Interventi a gamba tesa

Amadou Diawara e Godfred Donsah, i due crack del Bologna


All’inizio di questa stagione un pezzo sulla “coppia” Donsah-Diawara sarebbe stato immaginabile da pochi, per il semplice fatto che erano in pochi a conoscere il secondo, reduce da 15 presenze in Lega Pro con il San Marino. Godfred Donsah, ghanese classe ‘96, iniziava invece la stagione con uno status ben più prestigioso: quello di star del mercato estivo, a un passo dalla firma col Napoli dopo un’annata positiva a Cagliari (nonostante la retrocessione), finito poi a Bologna non senza una buona parola della Juve, si dice. Poi succede che il Bologna, nonostante un mercato dispendioso, parta malissimo, che Donsah sembri spaesato, che Donadoni sostituisca Delio Rossi riportando bel gioco e buoni risultati e riesca anche a recuperare, dopo qualche panchina salutare, il ghanese. In tutto ciò, inamovibile di fronte alla difesa, si era imposto silenziosamente l’altro africano (il terzo del centrocampo bolognese, con Taider): Amadou Diawara, nato in Guinea nel luglio del 1997, talento completamente diverso dal compagno di reparto.


Specifico sin da subito, infatti, che scrivere un pezzo su Donsah e Diawara non suggerisce né una loro somiglianza, né una particolare complementarità sul terreno di gioco. I due, sul campo, sono diversi in tutto, ruolo compreso. Sono opposti per caratteristiche fisiche: straripante e guizzante Donsah, longilineo e compassato Diawara. Ma sono agli antipodi anche per il modo di interpretare le partite: dove Donsah sembra umorale e scostante, talvolta incontenibile e talvolta approssimativo, Diawara sembra giocare sempre con la tranquillità e il senso tattico di un veterano.

Queste vistose differenze possono indurre a giudizi fuorvianti sui due: io stesso, prima di analizzare dettagliatamente qualche partita per scrivere questo articolo, davo un po’ per scontato che “quello forte per davvero” fosse Donsah, che una mezza stagione di appannamento a 19 anni ci può stare, che i suoi margini rimanessero enormi e che Diawara fosse uno di quei centrocampisti diligenti e ordinati, certo amati dagli allenatori, ma un po’ insipidi.

Ho cambiato idea preparando il pezzo? Circa una novantina di volte, com’è normale che sia visto che parliamo di due ragazzi di meno di 20 anni. Provo a fissare le impressioni, buone e cattive, che mi hanno fatto.

L’equilibrio

Amadou Diawara occupa il ruolo di centrocampista centrale nel 4-3-3 di Donadoni e in questo ruolo ha giocato le sue 28 partite stagionali, di cui ben 25 da titolare.

Diversamente da altri allenatori che impiegano un centrocampo a 3, Donadoni non chiede al suo mediano di scendere fra i centrali per cominciare l’azione. Diawara si posiziona qualche metro più avanti, lascia che siano i difensori a impostare e non va mai a prendersi la palla troppo basso. Anzi, quando il possesso è consolidato e la manovra si sviluppa sulle fasce non è raro vederlo abbandonare la propria posizione e occupare la trequarti avversaria per offrire linee di passaggio in zona centrale. Non è, insomma, un classico regista difensivo.

Ciononostante risulta essere il giocatore con più passaggi positivi della sua squadra (47,3 di media ogni 90 minuti) e distribuisce con buona precisione (83,8%).

La capacità di cavarsela sotto pressione, trovando la soluzione più semplice ed efficace, è una delle qualità che più colpiscono di Diawara. Si notino qui anche gli ottimi fondamentali tecnici.

Preferisce di norma il passaggio corto e, a differenza dell’altro grande prospetto esploso in serie A nel suo ruolo, il coetaneo Dioussé, non disdegna il retropassaggio o le opzioni orizzontali, al fine di assecondare uno sviluppo semplice e arioso della manovra. Ricorre comunque spesso anche al lancio lungo (3 lanci lunghi riusciti a partita).

Talvolta prova anche a cogliere impreparata la linea avversaria, dimostrando una buona velocità di lettura delle situazioni.

Ho provato ad accostare le statistiche di possesso di Diawara a quelle di altri tre giocatori dello stesso ruolo: il già citato Dioussé, un centrocampista difensivo in una squadra simile al Bologna per blasone e modulo di gioco (Magnanelli) e il titolare nel ruolo della capoclassifica Juventus (Marchisio).

Il quadro è quello di un giocatore affidabile, per quanto poco appariscente che si prende pochi rischi e accompagna la manovra, più che farla partire. In proporzione, questi dati suggeriscono una somiglianza con Marchisio, scalata ovviamente sull’inferiore volume di gioco del Bologna.

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Fin qui è innegabile che, come dicevo nelle premesse, c’è il rischio di etichettare Diawara come un centrocampista diligente e poco più. Invece ciò che impressiona l’occhio, al di là del mero dato numerico, è il senso tattico di questo ragazzo nemmeno 19enne. Non è una grossa esagerazione dire che Diawara sembra essere sempre al posto giusto nel momento giusto, in tutte le fasi di gioco.

Interpreta magistralmente l’aiuto sul primo possesso così come l’uscita palla a terra dal pressing avversario; guida le transizioni difensive così come il pressing alto. Più in generale, dà la sensazione di essere il vero baricentro della squadra, il perno che, col suo posizionamento, determina le spaziature dei compagni. Anche senza toccare il pallone.

Queste caratteristiche risultano determinanti, ad esempio, per l’efficacia delle transizioni del Bologna.

Transizione difensiva: intuito e posizionamento bloccano sul nascere una ripartenza pericolosissima in campo aperto.

Transizione positiva: il fiuto per l’errore avversario, un gran contrasto, lo scarico e l’inserimento, da manuale del calcio.

Il suo contributo difensivo è davvero pesante, con 2.9 intercetti e 1.8 contrasti vinti a partita. Fisico longilineo e piuttosto asciutto (183 cm x 77 kg), Diawara non impressiona per velocità e doti atletiche e può certo migliorare nell’uso del corpo in situazioni di 1 vs 1: la sua brillantezza in fase difensiva è quindi da attribuire a una capacità di lettura delle situazioni fuori dal comune.

Il dinamismo

Godfred Donsah ha avuto un avvio di campionato complicatissimo, giocando solo 4 spezzoni di partita sotto Delio Rossi. Donadoni sembrava inizialmente voler puntare su di lui, ma ha pagato una serie di brutte prestazioni, culminata con la sconfitta casalinga contro l’Empoli del 19 dicembre, con tre panchine consecutive. Tornato in campo il 24 gennaio contro il Sassuolo, si è ripreso la titolarità con la prestazione da migliore in campo contro la Sampdoria e da allora non è quasi mai uscito dall’11 iniziale.

La partita della resurrezione di Donsah. Gol, assist, strapotere atletico – contro le belle statuine, certo…

Donsah gioca da mezzala destra nel 4-3-3 dei felsinei, un ruolo che lo porta a ricoprire porzioni di campo enormi, valorizzando la sua grande resistenza e la sua facilità di corsa.

Il ghanese è un giocatore ancora da formare, non particolarmente dotato sul piano del palleggio (appena 68,8% la precisione dei suoi passaggi): bravo Donadoni a coinvolgerlo il meno possibile nel giro-palla (23 passaggi completati ogni 90 minuti) per sfruttare le sue doti migliori. Donsah è il classico centrocampista box-to-box, al quale richiedere tanta quantità in difesa e nelle fasi di pressing, dotato della progressione e della forza nelle gambe per ribaltare l’azione e farsi trovare puntuale per gli inserimenti.

Facile giocare con questa verticalità esasperata se hai giocatori in grado di mangiarsi il campo. Notare il tempismo perfetto dell’inserimento: Giaccherini fa una giocata splendida, ma sulla sua ricezione Donsah è già posizionato correttamente per attaccare lo spazio. Il cambio di passo è micidiale, la conclusione rivedibile.

A queste caratteristiche tipiche del centrocampista centrale dinamico Donsah aggiunge uno spunto irresistibile nell’1 vs 1, quasi da ala. Sfruttando un fisico compatto e brevilineo, Donsah sposta la palla e fa secco l’avversario sui primi metri; poi riesce a liberare tutta la sua potenza in progressione e a mantenere il controllo del pallone con un uso del corpo intelligente.

A voler essere pignoli, ecco un’altra scelta di conclusione discutibile.

La straordinaria forza nelle gambe gli consente anche di rompere il pressing avversario con iniziative isolate.

Lasciare sul posto un certo Paul Pogba non è cosa da poco: un primo passo devastante.

L’impressione è che la fascia sia terreno di caccia per Donsah (vedi anche l’assist per Mounier in Bologna-Sampdoria), il quale ama inoltre andare a chiudere le azioni d’attacco sul lato debole, in attesa di un cross lungo o di una palla sporca. I tempi di inserimento sono buoni, la precisione al tiro migliorabile.

Ho confrontato il contributo difensivo di Donsah con quello di altri 3 giocatori box-to-box rinomati per l’abilità a contrasto e nel pressing, Nainggolan, Allan e Duncan: il quadro è sorprendente e dipinge un giocatore di grandissima presenza e dal forte peso specifico nei duelli individuali.

L’impressione di una fisicità straripante è corroborata dal buon numero di duelli aerei vinti: 1.88 a partita, un dato che si avvicina a quello di Pogba (1.98). Nonostante la statura (175 cm) Donsah prevale spesso grazie a uno stacco esplosivo. Per questo è il “saltatore” prediletto da Donadoni a centrocampo.

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Interplay?

Un po’ per le diverse caratteristiche e i compiti speculari, un po’ perché il centrocampo atomizzato del Bologna non ha certo lo scopo di far circolare il pallone, è raro trovare situazioni di gioco in cui l’interazione fra i due calciatori sia particolarmente apprezzabile. Qui un raro esempio di scambio palla a terra che vede coinvolti entrambi, con un pregevole “laser pass” di Diawara sulla punta che viene incontro.

Alla fine Donsah prova un’apertura col piede debole che denuncia qualche imbarazzo tecnico di troppo.

Qui invece un errore di lettura grave di Donsah che non copre la porzione di campo lasciata libera dal compagno, in pressing alto su Marchisio.

Il pressing di Diawara è ottimo per tempi e intensità, ma Donsah si fa attrarre da un improbabile passaggio orizzontale e perde alle spalle Pogba, che poteva andare in campo aperto senza la protezione del mediano.

Difetti e prospettive

Abbiamo detto come, dei due giocatori, Donsah sia quello più acerbo per senso tattico e fondamentali. Il primo controllo spesso è faticoso o male orientato, l’uso del piede debole rivedibile sia nella conduzione sia nel passaggio e talvolta fatica a compiere la scelta corretta in relazione alla posizione dei compagni e degli avversari.

Né una buona idea, né una buona esecuzione.

Il ragazzo ha comunque doti aerobiche impressionanti (velocità, resistenza, agilità) e una buona capacità di conduzione del pallone, unita a qualche buon numero in dribbling e un tiro perfezionabile ma sufficientemente potente. Nella partita contro la Juventus ha dato vita a una serie di duelli fisici roventi con Pogba ed Evra, uscendo raramente sconfitto. La sensazione è che, convogliando la sua esuberanza in un quadro tattico più maturo, sarebbe un perfetto box-to-box per i ritmi della Premier League. Non è da escludere tuttavia, visto l’ottimo spunto e l’efficacia negli 1vs1, che Donsah possa diventare un grande terzino: in fondo molte delle cose migliori, anche da un punto di vista estetico, gliele abbiamo viste fare in fascia. Rimane da verificare il fondamentale del cross in corsa.

Qualche bella cosa da terzino la fa già.

Se un difetto si può trovare a Diawara, è che la sua non comune maturità tattica non trova finora un degno contraltare nell’uso del corpo in situazioni di stretto contatto con l’avversario diretto.

Un Pereyra non brillantissimo è bastato per creare qualche impaccio negli 1 vs 1 a Diawara. Notare però lo splendido key-pass con cui rilancia l’azione: velocità di pensiero, velocità di esecuzione.

Per la posizione in cui gioca, il mediano guineano subisce troppi dribbling, perde molti duelli e ricorre spesso al fallo: con 8 gialli e un rosso è il peggiore della sua squadra per disciplina.

Tutti difetti ampiamente risolvibili con l’esperienza (e qualche consiglio giusto): se pensiamo che si parla di un ‘97, bisogna solo togliersi il cappello di fronte a tanta personalità. Mi piacerebbe vederlo in coppia in un centrocampo a due, forse l’approdo definitivo per valorizzare il suo modo di stare in campo. Ruolo alternativo? Con il ritorno in veste moderna della difesa a 3, potrebbe compiere il passo che Luca Marrone (giocatore al quale assomiglia non poco) non ha mai portato a termine e diventare un centrale difensivo con compiti di impostazione. Se la prossima stagione proseguirà sul suo percorso di crescita, non sarà una boutade pronosticare per Diawara un futuro in un top-club europeo.


 

Cresciuto a pane e spinaci, sono allergico agli spinaci. Ciononostante mi piace tanto la musica: ne parlo, ne scrivo, la scrivo, la suono. Tifoso di Juventus e Peter Sagan. Nel calcio non c'è nulla di più bello di un passaggio filtrante.