Interventi a gamba tesa

Fanculo i numeri! Evviva il soccer!


A tutti i carissimi Sig.ri giornalisti (quindi no, non voi della Rai): troppi numeri. Basta numeri. I dati statistici, vi portano a congetture talvolta quasi fastidiose se paragonate alla realtà del campo. Cerchiamo di guardare anche il pallone e come lo si gioca. Diamo maggiore importanza alla tecnica. Ai giovani promettenti. Alle bandiere. Meno ai dati. Evviva il soccer!


L’ “Italia” da 15 anni non otteneva un risultato così scarso in Europa. Come tutti i dati, anche su questo occorre soffermarsi, ragionare. I numeri non sono forieri di verità assolute. A volte sbagliano anche loro. Tolta l’Europa League, che eccezion fatta per gli ultimi due anni è sempre stata una competizione storicamente sottovalutata dalle nostre squadre, non abbiamo disputato una Champions League ignobile a mio avviso. La Roma, con tutti i problemi annessi ad un periodo storico sciagurato, è riuscita a fare intravedere un bel gioco all’andata con il Real, così come a sprazzi al ritorno. I risultati degli ultimi anni dei giallorossi – con annessi 7-1 vari – farebbero pensare ad una squadra che non merita di stare nell’Europa che conta. Che non è all’altezza. Al contrario, l’interpretazione dei tre attaccanti del primo Garcia è una delle rare occasioni in cui ho visto un’italiana in Champions fare la partita dal primo all’ultimo minuto. Peccato siano mancate la continuità e la consapevolezza. Troppo rari gli sprazzi di bel – bellissimo – calcio.

La Juventus dalla sua, esce a testa ancora più alta dell’anno passato. “E’ facile ottenere un risultato, il difficile è confermarsi” diceva sempre il mio maestro di scherma. La Signora dell’anno scorso era l’outsider finalista del ballo delle reginette. Aveva sì battuto alcuni dei club più forti del mondo, ma quella della finale aveva tutta l’aria di essere stata un’impresa, dopo anni bui in Europa. La partita con il Bayern Monaco non lascia dubbi a nessuno circa il fatto che la squadra abbia raggiunto una maturità ed una consapevolezza tale da potere per lo meno tornare in finale di Champions League. Il che, da presunta impresa sporadica, introduce con merito la Juve nel ristrettissimo Gotha delle migliori 5 squadre del mondo.

Piccola nota di demerito a Marotta per aver lasciato partire con forse troppa leggerezza Coman. Mi spiego. Se anche non si crede nel futuro di un giovane, e si preferisce puntare su altri, di certo non avrei mai concluso un affare che prevede per il Bayern la possibilità di “provare” le qualità del ragazzo e decidere ex post se comprarlo o meno. Mi pare un vantaggio enorme, visto il potenziale.

Quoque tu Kingsley…

coman

Tornando in Italia invece, i numeri ci dicono che ci sono solamente 3 punti di distacco tra i bianconeri e Napoli. Anche in questo caso, i numeri vanno analizzati. Se sul campo la formazione di Sarri ha espresso un bellissimo calcio per tutta la stagione, le macchine perfette che vincono 30 e passa campionati (contro 2 in tutto) sono un’altra cosa. Non dipendono da un giocatore, non smettono mai di avere fame, trovano sempre nuovi stimoli. La Juventus è riuscita nella sfida non solo di “vincere”, ma anche di diventare un club “vincente”. Il Napoli è ancora grezzo da questo punto di vista. I 3 punti di distacco, francamente, mi sembrano pochini e mi aspetto che possano aumentare. Hamsik e compagni stanno crescendo stagione dopo stagione, un po’ come la Juve in Champions. Pazienza…

A casa Roma invece c’è fiducia. Higuain è a 7 punti di distacco, se si guardano alle spalle e c’è chi tira il fiato, e finalmente i risultati sul campo sono arrivati. Il cambio di allenatore è sicuramente stato determinante da questo punto di vista. La società ha lasciato a Garcia tempo e modo di esprimersi. Di crescere, di sperimentare. Valuto questo atteggiamento – anche a fronte di sonore sconfitte – molto positivo. Occorrerebbe prendere l’abitudine di valutare i tecnici (così come i giocatori) negli anni, e non nel singolo semestre o stagione. Ora spazio a Spalletti. Allenatore amatissimo dai romani, personaggio emblematico. Bravo. Vedremo quanto lontano riuscirà a portare la Magica la prossima stagione.

Ecco alcuni sprazzi di spettacolo.

Doverosa nota di demerito va alla società (e allo staff tecnico) per la gestione del Capitano. Quando ti trovi in rosa uno dei giocatori più forti della storia del calcio a 40 anni, che rappresenta ed è, più di chiunque altro al mondo, la Roma, non puoi permetterti di “scaricarlo” pubblicamente come più volte fatto. Ormai troppe volte ho visto dei club creare situazioni imbarazzanti per le proprie “vecchie glorie”, e pare che ci risiamo. Fa male. Fa male a chi ama il calcio. Se vuole fare un ultimo anno, con condizioni economiche giustamente ritoccate al ribasso, non Pallotta, non Spalletti, ma La Roma, deve solo ringraziare. Invece, il gladiatore con tutta probabilità verrà forzatamente costretto a deporre le armi e farsi da parte. Avrei trovato corretto ed al contempo elegante un diverso atteggiamento della società.

Consapevole del fatto che Totti lascerà il calcio questa stagione o al massimo la prossima, avrei preferito vedere una Roma che si coccola il suo gioiello, esprimendo pubblicamente la volontà di prolungare il contratto del Capitano ancora per un anno. Avrei voluto che fosse Totti, non Ilary, non Spalletti e non Pallotta, a lamentare il fastidio di dovere appendere gli scarpini al chiodo. Sono sicuro comunque che il giorno che il Capitano lo farà, non vedremo (per fortuna!) scene come quelle a San Siro per Maldini. Vedremo molte, molte lacrime dalle parti dell’Olimpico. Immenso.

Con il numero 10, il Capitano, Francesco Totti.

Qualche parola sulla Fiorentina. I dati, come i gol di Kalinic, parlano di una viola che dal giro di boa non è più la stessa… La squadra ha incominciato la stagione con prestazioni eccezionali, che con il passare dei mesi si sono fatte di volta in volta meno efficaci. La spiegazione che mi sono dato sta anche qui nel cambio di allenatore. Mi spiego: Montella aveva costruito moltissimo. La squadra era abbastanza efficace e molto bella esteticamente. Sousa ha ripreso il percorso tracciato portando ulteriori elementi di accrescimento che mancavano con la precedente gestione. Sta completando un percorso di grande sviluppo che ha accompagnato la società negli ultimi 4 anni. Il mix di preparazione tecnica e personalità dei due allenatori succedutisi a Firenze hanno portato grandi benefici. Dal primo giorno si è avuta la sensazione che il portoghese stesse portando esattamente quei valori tecnici e personali che mancavano a Montella.

La complementarietà dei due allenatori è una variabile che probabilmente ha spinto la viola ad esprimere un gioco incredibile nella prima metà della stagione. Se invece volessimo individuare un lato debole di Sousa, forse potrebbe essere l’eccessiva testardaggine nell’insistere con le proprie idee. La scarsa capacità di adattamento. L’esempio più lampante è stata l’incapacità di variare gioco e sistema nei periodi della stagione in cui vi erano maggiori assenze. Parimenti, l’esclusione “a priori” di Mario Suarez dal progetto, e l’allontanamento costante dalla porta di Bernardeschi, il pallino per Roncaglia, sono alcuni punti, su cui forse il tecnico avrebbe dovuto ravvedersi in tempo.

Numeri. Oltre metà delle squadre di serie A si trovano ad 8 punti dalla retrocessione. Ci sono 6 squadre in 5 punti nei pressi della zona retrocessione. Tra queste anche Sampdoria Atalanta ed Udinese. Su questo abbiamo già scritto diffusamente “Si salvi chi può!” e soprattutto “Quelle del lato destro“.

A proposito di classifica, ma qualcuno si è accorto che il Carpi è uscito dalla zona rossa?

classifica

Se l’Udinese, tolto qualche sporadico exploit (vedi la prima con la Juve), non mi ha mai convinto, e rischia seriamente di retrocedere, non mi spiego la Sampdoria. Squadra che ha incominciato il campionato con la consapevolezza di potere ambire alla prima metà della classifica (come minimo) e che ora si ritrova a sgomitare per non finire in serie B. Sono stati spesi molti da quando è arrivato Ferrero, sono cambiati gli allenatori ed i giocatori, ma la squadra pare non esprimere nemmeno la metà delle proprie potenzialità. Dalle parti di Marassi gira voce di uno spogliatoio molto spaccato tra giovani e “vecchi”.

A questo proposito, domenica scorsa ho visto l’ennesimo episodio inspiegabile dal mio punto di vista. Penso che qualunque allenatore che deve dare due maglie scegliendo tra Cassano, Quagliarella, Correa e Muriel non avrebbe dubbi nell’infilarle ai due ragazzini, lustrargli gli scarpini e mandarli in campo a divertirsi. Invece in Italia (non in Premier, per esempio) quando il bivio è tra l’usato sicuro e il nuovo speculativo si protende sempre per la prima ipotesi. Grandi esperti di tattica i nostri tecnici, ma anche grandi paraculo! Lo stesso discorso valeva di recente in casa Lazio, in cui Stefano Mauri è stato in grado di rubare il posto a giocatori del calibro di Keita Balde e Felipe Anderson. Oppure al Verona, in cui di recente giocavano Saviola e Toni invece di Nicolas Lopez (secondo miglior giocatore dei Mondiali Under 20 del 2013, dopo Pogba).

Oggi invece Nico Lopez gioca (in prestito dall’Udinese) al Nacional di Montevideo. Qui mentre segna 3 gol al River Plate

Potrei continuare citando Guidolin, per il quale Alexis Sanchez ha dovuto sfondare qualche rete e portarsi in groppa 3 difensori fino a sotto la curva, prima di potere scalzare Denis e Corradi al fianco di Di Natale. Tendenza questa, che mi pare dannosa per il gioco, prima ancora che per gli eventuali risultati.

Evviva il soccer *

In conclusione, dobbiamo soffermarci meno sui dati, le statistiche, l’età ed i numeri, e più sul gioco. Cercare di valutare tecnici e giocatori negli anni e non nella singola stagione. Dare fiducia ai giovani, ma allo stesso tempo, portare rispetto fuori e dentro al campo alle bandiere leggendarie.

Sogno una squadra in cui i giovani siano orgogliosi delle leggende viventi, e le bandiere sappiano fare crescere i giovani senza soffocarli. Sogno allenatori lungimiranti, che non leggono la Gazzetta dopo che Higuain non segna da due giornate. E se possibile, più giocatori tecnici e deliziosi. Mi mancano Kakà, Pastore, Sanchez, Lamela, Ibra, Pirlo, Zidane, Ronaldo, Rivaldo, Rui Costa, R. Carlos, Verratti, Baggio, Dinho…

 

*  Soccer: abbreviazione del termine di lingua inglese Association football, è il nome con il quale in alcuni paesi anglofoni quali Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda viene definito il gioco del calcio.


 

Giacomo, Bologna, 23/04/1989. Ex top 20 del ranking italiano cadetti di scherma. Ama lo sport e la buona cucina. Co-fondatore di Sportellate.it