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- di Marco Toselli

Gli altri giocano, la Spagna vince


Ai cultori della superiorità morale del calcio inglese, ai fanatici della tattica italiana, agli appassionati della concretezza teutonica: il vostro sport è bello, bellissimo, finché non arrivano le spagnole.


"Le coppe europee sono molto semplici: ci sono scontri diretti andata-ritorno e alla fine vincono le squadre spagnole".

No, Gary Lineker non l'ha mai detto. Eppure avrebbe potuto, visto il rendimento dei team iberici negli ultimi anni. La vulgata parla di un campionato inutile, di una Liga giocata per puro sport dove a vincere sono sempre Barcellona o Real Madrid. Dove i blaugrana e i blancos sono le uniche squadre importanti, oasi all'interno di un deserto simbolo del resto del calcio nazionale.

Eppure. Eppure l'Atletico Madrid sembra essere una squadra spagnola, sembra aver vinto la Liga nel 2014 - anno in cui è arrivata, tra le altre cose, pure in finale di Champions dopo aver vinto l'Europa League nel 2010 e nel 2012 - e non pare essere messa male neppure nell'annata in corso. Eppure le coppe europee si giocano ogni anno, e qualcuno le guarderà pure. Guarderà allora quali sono le squadre che passano il turno, quali quelle che arrivano in fondo alla Champions, magari guarderà di sfuggita pure l'Europa League, almeno fino all'eliminazione della propria squadra del cuore.

Ecco: la propria squadra del cuore, statisticamente, esce con una spagnola.

Se doveste dire quante volte, nell'ultimo quinquennio, una formazione iberica ha passato il turno in Europa e quante volte no: cosa direste? E quante volte Italia, Francia, Inghilterra e Germania? Provate a indovinare.

Serve aggiungere altro?

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Dal 2012 al 2016 (anno in corso, aggiornamento a prima delle semifinali) le spagnole hanno giocato 65 match nelle fasi a eliminazione diretta contro squadre straniere. Di questi 65 incontri, ne hanno vinti 55. È un numero più alto degli incontri disputati (vinti o persi) da qualsiasi altra nazione. Non solo passano i gironi in massa, ma proseguono il cammino verso la vittoria. La Germania ne ha giocati 50 ma ne ha vinti solo 28, l'Italia supera l'Inghilterra 22 a 20, la Francia si nasconde con 7 vittorie.

Non è facile arrivare alla fase a eliminazione diretta. Ancora meno facile è passare il turno, e passarlo ancora, e ancora. Potremmo dire che passare il turno è un po' giocare a calcio alla spagnola, visti i risultati.

 

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Gli scontri diretti con altri Paesi indicano una percentuale di successo di quasi l'85%. Gli altri navigano nell'area testa-o-croce, tra il 40 e il 55%. L'unica sicurezza è la Spagna, una sicurezza che tende a consolidarsi nel corso degli ultimi tre anni (2014-2016): 35 vittorie su 37, percentuale del 95%. Numeri da fine del calcio, perché succede che dal 2014 a questa parte, è più probabile che una spagnola esca con un'altra spagnola, piuttosto che con una squadra del resto d'Europa.

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Potrebbe essere tutto qui, potrebbe essere una semplice statistica determinata da una superiorità tecnica, da una maggiore ricchezza dei top-club di lega, da Ronaldo e Messi. Eppure ogni squadra spagnola ha la propria possibilità di dire la propria in Europa, e regolarmente ogni squadra riesce a fare la voce grossa con chiunque.

Quest'anno è stato il turno di Villareal - semifinalista in Europa League come già accaduto nel 2010-'11 - Athletic Bilbao - finalista nel 2012 ed uscito ai quarti in questa edizione - Valencia - a sua volta fuori nei quarti dopo essere arrivato tra le 4 nel 2012 e nel 2014 - e Siviglia, che tra la vecchia Coppa Uefa e la nuova Europa League dal 2006 ha trionfato 4 volte, l'ultima la passata stagione. Prima ancora fu il Malaga a stupire tutti, sfiorando le semifinali di Champions nel 2013. E sembra che si possa ragionare di singole annate memorabili, quando invece il modus operandi spagnolo è metodico, preciso, scientifico: vincere andata, ritorno e possibilmente finale.

Si parla tanto di mentalità europea: forse esiste, forse no. Di certo la serie A, nel corso del suo impoverimento tecnico degli ultimi 10 anni, ha teso a identificarsi sempre più come il paradiso della tattica, ultima risorsa al cospetto del calcio internazionale. Eppure sembra essere proprio quel calcio rude, naïf e puerile a fare la differenza nelle coppe europee, quel calcio che porta una provinciale iberica a cercare di giocarsela alla pari contro il Barcelona. E perdere 7-0, non importa. 

Prima o poi la provinciale sfiderà una big del calcio europeo, e le farà le ossa rotte. È la storia del calcio degli ultimi anni, che insegna che esiste una sola mentalità europea: quella spagnola.


 

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