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- di Santiago Tedeschi

Le aquile del Portogallo


Quando a Nyon si sono svolti i sorteggi per gli ottavi di Champions League, la partita che sembrava più scontata era quella tra Bayern Monaco e Benfica. In conferenza stampa Guardiola aveva però analizzato le "Aguias" in questo modo: "Il Benfica sta giocando molto bene in questo momento della stagione e devo ammettere che sono molto impressionato per la qualità del gioco espressa. Sanno esattamente quello che devono fare, sanno come leggere il gioco di una partita. Mitroglou e Jonas sono molto forti e dentro l'area hanno molta qualità. Ho molto rispetto per loro e per il football portoghese. Bisogna ricordare ciò che successe l'anno scorso con il Porto". Pep aveva tutto molto chiaro. E non si sbagliò.


Prima della sfida di Monaco però c'è stata un'intera una stagione e una squadra da analizzare con vari protagonisti. In campionato la striscia aperta di 7 vittorie consecutive ha regalato il primo posto alla squadra di Rui Vitoria e la parola-chiave - al momento - di quest'annata sarebbe sicuramente "sicurezza".

La squadra sembra giocare a memoria e i dettami dell'allenatore sembrano essere entrati nella testa dei giocatori. Rui Vitória ha ereditato da Jorge Jesus una squadra già ben rodata, con vari elementi di livello e un sistema di gioco, il 4-4-2, che sarebbe stato controproducente cambiare. In tutti questi anni ciò che gli era mancato ai lusitani era però il grande salto in Europa, cosa che invece hanno fatto in epoca più o meno recente Porto, Braga e Sporting Lisbona soprattutto in Europa League. C'era bisogno di andare più in là, dimostrare che i successi in Portogallo si potevano esportare nel continente.

Durante la fase a gironi di Champions, il Benfica è andato al Calderòn di Madrid, uno stadio ed un avversario, l'Atletico, non proprio semplicissimo. Ed è riuscito a vincere, lì dove molte pochi fanno punti. Nessuno l'ha sottolineato ma da quel momento, nella formazione di Rui Vitoria, è scattato qualcosa.

Un turning point decisivo il 2-1 contro Simeone.

https://www.youtube.com/watch?v=-uI3MVpdLqU

Ci sono sicuramente 3 giocatori che rappresentano la colonna portante di questo Benfica. Innanzitutto Jonas Goncalves. In Italia si parla di lui più per la lotta alla Scarpa d'Oro con Higuain che per le sue qualità, ma il suo 2015-'16 è quello della consacrazione. Ai dirigenti ed allenatori del Valencia è sembrato un attaccante lento che alternava grandi partite a passaggi a vuoto e, nel 2014 - a 30 anni suonati - l'hanno lasciato andare gratis, forse perché convinti che avesse già dato tutto quello che poteva al calcio europeo. Si sono sbagliati, e in maniera clamorosa. Il brasiliano si muove tra le linee fornendo rifiniture preziose (1 key pass netto a partita in Champions) e ha già raggiunto la doppia cifra, sia come gol (30) che come assist (11).

Il gioco delle aquile si basa sostanzialmente sull'inventiva dei due esterni del centrocampo. A sinistra gioca Nico Gaitan: l'argentino possiede uno dei migliori sinistri del calcio europeo e solamente per quel piede il club di Lisbona ha ricevuto offerte da mezza Europa. Ma nessuna arriva, per ora, alla cifra che chiede il club, quei 45 milioni di euro della clausola rescissoria per uno dei migliori talenti argentini. Gol (4 nella competizione, top scorer tra i suoi), assist (2,19 occasioni da rete generate ogni 90 minuti in CL), creatività, corsa, ala, trequarti e seconda punta. Gaitan ha tutto per diventare uno dei più forti giocatori del calcio che verrà.

Dialogo Jonas-Gaitan: quando un brasiliano e un argentino decidono di giocare insieme a calcio.

In mezzo al campo troviamo un ragazzino. Renato Sanches ha 18 anni e in pochi si aspettavano una crescita così spaventosa nella sua prima stagione con il Benfica. Centrocampista creativo in possesso di un'eccellente visione di gioco, il portoghese è la perfetta incarnazione del gioco di questa squadra. Piccolo di statura, ma con tanta, tantissima forza nelle gambe. Tecnica da trequartista, grinta da mediano, tiro dalla distanza degno di una postazione lanciamissili. Eccellente protezione della palla, il mix di tecnica, baricentro basso e forza fisica, rende la missione di togliergli palla praticamente impossibile.

Detto che ama tenerla spesso nei piedi, bisogna rimarcare che non ne fa certo un cattivo uso: tempi di gioco impeccabili e visione di gioco illuminata, Renato Sanches è l’ispiratore di ogni manovra. A cercare il pelo nell’uovo, sarebbe bello acquisisse maggior velocità in progressione, perché nel breve è esplosivo, ma la falcata piuttosto corta non gli permette un buon allungo. Però ad un classe '97 si può perdonare tutto.

Il lanciamissili di Renato Sanches quest'anno ha colpito varie volte.

A Monaco i biancorossi hanno giocato, forse, la miglior partita difensiva dell'anno. Questo voleva Rui Vitoria per portare a casa un risultato in grado di non precludere la qualificazione alle semifinali di Champions League. Il gol al minuto 2 di Arturo Vidal poteva sembrare il prologo di una gara in discesa per i tedeschi. Invece l'undici di Lisbona si è mosso all'unisono, cominciando dal portiere Ederson fino ad arrivare all'attaccante greco Mitroglou. Con le tre linee ben unite, il Benfica ha soffocato la creatività di Thiago e Douglas Costa, provocando 5 fuorigioco.
La partita di Lewandowski e Muller è stata sicuramente una delle peggiori dell'era Guardiola. La difesa portoghese, comandata dal 21enne svedese Victor Lindelof, che la scorsa settimana ha disputato il suo terzo match in Champions si è rivelata pressoché impenetrabile. Il Bayern, in 90 minuti, ha tirato "solo" 5 volte in porta, 15 in totale. Pochi, se rapportati ai 21 di media fatti registrare nel corso di questa annata.

L'efficienza della fase difensiva dei portoghesi (via premieretouche.com di Victor Lefaucheux)

I baveresi domani tornano a Lisbona con una partita da giocare al "Da Luz", o alla "Catedral" come ai portoghesi piace chiamare il loro stadio (se li sentissero i baschi...). Il confronto rimane aperto, anche se il ritorno la squadra di Rui Vitoria lo dovrà giocare senza il bomber Jonas, squalificato. Ma questo gruppo, forse, ha ancora qualche pagina da scrivere nel libro della Champions di quest'anno e forse Renato Sanches, prima di andarsene in una grande d'Europa, vuole far rivivere ai tifosi portoghesi le grandi notti europee del Benfica di Eusebio. Per far dimenticare per sempre la maledizione di Bela Guttmann.


 

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Santiago Tedeschi, nato a Roma, classe '93. Appena laureato in Mediazione Linguistica e Interculturale e pronto per una magistrale in Giornalismo e Comunicazione Digitale. Italo-spagnolo e una grande passione, il calcio e il Barcellona.

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