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- di Andrea Ravasi

Il punto di partenza?


“Gli uno a zero, oltre a incarnare la concretezza di questo gruppo, rappresentano la capacità di convertire le situazioni sfavorevoli in favorevoli”. Concludevo così l’ultimo approfondimento sul gioco dell’Inter. Era il girone d’andata prima dello scontro diretto con il Napoli e l’Inter era una delle mie favorite alla conquista del titolo al pari di Napoli e Roma. La Juve era molto lontana e i nerazzurri mietevano vittorie, nonostante la qualità del gioco espresso fosse bassa, molto bassa. Da allora però la serie A è stata ribaltata dall'incredibile rimonta dei bianconeri, che merita solamente applausi, anche da parte dei tifosi avversari; il Napoli ha lottato fino a quando la stanchezza fisica e mentale dei suoi 11 ha preso il sopravvento; mentre la Roma è precipitata con Garcia, salvo poi risalire grazie a Spalletti e Totti.

E in tutto ciò, l’Inter cos'ha combinato? Alti e bassi in termini di risultati, ma è cresciuta a livello di manovra, nonostante abbia perso quella capacità di convertire le situazioni sfavorevoli in favorevoli; marchio di fabbrica nel girone d’andata. Nelle righe che seguiranno non voglio certo ricordare i tempi degli 1-0 o rimpiangere quella posizione, vorrei più che altro cercare di analizzare la crescita della fase offensiva. Che dovrà essere la base su cui costruire qualcosa di importante.


La ricerca della profondità

Le prime avvisaglie di un gioco più strutturato, o comunque di una nuova capacità di arrivare alla conclusione con maggior facilità, originano nella sconfitta casalinga con il Sassuolo del 10 gennaio. In quella partita Mancini si affida per la prima volta a quel 4-2-3-1 che poi diventerà quasi un must nelle sfide successive. In particolare, analizzando l'11 titolare e osservando il tutto a posteriori, possiamo notare che 10/11 di quella formazione (Handanovic-D’Ambrosio-Miranda-Murillo-Nagatomo-Medel-Kondogbia-Brozovic-Perisic-Icardi) costituiranno l’assetto base della squadra, al netto di infortuni e squalifiche.

Osservando quella sfida, possiamo notare la prima novità in chiave offensiva rispetto al girone d'andata: la maggior frequenza nell'attacco della profondità. In particolare questo si verifica con i tre trequartisti bassi all'altezza della metà campo, Icardi che allunga la difesa avversaria aggredendo lo spazio tra i due difensori centrali su suggerimento di Medel, il quale lancia alle spalle della linea (nonostante il cileno non sia un regista, la verticalizzazione lunga gli riesce con naturalezza). Questo gioco offensivo non sarà più un fatto episodico, ma una costante discretamente sfruttata.

Con queste modalità Icardi segna con il Napoli sempre su lancio di Medel, in più il secondo gol di Brozovic sempre contro i partenopei parte ancora da un attacco della profondità dell'argentino, su lancio di Jovetic in questo caso. Una chiave preziosa, soprattutto per velocizzare i tempi.

Appena Medel alza lo sguardo, Icardi va nello spazio alle spalle del difensore centrale. Nonostante il leggero fuorigioco, il movimento è eseguito alla perfezione, così come il lancio del pitbull. Che si tratti di una situazione studiata, lo si può notare da come sul giro palla interista l'attaccante argentino si prepari per attaccare l'area mentre la difesa del Napoli esce verso la palla. Stesso discorso sul 2-0. Qui l'Inter recupera palla alta, a metà campo, con il Napoli scoperto; appena Jovetic riceve la sfera, alza la testa per lo scatto in profondità di Maurito. L'ex Samp è bravo poi a servire Brozovic e metterlo uno vs uno con il portiere.

https://youtu.be/lxKVmeGjvZk

Sponde e tagli

Sempre facendo riferimento al match contro i neroverdi, si può notare come si faccia più insistente la ricerca dell'ampiezza. Nello specifico, l’attacco si sviluppa soprattutto sulla fascia di Perisic, altra costante. Mi spiego meglio: l’Inter farà uscire molto spesso palla sul suo lato sinistro, mettendo il croato in condizioni di isolarsi e di puntare quindi il terzino avversario per andare al cross (la formazione di Mancini è la terza della serie A per numero di traversoni), od eventualmente costruirsi il tiro (4 gol e 2 assist nel ritorno, oltre a 2,5 tiri ogni 90 minuti per il numero 44).

Negli ultimi mesi poi al traversone segue spesso una sponda per il tiro da fuori del trequartista, oppure l’incursore aprirà il gioco per far scivolare la difesa sul lato palla e favorire così l'inserimento dell'uomo sul lato debole o chi in quel momento sta accompagnando l’azione. 

Un po' quello che accade in questa situazione, in cui la doppia sponda di Perisic e Icardi manda Ljajic al tiro.

In altre parole, si ricerca maggiormente un’azione corale che possa liberare al tiro il terzo uomo (Icardi e soci per numero di passaggi effettuati nella cosiddetta danger zone sono secondi solo a Roma e Milan), anche a costo di eccedere talvolta nel fraseggio (vedi sempre il match con la banda di Di Francesco, oppure l'ultimo con l'Udinese).
Oltre all’uso di Perisic come arma tattica e l’attacco della profondità di Maurito, a mio avviso c'è un altro fattore chiave del miglioramento della manovra offensiva risponde alla voce "tagli degli esterni", sezione "movimenti ad aprire della prima punta".

Esempio? Il gol di Perisic su assist di Icardi in Inter-Palermo 3-1.

Il centravanti viene incontro alla palla per poi fiondarsi nello spazio alle spalle del terzino rosanero. Questo movimento, oltre a liberare l'area per l'inserimento di Palacio e Perisic - un po' come accaduto contro il Carpi - costringe la difesa del Palermo a spostarsi sul lato destro. Risultato? Signor cross di Maurito e colpo di testa vincente dell'ex Wolfsburg, che attacca il lato debole pressoché indisturbato. A riprova dell'efficacia dei movimenti senza palla dei tre elementi offensivi.

https://youtu.be/0iWbZmxh3W8

Allargando lo zoom, i tagli rientrano nel set di soluzioni dei tre trequartisti, che hanno il compito di svariare su tutto il fronte offensivo. Con una certa frequenza accade che il trequartista si trova nella stessa zona di un esterno (soprattutto se c’è Palacio dietro la punta) o addirittura che i due esterni occupino la stessa fascia, questo accade quando Brozovic agisce più largo, in quanto interpreta il ruolo in una maniera atipica, trattandosi di un centrocampista che gioca a tutto campo.

Contro il Genoa questa situazione porta gli interisti a trovarsi in superiorità numerica in zona palla, creando lo spazio per gli inserimenti dei centrocampisti e della punta. Tant'è che Medel in una di queste azioni arriverà al tiro quasi in solitaria. Inoltre questo tipo di movimento apre il campo alla salita del terzino, che viene messo nelle condizioni di affondare l'uno vs uno e crossare. Se la qualità dei laterali bassi fosse leggermente più alta, con questo fondamentale si potrebbero generare molte più occasioni (già con Vrsaljko e Mario Rui, tanto per far riferimento a due terzini del nostro campionato non eccessivamente costosi, le cose potrebbero migliorare).

In quest'immagine si può notare come Brozovic si stringa nella zona centrale del campo - in altre occasioni va addirittura a "calpestare" la stessa zona dell'esterno sinistro - lasciando campo a Nagatomo (la zona rossa) per potersi inserire ed attaccare la difesa avversaria. Lo spazio si crea perché chi sta marcando il croato deve scegliere se rimanere in posizione o seguire il movimento del croato. E ovviamente opta per la seconda, poiché Brozo è più vicino alla palla e alla porta.

inter udi

L'interpretazione dei suddetti schemi varia poi a seconda dell'avversario: contro il Carpi, formazione che difende bassa, Icardi crea lo spazio ma non lo attacca, mentre con squadre che mantengono un baricentro più alto, come Napoli e Sassuolo, o anche Roma, si prende alle spalle la linea difensiva ripartendo in velocità e lasciando il possesso palla agli avversari.

L'ampiezza

Collegandosi a quanto accennato nel paragrafo precedente, c’è una caratteristica che accomuna la "nuova" Inter: il predominio sugli esterni. Questo si può scorgere dalle ultime heat map. In tutti i suoi match, a prescindere dal piano gara, la squadra di Mancini effettua la maggior parte dei suoi tocchi sull’esterno, in particolare quello presieduto da Perisic (ossia il lato sinistro), sempre più influente in fase di possesso, al pari dei terzini, chiamati con una certa continuità ad alzarsi.

La mappa dell'1-0 di Frosinone. L'area ciociara è pressoché immacolata, segno da un lato di una difesa piuttosto efficace del blocco centrale da parte dei ciociari, dall'altro della coerenza del piano gara nerazzurro, incentrato sulla ricerca dell'ampiezza del campo, in particolare la corsia mancina, quella presieduta da Perisic.

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Confrontando gli ultimi dati con quelli di inizio stagione, si evince una volta di più una marcata differenza dello stile di gioco. Nei primi mesi, quelli del trasformismo per intenderci, la zona più "calda" era il primo terzo di campo, nello specifico il centro, mentre ora il baricentro si è alzato di qualche metro (quello medio attualmente si attesta sui 49,63 metri) e si punta ad allargare il più possibile il campo. Questi dati aiutano a capire l’evoluzione dei nerazzurri, che da un atteggiamento difensivo-passivo sono passati a provare ad imporre il proprio gioco - anche nelle sconfitte - o comunque adeguarsi al momento della partita (e dell'avversario) per poi contrattaccare. Come è accaduto contro il Napoli.

Altra partita dell'Inter, l'ultima disputata, e ancora si delinea ciò che abbiamo detto: evoluzione del gioco sugli esterni, baricentro alto e area tendenzialmente povera di tocchi. Stavolta gli attacchi si sono sviluppati pure sul lato destro, in quanto Perisic è partito dalla panchina e il compito di fornire ampiezza è spettato a Biabiany.

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Due immagini della prima parte di campionato: pochi tocchi sull'esterno e moltissimi nella zona centrale. A riprova di una squadra che attendeva l'avversario bassa, per poi contrattare in maniera rapida: molti gol nel periodo trasformista erano frutto di calci da fermo o giocate dei singoli.

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Starting 11 definitivo

I passi in avanti sono anche figli della scelta dell’allenatore di puntare definitivamente sul 4-2-3-1 o 4-4-1-1, che dir si voglia. Il che ha permesso di sviluppare gli automatismi già menzionati (dalla sovrapposizione del terzino quando il suo esterno di riferimento raccoglie palla basso, al lancio in profondità per la punta, o ancora il taglio del trequartista verso la palla quando la punta si allarga). Inoltre vorrei sottolineare come Mancini, a dispetto di un girone in cui smontava e rimontava la formazione ad ogni partita, abbia selezionato i 10/11 di cui parlavo sopra. L’ultimo posto in formazione tendenzialmente se lo contendono Biabiany, Ljajic, Palacio, Eder e Jovetic, che vengono scelti in base soprattutto alle caratteristiche dell’avversario di turno.

Naturalmente va rimarcata la crescita di alcuni uomini, che ha permesso alla squadra stessa di progredire. Da Kondogbia a Perisic, passando per Brozovic e capitan Icardi.

L'11 tipo nel girone di ritorno. Ho inserito Jovetic, tra le varie opzioni, perché è l'uomo che nelle ultime settimane Mancini ha usato con più continuità per fare il trequartista. Se viene scelto Biabiany, è Brozovic che si sposta nella posizione di 10 con in francese sull'out di destra; mentre Eder, Palacio o Ljaijc, stante l'inamovibilità di Perisic, giocano sotto Icardi. Da sottolineare pure l'interpretazione sui generis da parte di Brozovic del ruolo di ala destra. La posizione è più centrale rispetto a Perisic sia per le sue caratteristiche da centrocampista, sia per garantire un possesso alto in zone nevralgiche, sia per favorire la salita del terzino.

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In questo trionfo di elogi vi sarete certamente posti una domanda: ma se la fase di possesso è migliorata, perché la squadra è scesa dal primo al quarto posto (per qualche settimana anche quinto)? Per rispondere a questa domanda bisogna riprendere l’incipit di questo pezzo: “Gli 1-0, oltre a incarnare la concretezza di questo gruppo, rappresentano la capacità di convertire le situazioni sfavorevoli in favorevoli”.

La chiave per giungere alla risposta sta nella concretezza che è stata persa, ed in parte anche l'equilibrio tra le due fasi. Perché se è vero che il numero di conclusioni è cresciuto fino a 13,6 a gara, allo stesso modo sono aumentati pure i tiri concessi (dai 10,9 di fine dicembre agli attuali 12,4). Un dato sporcato in parte dagli errori individuali della coppia centrale Miranda-Murillo per 4 mesi pressoché inappuntabile, e da alcune uscite steccate dai giocatori - Milan - e dall’allenatore - Juve - che hanno portato l’Inter a perdere punti sanguinosi che sono costati, molto probabilmente, l’accesso ai play-off di Champions League.

Se oltre a ciò, aggiungiamo che la squadra è relativamente giovane nei suoi uomini chiave e gli stessi giocatori stanno attraversando di pari passo col collettivo il processo di maturazione tra fisiologici alti e bassi, arriviamo alle cause dei risultati altalenanti. Soprattutto nelle sconfitte rimediate contro Genoa e Sassuolo, dove la squadra meritava la vittoria, è mancato quel briciolo di esperienza per, almeno, non perdere.


Concludendo, ritengo che i nerazzurri possano crescere ulteriormente nella prossima annata con l’innesto di un terzetto di giocatori (un paio di terzini e un esterno alto). Questo finale di campionato a livello di gioco non deve essere visto come un punto di arrivo, ma un punto di partenza per il 2016-'17. Per cercare di inserirsi nella lotta per lo scudetto. La base per provarci c’è.


 

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Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.

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