno psicodramma collettivo”.
Continuo a seguirli con un misto di ammirazione e disillusione.

Aprile 2016: sono davanti al pc, guardo un video, e la disillusione sparisce tutta in un colpo. È quello che vedo che mi stupisce: Ranieri in conferenza stampa, incalzato dai giornalisti sulla vittoria del titolo, se ne esce con un memorabile “Hey men, we are in Champions League! We are in Champions League, men! Dilly Ding, Dilly Dong! You speak about bla bla bla, but we are in Champions League!”. È stato in questo preciso istante che ho capito: “Questi ce la fanno sul serio”.

Claudione one man show.

In 10 anni, non ho mai visto Ranieri così. Per la prima volta, è davvero rilassato: il suo sorriso è sincero, sereno e determinato, non quel suo classico sorrisetto abbozzato di chi sta sempre lì lì per ricevere una beffa. Il suo entusiasmo è travolgente. Il crollo nervoso da me tanto temuto non arriverà: forse ho avuto un’impressione sbagliata sul suo conto, forse non è tanto fragile come credevo. Magari non ostenta la sua sicurezza con la stampa gonfiando il petto, ma è molto più solido di quanto possa sembrare a un osservatore superficiale. E se non fosse stata sempre e solo colpa sua in passato quando le cose non sono andate bene? Mi dico che se Ranieri è questo, allora in quello spogliatoio quei matti non possono fare altro che crederci: ce la faranno. È incredibile, assurdo, ma ce la faranno.

["Nonostante i tanti duelli verbali, sa che lo apprezzo molto. È una brava persona che rispetto. Merita il titolo, per ciò che ha fatto nella sua carriera." Josè Mourinho]

2 maggio 2016: ce l’hanno fatta sul serio: il Leicester ha vinto la Premier League. Claudio Ranieri ha vinto un campionato. Ha viaggiato tantissimo, ci ha messo 30 anni, ma alla fine ci è riuscito: è arrivato al posto giusto e al momento giusto. Non era un idiota prima e non è un fenomeno adesso: ha semplicemente trovato un gruppo di giovani ragazzi affamati a cui il suo "pane e salame" andava benissimo. Questo tecnico che si è portato appresso la nuvoletta di fantozziana memoria per tutta la sua carriera, ha compiuto una delle più grandi imprese della storia dello sport.

Il Leicester ha vinto la Premier. Sarebbe come dire che i maiali volano, o che Bono Vox è il nuovo Papa.
E tutto questo non sarebbe successo se una sera d’estate il giovane Pearson e i suoi due compagni non fossero andati a tr**e in Thailandia. Che strano spettacolo la vita!

Giuseppe Orio


 

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