Interventi a gamba tesa

Robert Huth: da Londra a Leicester, il talismano di Ranieri


Il Muro di Berlino è ancora in piedi. Anzi, è più forte, alto e resistente di prima. Ah, non è nemmeno stato costruito nell’agosto 1961: il mese è quello, ma l’anno che correva era il più recente 1984.


No, non è anacronistico quello che state leggendo. Semplicemente il Muro al quale io mi riferisco ha un nome e un cognome: Robert Huth, per l’esattezza. Professione? Difensore centrale e talismano personale di Claudio Ranieri, allenatore del Leicester City. E, per concludere, uno che il Muro di Berlino – quello vero – lo conosce bene, essendo nato nella Berlino Est durante la Guerra Fredda.

191 centimetri di muscoli e potenza per 85 chilogrammi di esplosività e grinta il suo profilo. Un ragazzone che se fosse nato a Buenos Aires avrebbe certamente ereditato il soprannome di mudo (muto), vista la scarsa loquacità che accompagna la muraglia teutonica fuori dal rettangolo verde. Un giocatore che da sempre non riesce ad adattarsi alla “vita da calciatore”: niente gossip, un profilo Twitter che aggiorna personalmente una volta ogni paio di mesi (sarebbe meglio dire, quando se ne ricorda…) e pochi indizi sulla sua vita privata.

Però quando twitta è un genio… Ps. iniziate a seguirlo, futuro da twitstar garantito.

Sarà anche per questo che se dici Leicester in questo periodo, i grandi intenditori di calcio ti rispondono parlando di vita, morte e miracoli di Vardy (“faceva l’operaio ed è stato in galera”), Mahrez (“non sapeva neanche che esistesse il Leicester quando fu acquistato”), Drinkwater (“è stato scartato dal Manchester United”) o Kanté (“è arrivato in nazionale quando se ne è andato dalla Francia”). Ed è proprio per questo che io invece voglio soffermarmi su Huth.

Uno che con Wes Morgan al suo fianco e Schmeichel in porta ha respinto gli attacchi di tutta la Premier League, uno che è emigrato in Inghilterra a 17 anni per esordire nel Chelsea e che non ha più lasciato la “perfida Albione”, come amava chiamarla il Marchese Agostino di Ximenes alla fine del 1700.

Il primo a capire che la terra della regina fosse il posto giusto per il difensore tedesco fu Gunnar Heidrich, allenatore delle giovanili della Union Berlino, squadra che forgiò Robert:”Si è immedesimato da subito nello stile di calcio inglese e da subito è stato accettato dagli inglesi. E per noi tedeschi, soprattutto nel calcio, è un miracolo”.

Diciamolo subito: esistono probabilmente oltre una decina di difensori in Premier League tecnicamente più dotati della “volpe” col numero 6, ma la fisicità e l’efficacia difensiva di Huth non possono essere messe in discussione. Non quest’anno, almeno.

Però sui piazzati…

Il passaggio al Chelsea nel 2001 è frutto dell’esplicita richiesta dell’allenatore dei Blues all’epoca, un certo Claudio Ranieri, che all’ultima giornata lo lancia nella mischia nella sconfitta per 3-1 contro l’Aston Villa. Un quinquennio, quello passato a Stamford Bridge, che porta in dote 60 presenze condite da 2 reti, in Champions League contro lo Zilina e in FA Cup contro il Birmingham… entrambe con il trademark della casa: il colpo di testa. Oltre a due campionati e al Commnity Shield.

In questo lustro il giovane Muro di Berlino viene anche convocato in nazionale da Jurgen Klinsmann, scendendo in campo per la prima volta nell’amichevole vinta contro i cugini dell’Austria, nell’agosto 2004. Parteciperà alla Confederations Cup del 2005 (siglando la prima rete nella finalina contro il Messico) e ai mondiali casalinghi del 2006. Da lì in poi, due soltanto altri due gettoni in amichevole nel 2009. Per un misero totale di 19 presenze e 2 reti.

Il Muro di Berlino festeggia il suo gol in Fa Cup contro il Birmingham col compagno di reparto John Terry. Correva l’anno 2004.

CHELSEA V BIRMINGHAM FA CUP 4TH RD PIC ANDY HOOPER........DAILY MAIL CHELSEAS ROB HUTH CELEBRATES HIS GOAL WITH JOHN TERRY

Nel frattempo, il roccioso difensore si sposta al Middlesbrough per una cifra vicina ai 9 milioni di euro. Stagioni vissute tra alti e bassi nella cittadina nord-orientale dell’isola, culminate con la retrocessione in Championship e il passaggio, nuovamente in Premier, allo Stoke City. Il feeling tra i Potters e il tedesco è ottimo fin da subito e in poco tempo il Muro è uno dei nuovi idoli del Britannia Stadium, nonché il migliore amico dell’attaccante Jonathan Walters.

Condizionato dagli infortuni nell’ultimo anno e mezzo, il 2 febbraio 2015 passa in prestito al Leicester, che appena due giorni prima è stato sconfitto sonoramente dal Manchester United, confermando il malinconico ultimo posto in fondo alla classifica. Il tempo di ambientarsi e il 10 febbraio scende in campo all’Emirates Stadium contro l’Arsenal: il 2-1 finale per i Gunners non migliora la situazione della squadra allenata da Nigel Pearson, che decide però di affidare le chiavi della difesa all’arcigno teutonico. Nelle seguenti 13 partite che separano le Foxes da un’ormai scontata retrocessione, Huth e compagni ottengono 7 vittorie. Alla fine del campionato sono quattordicesimi e salvi. Pochi attribuiscono la rinascita delle “volpi” all’arrivo in spogliatoio del silenzioso Muro di Berlino, che tuttavia non ha ancora compiuto appieno il suo destino.

“Certi amori non finiscono…fanno dei giri immensi, poi ritornano”. La celebre strofa cantata da Antonello Venditti – sicuramente ignorata dal tedesco – calza però a pennello per l’ennesima svolta della sua carriera. Già, perché il suo destino in terra inglese ha un nome ben preciso: Claudio Ranieri.

Il 24 giugno viene riscattato per poco più di 4 milioni di euro dal Leicester. Il 13 luglio la dirigenza inglese affida a Ranieri la panchina, dopo la deprimente esperienza alla guida della nazionale greca. Le previsioni di bookmakers, media e tifosi eccellenti (vero, Lineker?) sono unanimi: retrocessione scontata.

Huth the best.

Invece capita che Ranieri si arrampichi fino in vetta al campionato e che, per farlo, sia aiutato sì dalle grandi giocate dei sopracitati Vardy, Mahrez, Kantè o Drinkwater… ma anche da Robert Huth, il ragazzone tanto voluto ai tempi del Chelsea.

Con lui in campo il Leicester perde solamente tre volte (Arsenal due volte e Liverpool). Huth non viene mai sostituito. Non solo si trova pienamente a suo agio in un sistema di gioco conservativo come quello di Ranieri – che prevede densità sulla palla in transizione negativa, difesa bassa su possesso avversario consolidato e fase offensiva delegata ai singoli – contribuendo ai 13 clean sheet di Schmeichel, ma segna pure. E solo gol pesanti. Nell’1-0 esterno ai danni del Tottenham e una splendida doppietta nel 3-1 all’Etihad Stadium, contro il Manchester City.

La doppietta ai citizens. 

Nessuno può sapere come andrà a finire questa splendida Premier League. Neanch’io ancora riesco a dire se alla fine il Leicester di Vardy… pardon, Huth e Ranieri, coronerà il suo sogno.

Se mai dovesse succedere, si dica che senza Huth il nostro caro Ranieri non sarebbe andato da nessuna parte. È il destino a raccontarlo.


 

Milanese innamorato del gioco del pallone: Sudamerica, Inghilterra, Juve, dilettanti e calcio giovanile über alles.