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- di Marco Toselli

Dateci la NBA del calcio europeo, ma datecela onesta


Immaginate di avere due biglietti per il gran ballo e di poter invitare chi volete. Se avete visto "A Beautiful Mind" sapete cosa dovete fare: non conta la popolarità, conta l'interesse. I top club del calcio europeo sembrano voler ignorare questo dato di fatto e pretendono di avere l'esclusiva per la festa. Una festa che non è di loro proprietà, e a cui tu e quella ragazza nell'angolo dovreste essere invitati.


Che cos'hanno in comune queste due foto di seguito?

Sopra, il Sun ritrae la fine di un incontro tra i rappresentanti di Manchester City, Manchester United, Chelsea, Arsenal e Liverpool.
Sotto, l'allenatore del Leicester Claudio Ranieri abbraccia Jamie Vardy.

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Entrambe le foto parlano di un tema che per i tifosi di calcio può essere poesia, per le multinazionali del settore sportivo può essere un dramma: lo stravolgimento dello status quo.

Perché se il Leicester può andare in Champions League assieme al Tottenham, qualcuno deve restare fuori. E quel qualcuno ha investito per esserci, nell'Europa che conta. Soprattutto hanno investito sponsor e televisioni, che hanno promesso ai tifosi-clienti la presenza dei loro beniamini nel proprio listino.

Ecco perché i big team del continente europeo cominciano a minacciare una Superlega: non trovano più nella Champions League una situazione confortevole e vantaggiosa dal punto di vista economico.

Una Champions immaginata come un catalogo, un listino, la copertina di un magazine. Dove non c'è spazio per gli outsider.

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Ma come, i club di Premier League hanno appena ottenuto quasi 7 miliardi di euro, il più alto valore di introiti tv di sempre per il 2016-2019, e minacciano di rovesciare il tavolo? Sono impazziti?

Certo che no, semplicemente fanno i propri conti. Punto uno: la Premier è imprescindibile ed è fonte vitale per il fatturato. Punto due: la ripartizione è troppo "democratica" per i top club, che devono necessariamente accedere alla Champions. Per forza, altrimenti il gioco non vale la candela.

E se questo non succede? Se guardare il Chelsea provoca sudori freddi e la difesa dello United è da estrema unzione? Succede che questi club pretendono la Champions, o minacciano di lasciare la UEFA per creare una nuova competizione.

Che cos'è senza prezzo? Messi? Vedere Messi dal vivo ha un prezzo, vederlo in tv anche. Forse è senza prezzo vedere la propria squadra del cuore in Champions League. Forse in futuro sarà senza prezzo perché la propria squadra del cuore non potrà mai accedere alla Champions.

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Chi gli dà appoggio? Sicuramente le tv. Pensiamo alla povera Mediaset Premium, che nel ricordarci la sua esclusiva Champions ci sottolinea al tempo stesso che no, il Milan non ci gioca e no, nemmeno l'Inter. "Se l'UEFA vuole farsi pagare, deve cambiare la Champions" ha dichiarato Yves Confalonieri. È un problema per il mercato italiano, con le big milanesi fuori negli ultimi anni; è un problema in Inghilterra, con alta competizione e alto rischio; è un problema per l'appeal della fase finale della coppa, che vede sfide parallele come Bayern Monaco-Juventus e Wolfsburg-Gent.

Con Platini in disgrazia, sembra quindi fare un passo indietro il sogno di un'Europa unita rappresentata in Champions, dalla Spagna all'Armenia. I top club vogliono un circuito chiuso, auto-alimentato, senza interferenze. Il Leicester in Champions, l'APOEL ai quarti di finale, il Monaco in finale: sono maledette interferenze. Come se il segnale della propria tv trasmettesse immagini confuse e fosse necessaria una ri-sintonizzazione.

Ecco, i club stanno cercando di fare da soli. Ovviamente è una minaccia a mano armata, un tentativo di costringere l'UEFA ad auto-riformarsi concedendo ai top club l'accesso di diritto al calcio che conta.

Un calcio che conta rinnovato anche nel format, con un numero più ristretto di partecipanti, un numero maggiore di partite nei gironi. In pratica una Eurolega del calcio, una NBA del football europeo.

Michel Platini era stato eletto con il supporto dei Paesi dell'Est, a cui aveva allargato la Champions. Le Roi è caduto in disgrazia: lo stesso rischia il suo progetto pan-europeo.

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Da una parte quindi le federazioni minori e le loro aspirazioni di una vetrina internazionale; dall'altra i broadcast europei e i club più blasonati, che pretendono di avere sempre meno a che fare con ciò che contraddistingue il mercato: il rischio di impresa.

Gianni Infantino, prima di essere eletto alla FIFA, ha cercato di calmare gli animi: la Superlega esiste già ed è la Champions. Eppure i club, prevedendo un incremento importante di fatturato, non vogliono mollare l'idea di una riforma sostanziale del format UEFA. Un format dove i club più famosi siano i protagonisti, con l'appoggio di sponsor e tv.

Le squadre minimizzano e negano: il City dice che è tutta fantasia e che l'eurolega non è in agenda. Probabilmente è vero, forse si tratta soltanto di una manovra diversiva per fare in modo che la nuova Champions sia un vestito su misura per le grandi d'Europa.

Un vestito pensato per le grandi occasioni, per il gran ballo dove solo i migliori hanno accesso. Eppure c'è quella ragazza nell'angolo, occhiali e lentiggini, che l'anno scorso ti ha rubato il cuore e vorresti tanto portarla alla festa. Stai pensando proprio a lei, non all'amica popolare che ha 250 like ad ogni sua foto su Facebook. Tu vuoi portare lei al ballo, almeno per quella sera. Perché se lo merita e perché lei è unica così com'è.


 

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